United World Project

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Il “grazie” di Davide

 
19 Marzo 2019   |   Italia, Pathways for a United World, Y4UW
 

Qualche giorno fa, ci ha scritto Davide Picasso, un “gen”, cioè un giovane che fa parte del Movimento dei Focolari, raccontandoci quello che ha vissuto negli ultimi mesi, dopo l’esperienza del Genfest che si è svolto a Manila nel luglio del 2018. Andando proprio “Beyond all Borders”, oltre tutti i confini, come indicava il titolo della manifestazione, è riuscito a tessere e a mantenere un legame a distanza con i bambini della città di Dumaguete, sull’isola di Negros che è sfociato anche in un sorprendente regalo di laurea. Di seguito, la sua lettera.

«Mi chiamo Davide, ho 22 anni, e sono originario di Genova, anche se, da settembre 2018, vivo a Trento, per motivi di studio.  Volevo condividere con voi un’esperienza che ho avuto modo di vivere da luglio scorso ad oggi.

Nell’estate del 2018, ho partecipato al Genfest “Beyond All Borders”, che si teneva nelle Filippine. Col gruppo di ragazzi partito dall’Italia siamo arrivati a Dumaguete, una piccola città nel sud delle Filippine, sull’isola di Negros, una settimana prima della manifestazione. Questa esperienza di “pre Genfest” era stata voluta e pensata per farci entrare nel vivo della cultura asiatica, per conoscerla a fondo, inserendosi in contesti con un numero di persone più “piccolo” rispetto alle migliaia di giovani presenti a Manila.

A Dumaguete, noi che venivamo dall’Italia ci siamo trovati insieme ad altre persone provenienti per esempio dal Brasile, dagli Stati Uniti, dal Messico, dalla Russia, dall’Ungheria, dal Portogallo e da molti altri paesi. Siamo stati accolti, con una gioia indescrivibile, dai gen e dalla comunità di Dumaguete.

In quei giorni, abbiamo avuto la possibilità di creare con loro e tra di noi una forte amicizia, accomunata da quell’esperienza che abbiamo avuto la fortuna di vivere. Nei giorni trascorsi lì, abbiamo imparato alcune caratteristiche della cultura locale, dalle danze filippine ai giochi tradizionali, unendo a questo, giornate nelle quali andare “oltre i confini”: piantando mangrovie per il ripristino della flora locale; pulendo spiagge dalla spazzatura e dall’inquinamento marittimo, che è sempre più presente, e trasformando questi rifiuti in quadri o opere d’arte; o ancora, andando a visitare un ospedale locale (che forse è meglio descrivere più come un centro di aiuto medico), per vivere assieme alle persone assistite, in precarissime condizioni sanitarie e in attesa di visita da parte del medico (che generalmente passa una volta al mese); o una giornata diversa dal solito, vissuta con giochi, canzoni o semplicemente in compagnia.

Durante quella settimana ho avuto anche modo di vivere qualcosa di particolare e unico. In un momento libero, con altri ragazzi siamo andati in una spiaggia a giocare a pallavolo. Lì, tantissimi ragazzi e bambini, incuriositi dalla nostra presenza, hanno iniziato a chiederci chi fossimo, come ci chiamassimo, presentandosi a loro volta, e chiedendoci di giocare con loro. Così, ho toccato con mano la loro povertà “materiale” ma, allo stesso tempo, ho sperimentato la grande ricchezza d’animo e di vita che li caratterizza, che mi ha colpito e mi ha fatto riflettere su una cosa: in Italia, o più in generale in Occidente, siamo sempre capaci di lamentarci di ogni minima cosa pur avendo possibilità che da altre parti neanche immaginano, pur avendo “tutto”! Seppur avendo tanto, abbiamo sempre più poverta interiore

Con loro abbiamo riso, giocato e scherzato per qualche ora, finché al momento di andar via, ci hanno salutati uno ad uno, chiedendoci di fare delle foto con loro e se saremmo potuti ritornare. Questo per noi non era possibile perché dovevamo ripartire in direzione Manila, per la seconda parte del Genfest, ma quell’esperienza mi ha lasciato un’incredibile gioia dentro e mi ha dato modo di riflettere sul mio quotidiano.

Tornato in Italia, ho condiviso con tanti miei amici questa esperienza. E, più la raccontavo, più sentivo di voler fare qualche cosa per ricambiare tutto ciò che avevo ricevuto. A settembre, mi sono laureato e dopo la discussione della tesi ho organizzato una festa, dove ho invitato i miei amici, per festeggiare insieme quello che per me era un momento importante. La sera della festa ho pensato di preparare una scatola dove gli invitati, o chi se la sentiva, poteva fare una donazione da inviare nelle Filippine.

La somma, un totale di 402,90€, raccolta la sera della mia festa e nei giorni seguenti, l’ho mandata a Dumaguete ed è arrivata proprio a quei ragazzi e bambini con cui avevamo giocato a pallavolo. Tramite i ragazzi e la comunità dei Focolari di Dumaguete è stata organizzata una giornata nella quale hanno portato tutti quei bambini al Jollibee (che è come una specie di McDonald’s, ma che per loro è uno dei posti più buoni dove mangiare), dove hanno mangiato, ballato, cantato e giocato tutti insieme. In seguito, li hanno accompagnati a fare shopping, facendo scegliere a loro cosa comprare in base ai loro desideri o ai loro bisogni: chi vestiti, chi scarpe (cosa impensabile per loro che, infatti, giravano sempre e solo in ciabatte infradito, se non addirittura scalzi), chi un pallone, chi macchinine, ecc.

Un bambino che si è comprato e ha indossato per la prima volta delle scarpe mi ha definito “santo”, perché come mi spiegava James, un gen della comunità di Dumaguete, per loro ricevere un dono così grande era qualcosa di “santo”.

Alcuni di loro, invece, non volevano nemmeno spendere tutto quello che gli era stato donato, perché sembrava troppo, tanto che una bambina di questi ha chiesto se poteva portare parte di quei soldini a casa, per poter mangiare qualcosa nei giorni seguenti insieme alla sua famiglia. La cifra che voleva portare a casa era l’equivalente di circa 6 euro e questa bambina spiegava, sempre a James, che con quei soldi avrebbe mangiato almeno altri tre giorni.

Queste piccole esperienze personali, come potete immaginare, mi hanno lasciato senza fiato e possono dare un’idea di quanto la povertà sia presente nelle Filippine.

Al termine della giornata, tutti quanti si sono fatti una bella foto, insieme ai ragazzi che hanno aiutato ad organizzare la giornata. Tantissimi tra di loro mi hanno cercato e trovato su Facebook e continuano a mandare messaggi scrivendo “Grazie Davide”, frase che i gen di Dumaguete gli hanno voluto insegnare.

Quindi, come loro mi hanno ringraziato, io sono qui a ringraziare tutti quelli che hanno contribuito a rendere questa giornata possibile, e per aver regalato gioia e sorrisi, come fosse un Natale un po’ in ritardo, a tutti quei bambini. GRAZIE di cuore!

Un grazie a chi sta leggendo questa lettera e un grande grazie anche a chi, sentendo questa esperienza, ha avuto l’idea di riproporla alla propria festa di compleanno o di laurea, anche per altre cause o per altre persone in difficoltà. È bellissimo sapere che oggi è sempre viva la volontà di far del bene e di portare messaggi positivi e di speranza. Partendo dalle cose più piccole, dalla quotidianità di ognuno di noi, basta davvero poco per fare del bene!».

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