{"id":70262,"date":"2019-06-24T13:30:16","date_gmt":"2019-06-24T11:30:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/kenya-laccoglienza-prima-del-pane\/"},"modified":"2025-11-26T15:26:39","modified_gmt":"2025-11-26T14:26:39","slug":"kenya-laccoglienza-prima-del-pane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/kenya-laccoglienza-prima-del-pane\/","title":{"rendered":"Kenya: l\u2019accoglienza prima del pane"},"content":{"rendered":"<h5>Di Stefania Tanesini.<\/h5>\n<p><em>In dialogo con Liliane Mugombozi, giornalista congolese, del focolare di Nairobi. Lavora presso il Jesuit Refugee Service della capitale keniota: \u201cI migranti africani? La maggior parte di loro non va in Europa ma si sposta nel continente africano\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u00abPer i media internazionali l\u2019Africa \u00e8 il continente dell\u2019esodo di massa ma questa non \u00e8 la realt\u00e0. I migranti si muovono soprattutto dentro il continente. Tra il 2015 e il 2017 in Africa si sono spostati quasi 19 milioni di persone\u00bb. <strong>Liliane Mugombozi<\/strong> parla con cognizione di causa di questo fenomeno poco raccontato ma che lei conosce a fondo non solo per la professione giornalistica che esercita da molti anni, ma soprattutto per esperienza diretta. Da due anni e mezzo lavora al <strong>JRS (Jesuit Refugee Service)<\/strong>, il Servizio per i rifugiati gestito dai Padri Gesuiti a Nairobi (Kenya).<\/p>\n<p>\u00abDal settembre 2017, pi\u00f9 di mezzo milione di rifugiati vive in Kenya. Vengono soprattutto dalla Regione dei Grandi Laghi, dal Corno d\u2019Africa e dall\u2019Africa Centrale, ma anche dal Myanmar, dall\u2019Afghanistan, ecc. La maggior parte vive nei campi profughi di Dadaab e Kakuma; circa 64.000 rifugiati risiedono a Nairobi\u00bb. Racconta che, nel dicembre scorso, hanno organizzato <strong>un workshop per 48 ragazzi rifugiati<\/strong>, provenienti da tanti paesi africani: dal Sud Sudan alla Somalia.\u00a0 Lo scopo era guardare insieme alla loro situazione di rifugiati e offrire strumenti per affrontare le sfide di tutti i giorni: dai diritti umani alle difficolt\u00e0 culturali. &#8220;Quando vi guardo \u2013 ha detto loro \u2013 non vedo dei rifugiati, vedo il futuro di questo continente, vedo il futuro del mondo. Tutti voi avete sperimentato la sofferenza, chi meglio di voi potr\u00e0 costruire delle istituzioni forti e giuste?\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10319\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2019-06-17-at-10.30.52.jpeg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"1200\" \/><\/p>\n<p>\u00abDal primo momento in cui sono arrivata al JRS di Nairobi, dove mi occupo degli studenti delle scuole secondarie e degli universitari che possono studiare grazie a borse di studio, avevo intuito che il mio servizio richiedeva una grande flessibilit\u00e0 e di andare oltre le mansioni tecniche. Mi sono sentita chiamata a <strong>condividere il dolore che c\u2019\u00e8 dietro ogni storia<\/strong>, per incontrare davvero la persona. Ho capito che la chiave era costruire rapporti veri, di reciprocit\u00e0 con tutti\u00bb. A contatto con tanta speranza e altrettanto dolore Liliane ha capito che occorreva fare attenzione a non cedere alla tentazione di confondere la persona con il suo bisogno: \u00abUna tentazione pericolosa che mi avrebbe chiuso il cuore ad un incontro vero con i ragazzi, le loro famiglie, gli insegnanti, con chiunque\u00bb.<\/p>\n<p>Anche la comunit\u00e0 dei Focolari in Kenya, soprattutto a Nairobi, ha collaborato con i Padri Gesuiti. Ha organizzato raccolte di vestiario, viveri e generi di prima necessit\u00e0, libri, giocattoli e indumenti presso amici, famigliari e nelle parrocchie. \u00abAbbiamo capito che prima di tutto dovevamo<strong> superare i pregiudizi<\/strong>, conoscere le storie dei rifugiati per creare una cultura dell\u2019incontro, dell\u2019accoglienza. Siamo coscienti che ci sono problemi che non possiamo risolvere, ma <strong>possiamo farci fratelli e sorelle di tutti loro<\/strong>. Certo, siamo ancora alle prime armi, ma crediamo che con Ges\u00f9 fra noi, troveremo la risposta a questo grido di Ges\u00f9 sulla croce oggi, in questa nostra terra\u00bb.<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.focolare.org\/download\/marzo-aprile-2019\/?wpdmdl=186981&amp;ind=1555044006850\">Focolare.org.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Stefania Tanesini. In dialogo con Liliane Mugombozi, giornalista congolese, del focolare di Nairobi. Lavora presso il Jesuit Refugee Service della capitale keniota: \u201cI migranti africani? 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