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Rohingya, Kachin, Karen e non solo

 
28 Settembre 2019   |   Asia, Migrazioni,
 
Photo Credit: UN Women/Allison Joyce
Photo Credit: UN Women/Allison Joyce
di George Ritinsky.

In occasione della 105a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra domenica 29 settembre 2019, abbiamo pensato di guardare al fenomeno delle migrazioni globalmente. Il primo approfondimento proviene dall’Asia.

Il Sud Est Asiatico (Asean) e la Cina fanno casa a circa 600 etnie diverse: ad ognuna di queste è stato negato il diritto ad una patria e ad un proprio territorio autonomo, e questo è spesso causa di conflitti. Affronteremo solo tre gruppi tra i 600 della regione.

È stato definito: “Il più grande campo per rifugiati al mondo”, in riferimento al campo di Kutupalong, in Bangladesh, nel distretto di Cox’s Bazar, che ospita, secondo le ultime stime, circa 600.000 profughi di etnia Rohingya provenienti dal Myanmar: il resto viene ospitato a Nayapara, l’altro campo per rifugiati, sempre a Cox’s Bazar. In tutto 1 milione di persone circa. Considerando i circa 200.000 arrivati prima del 2017 ed i circa 742.000[i]  che si sono aggiunti dal 25 Agosto 2017, si arriva presto ad un numero davvero grande di gente racchiusa, ormai, in un’unica zona, senza i servizi basilari come acqua, istruzione, gabinetti, strade o fornelli per cucinare.

I Rohingya, per il 40% sotto i 12 anni, in maggioranza donne e bambini (ed anziani), sono arrivati con niente: i pochi stracci che stavano indossando. Si parla di una vera e propria pulizia etnica, come documentato anche da alcune ONG, dalle immagini satellitari e dai testimoni oculari; le Nazioni Unite, dal 2018 (dopo le inchieste eseguite ascoltando i profughi a Kutupalong) parlano di genocidio. La comunità internazionale da mesi fa pressione sul governo civile del Myanmar. I Rohingya chiedono, come condizione per varcare di nuovo il confine verso il Myanmar che, prima di tutto, i responsabili dei massacri siano portati davanti ad un tribunale internazionale e, soprattutto, che venga anche riconosciuto il diritto di cittadinanza a tutti i Rohingya che sono fuggiti in Bangladesh. In Myanmar i Rohingya sono considerati “etnia straniera Rohingya” (e non riconosciuta tra le 135 ufficiali). I Rohingya (musulmani)  sono considerati sia dal governo che dalla popolazione (prevalentemente buddhista), ‘bengalesi’, cioè infiltrati dal Bangladesh ed estranei alla storia, alla religione e alla cultura del paese. La comunità internazionale chiede a gran voce che i rifugiati possano ritornare alle loro terre nello stato del Rakhine (ad ovest del Myanmar), senza paura di essere uccisi dalle truppe del Tatmadaw e dai gruppi paramilitari. Alcuni soldati del Tatmadaw “sembra” che saranno processati per il genocidio dell’Agosto del 2017: ma appare ancora troppo poco. A complicare la situazione, ci sono anche i militanti del A.A. (Arakan Army), una fazione di guerriglia (buddhista) che combatte il Tatmadaw per l’indipendenza dello stato del Rakhine e che aumenta l’instabilità della regione in questione, rendendo il rimpatrio dei Rohingya ancora più difficile.

La situazione dei Rohingya, è sicuramente una tra le pìu drammatiche del pianeta, ma non è l’unica che meriterebbe una così grande attenzione da parte della comunità e della stampa internazionale. Siamo di fronte ad un’azione mediatica ben guidata e, si pensa tra gli analisti, non del tutto spontanea, ma finanziata, dalle lobby internazionali sunnite anche per scopi elettorali, come nel caso della Turchia, utilizzando anche notizie e foto risultate poi false[ii]. Tutto questo per dare maggior visibilità possibile alla questione che è stato e rimane un dramma.

Photo Credit: Evangelos Petratos EU/ECHO December 2012
Photo Credit: Evangelos Petratos EU/ECHO December 2012

Il governo del Myanmar, di Naypyidaw, rappresentato dalla premio Nobel per la pace Daw Aun San Suu Kyi, ha “questioni” non risolte anche con altre agguerrite etnie presenti sul territorio, tra cui i Kachin[iii], al nord del paese, al confine con la Cina. I Kachin sono un popolo di circa 1,5 milioni di persone, di cui 100,000 circa sono rifugiati e rinchiusi in 140 campi profughi, dove il governo impone uno stretto controllo sulle libertà basilari della gente. La tensione in tutto lo stato Kachin causata dal controllo delle forze militari per tutta la popolazione è sempre molto tesa. L’opinione pubblica internazione sembra aver dimenticato questo ennesiamo conflitto e non presta attenzione a questo dramma non meno grave di quello dei Rohingya. Otto anni fa, i colloqui tra KIA (Kachin Indipendent Army) ed il Tatmadaw (militari del Myanmar) sono falliti ed i combattimenti sono ripresi, con grave disagio per la popolazione, che per 2/3 si professa cristiana.

Photo credit: Paul Arps
Photo credit: Paul Arps

La terza etnia in question è quella Karen, pìu di 7 milioni di persone che risiedono principalmente nello stato Kayin (6 milioni), a est del Myanmar e per la precisione al confine con la Thailandia (dove lavorano almeno 1 milione). Il resto dei karen vive in Australia, USA e nel nord Europa. Un conflitto quello tra il Tatmadaw ed i gruppi armati Karen che va avanti da quasi 70 anni, caratterizzato, anche in questo caso, da una vera pulizia etnica, preparata e perpetuata nel corso di decenni. Le Nazioni Unite, soprattutto dopo la rivoluzione dell’8 Agosto del 1988 conosciuta poi internazionalmente come 8888 Uprising, ha effettuato ampie inchieste e documentazioni sui crimini di guerra contro questa etnia. Anche per i Karen, come per i Kachin (ed altre etnie), sembra che il loro dramma non trovi molto spazio nella stampa internazionale. Molti di loro sono scappati, durante questi 70 anni di guerra, verso la Thailandia, e risiedono in 9 campi al confine tra il Myanmar e la Thailandia, che raccolgono, secondo le ultime stime, circa 100.000 profughi: il numero esatto è impossibile da stabilire.

Un piccolo gruppo di loro, di karen fuggiti dal conflitto nel Myanmar, ha uno stretto rapporto di amicizia e di aiuto, che ormai va avanti da 8 anni anni circa, con amici di varie nazionalità. I karen in questione risiedono nelle campagne della cittadina di Mae Sot[iv] , a ridosso del confine, e le loro condizioni sono spesso molto precarie, troppo spesso al di sotto dei limiti della povertà. Giovani e meno giovani amici thailandesi, italiani e svizzeri si occupano di loro anche se lontani fisicamente, con l’ausilio di alcuni karen sul posto: sono numerosi i bambini che avevano bisogno di una istruzione. Ne è nata nel corso degli anni una piccola scuola che dà istruzione elementare ad una 40ina di bambini[v]. E’ chiamata Goccia dopo Goccia, portando il nome del progetto internazionale che aiuta loro, come anche le loro famiglie, un altro gruppo di giovani del campo ufficiale di Mae La (a circa 1 ora di macchina da Mae Sot) ed altri gruppi eterogenei di karen sparsi nelle campagne. In tutto circa 200 persone sono ‘toccate’ da questo progetto, nato anni fà dai bambini di una scuola materna Giovanni Paolo II di Latina[vi], e dall’Istituto Comprensorio G. Giuliano, di Latina[vii] con l’ausilio, naturalmente, delle loro maestre. Ad oggi, anche altri privati, aziende e gruppi di persone partecipano al progetto. L’associazione nata poi in Svizzera, Goccia dopo Goccia, aiuta inoltre, bambini karen (e non solo karen) all’interno del Myanmar, nella zona di Ei Inn, poi a Yangon. Esiste anche un piccolo progetto di aiuto alimentare per i bambini di religione hindu in Pakistan; uno al nord della Thailandia, a Chiangrai, con borse di studio, ed una ventina di ragazzi e ragazze. Infine, si occupa anche, con un progetto soprannominato “i soli”, di persone diversamente abiliti, anziani, poveri, abbandonati, dei cosiddetti “scartati” dalla società dei consumi, in Vietnam, nella città di Ho Chi Minh, e nella sua periferia.

Il contributo delle varie associazioni e ONG per i profughi Rohingya, Kachin, Karen e quant’altri in questa regione (e nel mondo), è essenziale per la vita di queste persone. Se venisse a mancare, un numero incalcolabile di vite umane si troverebbero in grave pericolo.

[i] https://www.unhcr.org/rohingya-emergency.html?query=rohingya
[ii] https://observers.france24.com/en/20170913-fake-images-complicate-work-ngos-trying-help-persecuted-rohingya
[iii] https://www.aljazeera.com/news/2019/06/myanmars-mountain-war-prayers-peace-kachin-state-190614122137303.html
[iv] https://www.youtube.com/watch?v=T0QfgxmBwDs
[v] https://www.youtube.com/watch?v=q7b9ywLvH9E
[vi] https://www.youtube.com/watch?v=UHRBMN6VaPs
[vii] https://www.youtube.com/watch?v=dFMQNH1jKKc

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