{"id":70370,"date":"2020-01-04T13:56:52","date_gmt":"2020-01-04T12:56:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/padre-jacques-mourad-ostaggio-dellisis\/"},"modified":"2025-11-26T15:27:27","modified_gmt":"2025-11-26T14:27:27","slug":"padre-jacques-mourad-ostaggio-dellisis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/padre-jacques-mourad-ostaggio-dellisis\/","title":{"rendered":"Padre Jacques Mourad, ostaggio dell&#8217;ISIS"},"content":{"rendered":"<h5>Di Aurelio Mol\u00e8.<\/h5>\n<p><em>La storia di padre Jacques Mourad, testimone di pace, nel mezzo alla violenza.<\/em><\/p>\n<p>Dall&#8217;inizio della guerra in Siria, padre Jacques Mourad, 52 anni, monaco siro-cattolico, aveva scelto di rimanere in mezzo al suo popolo, nonostante il pericolo.<\/p>\n<p>Fu rapito ad Al Qaryatayn, in Siria, dove era pastore. Per quattro mesi e 20 giorni, \u00e8 stato tenuto prigioniero dall&#8217;ISIS, che successivamente lo ha imprigionato e torturato a Raqqa. Dopo aver visto personalmente i giovani convertirsi all&#8217;estremismo, ha acquisito una visione significativa del perch\u00e9 ci\u00f2 accada: le persone di basso status sociale sono diventate potenti &#8220;con alti salari, grandi case, macchine stravaganti&#8221;.<\/p>\n<p>La guerra in Siria continua a imperversare e sarebbe imprudente per lui tornare l\u00ec. Oggi, vive a Suleymanya, nella regione del Kurdistan in Iraq, dove pu\u00f2 stare vicino a coloro che soffrono.<\/p>\n<p><strong>Perche\u0301 ha deciso di vivere ancora in Medio Oriente?<\/strong><\/p>\n<p>Il mio popolo e\u0300 sparpagliato ai 4 angoli della Terra; a milioni sono deportati all\u2019interno dello stesso Paese o ammassati in campi di fortuna alle frontiere, senz\u2019acqua, senza cibo, senza igiene. Voglio vivere come loro, voglio vivere come un rifugiato, povero tra i poveri. Sono un pastore: devo vivere vicino al mio gregge martirizzato. Per questo sono in Kurdistan. Dopo essere stato rilasciato, sono rimasto in Siria altri 3 mesi, ma non potevo restare perche\u0301 non potevo tacere il male che tutti praticano contro il popolo siriano. Vivo in un monastero della comunita\u0300 di Mar Musa, siamo specializzati nel dialogo e tentiamo una riconciliazione tra curdi e cristiani.<\/p>\n<p><strong>Nel suo libro \u201cUn monaco in ostaggio\u201d, pubblicato dall&#8217;editrice Effata\u0300, scrive, riferendosi a un emiro che la interroga sulla sua fede: \u00abCom\u2019e\u0300 possibile che una persona cosi\u0300 fine e colta, che prega cinque volte al giorno e cerca di obbedire alla legge di Dio, possa appartenere ad un\u2019organizzazione terrorista, che pratica la schiavitu\u0300 e commette attentati ed esecuzioni sommarie?\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Durante la prigionia e\u0300 stato un punto di riflessione. E\u0300 una grande questione perche\u0301 non e\u0300 possibile che una persona che prega e si mette davanti Dio, possa praticare la violenza. Numerosi jihadisti mi hanno raccontato che usano gli stessi metodi utilizzati da Maometto quando l\u2019Islam era agli inizi per dominare il mondo. Ma e\u0300 davvero possibile commettere attentati e sgozzamenti e al tempo stesso vivere una relazione reale con Dio? Anche se l\u2019uomo e\u0300 cattivo, fino a che punto puo\u0300 usare il nome di Dio per realizzare il suo progetto? Non dobbiamo dimenticare che anche noi cristiani abbiamo avuto le crociate. Pian piano ho capito che ogni jihadista vive un conflitto interiore di grande intensita\u0300, tra il credere di vivere alla lettera gli insegnamenti di Maometto e l\u2019umanita\u0300 presente in ciascuno di noi con cui Dio plasma tutti gli uomini e li spinge a prendersi cura degli altri. Per sfuggire a questo dramma indicibile alcuni si buttano nella violenza fino alla morte, fino al martirio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-11855\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/2a.-Messe-dans-la-crypte.-Au-fond-la-tombe-de-Mar-Elian-720x0-c-default.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"479\" \/><\/p>\n<p><strong>Ci sono stati molti i momenti difficili durante il rapimento&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Ogni giorno, per 4 mesi e 20 giorni, e\u0300 stato difficile perche\u0301 ogni giorno e\u0300 come una vita intera. Dio ha creato l\u2019uomo a sua immagine. Vuol dire libero. La prigione non puo\u0300 mai essere una terapia per cambiare l\u2019attitudine degli uomini. Quello che mi fa tanto soffrire in Siria sono tutti questi prigionieri, rapiti, nascosti, non c\u2019e\u0300 nessuno che pensa a loro. Sono tutti vittime della guerra e non e\u0300 giusto che i governi occidentali non prendano una seria iniziativa per salvarli tutti. Per quanto mi riguarda, il momento piu\u0300 difficile e\u0300 stato quando mi hanno trasferito da Raqqa a Palmira e ho scoperto che non avevano rapito e imprigionato solo me, ma anche la meta\u0300 dei miei parrocchiani: uomini, donne, bambini, anziani. Sono venuto a sapere piu\u0300 tardi che tutti gli altri sono fuggiti da Qaryatayn prima dell\u2019arrivo dello Stato islamico.<br \/>\nPensavo che fossero tutti fuggiti perche\u0301 li avevo avvisati. Quando mi sarebbe accaduto qualcosa \u2013 avevo detto loro \u2013, sarebbe stato il segno di lasciare tutto e fuggire. Li pensavo in salvo. Passata la sorpresa, ci siamo gettati nelle braccia gli uni degli altri, felici di ritrovarci vivi! Pensavo di non rivederli piu\u0300 ed essi mi credevano morto da tempo. Ritrovare il loro Abouna, il loro padre, li ha riempiti di gioia. Rassicurati, consolati, non si sono sentiti piu\u0300 soli, esposti agli umori dei jihadisti che li tenevano prigionieri.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo il dolore che ho provato e\u0300 stato insopportabile come se un pugnale mi avesse trafitto il cuore. E\u0300 stato molto difficile abbracciare i bambini del catechismo, gli anziani handicappati. Avrei preferito essere morto piuttosto che vivere tutto questo. Vedere i miei parrocchiani, i miei cari bambini nelle mani di questi pazzi mi era insopportabile! Tutte queste persone io le ho viste nascere, le ho battezzate, le ho sposate&#8230;<\/p>\n<p><strong>L\u2019hanno rapita perche\u0301 era il capo di una comunita\u0300?<\/strong><\/p>\n<p>Il motivo e\u0300 stato perche\u0301 ero il parroco e,come dice il Vangelo, quando catturano il pastore, le pecore scappano. Inoltre avevo un ruolo importante nella mia citta\u0300 per l\u2019accoglienza dei profughi che mostrava la generosita\u0300 dei cristiani per trasmettere l\u2019amore di Cristo verso gli altri e tutto il bene che abbiamo compiuto durante gli anni della guerra. Altra ragione e\u0300 stato impedire il lavoro di mediazione tra le parti in conflitto per cercare di evitare ogni violenza. Tante mo- tivazioni per rapirmi e uccidermi anche se non sapevo bene cosa volessero fare di me.<\/p>\n<p><strong>Quanti cristiani sono rimasti a Qaryatayn?<\/strong><\/p>\n<p>La citta\u0300 dove ero parroco prima della guerra aveva 30 mila abitanti. Durante la guerra abbiamo accolto tanti profughi provenienti da tutta la Siria e siamo arrivati a piu\u0300 di 55 mila abitanti: nella mia parrocchia c\u2019erano circa mille persone. Alla fine della guerra erano 500 e adesso non c\u2019e\u0300 piu\u0300 nessuno. E ancora oggi la mia citta\u0300 non e\u0300 sicura.<\/p>\n<p><strong>Per quali motivi vi hanno liberato?<\/strong><\/p>\n<p>Il califfo Al Baghdadi ci ha liberato con la concessione di una <em>mana<\/em>, una grazia, perche\u0301 noi, cristiani di Qaryatayn, non abbiamo mai imbracciato le armi contro i musulmani. Rimasi sbigottito. Il motivo per cui ci fu risparmiata la vita e\u0300 perche\u0301 siamo rimasti fino in fondo fedeli al Vangelo rifiutando categoricamente la violenza. Io e i miei parrocchiani, prigionieri dello Stato islamico capace delle peggiori esecuzioni, siamo stati liberati per la nostra radicalita\u0300 di perdono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Io e i miei parrocchiani, prigionieri dello Stato islamico, siamo stati liberati per la nostra radicalita\u0300 nel perdono.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quando e\u0300 stato liberato e rientrato a Qaryatayn, ormai sotto il controllo del Daesh, e\u0300 riuscito a fuggire per veri atti di coraggio di giovani musulmani&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Con i musulmani ci sono sempre stati dei buoni rapporti e una vera fratellanza. E\u0300 il vero volto dell\u2019Islam. Abbiamo la stessa fede e obbediamo allo stesso Dio. Fin dal nostro ritorno a Qaryatayn, alcuni giovani musulmani ci hanno sistematicamente aiutato. In Siria ci sono cristiani che hanno salvato musulmani, e musulmani che hanno salvato cristiani. Nei territori governati dallo Stato islamico e\u0300 severamente proibito ai musulmani aiutare i cristiani, ma questi ragazzi non ne hanno tenuto conto e hanno rischiato la loro vita per noi. Ci hanno aiutato a far fuggire, all\u2019inizio, le ragazze e le donne cristiane facendole indossare un niqab nero. Il posto di blocco era sorvegliato solo da uomini che non avevano il diritto di vedere le donne in volto. Ci hanno trovato dei<br \/>\nniqab e, cosi\u0300 nascoste, diverse donne e diverse ragazze sono riuscite a scappare. Una lista di 20 malati, per intercessione dell\u2019Emiro, siamo riusciti a farli partire per Homs perche\u0301 bisognosi di cure. I posti di blocco sono solo sulle strade e noi, gente di Qaryatayn, conosciamo a memoria il deserto: da li\u0300 molti uomini sono fuggiti. Il quarantesimo giorno dopo il nostro ritorno, come dopo i 40 giorni biblici nel deserto, e\u0300 arrivato anche per me il momento di partire. Un giovane musulmano mi e\u0300 venuto a prendere in moto perche\u0301 c\u2019era un posto di blocco tenuto da stranieri che non mi conoscevano. Indossata una kefiah, sono arrivato dopo varie peripezie fino ad Homs. Finalmente libero, per un musulmano che ha rischiato la vita per me.<\/p>\n<blockquote><p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con i musulmani ci sono sempre stati dei buoni rapporti e una vera fratellanza. E\u0300 il vero volto dell\u2019Islam. Abbiamo la stessa fede e obbediamo allo stesso Dio.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dopo tutte queste esperienze, cosa vuol dire essere un cristiano?<\/strong><\/p>\n<p>Un cristiano ama tutti, senza giudicare, e ama per primo i suoi nemici, anche se ritengo che un cristiano non possa avere nemici. La guerra divide. E\u0300 importante non prendere parte per nessuno. Il cristiano deve solo essere testimone della giustizia per vivere con dignita\u0300 e rispetto. Se un cristiano si schiera contro qualcuno, lo tratta e ne parla male, non e\u0300 secondo il Vangelo perche\u0301 Cristo sulla croce non si e\u0300 schierato contro quelli che lo hanno condannato. Non ha giudicato, li ha perdonati. E allora amiamo senza sosta, amiamo anche coloro che si presentano come nemici. Con tutti i credenti e gli uomini di buona volonta\u0300, lanciamo insieme una rivoluzione mondiale contro la violenza e per la pace, con la nostra preghiera fiduciosa, la nostra carita\u0300 senza confini e la nostra gioiosa speranza. Sembra una visione ambiziosa e idealista? Forse. Ma io la rivendico. Gesu\u0300 e\u0300 venuto per salvare il mondo, questo non era idealista?<\/p>\n<p><strong>Cosa ha piu\u0300 a cuore?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019emigrazione dei cristiani dalla Siria e dal Medio Oriente passa sotto silenzio. Vuol dire tagliare le radici di tutta la Chiesa. E\u0300 una grande preoccupazione per il futu- ro e una responsabilita\u0300 personale di ogni cristiano.<\/p>\n<p><strong>Si hanno notizie su padre Paolo Dall\u2019Oglio?<\/strong><\/p>\n<p>Dobbiamo chiedere alla Farnesina, perche\u0301 loro ne hanno la responsa-bilita\u0300. Non si hanno notizie. Quando ero prigioniero a Raqqa, non ho potuto chiedere a nessuno. Padre Paolo e\u0300 il mio fondatore, e\u0300 mio fratello, fa parte della mia vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Aurelio Mol\u00e8. La storia di padre Jacques Mourad, testimone di pace, nel mezzo alla violenza. Dall&#8217;inizio della guerra in Siria, padre Jacques Mourad, 52 anni, monaco siro-cattolico, aveva scelto di rimanere in mezzo al suo popolo, nonostante il pericolo. Fu rapito ad Al Qaryatayn, in Siria, dove era pastore. 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