United World Project

Workshop

Un medico in corsia

 
 
Di ARTHUR NGOY.

La scelta di Arthur Ngoy, medico ginecologo della Repubblica Democratica del Congo. La sua vita “normale” nella corsia dell’ospedale.

Mi chiamo Arthur Ngoy, sono direttore medico presso il centro medico Moyi Mwa Ntongo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) e sono un ginecologo, esperto nel campo della salute della madre, del bambino e del neonato.

Ho iniziato a fare il medico mentre il mio Paese era in guerra, negli anni ’90, mentre tutte le strutture sanitarie erano molto precarie, con molti colleghi costretti a stabilirsi altrove in cerca di benessere e un futuro migliore. Sono uno dei pochi medici rimasti a Kinshasa per servire la nostra gente.

Dopo la mia specializzazione in Belgio, infatti, avevo ricevuto anche io molte proposte per trattenermi lì, proposte certamente molto vantaggiose, ma appena terminati gli studi, ho sentito di voler tornare nella mia città, per mettere a frutto quanto avevo imparato durante la mia formazione, a servizio dei più poveri e dei più vulnerabili del mio Paese.

Nel mio ambiente, come medico e direttore sanitario, cerco di proporre la fraternità come metodo di lavoro e di cura dei rapporti, con piccoli gesti quotidiani: arrivare in orario sul posto di lavoro, ad esempio, per noi non è scontato a causa di trasporti non sempre regolari; io cerco di arrivare in tempo, mi “costringo” ad arrivare in tempo in ospedale, magari uscendo prima di casa.

Nel nostro ospedale vengono curate anche persone che non hanno soldi, e cerco di organizzare il lavoro in modo da accoglierli in base all’urgenza.

Questo solo per fare degli esempi, ma tutto ciò ha un forte impatto sul personale sanitario che, favorevolmente colpito, cerca di seguirmi, cambiando anche il modo di lavorare, di trattare i pazienti, che sentono una “cura” diversa, che si riflette anche su tutto il percorso sanitario.

È anche per questo che è stata avviata una formazione continua per tanti operatori sanitari negli ospedali della città, che sta portando benefici su tutta la popolazione.

Uno dei problemi più gravi, ad esempio, è la lotta contro la mortalità infantile, molto alta in tutto il Paese. Ogni ora muoiono in media 2 donne e 10 neonati, per cause del tutto prevenibili; così percorro migliaia di chilometri, con tutti i mezzi, e persino a piedi, per trasmettere non solo ai dottori e al personale paramedico, ma anche a coloro che solitamente assistono alle nascite in casa, nei villaggi, la buona pratica medica da attuare in questi casi, con prove scientifiche approvate, contrariamente alle credenze culturali e tradizionali, ancora molto radicate in alcuni luoghi.

Abbiamo così creato una rete di formatori alla nascita, in tutto il Paese, che a loro volta formano altri operatori tradizionali di accompagnamento alla nascita. si è verificata una significativa riduzione del tasso di mortalità neonatale, passata dal 42 per mille al 28 per mille nel periodo 2007-2014, e la tendenza è sempre in calo.

È proprio vero quello dice un detto africano: “Se vuoi andare veloce vai solo ma se vuoi andare lontano vai insieme”.

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