{"id":70351,"date":"2019-10-25T15:09:05","date_gmt":"2019-10-25T13:09:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/la-ricerca-scientifica-come-arma-contro-le-ingiustizie\/"},"modified":"2019-10-25T15:09:05","modified_gmt":"2019-10-25T13:09:05","slug":"la-ricerca-scientifica-come-arma-contro-le-ingiustizie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/la-ricerca-scientifica-come-arma-contro-le-ingiustizie\/","title":{"rendered":"La ricerca scientifica come arma contro le ingiustizie"},"content":{"rendered":"<p><em>Stefania Papa \u00e8 docente di Ecologia presso l\u2019Universit\u00e0 della Campania \u201cLuigi Vanvitelli\u201d. Da oltre dieci anni, il suo lavoro di ricerca interessa le contaminazioni ambientali, in particolare quelle legate ai prodotti ortofrutticoli. Quando \u00e8 scoppiato lo scandalo della crisi dei rifiuti, ha sentito di dover fare qualcosa di pi\u00f9.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>\u00abIn un\u2019area geografica della <strong>regione Campania<\/strong> (Italia), particolarmente degradata dal punto di vista ambientale, si \u00e8 raggiunto un livello d\u2019inquinamento ambientale eterogeneo tale da definirla \u201cIl Triangolo della morte\u201d o \u201cTerra dei fuochi\u201d\u00bb mi racconta <strong>Stefania Papa<\/strong>, docente di ecologia presso l\u2019<a href=\"https:\/\/www.unicampania.it\/\">Universit\u00e0 della Campania, \u201cLuigi Vanvitelli\u201d<\/a>.<\/p>\n<p>\u00abIo abito a Caserta, una zona molto vicina alla Terra dei Fuochi. Da oltre dieci anni studio le contaminazioni da metalli pesanti nei diversi comparti ambientali (acqua, aria, suolo) e la loro eventuale ricaduta nei prodotti ortofrutticoli, per questo, quando c\u2019\u00e8 stata la crisi dei rifiuti, sono stata coinvolta. Il Corpo Forestale dello Stato, mi ha chiesto di preparare una relazione che contenesse tutti i dati da me prodotti in modo da utilizzarli come base da cui partire per le indagini successive e creare cos\u00ec una mappatura iniziale. Alcuni pentiti (della camorra) avevano dato informazioni sui <strong>punti di sversamento<\/strong>, e poi, c\u2019erano le denunce delle famiglie che avevano familiari che si erano ammalati di tumore\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Stefania mi spiega che la definizione di \u201c<strong>Triangolo della morte<\/strong>\u201d risale all\u2019agosto del 2004, e fu data da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale The Lancet Oncology (Elsevier) di Kathryn Senior e Alfredo Mazza (CNR) intitolato: <a href=\"https:\/\/www.epicentro.iss.it\/focus\/discariche\/Rifiuti.pdf\">Il &#8220;Triangolo della morte&#8221; italiano collegato alla crisi dei rifiuti<\/a>. Oggi, in quel \u201ctriangolo\u201d, un&#8217;area compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, abitano circa 550.000 persone e l&#8217;indice di mortalit\u00e0 per tumore al fegato sfiora il 38.4% per gli uomini e il 20.8% per le donne, dove la media nazionale \u00e8 del 14%. L&#8217;incremento della mortalit\u00e0 \u00e8 attribuito proprio all&#8217;inquinamento. La <strong>Terra dei Fuochi<\/strong>, invece, \u00e8 una vasta area della provincia di Napoli compresa tra i comuni di Qualiano, Villaricca e Giugliano caratterizzata dallo sversamento illegale di rifiuti, anche tossici, dovuto alla camorra. In molti casi, i cumuli di rifiuti, illegalmente riversati nelle campagne, o ai margini delle strade, vengono incendiati dando luogo a roghi, i cui fumi diffondono sostanze tossiche nell&#8217;atmosfera e nelle terre circostanti, in particolare diossine. L&#8217;inquinamento da diossine dei terreni \u00e8 veramente rischioso perch\u00e9 introduce sostanze tossiche nella catena alimentare degli animali da allevamento, e pu\u00f2 raggiungere anche l&#8217;uomo.<\/p>\n<p>\u00abQuesto scenario ha creato le basi perch\u00e9 insieme ad altri colleghi a livello nazionale ci confrontassimo per capire quale potesse essere il nostro contributo come scienziati e mettere insieme le nostre competenze in modo da provare a rispondere a questo \u201c<strong>grido della terra<\/strong>\u201d\u00bb racconta Stefania. Cos\u00ec, la sua storia si incrocia con quella di altre due colleghe, una genetista dell&#8217;Universit\u00e0 di Genova, che da anni si reca periodicamente a Gaza, dove \u00e8 di supporto alle equipe mediche, soprattutto pediatriche, ed un\u2019altra dell\u2019Universit\u00e0 di Salerno, che studia le modificazioni biochimiche legate alle contaminazioni ambientali. \u00abSpesso a Gaza, le donne scoprivano di portare in grembo bambini affetti da malformazioni solo mentre stavano partorendo. Lei come genetista si \u00e8 offerta di dare aiuto e, con i suoi studi ha potuto trovare una correlazione diretta tra l\u2019incidenza delle malformazioni e l\u2019inquinamento da metalli legati alle armi da guerra presenti massicciamente sul territorio\u00bb.<\/p>\n<p>Tramite un collega, Stefania si mette in contatto con entrambe: \u00abEd \u00e8 venuta fuori la possibilit\u00e0 di fare lo stesso studio in Campania, per la mia terra. Cio\u00e8: <strong>capire se c\u2019\u00e8 un legame tra le contaminazioni da metalli pesanti e l\u2019alta percentuale di malformazioni<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Stefania, in particolare, studia le concentrazioni di metalli in biomarkers specifici: i capelli, utilizzati a questo scopo solo da una decina di anni.<\/p>\n<p>\u00abPer il momento \u00e8 presto per definire un collegamento diretto perch\u00e9, a differenza di Gaza, dove la correlazione tra guerra e malformazioni era diretta, qui, in questo territorio, gli input presenti non sono legati ad una sola categoria di inquinanti, gli hotspot sono diversi, per cui \u00e8 difficile ascrivere l\u2019effetto ad una sola causa. Servirebbe raccogliere un\u2019enorme quantit\u00e0 di dati. Aumentando i casi studio, i dati dal punto di vista statistico diventerebbero pi\u00f9 attendibili e si potrebbe probabilmente delineare una strada\u00bb.<\/p>\n<p>Intanto, i risultati sono stati oggetto di convegni nazionali ed internazionali, di pubblicazioni scientifiche.<\/p>\n<p>\u00abLa prima tranche di ricerca l\u2019abbiamo svolta in collaborazione con l\u2019ospedale di Avellino\u2026 E poi, grazie alla <a href=\"http:\/\/www.fondazionediana.it\/\">Fondazione Diana<\/a> abbiamo potuto comperare un frigo da laboratorio a -80 per conservare i campioni. Adesso, molti acquisti di materiale per le analisi li stiamo facendo di tasca nostra. Abbiamo deciso di <strong>utilizzare i nostri stipendi<\/strong>. Questo ci svincola da ingerenze che potrebbero esserci dall\u2019esterno, ma rallenta moltissimo la ricerca. Per poter acquistare i reattivi chimici dobbiamo prima passare attraverso l\u2019universit\u00e0, con una donazione liberale\u00bb.<\/p>\n<p>Ora, il loro studio si \u00e8 esteso anche alla placenta e al cordone ombelicale.<\/p>\n<p>\u00abCome docente di ecologia dell\u2019Universit\u00e0 della Campania, sono sempre pi\u00f9 consapevole che <strong>siamo \u201crelazione\u201d<\/strong> e che la relazione \u00e8 la forma fondamentale della vita, ci\u00f2 che le permette di rinnovarsi, di rigenerarsi in un continuo rapporto con l\u2019altro, per questo mi sono sentita chiamata a rispondere personalmente. Sento forte che ogni ingiustizia, prima che una violazione della legge e una lesione dell\u2019etica, \u00e8 una negazione dell\u2019Essere e del suo fondamento relazionale\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefania Papa \u00e8 docente di Ecologia presso l\u2019Universit\u00e0 della Campania \u201cLuigi Vanvitelli\u201d. 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