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L’arte e l’ideale del mondo unito: due pilastri inseparabili

 
2 Marzo 2018   |   , ,
 

Artisti latino-americani di diverse età e discipline si sono riuniti in Uruguay per proseguire un percorso che mira ad approfondire l’identità latino-americana e la capacità di interconnettere l’arte e l’ideale del mondo unito in maniera intrinseca.

Flor ha 22 anni, è attrice e ballerina di tango. Dietro ai personaggi che interpreta, si nasconde una ragazza profonda e desiderosa di vivere pienamente la vita. Martín ha 25 anni, è un bassista, un musicista simpatico, creativo e sempre alla ricerca di significato. Clari ha 24 anni, canta, suona la chitarra, il pianoforte e tutto ciò che può produrre accordi, come la sua stessa vita.

Questi tre giovani hanno partecipato, dal 28 gennaio al 2 febbraio, ovvero durante l’estate sudamericana, all’incontro “Hacer de las heridas, obras de arte” (Trasformare le ferite in opere d’arte)che ha riunito, nella città di Montevideo, 44 artisti provenienti dall’Uruguay, dall’Argentina e dalla Bolivia.

Questo appuntamento tra artisti è cominciato alcuni anni fa nelle regioni argentine della Catamarca, Mendoza e Parana, dove ancora si può sperimentare più profondamente la cultura delle popolazioni originarie dell’America Latina. L’obiettivo era partire da lì, dalle origini del popolo amerindio, per poter raggiungere il presente.

Quest’ultimo incontro si è svolto in Uruguay, dove la prospettiva latinoamericana è stata ulteriormente ampliata, aggiungendo altri punti di vista.

A questo “festival annuale” partecipano artisti di tutti gli ambiti: musicisti, ballerini, artisti di arti plastiche, attori, scrittori, poeti, narratori. E, a quanto ci hanno raccontato, tutti cominciano seguendo una disciplina e finiscono per sentirle tutte come proprie, come ci spiega Flor, l’attrice e ballerina di tango:

La condivisione dell’opera propria e degli altri è come un vero e proprio dono genuino, come chi contempla una pietra preziosa nell’opera artistica dell’altro, perché in essa imprime la sua anima, la sua storia e tutto ciò che compone e attraversa l’artista“.

Si tratta, evidentemente, di una sensazione generale, perché Clari, la musicista, afferma: “Impari a vedere anche l’arte dell’altro con uno sguardo più profondo, al di là delle carenze di linguaggio che puoi avere rispetto all’altra disciplina. Puoi guardarla in un altro modo, con molto amore”.

È interessante notare che, sebbene tutti mettano in comune la propria disciplina, ognuno riesce a mantenere il proprio linguaggio: il musicista con il suo strumento, il cantante con il suo canto, l’attore con la sua gestualità e le sue parole. Spiega ancora Flor:”Mettendoci in dialogo possiamo entrare in contatto con le sofferenze e le gioie più profonde dell’altro e di noi stessi, tanto personali quanto sociali. L’orizzonte che si apre è molto ampio e per questo richiede un vuoto profondo”.

È Martín il bassista a svelarci uno degli elementi chiave dell’incontro: ”Tutti i temi trattati vanno ad approfondire le problematiche che ci interpellano come artisti. Così, facendo l’esperienza di unire l’arte all’ideale del mondo unito, si uniscono due pilastri della mia vita. Uno non li dissocia mai, ma quando li tieni fra le mani senti che insieme toccano il tasto giusto, perché parlano di ciò che ti interpella, di quello che senti, e nulla ti risulta estraneo”.

Alla domanda su cosa ognuno sente di portarsi via dall’incontro, le risposte dei tre giovani artisti, pur senza conoscere quella dell’altro, coincidono: i rapporti tra loro.

Clari risponde: “Mi porto via molti rapporti profondi e la voglia di continuare nel mondo dell’arte”. Flor lo riassume con un “mi porto via dei fratelli”, e aggiunge che, a livello culturale, l’approccio è sempre più latinoamericano: “Mi porto a casa l’affetto e il rispetto per la cultura sorella”. Martín esprime lo stesso concetto, ma con altre parole: “Le esperienze e i temi sono belli grazie alla convivenza. Sai che ora percorri questa strada insieme ad altri e ad altre che, come te, cercano di vivere l’ideale del mondo unito nell’arte”.

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