Oggi, i fedeli cristiani festeggiano il Natale, la nascita di Gesù a Betlemme. Anche noi vogliamo partecipare a questa festa, ricordando una nascita che ci riguarda da vicino, quella del United World Project. E lo facciamo attraverso le parole che una Giovane per un Mondo Unito, Leticia Carneiro, pronunciò il 15 novembre 2016 a Parigi, presso l’UNESCO, durante l’evento ”Reinventare la pace”.

UWP«Fatou, che ha messo in rete 212 comunità senegalesi permettendo di creare nuovi rapporti sociali e commerciali. Reinhard, 55enne austriaco che, dopo aver ricevuto 27 coltellate, ha perdonato il proprio assalitore. Pamela, che ha contributo ha avviare le Scuole Permanenti per la Pace in Equador. Cosa accomuna Fatou, Reinhard e Pamela? Tutti loro credono nella fraternità universale. E, insieme a loro, centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.

Nel 2010, a Roma, con alcuni giovani provenienti da tutto il mondo ci siamo incontrati per organizzare un festival internazionale dal titolo Genfest, manifestazione pubblica promossa dai Giovani per un Mondo Unito, movimento giovanile che unisce persone di tutto il mondo accomunati dal desiderio di spendersi per un mondo più unito, senza divisioni di religione, razza e etnia.

Cinquanta giovani provenienti da tutto il mondo: dall’America alle Filippine, dal Kenya alla Korea, dalla Russia all’Italia. Felici, entusiasti. Ma qualcosa stava crescendo tra tutti: era l’apparente contrasto che stavamo vivendo. Da un lato, noi giovani ventenni che guardavano il mondo dalla prospettiva della fraternità; tutto intorno, però, la crisi iniziava a farsi sentire nella sua drammaticità. Le piazze si riempivano di persone che chiedevano un cambiamento, urlavano a gran voce il desiderio di un mondo diverso... Occorreva una proposta nuova, strutturata, coinvolgente… Ecco, allora, un’idea: illuminare il buio della paura. Tracce di pace, fari di speranza. Piccoli e grandi gesti di fraternità che non fanno clamore ma che scavano nel solco profondo della umanità. Questo è lo United World Project: creare un network fra tutti coloro che credono nella pace, nella solidarietà, nella fraternità; coinvolgere le istituzioni internazionali chiedendo impegni concreti che vadano verso la costruzione di un mondo più unito. Ardito? Certo! Ma Nelson Mandela, San Suu Kyi, Muhammad Yunus e chissà quanti altri, anche fra di noi, hanno creduto e credono che solo chi ha grandi ideali fa la storia.

Dalla nascita di quella idea ad oggi, tanto è stato realizzato: workshop internazionali in Medio Oriente che hanno visto lavorare insieme mussulmani e cristiani; l’inizio di Scuole permanenti per la pace in Sud America; laboratori di interculturalità in Africa, interreligiosi in India, che hanno mostrato quanto siano le cose che uniscono, piuttosto che quelle che ci dividono. Abbiamo pubblicato il primo “Atlante della fraternità universale”, scritto in 4 lingue, che ha censito 800 buone pratiche in 35 Paesi del mondo, il primo tentativo di codificare gli elementi oggettivi per riconoscere un’azione fraterna. Che non è solo teoria, che non è solo sogno; ma diviene un modello di comportamento, un paradigma dell’agire sociale, dell’economia reale… Ma c’è anche una fraternità quotidiana, una rete di relazioni che ogni giorno. E’ la parte sommersa dell’iceberg della fraternità che sostiene quella emersa, con iniziative in grado di offrire una soluzione a problemi sociali di più ampia scala, quali la povertà, i conflitti, i diritti violati. Abbiamo presentato lo UWP anche al forum internazionale dei giovani, all’UNESCO.

Perché raccontarvi questa storia, oggi? Perché ognuno di noi, ogni giorno, può contribuire a dare una spinta verso un mondo in pace, verso un mondo più unito. Ma questo percorso ha bisogno di tutti. Delle persone che ogni giorno decidono di costruire ponti relazionali, ma anche di tutti voi che, oggi, rappresentate tutti i popoli della Terra. E sappiamo che in ogni popolo è presente il seme della pace e della fraternità. Ogni azione locale genera un impatto globale. Siamo certi che anche con il vostro contributo, questo percorso potrà essere più veloce e avvicinare il mondo ad essere più unito e fraterno».

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