La prima parte dello United World Contest è terminata: sono 24 i Giovani per un Mondo Unito selezionati, provengono da tutti i continenti e sono pronti a cominciare il corso di formazione che li trasformerà in ambasciatori del mondo unito.

facesLa prima fase del United World Contest è terminata. Ma chi sono i 24 giovani selezionati? Per conoscere le loro storie vi invitiamo a visitare la pagina Facebook del Contest. In sintesi, possiamo dire che arrivano da ogni continente: dal Brasile, dall’Australia, dal Kenya, dall’Argentina, dalle Filippine, dall’Italia, dal Messico, dal Portogallo, dagli Stati Uniti e dal Burkina Faso. Sono soprattutto studenti universitari, tra i 19 e i 24 anni, sono 13 maschi e 12 femmine, e quasi tutti hanno già fatto esperienza di una Settimana Mondo Unito. 

Superata la fase di selezione, adesso li aspetta il corso di formazione on line. Il corso sarà strutturato in 3 moduli e si svolgerà tra Aprile e Giugno, ossia durante i mesi che ci separano dal Genfest di Manila.

La scintilla che accende il cambiamento? Per Lalela Project, ONG sudafricana, è l’arte, la creatività.

lalela 1Nella periferia di Città del Capo, dove i più giovani crescono in ambienti a rischio, sottrarli al circolo vizioso di povertà, mancanza di prospettive e criminalità non è un’impresa da poco. Eppure dal 2010 qualcosa è cambiato: quell’anno, per la prima volta, un corso d’arte ha aperto le porte ai ragazzi di questi quartieri, dimostrando nel tempo che lo spirito imprenditoriale e la capacità di riscatto dipendono in gran parte dal saper mettere in moto l’immaginazione, fin da piccoli. Sotto lo sguardo profetico di chi sa vedere risorse dove altri vedono problemi.

Rimboschimento, energie rinnovabili, gestione dei rifiuti, educazione ambientale. Quattro parole d’ordine per un progetto che mette in rete le migliori forze per il Continente Africano, e non solo, nella prospettiva della fraternità universale.

GreeningMal d’Africa, solitamente si chiama così quella sensazione di struggente nostalgia che rapisce chi visita questo Continente ricco di bellezza, capace di stupire, adatto a generare voglia di ritorno e senso di rinascita. Un Continente che allo stesso tempo nasconde un volto buio, doloroso, saccheggiato com’è dall’avidità dei potenti che non guardano in faccia a niente e a nessuno, nemmeno alla dignità di un popolo, di fronte a guadagni alti e sicuri. E così, in un tempo che ha coperto soprattutto l’ultima parte del “secolo breve”, i Paesi africani si sono trovati spogliati e privati di tante ricchezze e opportunità, costringendo i loro abitanti a fare le guerre per sopravvivere, a fuggire, o semplicemente a lasciarsi morire. Conseguente al furto di beni e dignità sono la povertà, anche morale, un degrado ambientale e sociale che è visibile a occhio nudo in varie aree del Continente.

In un contesto come questo nasce Greening Africa Together, «una rete di organizzazioni non governative, università, istituzioni e comunità, che collaborano nel campo dello sviluppo “verde”» - raccontano Arthur Ngoy e Lilly Seidler. Lui è medico ginecologo nella Repubblica Democratica del Congo, lei è un’insegnante tedesca, che ha lavorato per anni in Senegal, dove ha fondato insieme a un gruppo di studenti la International Forest Onlus. I due hanno appena finito di portare la loro esperienza a un convegno organizzato dal Movimento Umanità Nuova in quel di Pomezia, vicino a Roma.

In occasione del 10° anniversario della morte di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, pubblichiamo qui di seguito il testo di un suo intervento, "L’arte di amare e il mondo unito", letto, nel gennaio del 2003, da una delle sue prime compagne, Natalia Dallapiccola, a Coimbatore, in India, durante un incontro con i giovani, le autorità civili e religiose presso l’Università Avinashilingan. Nelle sue parole, Chiara Lubich propone a tutti un metodo - l'arte di amare - per raggiungere il mondo unito, la pace e la fratellanza universale.

Chiara1«Signori e Signore, Sono molto contenta di essere di nuovo qui, a Coimbatore, in questa città amata che ha voluto gratificarmi, due anni or sono, del titolo di “Difensore della pace”.

In quella felice occasione avevo preso l’impegno, per onorare questo riconoscimento, di ravvivare fra quante persone e gruppi avrei incontrato, in quante città e nazioni avrei visitato, la comunione fraterna, la solidarietà, l’unità, specifico carisma del mio Movimento, che è garanzia di pace. Ed è quanto vorrei fare anche oggi, qui con voi, rivolgendomi in modo particolare ai giovani che sono numerosi. 

Molti kenioti continuano ad esprimere il proprio apprezzamento per la decisione del governo di vietare i sacchetti di plastica per l'imballaggio commerciale e domestico, definendolo un importante provvedimento contro la minaccia che rappresentano.

sacchetti di plasticaNell'agosto 2017, il governo keniota ha vietato l'importazione e la produzione di sacchetti di plastica per promuovere la salvaguardia dell'ambiente.
La plastica è sempre stata il materiale di imballaggio più diffuso in Kenya. Fino a quella data, ogni volta che andavi a fare la spesa, era molto probabile che qualsiasi cosa comprassi fosse imballata nella plastica.

Tuttavia, oggi, le cose sono cambiate e il Kenya ha adottato nuove modalità di confezionamento, per rendere l'ambiente più pulito.

Artisti latino-americani di diverse età e discipline si sono riuniti in Uruguay per proseguire un percorso che mira ad approfondire l'identità latino-americana e la capacità di interconnettere l’arte e l’ideale del mondo unito in maniera intrinseca.

Arte !Flor ha 22 anni, è attrice e ballerina di tango. Dietro ai personaggi che interpreta, si nasconde una ragazza profonda e desiderosa di vivere pienamente la vita. Martín ha 25 anni, è un bassista, un musicista simpatico, creativo e sempre alla ricerca di significato. Clari ha 24 anni, canta, suona la chitarra, il pianoforte e tutto ciò che può produrre accordi, come la sua stessa vita.

Questi tre giovani hanno partecipato, dal 28 gennaio al 2 febbraio, ovvero durante l'estate sudamericana, all’incontro “Hacer de las heridas, obras de arte” (Trasformare le ferite in opere d’arte)che ha riunito, nella città di Montevideo, 44 artisti provenienti dall’Uruguay, dall’Argentina e dalla Bolivia.

Pubblichiamo il testo di Pasquale Ferrara, oggi ambasciatore italiano in Algeria, estratto dall' "Atlante della fratenità Universale", la prima edizione del dossier del United World Project (2014): un interessante approfondimento sul valore universale del nostro Progetto. 

Ponti o Torri?Cercando un’immagine adatta per rappresentare le relazioni internazionali nel mondo contemporaneo, la scelta spesso si impone tra quella della torre e quella del ponteLa torre è un elemento architettonico di tipo essenzialmente militare, ed esemplifica una percezione di minaccia, che provoca un atteggiamento di allerta e di allarme. La torre è la quintessenza del riflesso difensivo, dell’“arroccamento”, del senso dell’assedio e del timore dell’invasione.

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