{"id":70337,"date":"2019-09-10T11:45:46","date_gmt":"2019-09-10T09:45:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/lanello-della-pace\/"},"modified":"2019-09-10T11:45:46","modified_gmt":"2019-09-10T09:45:46","slug":"lanello-della-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/lanello-della-pace\/","title":{"rendered":"L&#8217;anello della Pace"},"content":{"rendered":"<h5>Di Roberto Catalano.<\/h5>\n<p><em>Lindao accoglie 900 leaders religiosi<\/em><\/p>\n<p>L\u2019Anello della Pace \u2013 <strong>Ring for Peace<\/strong> \u2013 ha accompagnato per quattro giorni i <strong>900 leaders<\/strong> e rappresentanti delle maggior religioni del pianeta, riuniti sull\u2019isola di Lindau, gioiello nel cuore del ramo tedesco del lago di Costanza. Questo piccolo capolavoro artistico alto sette metri e mezzo \u00e8 una scultura concepita da Gisbert Baarman, un artista tedesco che lo ha realizzato con 36 tipi di legno provenienti da diverse parti del mondo. \u00c8 stato posto al limite del Luitpold Park, la punta estrema della Ilsen, l&#8217;isola-centro storico della cittadina tedesca, che ha ospitato nei giorni scorsi la <strong>X Assemblea Mondiale di Religioni per la Pace<\/strong>, gi\u00e0 nota come Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace. Si tratta, con tutta probabilit\u00e0, della prima grande organizzazione mondiale nata nel 1970 per incoraggiare e costruire il dialogo interreligioso. Il Parlamento Mondiale delle Religioni, svoltosi alla fine del XIX secolo a Chicago, era senza dubbio stato un segno profetico di quanto sarebbe avvenuto nel secolo successivo, ma si era poi fermato per cento anni, fino alla sua ripresa nel 1992. Religions for Peace, nata a Kyoto come <strong>World Conference of Religions for Peace (WCRP)<\/strong>, per desiderio e impegno di vari protagonisti della prima stagione pionieristica del dialogo interreligioso, raggiunge cos\u00ec il mezzo secolo di vita.<\/p>\n<p>L\u2019Anello della Pace di Lindau sembra voler essere il simbolo di questa stagione importante, quella della <strong>continuit\u00e0<\/strong>, che ha visto l\u2019esperienza dell\u2019incontro fra fedeli di altre religioni muovere i primi passi, a volte timidi e confusi, per arrivare, attraverso fasi alterne ed un viaggio spesso su terreni scoscesi e pericolosi, a quello che si \u00e8 visto a Lindau. Dalla fine degli anni Sessanta, quando questo organismo fu pensato da vari rappresentanti di diverse fedi \u2013 fra questi un ruolo particolare lo ebbe il <strong>Rev. Nikkyo Niwano<\/strong>, fondatore del Movimento buddhista giapponese della <strong>Rissho Kosei-kai<\/strong> \u2013 il mondo \u00e8 profondamente cambiato. Le sfide, comunque, restano ancora le stesse e, forse, si sono ulteriormente complicate. La minaccia atomica &#8211; allora vera \u2018spada di Damocle\u2019 della Guerra Fredda \u2013 resta ancora tale, con i giochi pericolosi che hanno come teatro la penisola coreana ed il sub-continente indiano. La globalizzazione ha acuito il divario fra ricchi e poveri. Ma la grande novit\u00e0 \u00e8 che negli ultimi decenni <strong>le religioni sono tornate protagoniste della scena pubblica<\/strong> portando alla ribalta il grande quesito: potenziale causa o soluzione delle tensioni e dei conflitti?<\/p>\n<p>In questi decenni, sullo scenario mondiale si sono alternati momenti di speranza \u2013 basta ricordare il grande avvenimento di Assisi 1986 \u2013 ad altri di terrore con un progressivo processo di radicalizzazione del fatto religioso. L&#8217;11 settembre \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg che, sebbene presenti il problema nel cuore dell\u2019Islam, progressivamente demonizzato ed identificato con il radicalismo religioso, ha interessato tutti i fenomeni e le tradizioni religiose. Siamo stati testimoni, in questi ultime due decadi, soprattutto in Europa, di quanto stiamo vivendo in un mondo che molti di noi non avevano previsto. In occidente, grandi sociologi negli Anni Settanta \u2013 quando Religions for Peace nasceva \u2013 avevano previsto la scomparsa del fatto religioso e dell\u2019interesse dell\u2019uomo e della donna post-moderni per esso. Oggi, invece, ci rendiamo conto che <strong>le migrazioni ci portano chi crede diversamente alla porta accanto alla nostra e questo ci inquieta e ci interroga sulla nostra identit\u00e0<\/strong>. Intanto, negli altri angoli del mondo, la religione o le religioni hanno continuato ad essere profondamente legate al tessuto sociale ed esistenziale delle rispettive culture e civilt\u00e0. La globalizzazione \u00e8 riuscita a far spostare e migrare anche le fedi e buddhismo e induismo sono approdate in Europa, insieme all\u2019Islam, anche se in modo discreto rispetto ad esso, ma forse ancora pi\u00f9 penetrante.<\/p>\n<p>Intanto, a parte i conflitti che sembrano non finire mai come una vera Idra di Lerna, alla quale tagliata una testa ne crescevano altre, si sono presentate altre <strong>sfide<\/strong>. Prima su tutte quella ambientale che, proprio in questi giorni, con i grandi roghi dell\u2019Amazzonia interroga il futuro del mondo. I 900 delegati al grande convegno di Lindau si sono dovuti confrontare con queste sfide, alternando momenti di riflessione all\u2019ascolto di un vissuto fatto di buone pratiche, che dimostrano come le religioni e le rispettive comunit\u00e0 a cui danno vita, possono offrire proposte di soluzione concreta e sostenibile alle sfide del pianeta. Il titolo della kermesse era sintomatico: <strong>Caring for our Common Future: Advancing Shared Well-Being<\/strong>. Prendersi cura del futuro, infatti, significa proprio camminare insieme e preparare un benessere condiviso, che oggi pare ancora molto lontano. Il dibattito, forse a differenza del passato, si \u00e8 presentato molto concreto con proposte ben definite e calibrate al termine delle varie plenarie. Si \u00e8 approvato un <strong>Protocollo per la Riconciliazione<\/strong>, preparato e sperimento negli anni scorsi da diverse comunit\u00e0, coscienti che, senza il perdono, non si pu\u00f2 sperare in un futuro sereno e di pace. Ma ci sono state anche proposte concrete di richiesta agli stati di un taglio simbolico ai rispettivi fondi per gli armamenti per arrivare ad una sensibilizzazione universale alla pace. Si \u00e8 toccato, ovviamente, anche il nodo della <strong>prevenzione e la soluzione dei conflitti<\/strong> \u2013 con esperienze concrete in Asia e Africa -, ma anche la situazione ed<strong> il ruolo della donna<\/strong>, vera protagonista del dialogo in un mondo \u2013 quello religioso \u2013 ancora troppo dominato dalla presenza maschile. A questo proposito un atto profondamente significativo \u00e8 stata, per la prima volta in mezzo secolo, <strong>la nomina di una donna come Segretaria Generale dell\u2019organizzazione<\/strong>. <strong>Azza Karram<\/strong>, olandese di origini egiziane, da anni attiva presso le Nazioni Unite, oltre ad essere donna \u00e8 anche musulmana. Una donna musulmana al vertice di una organizzazione per la promozione del dialogo fra gli uomini e le donne di fede \u00e8 senza dubbio un passo significativo. Riconoscere la centralit\u00e0 della donna in un organismo internazionale di dialogo interreligioso, significa valorizzarne il ruolo cruciale che non \u00e8 quello rituale o di leadership religiosa e amministrativa, ma di fautrice di dialogo grazie ad un carisma che Giovanni Paolo II definiva \u2018genio femminile\u2019.<\/p>\n<p>Ovviamente, le sfide rimangono e, col passare del tempo, diventano probabilmente pi\u00f9 complesse, ma la X Assemblea Mondiale di Religions for Peace ha confermato un aspetto essenziale per chi crede e vive nel dialogo: <strong>la necessit\u00e0 della continuit\u00e0 e della fedelt\u00e0<\/strong>. Elemento fondamentale, emerso in questi giorni, \u00e8 la profonda <strong>rete di rapporti<\/strong> costruiti in questi decenni che hanno permesso spesso di risolvere problemi locali ed internazionali grazie alla fiducia costruita fra molti protagonisti di questa esperienza. Altro elemento da non trascurare. Alcuni dei delegati sono cresciuti alla scuola dei padri fondatori e portano, quindi, <strong>il DNA del dialogo<\/strong>. \u00c8 questo quello che ha sottolineato <strong>Kosho Niwano<\/strong>, co-moderatrice di Religione per la Pace, che nella sessione di apertura ha voluto ricordare il nonno, Nikkyo Niwano, e l\u2019importanza di essere cresciuta con lui per la sua formazione come donna di dialogo. Si \u00e8, quindi, definita nipote non solo di Niwano ma anche di Religions for Peace. Il susseguirsi delle generazioni \u00e8 fondamentale per la storia dell\u2019uomo come insegna il libro del Quolet. Lo abbiamo toccato con mano tutti insieme a Lindau.<\/p>\n<p>Tuttavia, come accennato l\u2019Assemblea Generale di Lindau non si \u00e8 limitata ad incontri e discorsi. Con il tema generale\u00a0\u201c<strong>Prendersi cura del nostro futuro comune<\/strong>\u201d, si \u00e8 discusso soprattutto di quattro punti, che hanno visto l\u2019approvazione di altrettante risoluzioni:\u00a0come &#8220;prevenire la strumentalizzazione della religione\u00a0che giustifica la violenza\u201d, collaborare con i governi per l\u2019abolizione delle armi nucleari, sviluppare una condivisa\u00a0\u201cAlleanza di Virt\u00f9\u201d\u00a0tra religioni e supportare l\u2019iniziativa &#8220;<a href=\"https:\/\/www.interfaithrainforest.org\/\"><strong>Interfaith Rainforest<\/strong><\/a>\u201d contro\u00a0la deforestazione e il cambiamento climatico. Passi importanti su cui lavorare nei prossimi anni insieme ad altri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Roberto Catalano. 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