{"id":69749,"date":"2016-02-04T14:55:44","date_gmt":"2016-02-04T13:55:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/economia-salute-e-felicita-cosa-ne-dicono-gli-studiosi\/"},"modified":"2016-02-04T14:55:44","modified_gmt":"2016-02-04T13:55:44","slug":"economia-salute-e-felicita-cosa-ne-dicono-gli-studiosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/economia-salute-e-felicita-cosa-ne-dicono-gli-studiosi\/","title":{"rendered":"Economia, salute e felicit\u00e0: cosa ne dicono gli studiosi?"},"content":{"rendered":"<p>\u201cUno sguardo interdisciplinare che non ha creato divisioni e rivalit\u00e0 tra approcci scientifici diversi; al contrario ha generato un grande entusiasmo negli studiosi: \u00e8 nel dialogo fra le discipline che scaturisce quella ricchezza di vedute che permette di capire in profondit\u00e0 questi problemi cos\u00ec universali\u201d, ci racconta Luca Crivelli.<\/p>\n<p>Luca, puoi accennare a qualcuno degli argomenti trattati?<\/p>\n<p>\u201cSono stati molti gli apporti su cui val la pena di spendere qualche parola. Anzitutto la primissima relazione di Bob Sugden, economista e pensatore sottile, ed il suo esercizio di decostruzione delle premesse antropologiche su cui si fonda la teoria del \u201cNudge\u201d (in italiano \u201cpungolo\u201d), elaborata da alcuni economisti comportamentali. Recuperando l\u2019apporto della psicologia all\u2019analisi delle scelte economiche e sociali, Richard Thaler e Cass Sunstein definiscono un approccio denominato \u201cpaternalismo libertario\u201d che considera legittimo l\u2019intervento da parte degli architetti delle scelte nel definire in modo accurato le opzioni tra cui il cittadino sar\u00e0 chiamato ad operare le proprie scelte. Pur sapendo che alcune scelte sono sbagliate per il nostro benessere (fumare, bere superalcolici) ed altre giuste (alimentarsi correttamente, praticare attivit\u00e0 fisica), la maggioranza delle persone continua a praticare quelle sbagliate. Secondo la teoria del \u201cNudge\u201d, le persone andrebbero \u201caiutate\u201d a compiere la scelta giusta, rendendola meno faticosa (ad esempio nel self service di una mensa scolastica collocando il dolce solo in fondo, dopo frutta, verdura e cibi sani ), poich\u00e9 in questo modo si riduce la fatica di \u201cresistere alla tentazione\u201d e si provocano scelte pi\u00f9 razionali, nell\u2019interesse delle persone. In qualche modo si attribuisce un costo di fatica all\u2019azione \u201csbagliata\u201d, in una sorta di \u201cpaternalismo libertario\u201d. Ebbene Bob Sugden non concorda con questa visione e con una serie di esempi molto calzanti ha dimostrato che le motivazioni che portano le persone a fare scelte poco razionali sono moltissime e molto pi\u00f9 variegate di quello che la teoria del nudge presuppone.\u201d<\/p>\n<p>Altri spunti interessanti?<\/p>\n<p>&#8220;Ne cito alcuni. Una relazione molto interessante della sociologa Dorothy Watson ha dimostrato, sull\u2019esempio dell\u2019Irlanda, che gli attuali indicatori di benessere sono poco adeguati per dar conto della multidimensionalit\u00e0 delle povert\u00e0 prodotte dall\u2019attuale crisi finanziaria; oppure l\u2019intervento di Carol Ryff che ha riportato i risultati di un articolato studio svolto negli USA da cui emerge che uno degli elementi fondamentali per il benessere e la salute psicofisica delle persone \u00e8 avere un \u201cpurpose in life\u201d, uno scopo nella vita. Jennifer Nedelsky ha sottolineato la necessit\u00e0 di ripensare completamente l\u2019organizzazione del lavoro e della cura, favorendo la crescita di norme che impongano per tutti da una parte un massimo di 30 ore lavorative remunerate e 12 ore dedicate alla cura degli altri, e dall\u2019altra un minimo di 12 ore di lavoro remunerate (work part time for all) con un massimo di 30 di cura. Per tutti quindi Nedelski immagina una quota di lavoro remunerato ed una di cura. Si tratta qui di agire sui codici di comportamento sociale, facendo diventare \u201cdisdicevole\u201d un tempo lavorativo prolungato che non contempli le ore gratuite di cura.&#8221;<\/p>\n<p>Decisamente molto vari i modi in cui \u00e8\u00a0 stato inteso il rapporto fra economia, salute e felicit\u00e0\u2026 ulteriori spunti?<\/p>\n<p>S\u00ec, ne citerei ancora un paio. Giampiero Griffo, presidente del World Council of Disabled Peoples\u2019 International, si \u00e8 chiesto in che modo gli studi sul benessere tengano conto del punto di vista di chi vive in una condizione di invalidit\u00e0, intesa non come deprivazione ma come espressione di una diversit\u00e0 che necessita dell\u2019 \u201cabbassamento di ostacoli\u201d per poter esprimere pienamente le proprie potenzialit\u00e0. Oppure l\u2019epidemiologa svizzera Nicole Probst-Hensch che ha sottolineato come il benessere e la felicit\u00e0 lascino tracce genetiche fenotipiche misurabili. In questa prospettiva i biomarcatori potrebero rivelarsi uno strumento potentissimo per conferire oggettivit\u00e0 biologica a ci\u00f2 che emerge dagli studi soggettivi. Se oggi nelle banche dati sul benessere si potessero incrociare le tracce che la felicit\u00e0 lascia nel corpo, con gli aspetti psicologici soggettivi, si identificherebbero meglio le relazioni di causalit\u00e0 fra i vari fattori, e si potrebbero individuare interventi che migliorano la vita delle persone. Qui si tratta di usare la ricerca sulla genetica come alleato delle policy per costruire il benessere di tutti.<\/p>\n<p>Anche qui un magnifico plusvalore dato dalla \u201crelazionalit\u00e0 \u201d fra varie discipline\u2026<\/p>\n<p>&#8220;S\u00ec. Devo dire che la dimensione relazionale \u00e8 stata vissuta in maniera straordinaria in questo convegno, a\u00a0 cominciare dai relatori principali, i cosiddetti \u201ckeynote speaker\u201d, che contrariamente a quanto normalmente accade hanno partecipato in maniera assidua alla conferenza, essendo sempre presenti ed ascoltando tutto e tutti. Poi il clima, decisamente non competitivo e molto cordiale, ha favorito una dinamica diversa da quello a cui siamo abituati nel mondo accademico ed ha creato ponti inimmaginabili in questi contesti: in molti dopo la conferenza ci hanno ringraziato per questo. Infine un\u00a0 tocco unico l\u2019ha dato l\u2019arte. In parallelo al classico \u201ccall for papers\u201d ne era stato lanciato uno sui generis rivolto a studenti della scuola d\u2019arte e di teatro associata alla SUPSI. Ne sono scaturite una serie di performance teatrali realizzate nella serata di venerd\u00ec: un punto di vista &#8211; quello dei giovani artisti &#8211; davvero sorprendente, con una critica feroce alla societ\u00e0 dei consumi che ha rappresentato uno dei momenti pi\u00f9 alti della conferenza.&#8221;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> EdC-online.org<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><em>Si \u00e8 svolta a Lugano la Conferenza \u201cEconomics, Health and Happiness\u201d organizzata da Supsi, Heirs e Swiss School of Public Health. Ne parliamo con Luca Crivelli, direttore del Dipartimento di economia aziendale, sanit\u00e0 e sociale della SUPSI.<\/em><\/p>\n<p>Una conferenza accademica internazionale, unica nel suo genere, ha raccolto la scorsa settimana a Lugano 150 studiosi da 4 continenti su un argomento \u2013 economia, salute, felicit\u00e0 \u2013 che ha richiamato una grande variet\u00e0 di ricercatori ed ha conferito all\u2019evento una interdisciplinariet\u00e0 raramente presente in questo genere di conferenze. Economisti, psicologi, sociologi e medici, ciascuno con lo sguardo tipico della propria disciplina, si sono confrontati per due giorni e mezzo sul rapporto fra economia, salute e benessere individuale e collettivo, presentando lavori di grande variet\u00e0, in un vero e proprio caleidoscopio di tematiche. 33 le sessioni parallele nelle quali ogni lavoro, precedentemente letto con attenzione da un discussant, \u00e8 stato ampiamente commentato.<\/p>\n","protected":false},"author":16,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"class_list":["post-69749","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Economia, salute e felicit\u00e0: cosa ne dicono gli studiosi? - United World Project<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/economia-salute-e-felicita-cosa-ne-dicono-gli-studiosi\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Economia, salute e felicit\u00e0: cosa ne dicono gli studiosi? - United World Project\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Si \u00e8 svolta a Lugano la Conferenza \u201cEconomics, Health and Happiness\u201d organizzata da Supsi, Heirs e Swiss School of Public Health. 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