{"id":70341,"date":"2019-09-28T08:10:14","date_gmt":"2019-09-28T06:10:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/rohingya-kachin-karen-e-non-solo\/"},"modified":"2019-09-28T08:10:14","modified_gmt":"2019-09-28T06:10:14","slug":"rohingya-kachin-karen-e-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/rohingya-kachin-karen-e-non-solo\/","title":{"rendered":"Rohingya, Kachin, Karen e non solo"},"content":{"rendered":"<h5>di George Ritinsky.<\/h5>\n<p><em>In occasione della 105a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra domenica 29 settembre 2019, abbiamo pensato di guardare al fenomeno delle migrazioni globalmente. Il primo approfondimento proviene dall&#8217;Asia.<\/em><\/p>\n<p>Il Sud Est Asiatico (Asean) e la Cina fanno casa a circa 600 etnie diverse: ad ognuna di queste \u00e8 stato negato il diritto ad una patria e ad un proprio territorio autonomo, e questo \u00e8 spesso causa di conflitti. Affronteremo solo tre gruppi tra i 600 della regione.<\/p>\n<p>\u00c8 stato definito: <strong>&#8220;Il pi\u00f9 grande campo per rifugiati al mondo&#8221;<\/strong>, in riferimento al campo di <strong>Kutupalong<\/strong>, in Bangladesh, nel distretto di Cox\u2019s Bazar, che ospita, secondo le ultime stime, circa <strong>600.000 profughi di etnia Rohingya<\/strong> provenienti dal Myanmar: il resto viene ospitato a <strong>Nayapara<\/strong>, l\u2019altro campo per rifugiati, sempre a Cox\u2019s Bazar. In tutto 1 milione di persone circa. Considerando i circa 200.000 arrivati prima del 2017 ed i circa 742.000[i] \u00a0che si sono aggiunti dal 25 Agosto 2017, si arriva presto ad un numero davvero grande di gente racchiusa, ormai, in un\u2019unica zona, senza i servizi basilari come acqua, istruzione, gabinetti, strade o fornelli per cucinare.<\/p>\n<p>I <strong>Rohingya<\/strong>, per il 40% sotto i 12 anni, in maggioranza donne e bambini (ed anziani), sono arrivati con niente: i pochi stracci che stavano indossando. Si parla di una vera e propria pulizia etnica, come documentato anche da alcune ONG, dalle immagini satellitari e dai testimoni oculari; le Nazioni Unite, dal 2018 (dopo le inchieste eseguite ascoltando i profughi a Kutupalong) parlano di genocidio. La comunit\u00e0 internazionale da mesi fa pressione sul governo civile del Myanmar. I Rohingya chiedono, come condizione per varcare di nuovo il confine verso il Myanmar che, prima di tutto, i responsabili dei massacri siano portati davanti ad un tribunale internazionale e, soprattutto, che venga anche riconosciuto il diritto di cittadinanza a tutti i Rohingya che sono fuggiti in Bangladesh. In Myanmar i Rohingya sono considerati &#8220;etnia straniera Rohingya&#8221; (e non riconosciuta tra le 135 ufficiali). I Rohingya (musulmani)\u00a0 sono considerati sia dal governo che dalla popolazione (prevalentemente buddhista), \u2018bengalesi\u2019, cio\u00e8 infiltrati dal Bangladesh ed estranei alla storia, alla religione e alla cultura del paese. La comunit\u00e0 internazionale chiede a gran voce che i rifugiati possano ritornare alle loro terre nello stato del Rakhine (ad ovest del Myanmar), senza paura di essere uccisi dalle truppe del Tatmadaw e dai gruppi paramilitari. Alcuni soldati del Tatmadaw &#8220;sembra&#8221; che saranno processati per il genocidio dell\u2019Agosto del 2017: ma appare ancora troppo poco. A complicare la situazione, ci sono anche i militanti del A.A. (Arakan Army), una fazione di guerriglia (buddhista) che combatte il Tatmadaw per l\u2019indipendenza dello stato del Rakhine e che aumenta l\u2019instabilit\u00e0 della regione in questione, rendendo il rimpatrio dei Rohingya ancora pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p>La situazione dei Rohingya, \u00e8 sicuramente una tra le p\u00ecu drammatiche del pianeta, ma non \u00e8 l\u2019unica che meriterebbe una cos\u00ec grande attenzione da parte della comunit\u00e0 e della stampa internazionale. Siamo di fronte ad un\u2019azione mediatica ben guidata e, si pensa tra gli analisti, non del tutto spontanea, ma finanziata, dalle lobby internazionali sunnite anche per scopi elettorali, come nel caso della Turchia, utilizzando anche notizie e foto risultate poi false[ii]. Tutto questo per dare maggior visibilit\u00e0 possibile alla questione che \u00e8 stato e rimane un dramma.<\/p>\n<p>Il governo del <strong>Myanmar<\/strong>, di Naypyidaw, rappresentato dalla premio Nobel per la pace Daw Aun San Suu Kyi, ha &#8220;questioni&#8221; non risolte anche con altre agguerrite etnie presenti sul territorio, tra cui i <strong>Kachin<\/strong>[iii], al nord del paese, al confine con la Cina. I Kachin sono un popolo di circa 1,5 milioni di persone, di cui 100,000 circa sono rifugiati e rinchiusi in 140 campi profughi, dove il governo impone uno stretto controllo sulle libert\u00e0 basilari della gente. La tensione in tutto lo stato Kachin causata dal controllo delle forze militari per tutta la popolazione \u00e8 sempre molto tesa. L\u2019opinione pubblica internazione sembra aver dimenticato questo ennesiamo conflitto e non presta attenzione a questo dramma non meno grave di quello dei Rohingya. Otto anni fa, i colloqui tra KIA (Kachin Indipendent Army) ed il Tatmadaw (militari del Myanmar) sono falliti ed i combattimenti sono ripresi, con grave disagio per la popolazione, che per 2\/3 si professa cristiana.<\/p>\n<p>La terza etnia in question \u00e8 quella <strong>Karen<\/strong>, p\u00ecu di 7 milioni di persone che risiedono principalmente nello stato Kayin (6 milioni), a est del Myanmar e per la precisione al confine con la Thailandia (dove lavorano almeno 1 milione). Il resto dei karen vive in Australia, USA e nel nord Europa. Un conflitto quello tra il Tatmadaw ed i gruppi armati Karen che va avanti da quasi 70 anni, caratterizzato, anche in questo caso, da una vera pulizia etnica, preparata e perpetuata nel corso di decenni. Le Nazioni Unite, soprattutto dopo la rivoluzione dell\u20198 Agosto del 1988 conosciuta poi internazionalmente come 8888 Uprising, ha effettuato ampie inchieste e documentazioni sui crimini di guerra contro questa etnia. Anche per i Karen, come per i Kachin (ed altre etnie), sembra che il loro dramma non trovi molto spazio nella stampa internazionale. Molti di loro sono scappati, durante questi 70 anni di guerra, verso la Thailandia, e risiedono in 9 campi al confine tra il Myanmar e la Thailandia, che raccolgono, secondo le ultime stime, circa 100.000 profughi: il numero esatto \u00e8 impossibile da stabilire.<\/p>\n<p>Un piccolo gruppo di loro, di karen fuggiti dal conflitto nel Myanmar, ha uno stretto rapporto di amicizia e di aiuto, che ormai va avanti da 8 anni anni circa, con amici di varie nazionalit\u00e0. I karen in questione risiedono nelle campagne della cittadina di Mae Sot[iv] , a ridosso del confine, e le loro condizioni sono spesso molto precarie, troppo spesso al di sotto dei limiti della povert\u00e0. Giovani e meno giovani amici thailandesi, italiani e svizzeri si occupano di loro anche se lontani fisicamente, con l\u2019ausilio di alcuni karen sul posto: sono numerosi i bambini che avevano bisogno di una istruzione. Ne \u00e8 nata nel corso degli anni una piccola scuola che d\u00e0 istruzione elementare ad una 40ina di bambini[v]. E\u2019 chiamata Goccia dopo Goccia, portando il nome del progetto internazionale che aiuta loro, come anche le loro famiglie, un altro gruppo di giovani del campo ufficiale di Mae La (a circa 1 ora di macchina da Mae Sot) ed altri gruppi eterogenei di karen sparsi nelle campagne. In tutto circa 200 persone sono \u2018toccate\u2019 da questo progetto, nato anni f\u00e0 dai bambini di una scuola materna Giovanni Paolo II di Latina[vi], e dall\u2019Istituto Comprensorio G. Giuliano, di Latina[vii] con l\u2019ausilio, naturalmente, delle loro maestre. Ad oggi, anche altri privati, aziende e gruppi di persone partecipano al progetto. L\u2019associazione nata poi in Svizzera, <a href=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/workshop\/tante-voci-per-mae-sot-quando-i-bambini-costruiscono-ponti-di-fraternita\/\">Goccia dopo Goccia<\/a>, aiuta inoltre, bambini karen (e non solo karen) all\u2019interno del Myanmar, nella zona di Ei Inn, poi a Yangon. Esiste anche un piccolo progetto di aiuto alimentare per i bambini di religione hindu in Pakistan; uno al nord della Thailandia, a Chiangrai, con borse di studio, ed una ventina di ragazzi e ragazze. Infine, si occupa anche, con un progetto soprannominato &#8220;i soli&#8221;, di persone diversamente abiliti, anziani, poveri, abbandonati, dei cosiddetti &#8220;scartati&#8221; dalla societ\u00e0 dei consumi, in Vietnam, nella citt\u00e0 di Ho Chi Minh, e nella sua periferia.<\/p>\n<p>Il contributo delle varie associazioni e ONG per i profughi Rohingya, Kachin, Karen e quant\u2019altri in questa regione (e nel mondo), \u00e8 essenziale per la vita di queste persone. Se venisse a mancare, un numero incalcolabile di vite umane si troverebbero in grave pericolo.<\/p>\n<p>[i] <a href=\"https:\/\/www.unhcr.org\/rohingya-emergency.html?query=rohingya\">https:\/\/www.unhcr.org\/rohingya-emergency.html?query=rohingya<\/a><br \/>\n[ii] <a href=\"https:\/\/observers.france24.com\/en\/20170913-fake-images-complicate-work-ngos-trying-help-persecuted-rohingya\">https:\/\/observers.france24.com\/en\/20170913-fake-images-complicate-work-ngos-trying-help-persecuted-rohingya<\/a><br \/>\n[iii] <a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2019\/06\/myanmars-mountain-war-prayers-peace-kachin-state-190614122137303.html\">https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2019\/06\/myanmars-mountain-war-prayers-peace-kachin-state-190614122137303.html<\/a><br \/>\n[iv] <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=T0QfgxmBwDs\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=T0QfgxmBwDs<\/a><br \/>\n[v] <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=q7b9ywLvH9E\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=q7b9ywLvH9E<\/a><br \/>\n[vi] <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UHRBMN6VaPs\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UHRBMN6VaPs<\/a><br \/>\n[vii] <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=dFMQNH1jKKc\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=dFMQNH1jKKc<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di George Ritinsky. 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