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Workshop

Crunelab, il “made in Italy” da mani africane

 
23 Febbraio 2018   |   , ,
 

Crunelab non è solo una sartoria solidale, ma un luogo di incontro e un laboratorio multiculturale, uno spazio dove mettere a frutto talenti, conoscenze e culture.

Un po’ di Africa è concentrata nel cuore della Toscana, in questo spazio, al numero 34 di via Sabatini, a Chianciano Terme, paesino della campagna senese, famoso per le proprietà delle sue acque termali e salubri. Qui, tra stoffe, macchine da cucire, rocchetti di filo e gessetti, un gruppo di giovani richiedenti asilo crea abiti e accessori sotto il brand “Crune”, vero e proprio “made in Italy” realizzato da mani africane.

Salif viene da Abidjan, in Costa d’Avorio. Ha tanta voglia di imparare e mani snelle e leggere che muove con eleganza sopra un tessuto scuro appena imbastito. Boubacar, “Bouba”, come si presenta tendendomi la mano assieme ad un sorriso largo e coinvolgente, è arrivato da poco dal Mali, portando anche l’esperienza di diversi anni di lavoro in un’industria tessile. Maxim ha 24 anni e arriva dalla Guinea Conakry, è un sarto professionale che ha cominciato ad imparare l’arte da quando aveva poco più di quattro anni. Proprio così, avete capito bene. Infatti, tradizionalmente, nel suo paese, ogni famiglia, nell’occasione di feste o celebrazioni importanti, usa comperare un grande taglio di stoffa da cui poi si ricavano gli abiti per tutti, e l’intera famiglia, bambini compresi, partecipa alla loro realizzazione. Poi, c’è Abdul, del Mali, che oggi lavora alla macchina da cucire, e Ansumane, del Senegal, che segue la lezioni di taglio fatte da Elvira, che invece è una sarta professionista proveniente dalla vicina Chiusi. A completare questo multietnico gruppo di creativi, ci sono i promotori di Crunelab: Nicolette, che viene da Zurigo e Stefano, un romano immigrato a Siena.

«Oggi, mancano le due ragazze della Nigeria, che sono impegnate nelle lezioni di italiano. Tra cui Vittoria, la persona con cui tutto è cominciato» mi racconta Nicolette, mentre assiste Salif nel lavoro di stiratura.

«Avevo saputo che in zona servivano abiti per i ragazzi delle strutture di accoglienza gestiti dalla Misericordia di Chiusi. Mio padre me ne aveva portati tanti, chiedendomi la cortesia di non lasciarli nei raccoglitori, ma di portali direttamente a chi ne aveva bisogno».

Così, Nicolette viene indirizzata al centro di accoglienza di Querce al Pino, dove era ospitato un gruppo di donne.
«Erano in sei, tutte “avvilite”, se così posso dire, dal troppo tempo trascorso senza alcun impegno. Ad un certo punto, una di loro, Vittoria, si fa avanti e mi confida che le sarebbe piaciuto impiegarsi cucendo, che il suo sogno era diventare una stilista. A quel punto, a me è venuto in mente che a casa avevo una macchina da cucire e anche tante stoffe comperate durante i miei viaggi in Asia e mai usate… Così, è cominciato tutto!».

È il febbraio del 2017 e Nicolette si reca al centro di accoglienza di Querce al Pino due volte a settimana, per lavorare con Vittoria e le altre donne.
«È partito il primo laboratorio cui però, alla fine, partecipava solo Vittoria tra le donne ospitate, perché le altre avevano interessi diversi: chi aveva esperienza come parrucchiera, chi come cuoca o altro. Invece, da aprile, hanno incominciato a interessarsi alla mia proposta molti ragazzi, fino ad arrivare ad oggi, che sono in dodici.»

Stefano mi fa fare la loro conoscenza. Mi spiega che la lingua comune di comunicazione nel laboratorio è l’italiano, ma anche il bambara, una delle lingue africane comprese da tutti gli apprendisti sarti, che parlano chi inglese e chi il francese.
«La nostra idea, più di insegnare loro qualcosa, è quella di individuare le loro capacità, le loro conoscenze e valorizzarle. Considerando che sono tutti giovani intorno ai vent’anni, è proprio uno spreco di energie, lasciarli così, senza far niente» considera Stefano «Crunelab vuole essere un laboratorio multiculturale e multidisciplinare che fa proprio questo: valorizzare questi giovani. Al momento, l’attività principale è “Crune”, la sartoria dove si svolge attività di formazione per la realizzazione di abiti e accessori di moda».

E questa attenzione ai talenti dell’altro si respira anche nell’atmosfera laboriosa della sartoria, che fa sospettare che la parte di Stefano e Nicolette non sia solo organizzativa.
«Quando cominci a conoscerli, non puoi non rimanere coinvolto. Così, seguiamo i ragazzi a tutto tondo. Li accompagniamo a fare le visite mediche, li aiutiamo a risolvere i problemi burocratici, delle volte anche a trovare lavoro» mi spiega Stefano.

«Siamo come amici che li accompagnano,» completa Nicolette «delle volte basta poco: anche il conforto di un dialogo in inglese o francese, per descrivere meglio i sintomo di un malessere dal dottore…».

È ora di ripartire, e mentre attraverso con l’auto questa campagna fatta di colline dolci e di casolari antichi, penso che ho appena avuto la fortuna di conoscere una di quelle “buone pratiche” che non fanno rumore ma contribuiscono a costruire un tessuto sociale nuovo, operosamente multietnico: un po’ italiano, un po’ africano, con un tocco di Svizzera.

Crunelab è gestito in collaborazione con la Misericordia di Chiusi, che ha messo a disposizione del progetto anche due sarte professioniste, Elvira e Roberta.

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