United World Project

Workshop

Piccoli gesti di fraternità

 
10 Agosto 2021   |   Peru, #daretocare, Y4UW
 
Di Silvano Roggero- da Lima

Una sorta di diario di bordo, quasi una confidenza fatta di piccoli episodi, che ci arriva direttamente da Lima, dove un’intera comunità si fa carico quotidianamente dei migranti provenienti dal Venezuela.

In tempo di pandemia si dice che uno dei libri più letti sia stato e sia quello di Albert Camus: La peste. Ebbene, nell’ultima pagina del romanzo, Camus scrive qualcosa che, potremmo dire, si ripete in questi giorni in Perù, stando insieme con i venezuelani in fuga dal loro Paese e con la nostra comunità peruviana: “Quello che s’impara in mezzo ai flagelli è che ci sono negli uomini più cose da ammirare che da disprezzare“.

Avevo chiesto a una giovane venezuelana che accompagniamo da ormai un anno che mi facesse arrivare una lista delle necessità piú urgenti, e ho visto che avevamo praticamente tutto nella nostra “Boutique della Provvidenza” del Centro Juan Carlos Duque. L’unica cosa che non avevamo era un paio di scarpe, di cui aveva proprio bisogno perché l’unico che aveva le si era sfasciato. Dovevano essere n. 37. Ho chiesto a A., venezuelana, se avesse un paio di scarpe per questa giovane, visto che calza lo stesso numero. Immediatamente è corsa a cercarle e me ne ha consegnato un paio del tutto pregiate. Attonito le chiedo: “Ma… queste … scarpe?”. “Sì, lo so, son quelle che piú mi piacciono, per questo le consegno!”

L’altro giorno, invece, ci ha chiamato una nuova amica della comunità ebraica perché voleva sapere di cosa avessimo bisogno; ci ha stupito la domanda, ma abbiamo subito risposto che c’era bisogno di tutto!! Abbiamo fatto l’esperienza, più e più volte, che qualsiasi oggetto arrivi qualcuno lo sta giusto cercando! E ci ha subito chiesto: “Ma per esempio voi accompagnate donne incinte? avete bisogno di una culla? Avete bisogno di vestitini per bebè?” e così via. Aveva veramente di tutto ci sarebbe stato bisogno di un pulmino!!!

Abbiamo un tassista in piú con noi. Oggi è venuto A. colui che anima le messe della parrocchia qui vicino suonando e cantando ed era accompagnato da un ragazzo anche lui venezuelano appena arrivato in Perù e che veniva a cercare un materasso (ne avevamo uno buono, ricevuto da una signora della comunità peruviana), una coperta dell’UNHCR e dei vestiti per poter lavorare.

W., il ragazzo, ha 20 anni e suo papà è amico di A. da quando cantavano insieme nei ristoranti prima della pandemia. Il papà, che ora lavora con come tassista, è rimasto così grato per quanto fatto per il figlio che si è voluto mettere a nostra disposizione facendoci prezzi economici (anche due servizi al prezzo di uno!). E già oggi ha fatto le prime corse ed è andato a ritirare delle medicine presso una farmacia che ci fa prezzi speciali! È già il secondo tassista a nostra disposizione, il primo era stato quel colombiano colpito dal perché facevamo tutte queste cose per i venezuelani! Tra l’altro quest’ultimo, con tutta la famiglia, ha già portato in un paio d’occasioni, dei vestiti a chi ne aveva bisogno.

É comune ricevere telefonate o persone venezuelane in cerca di ogni tipo di aiuto.

Qualche settimana fa, ad esempio, abbiamo ricevuto una telefonata da un papà che fa parte della nostra comunità ad Arequipa. In lacrime ci ha raccontato che a Trujillo, a 26 ore di pullmann da Lima, viveva suo fratello, anche lui padre di tre bambini e contagiato dal Covid. Ascoltarlo generava impotenza, ma c’era come una certezza, che quando si cerca di fare le cose con “cura” e per amore, non siamo mai abbandonati. Abbiamo contattato direttamente F. a Trujillo e ci ha confermato che lui e sua moglie erano contagiati. Le sue preoccupazioni erano la salute della moglie che stava male, la mancanza di soldi per acquistare le medicine e, naturalmente, gli alimenti per i bimbi. Intanto ci eravamo subito messi in contatto con una famiglia di Trujillo i quali han messo in moto la comunità di quella città.

F. è stato subito contattato per conoscere bene la situazione; un medico ha dato suggerimenti per la salute, mentre la comunità in comune accordo ha deciso di far una raccolta fondi. Tutti hanno risposto con piccole somme, uno addirittura ha voluto far arrivare il suo apporto dalla Spagna. In tre momenti hanno consegnato un totale di circa 200 euro!

F. ci ha chiamati diverse volte dicendoci come fosse “senza parole” davanti a tanta generosità, risultato di un’attenzione e cura tipiche di questo popolo.

In qualche occasione abbiamo dato una mano anche a dei venezuelani in Venezuela. A una signora con 7 figli, i due piú grandi emigrati in Colombia, da alcuni mesi mandiamo una piccola quota che ci fa arrivare una famiglia di amici. Al ricevimento dell’ultima ci ha subito scritto: “È una gran benedizione e sostegno per noi. Ci sono spese che con i nostri stipendi (2-4 euro) non riusciamo a coprire, cosicché con queste somme riusciamo a coprire qualcosa in piú. Per esempio, ora ho aggiustato la macchina da cucire, così posso tornare a lavorare come sarta.. Inoltre sono riuscita a comprarmi due fornellini per cucinare”.

Sono piccoli e semplici episodi, ma dicono molto di come la fraternità si stia facendo spazio anche fra la nostra gente.


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