{"id":70009,"date":"2018-01-24T16:36:00","date_gmt":"2018-01-24T15:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/paola-la-bisnonna-romana-che-costruisce-pozzi-e-scuole-in-burkina-faso\/"},"modified":"2025-11-26T15:24:28","modified_gmt":"2025-11-26T14:24:28","slug":"paola-la-bisnonna-romana-che-costruisce-pozzi-e-scuole-in-burkina-faso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/paola-la-bisnonna-romana-che-costruisce-pozzi-e-scuole-in-burkina-faso\/","title":{"rendered":"Paola, la bisnonna romana che costruisce pozzi e scuole in Burkina Faso"},"content":{"rendered":"<p><em>Nuove frontiere per una nuova umanit\u00e0\u201d. Cos\u00ec, il giornalista italiano Franco di Mare ha introdotto la sua intervista a <strong>Paola Garbini Siani<\/strong>, fondatrice e volontaria dell\u2019associazione La Goccia Onlus, durante il programma di informazione di Rai 1, Uno Mattina.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ho seguito la diretta, il 4 gennaio, su richiesta di Paola stessa, che considerava la mia &#8220;presenza&#8221; a distanza come una forma di incoraggiamento, come se il sapere di essere ascoltata da amici le rendesse pi\u00f9 facile raccontare la sua Africa.<\/p>\n<p>\u00ab<strong>Nel 2002, compii il mio primo viaggio in Burkina Faso<\/strong>. Ero approdata l\u00ec per caso, al fianco delle religiose camilliane, per portare in una scuola di cucito che stavamo formando, una statua della Madonna. Quella sera, dopo i festeggiamenti per questo dono, non riuscii a dormire. Mi chiedevo: ma cosa sono venuta a fare io in Africa, solo a portare la statua di una Madonna? Ma cosa se ne deve fare di una statuetta in ceramica questo popolo, con tutta questa povert\u00e0? Piansi tutta la notte, e all\u2019alba girai quell\u2019interrogativo proprio alla Madonna. Ad un certo punto, sentii quella che credetti la sua risposta: <strong>tu puoi essere le mie braccia, il mio cuore<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, \u00e8 cominciata l\u2019avventura di Paola in Burkina Faso, <strong>il \u201cpaese degli uomini integri\u201d<\/strong>, secondo l\u2019etimologia del nome in lingua <em>more<\/em> e <em>bambara<\/em>. Ascoltandola in diretta, penso che non basta un\u2019intervista di cinque minuti per rendere la sua storia, l<strong>a sua lotta quotidiana ingaggiata contro la desertificazione e l\u2019abbandono scolastico.<\/strong><\/p>\n<p>Paola era un\u2019infermiera, lavorava in sala operatoria, presso l\u2019Ospedale Vannini, in via dell\u2019Acqua Bullicante, una periferia romana. <strong>Era l\u2019infermiera dei terrorizzati<\/strong>, quella che chiamavano nelle emergenze, perch\u00e9 sapeva fare la \u201cpreanestesia\u201d, come scherzavano i suoi colleghi ovvero, sapeva ascoltare cos\u00ec bene lo spaventato, il solo, l\u2019addolorato in ogni malato, da riuscire a calmarlo e a rendere pi\u00f9 facile il lavoro dell\u2019anestesista vera e propria. Aveva ed ha una famiglia grande e bellissima: \u00e8 mamma di tre figli, nonna di quattro nipoti, bisnonna di due pronipoti. In questa normalit\u00e0, da quell\u2019esperienza del 2002, fonda l\u2019associazione \u201c<a href=\"https:\/\/www.lagocciaonlus.org\/\"><strong>La Goccia Onlus<\/strong><\/a>\u201d, il cui slogan recita: <em><strong>l\u2019acqua \u00e8 la vita, l\u2019istruzione \u00e8 vitale<\/strong><\/em>. Da quel giorno, non si contano i pozzi scavati e le opere realizzate.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5769\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/b_900_600_0_00_images_2018_LaGocciaOnlus_14425446_1378964328799523_7882871333692426679_o.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p><strong>Nel settembre 2007, viene inaugurata la prima scuola materna nel villaggio di Mogdedo<\/strong>. Viene chiamata \u201cSainte Giselle\u201d, dedicandola a Giselle, una bambina arrivata in Italia ad un anno dal suo intervento al cuore per un controllo e che, purtroppo, si era spenta la sera stessa del suo arrivo. Paola, guardandola nella sua piccola bara, decise di dedicare a lei la scuola. Grazie a questo istituto, centoventi bambini dai tre ai sei anni hanno potuto ricevere un\u2019istruzione, un luogo dove giocare, un pasto al giorno e brave maestre che sanno prendersi cura di loro e della loro formazione.<\/p>\n<p><strong>Paola fa la pendolare con l\u2019Africa fino al 2009.<\/strong> Quell\u2019anno, muore improvvisamente Oreste, il suo amato marito. Vuole che quella morte lasci un significato profondo alla sua vita, e capisce che deve dedicarsi interamente all\u2019Africa. Si trasferisce cos\u00ec in Burkina Faso, che diventa la sua seconda patria.<\/p>\n<p>Quello stesso anno, dopo una tremenda alluvione nella diocesi di Koupela, viene contattata dal vescovo locale, che chiede il suo aiuto per <strong>ricostruire la scuola elementare della missione cattolica, andata completamente distrutta<\/strong>. Pur non avendo mezzi suoi, Paola si fida e si impegna perch\u00e9 quei bambini possano vedere rispettato, come tutti i bambini del mondo, il proprio diritto all\u2019istruzione. Nel nuovo complesso scolastico oggi sono accolti pi\u00f9 di trecento allievi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5771\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/b_900_600_0_00_images_2018_LaGocciaOnlus_12976817_971523696267288_7105704749001154164_o.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p>Poi, <strong>grazie all\u2019incontro con Denis, un bambino sordo raccolto per strada<\/strong>, che desiderava tanto andare a scuola,<strong> d\u00e0 il via ad un\u2019altra sfida: creare un centro per l\u2019istruzione dei bambini con ipoacusia.<\/strong>\u00a0In questa opera tutta nuova per l\u2019associazione, coinvolge i sacerdoti della parrocchia dove era cresciuta fin da piccola, i Figli di Maria Immacolata (Pavoniani), che portano nel mondo il carisma di San Ludovico Pavoni, che ha vissuto particolarmente accanto ai sordi, per dar loro la possibilit\u00e0 di inserirsi nella societ\u00e0 con un\u2019istruzione e una professione. Cos\u00ec, <strong>nasce il Centro \u201cEffata\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Vivendo in Bourkina Faso, Paola resta profondamente colpita anche dal <strong>dramma delle madri-bambine<\/strong>, dalla mancanza di scolarizzazione femminile, sfavorita gi\u00e0 in famiglia rispetto a quella dei figli maschi. Vede con i suoi occhi le conseguenze devastanti di una tale prassi, sia a livello individuale che sociale: la mancanza di alfabetizzazione, lo sfruttamento, i rischi sul piano della salute, l\u2019alto tasso di mortalit\u00e0 materna. Cos\u00ec, <strong>nel comune di Baskour\u00e9 viene aperto un centro di formazione femminile intitolato alla beata Chiara Luce Badano<\/strong>, con l\u2019obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle giovani attraverso un\u2019educazione scolastica e professionalizzante.<\/p>\n<p>\u00abCon il 2018, <strong>sono quindici anni che faccio la volontaria<\/strong>\u2026\u00bb Paola, sorridendo dalla tv, con il suo viso largo e un po\u2019 abbronzato, per niente rugoso, in barba ai suoi settant\u2019anni, sta per spiegare al giornalista, le ragioni profonde della sua vita donata all\u2019Africa \u00ab<strong>La spinta per fare tutto questo mi \u00e8 venuta dall\u2019ideale del mondo unito.<\/strong> Nel 1968, ho incontrato Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Lei mi ha dato una spinta fortissima a scomodarmi dalla mia casa: a condividere, condividere, condividere. Perch\u00e9 <strong>la condivisione \u00e8 l\u2019unica via che porta ad un mondo unito, alla fratellanza universale<\/strong>, cui tutti noi aspiriamo. Tutti noi vogliamo un mondo migliore per i nostri figli, per i nostri nipoti. Ma se restiamo comodi nel salotto della nostra bella casa, come lo cambiamo questo mondo?\u00a0E <strong>allora, io ho deciso di andare l\u00ec e di scomodarmi, a condividere<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5773\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/12548959_1187759891253302_6288633268130177653_n.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"540\" \/><\/p>\n<p>Dopo quindici anni di lavoro in Africa, le autorit\u00e0 civili del Burkina Faso hanno riconosciuto l\u2019importanza della sua opera e, nel 2017, <strong>le hanno conferito la cittadinanza.<\/strong><br \/>\nUltimamente, Paola la bisnonna \u00e8 tornata a fare la mamma. <strong>Nel dicembre 2014, ha accolto un bambino di un mese e tre giorni<\/strong>, la cui giovane mamma era deceduta otto giorni dopo il parto. Si chiama <strong>Aziz Noel Fran\u00e7ois Yougbare<\/strong>, e oggi ha tre anni. L\u2019incontro con lui \u00e8 stata l\u2019occasione per aprirsi ad un altro progetto: la costruzione di un orfanotrofio speciale, dove poter accogliere assieme ai piccoli, le donne rimaste sole, perch\u00e9 come delle nonne, possano trasmettere ai bambini senza famiglia la cultura africana.<\/p>\n<p>\u00abLo guardo, lo vedo crescere e mi auguro ancora qualche anno di vita per poterlo vedere crescere, ma la sua presenza qui, accanto a me, \u00e8 come un dono prezioso che Dio ha voluto farmi: oggi sento che \u00e8 il ritorno di tutto l\u2019amore che ho portato a questa terra. L\u2019Africa che mi ha donato uno dei suoi figli\u00bb.<\/p>\n<p>Mi sembra che <strong>l\u2019esperienza di Paola insegni che l\u2019ideale del mondo unito si pu\u00f2 davvero vivere ad ogni et\u00e0<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuove frontiere per una nuova umanit\u00e0\u201d. 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