{"id":69721,"date":"2015-12-05T07:11:33","date_gmt":"2015-12-05T06:11:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/siria-il-dramma-che-continua\/"},"modified":"2015-12-05T07:11:33","modified_gmt":"2015-12-05T06:11:33","slug":"siria-il-dramma-che-continua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/siria-il-dramma-che-continua\/","title":{"rendered":"Siria, il dramma che continua"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il bilancio del bombardamento \u00e8 tragico: 9 morti e 52 feriti. Nessuno ne parla.<\/strong> Parigi ha per ora la ribalta. Ma questi sono i numeri della guerra dall\u2019altra parte del Mediterraneo, sono i numeri di questa giornata. Non voglio fare somme che rendano ancora pi\u00f9 raccapricciante quanto qui \u00e8 per tutti una normale quotidianit\u00e0. Appena il frastuono termina, perch\u00e9 il rumore delle bombe \u00e8 assordante, prendo il cellulare e chiamo parenti e amici: \u201cStai bene? Dove sei? Non muoverti! Aspetta\u2026\u201d. Queste sono le domande ricorrenti dopo ogni lancio di bombe o dopo i colpi sul quartiere. Ci raccomandiamo a vicenda di restare fermi nel posto che per ora ci ha dato rifugio e scampo e l\u00ec si resta perch\u00e9 non si capisce dove andare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ufficio, la cucina, l\u2019androne diventano rifugi o tombe a seconda <\/strong>se le bombe ti hanno risparmiata o ti hanno centrata. Dentro di me le domande persistono, continue come un mantra: \u201cMa \u00e8 normale vivere con questa agitazione? \u00c8 normale che la gente debba vivere sempre nella paura? <strong>Perch\u00e9 l\u2019altra parte del mondo tace?<\/strong> Fino quando dovr\u00e0 durare questa assurdit\u00e0? \u00c8 possibile che il potere, i soldi, gli interessi possono vincere sulla volont\u00e0 di pace dei popoli e della gente semplice?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Aleppo all\u2019inizio di novembre <\/strong>\u00e8 rimasta per 15 giorni senza viveri e le strade di accesso erano chiuse. Le mine sono un altro dei lasciti di questa guerra. Prima di riaprire ogni via di transito, bisogna sempre sminarla. Un villaggio vicino Homs \u00e8 stato preso di mira dall\u2019Isis e ci sono circa tremila sfollati. La gente desidera che la guerra finisca e si fa tante domande: <em>\u201cChi procura le armi a queste milizie crudeli? Perch\u00e9 non arriva il cibo ma arrivano munizioni e ordigni bellici?\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questi interrogativi ci lacerano, mentre la preghiera diventa il balsamo, la nostra roccia.<\/strong> La comunit\u00e0 cristiana cerca di vivere nella normalit\u00e0, si incontra alle celebrazioni, lavora a tanti progetti di solidariet\u00e0, ma siamo in pochi. Si parte inesorabilmente, si lascia una terra amata perch\u00e9 non si vedono prospettive e tutto \u00e8 costosissimo, dai farmaci ai cibi. Ma anche chi parte, desidera tornare: la vita \u00e8 salva, ma non \u00e8 la vita in Siria, non gli stessi rapporti, non gli stessi gusti, non la stessa complicit\u00e0. <strong>Eppure non si \u00e8 divisi. <\/strong>Si \u00e8 sparsi, ma<strong> si continua a vivere tutti insieme per la stessa pace\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.cittanuova.it\/\">Citt\u00e0Nuova.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>In Siria la gente vuole la pace e si chiede chi invece continui a volere la guerra e a fornire armi al posto di cibo e farmaci. La testimonianza di chi si trova a convivere con la guerra e ancora spera.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abMentre i colpi di mortaio stanno cadendo vicino a noi, la paura e la preoccupazione ci assalgono<\/strong> sia per la nostra vita che per quella di tutti quelli che conosciamo cristiani o musulmani, siriani o stranieri: ci accomuna l\u2019appartenenza all\u2019umanit\u00e0 e l\u2019essere tutti fratelli e sorelle. <strong>In queste vie di Damasco si vive e si muore insieme, senza distinzione alcuna.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"author":16,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"class_list":["post-69721","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Siria, il dramma che continua - United World Project<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/siria-il-dramma-che-continua\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Siria, il dramma che continua - United World Project\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"In Siria la gente vuole la pace e si chiede chi invece continui a volere la guerra e a fornire armi al posto di cibo e farmaci. 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