{"id":70062,"date":"2018-07-17T08:58:21","date_gmt":"2018-07-17T06:58:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/noi-guatemaltechi-uniti-siamo-piu-forti-di-un-vulcano\/"},"modified":"2025-11-26T15:24:50","modified_gmt":"2025-11-26T14:24:50","slug":"noi-guatemaltechi-uniti-siamo-piu-forti-di-un-vulcano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/noi-guatemaltechi-uniti-siamo-piu-forti-di-un-vulcano\/","title":{"rendered":"Noi guatemaltechi uniti siamo pi\u00f9 forti di un vulcano"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00c8 passato un mese da quando \u00e8 iniziata la prima eruzione del Vulcano di Fuoco in Guatemala. Nonostante il tempo trascorso, ci sono situazioni che si vivono come il primo giorno. Una di queste \u00e8 l&#8217;incertezza.<\/em><\/p>\n<p>Finora non conosciamo il numero esatto delle persone che sono morte sepolte e bruciate dal materiale piroclastico emesso dal vulcano. Mentre il governo ha fissato le cifre a 332 dispersi e 113 deceduti, varie organizzazioni e singoli cittadini delle comunit\u00e0 colpite sostengono che i morti sarebbero almeno 1500. <strong>Alcuni dicono di aver perso tra 15 e 20 parenti nella tragedia e ancora non sanno che fine abbiano fatto.<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_7442\" aria-describedby=\"caption-attachment-7442\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-7442\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/image1.jpeg\" alt=\"\" width=\"510\" height=\"680\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-7442\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alberto Cadorna<\/figcaption><\/figure>\n<p>Un&#8217;altra situazione preoccupante riguarda le oltre diecimila persone che sono rimaste in rifugi temporanei, perch\u00e9 le loro case, terreni e propriet\u00e0 sono stati inghiottiti dal materiale tossico espulso dal vulcano.<\/p>\n<p>La terza circostanza \u00e8 quella che sostiene sia coloro che hanno perso la famiglia che coloro che rimangono in rifugi temporanei: <strong>gli aiuti umanitari<\/strong>. Secondo modalit\u00e0 quasi senza precedenti, i<strong> guatemaltechi si sono organizzati in modi diversi e creativi per portare aiuto a coloro che ne avevano bisogno.<\/strong> Universit\u00e0, chiese, aziende, organizzazioni e privati \u200b\u200bsi sono riversati nelle strade per dare quello che avevano.<\/p>\n<figure id=\"attachment_7438\" aria-describedby=\"caption-attachment-7438\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-7438\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/image3.jpeg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"1200\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-7438\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alberto Cadorna<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Annelise Fern\u00e1ndez \u00e8 una giovane che, come tanti altri, ha cercato il modo di mettere le proprie braccia e i propri mezzi a disposizione di chi ne aveva bisogno<\/strong>: &#8220;Vedere delle persone che trascorrevano tutto il giorno e tutta la notte prestando il proprio aiuto come volontari \u00e8 una delle cose che pi\u00f9 mi ha commosso. Penso che in quei momenti tutte le differenze si sono dissolte e abbiamo iniziato a lavorare&#8221;. Uno dei luoghi dove si \u00e8 diretta \u00e8 stata la sua universit\u00e0, dove ancora oggi continua la raccolta di oggetti per le oltre diecimila persone e aggiunge che &#8220;la cosa pi\u00f9 incredibile \u00e8 stata che a volte arrivavi sul posto e ti dicevano che c\u2019erano gi\u00e0 troppe persone che aiutavano. Sento che sono piccoli atti che danno speranza a un paese che soffre per la corruzione. \u00c8<strong> sicuramente la dimostrazione che c&#8217;\u00e8 una nuova generazione che \u00e8 pi\u00f9 solidale, attenta e consapevole rispetto al prossimo<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>Le ceneri e il fuoco hanno bruciato tutto in almeno cinque comunit\u00e0 e le alte temperature hanno reso difficile il lavoro dei vigili del fuoco, che perdevano le scarpe ma continuavano a lavorare. Ma anche in questo si \u00e8 vista la risposta delle aziende, che arrivavano con stivali nuovi in modo che le squadre di soccorso potessero continuare a lavorare per salvare le persone. <strong>Gli aiuti sono arrivati nei modi pi\u00f9 inaspettati:<\/strong> parrucchieri che si organizzavano per tagliare i capelli di coloro che erano rimasti nei rifugi; dentisti, medici, psicologi e avvocati che venivano e offrivano i loro servizi gratuitamente a chi aveva perso tutto.<\/p>\n<figure id=\"attachment_7430\" aria-describedby=\"caption-attachment-7430\" style=\"width: 1200px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-7430\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/image4.jpeg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"900\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-7430\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Alberto Cadorna<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Alberto Cardona \u00e8 un giornalista <\/strong>da pi\u00f9 di 15 anni e racconta come \u00e8 stata l&#8217;esperienza pi\u00f9 agrodolce della sua carriera. Per 16 giorni consecutivi \u00e8 rimasto nella zona del disastro: &#8220;Quando siamo arrivati, \u200b\u200bil \u200b\u200bprimo giorno, abbiamo trovato tutto distrutto. \u00c8 la situazione pi\u00f9 dura che mi sia toccato raccontare, e l&#8217;impressione pi\u00f9 forte \u00e8 stata che <strong>non appena siamo arrivati, i volontari ci hanno offerto da mangiare.<\/strong> La popolazione si \u00e8 lanciata ad aiutare senza aspettarsi nulla dal governo. Ristoranti che avevano offerte del tipo \u2018compra uno e portane via tre\u2019 per le vittime. Era impressionante&#8221;.<\/p>\n<figure id=\"attachment_7436\" aria-describedby=\"caption-attachment-7436\" style=\"width: 1200px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-7436\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/image5.jpeg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"900\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-7436\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Carlos Gonz\u00e1lez. Gli aiuti dei guatemaltechi migranti negli Stati Uniti<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Anche le comunit\u00e0 dei paesi vicini come Messico, El Salvador e Honduras hanno raccolto aiuti in grandi quantit\u00e0, che poi hanno fatto arrivare in Guatemala.<\/strong> Migranti guatemaltechi che vivono negli Stati Uniti hanno inviato denaro, cibo, vestiti e altri generi di prima necessit\u00e0. Alcuni si sono persino organizzati per cercare il modo di dare una nuova casa alle famiglie colpite. 35 sindaci del Guatemala hanno deciso di donare il loro stipendio per costruire nuove case.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Noi guatemaltechi uniti siamo pi\u00f9 forti di un vulcano&#8221;<\/strong> \u2013 questa frase \u00e8 stata la fonte d\u2019ispirazione per tanti che continuano a portare aiuti umanitari: \u00e8 l&#8217;acqua che spegne il fuoco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 passato un mese da quando \u00e8 iniziata la prima eruzione del Vulcano di Fuoco in Guatemala. Nonostante il tempo trascorso, ci sono situazioni che si vivono come il primo giorno. Una di queste \u00e8 l&#8217;incertezza. 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