United World Project

Workshop

I 100 bambini di Homs

di Giovanna Pieroni.

In Siria, un doposcuola per condividere la speranza, superare insieme la paura e ricominciare.

Da Aleppo ad Homs corrono circa due ore. Non potendo passare vicino a Idleb, regione sotto il controllo di gruppi estremisti, Robert deve allungare verso est, in direzione del deserto. Così, per raggiungere la comunità e il doposcuola impiega  il doppio del tempo.

Il Centro, aperto due anni fa, si chiama “Generazione di speranza” e Robert, referente AFN per il sostegno a distanza, ci racconta come per i bambini questo centro sia davvero motivo di speranza, per superare insieme la paura e ricominciare.

La città di Homs è una delle prime ad essere stata distrutta dalla guerra iniziata nel 2011; liberata dall’esercito regolare alla fine del 2014, ha visto intere famiglie scappare e cercare una normalità con grande fatica, in mancanza di risorse umane ed economiche.

Sono oltre un centinaio i bambini del quartiere Bab el Sbaa che vengono accolti al doposcuola, musulmani e cristiani. Presso il Centro ricevono affetto, sostegno e accompagnamento scolastico. Sono bambini dai 6 ai 12 anni segnati da sofferenza, traumi, morte. Tanti hanno dovuto lasciare tutto, abbandonare la propria casa e i propri affetti. C’è chi presenta difficoltà psicologiche, di linguaggio, di apprendimento, di comportamento, causate o amplificate dalle conseguenze della guerra.

Rahaf non accettava di studiare e spesso scappava. Faraj è un bambino triste. Sta al lato del cortile. Le mani in tasca, mentre guarda gli altri scherzare finché pian piano, con un accompagnamento psicologico è riuscito a comunicare il suo dolore per la scomparsa del papà avvenuta sei anni prima.  Alcuni sono apatici, incuranti delle lezioni ma pian piano si animano, accompagnati dagli operatori del Centro che, valutando le personali abilità e possibilità, stimolano la loro attenzione e partecipazione. Altri ragazzini sono aggressivi, fanno fatica ad accettarsi e a instaurare relazioni costruttive.

Samira e Latifa ad esempio sin dal loro arrivo non smettevano di litigare: con l’equipe hanno lavorato sull’accettazione della diversità valorizzando i lati positivi di ognuno. Gradualmente le bambine hanno fatto amicizia, adesso siedono allo stesso banco e si aiutano nei compiti.

C’è chi ha problemi di dislessia e ritardi nell’apprendimento ma, grazie ad un affiancamento individuale, si notano miglioramenti in tutti i bambini, anche in quelli che presentavano condizioni più complesse.

«I risultati positivi si riscontrano non solo sul piano dell’apprendimento ma anche per quanto riguarda l’aspetto psicologico e relazionale». ‒Dice Sandra Fares, impegnata nel movimento Famiglie Nuove che ha avuto l’idea del doposcuola e ne è l’attuale direttrice. «Vogliamo dare accoglienza e aiuto concreto a tutti questi bambini, attraverso un’equipe di insegnanti e specialisti che in un clima di famiglia, una metodologia basata su dialogo e la promozione dei valori, svolgano un programma di supporto ai loro bisogni, ricostruiscano la fiducia in loro e negli altri, rinforzando i comportamenti positivi».

Il doposcuola si svolge nei locali di una scuola privata della chiesa ortodossa che comprende, oltre alle aule disposte su due piani, uno spazio esterno per i giochi. Nei pomeriggi, oltre al rafforzamento scolastico nelle varie materie, dalla prima alla sesta elementare, si svolgono attività e laboratori. La materia preferita dai bambini è chiamata “Lezioni di vita”. «Durante quest’ora, si sentono a proprio agio ed imparano tante cose utili ‒racconta Sandra ‒ come condividere i propri talenti, affrontare le sfide con positività, essere di esempio per gli altri». In maniera creativa, i bambini approfondiscono i valori umani e spirituali, imparano come si vive in società, cosa sono i diritti dell’uomo, cosa significhi rispettare l’altro, ma anche come vivere in famiglia, come gestire le amicizie.

Il dopo-scuola di Homs è uno dei progetti supportati dal “Programma Emergenza Siria” realizzato da AFN in collaborazione con AMU (Azione Mondo Unito) e Movimento dei Focolari.

«I bambini frequentano volentieri, sensibili al calore dell’affetto che ricevono. Mentre, il più delle volte, le famiglie sono smembrate a causa della guerra, qui ritrovano la voglia e la speranza di ricominciare», ‒ commenta Robert, ricordando che ogni iniziativa di solidarietà che è andata a sostenere il progetto è stata importante per questi bambini.

«Si spera di andare avanti con il programma e continuare il doposcuola tutti gli anni. I bambini sono arrivati con tante sofferenze dentro, li abbiamo accolti come in una famiglia offrendo loro tutto il nostro amore e sostegno, camminando insieme passo dopo passo verso la pace». – conclude Sandra – «Vorrei ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato a vivere questa straordinaria esperienza che ha fatto entrare un piccolo raggio di luce nel cuore e nella vita degli oltre 100 bambini di Homs».

Fonte: Spazio famiglia, marzo 2019, pp. 4-7.

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