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La Carta della Pace e i giovani del Youth World Peace Forum in Giordania

 
14 Ottobre 2017   |   , ,
 

Abbiamo raggiunto in Portogallo, via Skype, Carlos Palma, presidente del Youth World Peace Forum, per conoscere le prospettive di pace aperte dalla terza edizione del Forum che si è conclusa a Madaba, in Giordania, il 25 settembre 2017. Tra i progetti promossi anche un protocollo per la diffusione di una cultura della pace: “The Charta Peace”.

Carlos, anche se a distanza, abbiamo seguito il Forum: ci sono arrivate notizie dal campo di lavoro per i rifugiati di Madaba, i tanti messaggi di auguri e incoraggiamento giunti da ogni parte del pianeta, e poi, del forum, dove centinaia di giovani peacemaker da tutto il mondo si sono confrontati, si sono scambiati le reciproche esperienze, il loro diverso impegno per la pace… Ci racconta qualcosa in più di quello che avete vissuto in quei giorni?

«Possiamo cominciare dal campus: erano presenti 100 giovani, provenienti da 30 paesi diversi, una trentina dei quali venivano da varie città della Siria, da Baghdad e dalla Palestina. Con tutti loro, come anche voi avete raccontato, abbiamo fatto questa esperienza del campo di lavoro a favore dei rifugiati iracheni e siriani. Abbiamo visitato e riparato le loro case, ascoltato non senza commozione le loro storie, segnate da traumi, ferite fisiche e psicologiche; abbiamo giocato con i loro figli, collaborato con alcuni di loro che sono mosaicisti e che sopravvivono solo grazie alla vendita delle loro piccole opere d’arte, mentre attendono di lasciare la Giordania per altri paesi. Quest’esperienza ci ha fatto scoprire una realtà e un quotidiano dei rifugiati molto diversa rispetto a quella raccontata dai media. Le loro storie, così dure talvolta, hanno scatenato in noi emozioni molto profonde! Posso dire a nome di tutti che l’incontro con queste persone ha segnato per sempre la nostra vita!»

E il Forum?

«Posso dire ancora qualcosa sul campus,? La cosa più bella è stata vedere la mutua collaborazione tra i giovani che provenivano dall’esperienza di Living Peace, che io coordino a livello internazionale, quelli dell’organizzazione NON dalla Guerra e di Caritas Jordan. Tra di loro, ma posso dire, tra di noi, è nato un rapporto profondo, di tanta stima e riconoscenza, costruito con molti atti di amore, di ascolto, di donazione e di tanto lavoro fatto insieme, per e con i rifugiati».

Poi, dal 22 settembre è cominciata la seconda parte del terzo Youth World Peace Forum dal titolo “Now is the time”…

«Dal venerdì, in occasione del Forum, si sono aggiunti altri 750 giovani, con alle spalle esperienze in movimenti ecclesiali, universitari, intere classi di studenti, o parrocchie, di vari paesi ma anche di fedi diverse. Con loro abbiamo vissuto due giorni molto belli, in un clima di gioia, di fratellanza, di piena condivisione di chi siamo e cosa facciamo… con uno scambio di esperienze, di progetti, con degli interessantissimi workshop che sono stati veri e propri laboratori di pace, vissuta da varie prospettive».

A suo parere, come ha inciso o inciderà il Forum sulle prospettive di pace nel nostro Pianeta?

«È stato elaborato un protocollo, che abbiamo chiamato “The Charta of Peace”, uno strumento pratico per testimoniare l’importanza di un’azione efficace per la risoluzione dei conflitti. Nella Carta ci rivolgiamo a tutti i governi del mondo per una pronta risposta nella risoluzione dei conflitti, soprattutto in Medio Oriente, che ridoni dignità e umanità a tutti i rifugiati nei paesi vicini. Ma ci appelliamo anche ai cittadini di tutto il mondo, perché diventino più consapevoli di quello che accade nei conflitti ancora in atto e delle conseguenze che ne derivano».

Ci spieghi meglio…

«La Carta della Pace è divisa in tre capitoli che illustrano tre argomenti principali. Nel primo capitolo, intitolato la “Risoluzione dei conflitti“, sottolineiamo l’importanza di porre fine a tutti i conflitti in atto, specialmente in Medio Oriente. Perché la guerra non è soltanto fatta di armi, interessi economici o politici ma anche del futuro, delle speranze e dei sogni delle persone che sono costrette a fuggire dalla loro patria. Non vogliamo che le nuove generazioni crescano pensando che la guerra è qualcosa che è sempre esistito, che la diano per scontato, ma che si creino attività di prevenzione della violenza che includano autorità nazionali e singoli cittadini. Vogliamo impedire la guerra attraverso l’educazione».

E il secondo capitolo?

«Riguarda le “Questioni sociali ed economiche“. Invitiamo le autorità locali a promuovere buone pratiche di integrazione e convivenza, che superino i pregiudizi e promuovano conoscenza e comprensione. Vogliamo incoraggiare ogni singolo cittadino del mondo a vedere “l’altro” come qualcuno che può portare sviluppo, nuove idee e conoscenze. È la capacità di collaborare l’indicatore di un’integrazione di successo. Ma questo non ci basta… dobbiamo trovare ogni strada per “Aumentare la consapevolezza”, e vengo al terzo capitolo, l’azione più importante è quella di aumentare la conoscenza, per abbattere le barriere. È necessario fornire opportunità di dialogo e dibattiti tra diverse realtà, dobbiamo coinvolgere tutta la società mostrando esempi pratici di integrazione, dobbiamo diffondere un messaggio chiaro e senza inganno: la Pace dipende da ciascuno di noi».

In che senso la Pace dipende da ognuno di noi?

«Perché il cambiamento è legato anche alle nostre scelte quotidiane e al nostro impegno. Dobbiamo avere il coraggio di agire e non avere paura di essere i primi nel nostro ambiente, a fare la differenza».

Carlos, e il prossimo Youth World Peace Forum?

«Il 25 settembre, ci siamo lasciati con molte lacrime di commozione e abbracci pieni di riconoscenza reciproca, per l’esperienza indimenticabile che abbiamo vissuto insieme e che ci ha lanciato verso una nuova tappa della vita di ciascuno. Ma prima di lasciarci, abbiamo annunciato il IV Youth World Peace Forum, che si terrà a Manila, nelle Filippine, in occasione della manifestazione mondiale dei Giovani dei Focolari, il Genfest, dal 6 all’8 luglio 2018. Il titolo sarà: Beyond all Borders, oltre ogni confine».

Per rivivere almeno in sintesi il Forum di Madaba, potete vedere qui il video sintesi. Se invece siete interessati, e volete ricevere maggiori informazioni, potete contattare direttamente Carlos Palma a questi indirizzi di posta elettronica: info@livingpeaceinternational.org; carlospalma@worldpeaceforum.org

E come recitava il titolo del Forum: ora è il momento di agire!


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