{"id":69951,"date":"2018-06-25T13:39:37","date_gmt":"2018-06-25T11:39:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/project-lia-trasformare-vite-trasformando-materiali-di-scarto\/"},"modified":"2025-11-26T15:24:06","modified_gmt":"2025-11-26T14:24:06","slug":"project-lia-trasformare-vite-trasformando-materiali-di-scarto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/project-lia-trasformare-vite-trasformando-materiali-di-scarto\/","title":{"rendered":"Project Lia: trasformare vite trasformando materiali di scarto"},"content":{"rendered":"<p><em>Si chiama \u201cProject Lia\u201d, \u00e8 nato ad Indianopolis (USA), e insegna alle donne che sono state in carcere a trasformare i materiali di scarto in mobili e accessori per la casa. Cos\u00ec facendo, punta a combattere il tasso di recidiva, aprendo strade nuove di inclusione sociale attraverso il lavoro, l\u2019indipendenza economica e la partecipazione comunitaria.<\/em><\/p>\n<p>Immaginate di <strong>scoprire nei materiali di scarto la possibilit\u00e0 di una forma nuova, gi\u00e0 presente in potenza, di trasformarli in \u201cqualcosa\u201d di bello, utile e prezioso, che prima non esisteva<\/strong>. Poi, <strong>coinvolgete in questo processo virtuoso delle persone vulnerabili come, per esempio, le donne che, scontata la loro pena in carcere, fanno fatica a reintegrarsi nella societ\u00e0<\/strong>, a trovare un posto di lavoro e l\u2019indipendenza economica.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la mission del \u201c<strong><a href=\"https:\/\/www.projectlia.org\/\">Project Lia<\/a><\/strong>\u201d, un\u2019associazione non profit e un&#8217;impresa sociale sorta nella citt\u00e0 di Indianapolis (USA).<\/p>\n<p>\u00abDa noi, <strong>queste donne che cercano di reinserirsi nella societ\u00e0, imparano a creare oggetti d\u2019arredo e mobili, in un ambiente di lavoro educante, che \u00e8 uno spazio di comprensione e rispetto reciproco<\/strong>, dove si trasformano i materiali ma anche le vite delle persone attraverso relazioni basate sulla reciprocit\u00e0 e la fiducia,\u00bb spiega Elizabeth Wallin fondatrice e direttore esecutivo di Project Lia \u00abforniamo anche opportunit\u00e0 educative in materia finanziaria, di comunicazione, di etica aziendale, salute e benessere, oltre a promuovere la partecipazione alla vita comunitaria e sociale\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3483\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/b_900_600_0_00_images_2018_ProjectLia_27629248_815508885301807_4562384668675888366_o.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p>Secondo le statistiche pubblicate sul loro sito, estratte da dati del Bureau of Justice, negli ultimi tre decenni e mezzo, la popolazione carceraria femminile degli Stati Uniti \u00e8 cresciuta di oltre il 700 per cento. Nel 1980, erano 12.144 le donne sotto la giurisdizione statale o federale. Cifra salita a pi\u00f9 di 100.000, nel 2015. Se a queste aggiungiamo le detenute nelle strutture carcerarie locali, in libert\u00e0 sulla parola o agli arresti domiciliari, la somma raggiunge e supera il milione di donne.<\/p>\n<p>\u00ab<strong>Quando queste persone escono dal carcere<\/strong>,\u00bb continua Elizabeth Wallin \u00ab<strong>devono trovarsi un lavoro stabile e una casa, mentre cercano di riallacciare i rapporti con le proprie famiglie<\/strong>. Se a questo si associa lo stigma generato dal carcere e la discriminazione razziale, \u00e8 molto difficile per loro riuscire a reintegrarsi, escludendo il rischio di recidiva\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3482 size-full\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_5043.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"900\" \/><\/p>\n<p><strong>Per questo, Project Lia ha scelto di dedicare la sua azione alle donne.<\/strong> Aiutando loro, si rafforza indirettamente la famiglia e la comunit\u00e0 perch\u00e9, secondo importanti studi, queste donne responsabilizzate pensano \u201ccomunitario\u201d, reinvestendo il 90% del loro reddito nelle proprie famiglie.<\/p>\n<p>A questo punto, viene da chiedersi qual \u00e8 stata l\u2019idea ispiratrice.<\/p>\n<p>\u00abDurante il mio viaggio in Argentina,\u00bb comincia a raccontare Elizabeth \u00abho partecipato all&#8217;organizzazione di un festival giovanile dal titolo &#8220;No Te Detengas&#8221; (in italiano: \u201cnon ti trattenere\u201d). Un festival che ha riunito oltre 1.000 giovani e che parlava di quelle gabbie in cui spesso ci imprigioniamo per paura, pressioni altrui, situazioni di comodo o pregiudizio. T<strong>ornando negli Stati Uniti, mi sono resa conto che l\u00ec, le donne uscite di prigione continuavano ad essere \u201ctrattenute\u201d da una gabbia pi\u00f9 grande e sistematica.<\/strong> Per me, Project Lia \u00e8 una risposta alla paura, alle pressioni, alle comodit\u00e0 e ai pregiudizi di un sistema di giustizia penale e di una societ\u00e0 che, anche dopo aver scontato la pena, continua a \u201ctrattenere\u201d gli ex prigionieri, senza offrire possibilit\u00e0 di vera integrazione sociale\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma, un progetto inclusivo, che mira a costruire ponti di vera solidariet\u00e0 sociale. L\u2019unica curiosit\u00e0 che rimane da soddisfare, giunti a questo punto \u00e8 il nome: perch\u00e9 proprio \u201cLia\u201d?<\/p>\n<p>Elizabeth mi spiega che:\u00ab<strong>\u201cLia\u201d \u00e8 il nome di una donna che ha dedicato tutta la sua vita al costruire ponti tra persone di razze, culture, religioni e background sociali diversi.<\/strong> Il suo nome completo era Lia Brunet, era trentina e fu una delle prime compagne di Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari\u00bb.<\/p>\n<p>Lia Brunet, nel 1954, raggiunse l\u2019Argentina, dove fond\u00f2 la Cittadella O\u2019Higgins, la comunit\u00e0 nel cuore della pampas, dove anche Elizabeth ha potuto sperimentare l&#8217;ideale di un mondo unito.<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-69951 gallery-columns-4 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a 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