{"id":69800,"date":"2016-05-04T08:06:15","date_gmt":"2016-05-04T06:06:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/terza-tappa\/"},"modified":"2025-11-26T15:06:18","modified_gmt":"2025-11-26T14:06:18","slug":"terza-tappa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/terza-tappa\/","title":{"rendered":"Terza tappa in Ecuador"},"content":{"rendered":"<p>Appena arrivati ad Ambato, ci accorgiamo subito di essere in un posto e in un giorno speciale. Nella piazza del paese, infatti, \u00e8 in corso il mercato settimanale. Bambini, giovani, adulti e anziani con vestiti tipici, che condividono i prodotti della loro terra. In mezzo a questo meraviglioso festival di colori e sapori, ecco apparire Estefania, ragazza 21enne impegnata nella promozione della cultura del proprio popolo. Ci mostra con orgoglio il suo vestito: una camicia bianca con ricami ed al centro la stella andina, un mantello rosso con una spilla (tupuchi) che simboleggia l\u2019appartenenza alla comunit\u00e0, una fascia ornamentale ed una gonna nera. Il tutto in un mix di eleganza, sobriet\u00e0 e fierezza che rende la sua descrizione un momento meraviglioso!<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignright size-full wp-image-2982\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/images_news_2016_terza_tappa.jpg\" alt=\"terza tappa\" width=\"400\" height=\"266\" style=\"margin: 5px 0px 5px 5px; border: 1px solid #cccccc; float: right;\" \/><\/p>\n<p>Con lei ed i suoi amici, andiamo presso la \u201cUnidad Educativa del Milenio\u201d, una scuola Kisapincha che punta alla interculturalit\u00e0. Il preside ci racconta che \u00abla scuola accoglie ragazzi dai 5 ai 17 anni. Il nostro obiettivo \u00e8 promuovere la conoscenza delle proprie origini ma in una prospettiva di interculturalit\u00e0. \u00c8 per questo, ad esempio, che utilizziamo tre lingue: il Kichwa (lingua madre dei popoli indigeni), lo spagnolo e l\u2019inglese. Inoltre, i bambini imparano fin da piccoli l\u2019importanza della vita comunitaria. L\u2019integrazione e l\u2019inclusione sono essenziali e parte dei programmi educativi. Attualmente, nei nostri programmi sono coinvolti 38 docenti, 130 studenti e 520 genitori\u00bb.<\/p>\n<p>Partiamo per la seconda tappa del nostro viaggio. Destinazione Pucara, dove ci aspetta un \u201cguaca\u201d (un luogo sacro). Una leggera pioggerellina accompagna il nostro viaggio. Stiamo per scendere dall\u2019autobus ma ci aspetta una sorpresa: non essendo parte della comunit\u00e0 Kisapincha, occorre farci riconoscere dalla Terra e farci accettare. Per questo, occorrer\u00e0 fare tre giri attorno al \u201cguaca\u201d. Ci sembra una bellissima occasione per poter accogliere profondamente i costumi di questo popolo. Perci\u00f2, accettiamo con gioia. Alla fine dei tre giri, un raggio di sole illumina la piazza. I nostri amici indigeni sorridono e ci dicono che \u00abla Terra ci ha riconosciuti ed accolti. Ora possiamo fare festa!\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-2983\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/images_news_2016_terza_tappa_3.jpg\" alt=\"terza tappa 3\" width=\"400\" height=\"266\" style=\"margin: 5px 5px 5px 0px; border: 1px solid #cccccc; float: left;\" \/><\/p>\n<p>Anche il pranzo \u00e8 una esperienza straordinaria: al centro della sala c\u2019\u00e8 un tavolo sul quale sono stati preparati delle pietanze tipiche. In piedi, attorno al tavolo, mangiamo camminando cos\u00ec da vivere una esperienza comunitaria! Insomma, anche il pranzo diventa un momento per sentirci ancora pi\u00f9 fratelli.<\/p>\n<p>Ripartiamo e, questa volta, ci aspetta qualche ora di viaggio. Durante il viaggio, non mancano occasioni per conoscere qualcosa di pi\u00f9 dei miei compagni di viaggio. Edward, filippino, mi racconta che \u00abdurante l\u2019ultimo tzunami ho visto crollare tutto attorno a me. In poche ore, tutto quello a cui tenevo \u00e8 sparito\u2026 molte persone sono morte e credevo di morire anch\u2019io. Quando tutto quello \u00e8 finito, ho capito che per me era iniziata una seconda vita; mi era stata concessa una seconda chance. Per questo, ho voluto donare un anno della mia vita per gli altri! E questo anno ha cambiato la prospettiva della mia vita\u2026 ora mi sento pi\u00f9 uomo, pi\u00f9 completo. Ho capito che voglio vivere la mia vita amando le persone che mi passano accanto\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignright size-full wp-image-2984\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/images_news_2016_terza_tappa_2.jpg\" alt=\"terza tappa 2\" width=\"400\" height=\"266\" style=\"margin: 5px 0px 5px 5px; border: 1px solid #cccccc; float: right;\" \/><\/p>\n<p>Cirangelo, brasiliano, mi racconta di essere arrivato in Ecuador da 2 mesi: \u00abquando c\u2019\u00e8 stato il terremoto, ho sentito qualcosa dentro di me. Era un grido: il grido delle persone che stavano soffrendo. Pian piano che arrivavano le notizie, si capiva sempre pi\u00f9 chiaramente che era una tragedia: quasi 1.000 morti, decine di migliaia gli sfollati\u2026 Ho deciso di partire per mettermi a servizio degli altri. L\u00ec mi hanno chiesto di ascoltare le persone, centinaia di persone ogni giorno. Per tutta una settimana ho ascoltato storie e, ogni volta, dovevo fare vuoto dentro di me per accogliere fino in fondo tutto il dolore e la sofferenza di chi mi era accanto. Un giorno ho visto 6 bambini seduti per terra. Erano bambini ma avevano facce da adulti, solcate dalla sofferenza. Avevano lo sguardo perso nel vuoto. Dovevo fare qualcosa. Ho iniziato a giocare e loro, pian piano, si sono avvicinati\u2026 alla fine, hanno ritrovato il sorriso. E, anzi, nei giorni successivi mi sono venuti a trovare anche i genitori per poter parlare e condividere il loro dolore\u2026 Purtroppo, dopo solo una settimana sono dovuto rientrare. Ma fra qualche settimana ripartir\u00f2 perch\u00e9 sento che non voglio stare nella tranquillit\u00e0 delle mie giornate sapendo che ci sono persone da amare concretamente!\u00bb.<\/p>\n<p>Il viaggio continua ed il paesaggio \u00e8 meraviglioso. Tutto attorno a noi un \u201calfombra verde\u201d, un tappeto verde che ci segue per chilometri e chilometri\u2026 ma poi, ad un certo punto, in mezzo al verde e alle nuvole, ecco spuntare il vulcano Chimborazo che si innalza con tutta la sua maestosit\u00e0. Ci fermiamo perch\u00e9 lo spettacolo \u00e8 degno di essere contemplato. E l\u00ec, in mezzo al verde, ammirando uno degli spettacoli pi\u00f9 belli del mondo, mi rendo conto che la natura fa davvero cose meravigliose\u2026 ci troviamo a far festa come dei bambini. Selfie, foto di gruppo, corse e risate\u2026 mi vengono alla mente le parole di Catalina che, nei giorni scorsi, ci aveva detto che \u00abnella tradizione ecuadoriana, pi\u00f9 aumenta il rapporto con la natura, pi\u00f9 aumenta il rapporto fra gli uomini\u00bb!<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-2985\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/images_news_2016_terza_tappa_4.jpg\" alt=\"terza tappa 4\" width=\"400\" height=\"266\" style=\"margin: 5px 5px 5px 0px; border: 1px solid #cccccc; float: left;\" \/><\/p>\n<p>Arrivati a Salinas, a 3.500 metri sul livello del mare, incontriamo alcuni giovani che ci raccontano l\u2019intuizione di padre Antonio Polo: \u00aboggi, 28 imprese locali vivono una realt\u00e0 di economia solidale\u00bb. Ana Rosa ci presenta la realt\u00e0 del centro giovanile: \u00abl\u2019idea \u00e8 quella di creare uno spazio di dialogo e di condivisione, dove tutti possono sperimentare l\u2019esperienza comunitaria\u00bb. Il momento pi\u00f9 toccante \u00e8 quando ci fanno vedere una presentazione con le tante attivit\u00e0 che organizzano: attivit\u00e0 semplici e pi\u00f9 complesse, tutte finalizzate alla socializzazione e alla condivisione; a creare una cultura della comunit\u00e0 e della solidariet\u00e0; a sperimentare una realt\u00e0 collettiva e di famiglia; insomma: a creare ponti di fraternit\u00e0!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><\/em>Quinto giorno della nostra avventura ecuatoriana. Si parte da Bagnos , direzione Ambato (nella provincia di Tunguarahua). 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