{"id":70023,"date":"2017-11-16T16:48:39","date_gmt":"2017-11-16T15:48:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/libano-dalla-terra-una-lezione-di-vita-buona\/"},"modified":"2025-11-26T15:24:33","modified_gmt":"2025-11-26T14:24:33","slug":"libano-dalla-terra-una-lezione-di-vita-buona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/libano-dalla-terra-una-lezione-di-vita-buona\/","title":{"rendered":"Libano: dalla terra, una lezione di \u201cvita buona\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIl <strong>Libano<\/strong>? Beh,<strong> il Libano \u00e8 un vero e proprio caso di studio, un laboratorio del mondo del ventunesimo secolo.<\/strong> Oggi, nel mondo, le idee, le informazioni e le persone circolano con estrema velocit\u00e0, e ci\u00f2 fa s\u00ec che anche in quei paesi dove un tempo si poteva parlare di maggioranza e minoranze, oggi sia sempre pi\u00f9 radicata la presenza dell\u2019altro, del \u201cdiverso\u201d. Ecco, il Libano \u00e8 cos\u00ec da sempre: siamo un paese dove non esistono maggioranza e minoranze. Siamo met\u00e0 cristiani, met\u00e0 musulmani, met\u00e0 gente di mare, met\u00e0 abitanti della montagna\u2026\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Kamal Mouzawak<\/strong>,\u00a0<strong>imprenditore, attivista e scrittore gastronomico,<\/strong>\u00a0mi racconta il suo paese al telefono, mentre sullo sfondo si distinguono i suoni del traffico di Beirut. E come si vive in un paese cos\u00ec? Qui come altrove, tutto dipende da come si sceglie di guardare alla diversit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00ab<strong>Possiamo aver paura gli uni degli altri, e continuare ad annientarci a vicenda come abbiamo fatto per troppo tempo, oppure a un certo punto possiamo fermarci a riflettere<\/strong>\u00bb, spiega. Riflettere, e chiedersi se davvero le differenze politiche, di religione e di etnia debbano avere l\u2019ultima parola, oppure se esiste un qualcosa che, al di l\u00e0 di tutto questo, unisce il popolo libanese. La risposta, secondo Kamal, figlio di agricoltori, \u00e8 nella terra stessa: \u00ababitiamo la stessa terra, la coltiviamo allo stesso modo, e cuciniamo i suoi prodotti alla stessa maniera\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, da un\u2019intuizione, e soprattutto da una passione per la terra e per la sua gente, nel 2004, Kamal lancia \u201c<strong><a href=\"http:\/\/www.soukeltayeb.com\/\">Souk el Tayeb<\/a><\/strong>&#8220;: un mercato, ma non uno qualsiasi. \u00c8 il \u201c<strong>Mercato Buono<\/strong>\u201d (\u00e8 proprio questo che il nome del progetto significa in arabo),\u00a0<strong>dove tra un pezzo di pane al timo e sesamo e un assaggio di miele di fiori d\u2019arancio si costruiscono legami e si unisce un popolo.<\/strong>\u00a0In fondo, cosa parla di un popolo meglio del suo cibo?<\/p>\n<p>Ogni settimana, per due giorni, Beirut \u00e8 invasa dai colori e dai profumi dei prodotti pi\u00f9 freschi delle campagne del Paese, portati in loco dagli stessi produttori. In questo rapporto diretto con i consumatori, gli agricoltori ricevono il riconoscimento per il proprio lavoro e il giusto prezzo, mentre per gli acquirenti della citt\u00e0, oltre ad essere una garanzia di freschezza e genuinit\u00e0, il Souk \u00e8 anche il luogo in cui regioni distanti, a malapena conosciute e spesso oggetto di pregiudizi, diventano persone con un volto, una storia e un patrimonio culinario da condividere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5823\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/b_400_0_16777215_00_images_2017_SoukAlKayeb_Kamal-Portrait_preview.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"601\" \/><\/p>\n<p>Per permettere una conoscenza reciproca ancora pi\u00f9 profonda, e per far comprendere quanto la periferia sia essenziale allo sviluppo e alla crescita dell\u2019intero Paese, poi,\u00a0<strong>Kamal e i suoi collaboratori si sono spinti oltre i confini della citt\u00e0<\/strong>, organizzando festival culinari nelle varie regioni, portando la gente di Beirut nei luoghi stessi in cui vengono prodotti i loro cibi preferiti.<\/p>\n<p>\u00abCos\u00ec \u00e8 pi\u00f9 semplice capire che il latte, ad esempio, non nasce confezionato in un cartone su uno scaffale del supermercato, ma c\u2019\u00e8 qualcuno che lo produce, impiegando molto tempo ed energia\u00bb, racconta il fondatore del progetto, \u00abe questo qualcuno vive nelle zone rurali, che meritano di crescere e di godere di una vita buona tanto quanto la citt\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Souk el Tayeb \u00e8 anche una cucina, anzi, una \u201ctavola\u201d<\/strong>: dall\u2019esperienza del mercato e dei festival regionali, infatti, sono nati sei ristoranti, denominati\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.soukeltayeb.com\/tawlet\/\">Tawlet<\/a>\u00a0<\/strong>(tavola, appunto) in diverse parti del Libano. <strong>Il principio \u00e8 semplice: qui \u00e8 come a casa.<\/strong> Tra le persone coinvolte nel Mercato Buono, ci sono infatti molti appassionati di cucina, soprattutto donne, depositarie delle ricette tradizionali e del buon gusto tipico del Paese, che, come a casa loro, trovano nelle cucine di Tawlet uno spazio per condividere la propria identit\u00e0 e il proprio talento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5821\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/b_900_600_0_00_images_2017_SoukAlKayeb_palestinian-food-truck.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"506\" \/><\/p>\n<p><strong>Tawlet Beirut<\/strong>, ristorante piazzatosi al nono posto nella classifica 2016 dei migliori ristoranti al mondo secondo la rivista <strong><a href=\"https:\/\/monocle.com\/magazine\/\">Monocle<\/a><\/strong>, \u00e8 una fucina nazionale, e ospita ogni giorno una cuoca proveniente da una regione diversa e le sue specialit\u00e0: da quelle di Sona Tikidjian del quartiere armeno di Bourj Hammoud al pesce fritto con aglio e coriandolo tipico di Tripoli, citt\u00e0 di Josephine Ghaleb. Ai visitatori sono proposte esperienze culinarie ricche e sorprendenti, e altrettante opportunit\u00e0 di scoperta e conoscenza del \u201cdiverso\u201d. <strong>Tawlet non \u00e8 semplicemente un\u2019esperienza epicurea legata al cibo: il cibo, qui, \u00e8 un veicolo d\u2019incontro.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAbbiamo scelto di fare del cibo il fulcro del nostro progetto\u00bb, afferma Kamal, \u00abperch\u00e9 il cibo \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 semplice dell\u2019identit\u00e0, della tradizione\u00bb. Proprio come l\u2019architettura, il costume, la musica, la danza. Il cibo, per\u00f2, \u00e8 qualcosa di immediato, che va oltre lo spazio e il tempo, racchiudendo in s\u00e9 la vita e la storia di una nazione. E soprattutto, \u00e8 qualcosa che, per sua stessa natura, unisce al contempo chi condivide la tavola e chi prepara da mangiare. Come \u00e8 successo con Mona, musulmana sciita del sud, e Suzanne, cristiana maronita del nord, entrambe famose per il loro kibbeh, una ricetta a base di carne che a volte preparano insieme.<\/p>\n<p>\u00ab<strong>Non si pu\u00f2 cucinare con un nemico.<\/strong> Cos\u00ec anche loro due non possono lavorare insieme se non sono una famiglia\u00bb, dice Kamal quando gli chiedo di raccontarmi qualcosa di queste due donne, \u00abbisogna prima creare uno spazio di fiducia reciproca\u00bb. Suzanne e Mona quello spazio l\u2019hanno trovato fra gli stand del Souk, dove si incontravano prima di essere invitate a cucinare a Tawlet.<\/p>\n<p>\u00abQui si viene con un atteggiamento di accoglienza nei confronti dell\u2019altro\u00bb: \u00e8 la regola del Mercato Buono. \u00ab<strong>Anche se hai avuto problemi con l\u2019altro in passato, quando vieni qui decidi di voltare pagina e di guardare l\u2019altro da un\u2019altra prospettiva, come un altro te stesso.<\/strong> Lui o lei pu\u00f2 avere un\u2019opinione politica o una fede diversa, ma, in fin dei conti, condivide le tue stesse paure, gli stessi problemi e le stesse speranze\u00bb, spiega Kamal. Ecco allora la scelta: rimanere arroccati sulle differenze, o puntare su ci\u00f2 che si ha in comune e provare a vivere insieme. \u00c8 la sfida di quest\u2019impresa che coniuga in s\u00e9 responsabilit\u00e0 sociale e rigore nella gestione aziendale.<\/p>\n<p><strong>Anche a Sidone, nel sud del Paese, c\u2019\u00e8 una \u201ctavola\u201d firmata Souk el Tayeb.<\/strong> Qui, la cucina ospita ogni giorno un gruppo di donne del centro storico della citt\u00e0 fenicia, alcune delle quali libanesi, altre appartenenti alle comunit\u00e0 di rifugiati siriani e palestinesi.<\/p>\n<p>Sidone oggi \u00e8 una citt\u00e0 povera che vive una situazione sociale difficile. Negli ultimi tempi, attraverso fondi pubblici \u00e8 privati, si \u00e8 cercato di dare nuova linfa al quartiere dell\u2019antico mercato. Il ristorante, ultimo gioiello della famiglia Tawlet, sorge proprio qui, ed \u00e8 stato creato in partenariato con la <strong><a href=\"http:\/\/hariri-foundation.org\/\">Fondazione Hariri<\/a><\/strong> per lo Sviluppo Umano Sostenibile, allo scopo di potenziare e accrescere le competenze della comunit\u00e0 femminile locale e valorizzare il patrimonio culinario dell\u2019antica regione. All\u2019inizio del 2017, poco prima dell\u2019apertura del nuovo ristorante, <strong>Kamal ha confidato al quotidiano britannico Guardian un\u2019altra sua speranza per questo luogo: che la gente di Beirut in visita al ristorante possa conoscere da vicino gli abitanti di Sidone, facendo cos\u00ec crollare i muri creati dalla paura di una zona percepita come ghetto, e quindi come pericolosa.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abChe entrambe le parti possano incontrarsi, conoscersi, e capire che, in realt\u00e0, \u201cl\u2019altro\u201d non esiste\u00bb, ha detto.<\/p>\n<p>Lo scorso 5 novembre, Tawlet Beirut ha festeggiato i suoi primi otto anni di vita. Sedici le cuoche presenti, per raccontare la storia del Libano attraverso i loro piatti, una storia che Kamal Mouzawak vuole continuare a far conoscere, con nuovi ristoranti, nuove ricette e nuovi protagonisti.<\/p>\n<p>\u00abUn mio sogno \u00e8 da sempre quello portare il modello Souk el Tayeb all\u2019estero,\u00bb mi dice\u00a0\u00abmi piacerebbe avviare un progetto simile a Parigi o Milano, e invitare le donne della citt\u00e0 e della regione, le donne delle diverse comunit\u00e0 presenti in quel luogo, a riunirsi e a cucinare insieme\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Andare avanti, insomma, nell\u2019aprire spazi inediti di convivenza e fiducia attraverso l\u2019arte culinaria.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl Libano? Beh, il Libano \u00e8 un vero e proprio caso di studio, un laboratorio del mondo del ventunesimo secolo. 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