{"id":70108,"date":"2018-10-09T08:45:34","date_gmt":"2018-10-09T06:45:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/riscoprire-lanima-meticcia-del-mondo-lesperienza-dellorchestra-multietnica-di-arezzo\/"},"modified":"2025-11-26T15:25:13","modified_gmt":"2025-11-26T14:25:13","slug":"riscoprire-lanima-meticcia-del-mondo-lesperienza-dellorchestra-multietnica-di-arezzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/riscoprire-lanima-meticcia-del-mondo-lesperienza-dellorchestra-multietnica-di-arezzo\/","title":{"rendered":"Riscoprire l\u2019&#8221;anima meticcia&#8221; del mondo: l\u2019esperienza dell\u2019Orchestra Multietnica di Arezzo"},"content":{"rendered":"<h5>di Emanuela Cavaleri.<\/h5>\n<p><em>Di fronte ai conflitti e alla diffidenza, cercare una convivenza fondata sul diritto di tutti all\u2019esistenza, alla creativit\u00e0 e alla vita: \u00e8 la missione dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.orchestramultietnica.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Orchestra Multietnica di Arezzo<\/strong><\/a>. Attiva da undici anni e formata da trentacinque musicisti di dodici paesi, Italia compresa, propone al pubblico un percorso di pace e di amore per le proprie radici attraverso la scoperta delle sonorit\u00e0 tipiche del Mediterraneo e di alcune regioni dell\u2019Asia. Abbiamo intervistato <strong>Luca Baldini<\/strong>, musicista, arrangiatore e presidente dell&#8217;Orchestra.<\/em><\/p>\n<h3>Come nasce l\u2019Orchestra Multietnica di Arezzo?<\/h3>\n<p>Tutto ha avuto inizio con un corso organizzato nel 2007 dai musicisti <strong>Jamal Oussini<\/strong>, marocchino, ed <strong>Enrico Fink<\/strong>, ebreo italiano (e attuale direttore), per approfondire le strutture di base che accomunano le musiche tradizionali delle diverse regioni del <strong>Mediterraneo<\/strong>. Da quella prima esperienza \u00e8 scaturito il progetto di dar vita ad un\u2019orchestra multietnica con <strong>un repertorio basato sulla contaminazione<\/strong>, per promuovere un messaggio di pace e di incontro fra i popoli. L\u2019orchestra \u00e8 formata da un nucleo stabile di musicisti di professione e da persone che nel loro paese suonavano, ma che qui lavorano in altri campi, e da noi ritrovano l\u2019entusiasmo e la voglia di vivere meglio attraverso la musica e la conoscenza degli altri.<\/p>\n<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7781\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/FOTO-OMA-BRUNORI-RINGRAZIAMENTI.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"643\" \/><\/h3>\n<h3>Come vi ha cambiati l\u2019orchestra? Cosa avete capito in questi anni come persone e come musicisti?<\/h3>\n<p>Ogni volta che lavoriamo a una canzone, ci rendiamo conto del fatto che <strong>le tradizioni culturali superano i confini dei singoli stati<\/strong>. Nel nostro primo disco c\u2019\u00e8 un brano dal titolo \u201cAnimameticcia\u201d, ispirato ad un pezzo di musica ebraica. Quando lo abbiamo provato per la prima volta, il nostro cantante libanese ci ha detto, \u201cQuesto pezzo viene usato anche da noi, fa cos\u00ec\u201d, e lo ha cantato in arabo. Lo stesso ha fatto, nella sua lingua, la nostra cantante bengalese. Un pezzo che crediamo derivi dalla nostra tradizione nazionale \u00e8 in realt\u00e0 patrimonio del mondo, perch\u00e9 \u00e8 stato tramandato da persone che, viaggiando, hanno scritto nel cuore degli altri la loro esperienza. <strong>Tutti i popoli hanno conosciuto e conoscono l\u2019immigrazione.<\/strong> Ciascuno di noi pu\u00f2 dare qualcosa all\u2019altro, e questo qualcosa pu\u00f2 addirittura diventare tradizione di un altro popolo. Suonare in orchestra, quindi, ha rafforzato in noi una convinzione che gi\u00e0 avevamo: che <strong>l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 una, che esiste solo una razza, la razza umana<\/strong>.<\/p>\n<p>La cosa incredibile, poi, \u00e8 che in orchestra non ci sono conflitti fra religioni, sebbene ne siano rappresentate almeno quattro o cinque diverse. Per noi \u00e8 un piccolo miracolo riuscire a trasmettere l\u2019idea che un brano ebraico appartiene anche alla tradizione araba. <strong>Chiaramente non cambiamo il mondo, ma cambiamo la nostra esperienza quotidiana.<\/strong><\/p>\n<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7783\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/OMA-intera-da-sopra.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"801\" \/><\/h3>\n<h3>E magari, alla fine della permanenza ad Arezzo, qualcuno che viene dal Bangladesh porta via con s\u00e9 un pezzo di Romania\u2026<\/h3>\n<p>S\u00ec, chi va via porta con s\u00e9 l\u2019esperienza fatta qui. Una ragazza bengalese, che \u00e8 stata con noi per cinque anni, oggi \u00e8 responsabile di una grande radio per la comunit\u00e0 bengalese di Londra, e spesso usa quel canale per parlare della sua esperienza con noi e <strong>trasmettere un messaggio di pace e dialogo<\/strong>. A volte, poi, il nostro lavoro aiuta anche gli altri stranieri che vivono in Italia a sentirsi riconosciuti. Un giorno un nostro musicista ha parlato dell\u2019orchestra ad un muratore albanese che gli stava ristrutturando casa, dicendogli che anche da noi c\u2019\u00e8 una sua connazionale, la cantante Eli Belaj. In giovent\u00f9, in Albania, Eli era un mito del pop, e infatti, con grande sorpresa del mio collega, il muratore ha aperto il portafogli e ha tirato fuori una foto di Eli a vent\u2019anni! Sono piccole cose, ma ti fanno capire che, con il tuo lavoro, puoi regalare un momento di entusiasmo a qualcuno semplicemente dando dignit\u00e0 a quello che \u00e8 stato il suo passato in un altro paese. Facendolo sentire visto, che \u00e8 gi\u00e0 una cosa importante.<\/p>\n<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7787\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/SOSBallaro_brunori_robertapaolucci-53.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"800\" \/><\/h3>\n<h3>Suonate musica scritta da voi?<\/h3>\n<p>Il nostro repertorio nasce grazie al contributo di ciascun musicista. Facciamo sempre proporre ai nostri colleghi dei pezzi tradizionali dei paesi da cui provengono, e poi li riarrangiamo per orchestra. Qualche volta uniamo melodie provenienti da pi\u00f9 paesi, oppure, quando suoniamo con un ospite, come di recente con Dario Brunori, prendiamo un suo pezzo e lo mischiamo con la nostra musica per poi farlo ritornare suo, con un sapore un po\u2019 diverso.<\/p>\n<h3>E il pubblico come reagisce al messaggio che proponete?<\/h3>\n<p>Sempre molto bene, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 molto entusiasmo, allegria e voglia di condividere quest\u2019esperienza con noi. Perch\u00e9 la cosa pi\u00f9 importante in ci\u00f2 che facciamo, per noi, non \u00e8 essere musicalmente perfetti (non essendo tutti professionisti, quello passa in secondo piano), ma \u00e8 l\u2019impatto che la nostra musica ha sul pubblico, <strong>l\u2019emozione suscitata dall\u2019unione tra le varie culture presenti sul palco<\/strong>.<\/p>\n<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7789\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/SOSBallaro_brunori_robertapaolucci-96.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"800\" \/><\/h3>\n<h3>Il vostro \u00e8 un messaggio che oggi, specialmente in Italia e in Europa, abbiamo bisogno di ascoltare. Cosa pensate di ci\u00f2 che si sta vivendo in questo periodo, della paura dilagante dell\u2019altro che caratterizza ormai anche il discorso politico?<\/h3>\n<p>Siamo molto preoccupati della retorica populista del governo. Dicono cose che potrebbe tranquillamente dire il calzolaio perch\u00e9 gli hanno rotto la vetrina o quello a cui hanno rubato l\u2019autoradio. Il progetto di chiudere le frontiere, oggi, non serve: \u00e8 solo un espediente per ottenere voti. La paura dobbiamo averla di noi stessi, di quei momenti in cui ci prende la rabbia e pensiamo \u201cse ne stavano a casa loro\u201d. Capita a tutti, ed \u00e8 quello il vero, grande pericolo. Quando ci rendiamo conto che dev\u2019essere quell\u2019atteggiamento a farci paura, allora capiamo che non c\u2019\u00e8 davvero da aver paura dell\u2019altro. Perch\u00e9 <strong>l\u2019altro, se lo fai sentire accolto, pu\u00f2 anzi aiutarti a portare avanti una societ\u00e0 giusta<\/strong>, una societ\u00e0 che, non dimentichiamolo, \u00e8 comunque destinata a diventare sempre pi\u00f9 multietnica. La paura genera diffidenza. L\u2019accoglienza, invece, genera fiducia.<\/p>\n<h3>\u00c8 ci\u00f2 che cercate di trasmettere anche ai ragazzi, nelle scuole\u2026<\/h3>\n<p>S\u00ec, con le nostre lezioni-concerto nelle scuole vogliamo sensibilizzare i ragazzi alla ricchezza delle culture, suscitare una nuova attenzione verso il compagno di classe con un colore della pelle diverso che per\u00f2 \u00e8 uguale agli altri. A volte ci \u00e8 capitato anche di far conoscere ai compagni il vero nome di uno studente bengalese che si faceva chiamare con un nome italiano: ecco, nel nostro piccolo cerchiamo di fare soprattutto questo, conoscerci e far conoscere i ragazzi tra loro. La musica, per sua natura, dovrebbe essere un canale privilegiato per questo scopo, ma ultimamente i giovani sono poco attenti perfino in quest\u2019ambito. Perci\u00f2, per prima cosa, cerchiamo di ascoltarli, di capire cosa piace a loro e perch\u00e9. E poi facciamo capire loro che, se riescono ad essere pi\u00f9 attenti, non solo alla musica, ma anche all\u2019altro, possono vivere meglio. Le persone, oggi, hanno meno sensibilit\u00e0 musicale perch\u00e9 non hanno voglia di pensare, vogliono solo sentirsi dire quello che gi\u00e0 sanno. <strong>Il ruolo del musicista, invece, \u00e8 quello di far conoscere qualcosa di nuovo, di far scoprire l\u2019ignoto.<\/strong> Ma, affinch\u00e9 ci\u00f2 sia possibile, <strong>bisogna che tutti impariamo nuovamente ad ascoltare<\/strong>, ad aprirci e a metterci in discussione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emanuela Cavaleri. Di fronte ai conflitti e alla diffidenza, cercare una convivenza fondata sul diritto di tutti all\u2019esistenza, alla creativit\u00e0 e alla vita: \u00e8 la missione dell\u2019Orchestra Multietnica di Arezzo. 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