{"id":70417,"date":"2020-02-07T16:49:16","date_gmt":"2020-02-07T15:49:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/il-dialogo-e-una-scelta-di-vita-non-un-evento\/"},"modified":"2025-11-26T15:27:51","modified_gmt":"2025-11-26T14:27:51","slug":"il-dialogo-e-una-scelta-di-vita-non-un-evento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/il-dialogo-e-una-scelta-di-vita-non-un-evento\/","title":{"rendered":"&#8220;Il dialogo \u00e8 una scelta di vita, non un evento&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Silvina Chemen \u00e8 originaria di Buenos Aires, Argentina, \u00e8 una rabbina ed \u00e8 laureata in scienze della comunicazione. Da queste passioni nasce la sua dedizione al dialogo, con cui sceglie di tessere &#8220;micro-mondi&#8221; di unit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><strong>Silvina Chemen <\/strong>\u00e8 conosciuta, tra le altre cose, per essere una rabbina che invia messaggi di auguri di Buon Natale ai cattolici e prepara il pasto del Ramadan per i suoi amici musulmani. Ha studiato la lingua ebraica e la Bibbia e si \u00e8 laureata in Scienze della Comunicazione all&#8217;Universit\u00e0 di Buenos Aires. Nel 2018 \u00e8 stata dichiarata una<strong> Personalit\u00e0 di Spicco nel campo dei Diritti Umani <\/strong>dal parlamento della citt\u00e0 di Buenos Aires, Argentina.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-12650\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/35159280_1935848839792473_5063332680351875072_o-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/strong><\/p>\n<p>Silvina \u00e8 dialogo incarnato che ha la sua radice nell&#8217;amore per una delle sue tante passioni, che \u00e8 lo studio del testo biblico: da quindici anni commenta settimanalmente ogni singola parte del Pentateuco nella Comunit\u00e0 Bet-El, in un quartiere di Buenos Aires.<\/p>\n<p>Nella sua vita, l&#8217;attenzione al dialogo \u00e8 cominciata a casa sua: <em>&#8220;Mi sono inserita in incontri di dialogo per aiutare i miei figli a frequentare luoghi dove potessero incontrare persone di altre realt\u00e0\u201d<\/em>. All&#8217;epoca, una ex collega dell&#8217;Universit\u00e0 invit\u00f2 suo figlio tredicenne ad un cosiddetto \u201cSuper Congresso\u201d, nella citt\u00e0 di Roma, a cui partecipavano 12.000 ragazzi di tutto il mondo. <em>&#8220;Dopo quell\u2019esperienza, ho osservato in lui atteggiamenti che non avevo mai visto prima. Stava sviluppando un&#8217;umanit\u00e0 che nel nostro piccolo mondo non avrebbe visto, perch\u00e9 ci si muove tra pari. Quando un ragazzo del Burundi \u00e8 caduto nel fango e non aveva un&#8217;altra camicia, mio figlio gli ha dato una delle sue magliette, e ha lavato la sua camicia. Cos\u00ec, ho capito che se non avesse vissuto quell&#8217;esperienza, non si sarebbe mai reso conto di quanto una cosa del genere potesse far male. Io stavo studiando per diventare rabbina e ho cominciato a capire che se esisteva un motivo per cui stavo coltivando la mia tradizione ebraica, era proprio per fare questo. Da l\u00ec ha continuato a crescere, accompagnato da vicino dalla mia vocazione\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 difficile riassumere un colloquio con una persona che ha molto da dire, sia per l&#8217;esperienza vissuta, sia per le sue conoscenze intellettuali, sia per la sua apertura e trasparenza nel dire ci\u00f2 che pensa su un argomento tanto profondo quanto quotidiano:<strong> il dialogo.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-12654\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/49243586_2249646458412708_7099675347964133376_n-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"332\" \/><\/p>\n<p><strong>Silvina, quali sono per te le tematiche pi\u00f9 difficili su cui stabilire un dialogo?<\/strong><\/p>\n<p><em>Il tema dei conflitti internazionali, trasferiti ai conflitti interreligiosi, che in realt\u00e0 sono una maschera per non dire la realt\u00e0 di ci\u00f2 che mettono in gioco: l&#8217;economia delle grandi potenze, il gioco politico e le religioni sequestrate e in balia dei governi totalitari,\u00a0qualunque sia il segno. Questa \u00e8 una difficolt\u00e0 su larga scala.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella vita di tutti i giorni, i tempi sono a volte un problema, perch\u00e9 non tutte le tradizioni religiose hanno gli stessi tempi nell\u2019aprirsi all&#8217;altro. Quando ci si riferisce a una &#8220;tradizione religiosa&#8221;, si pensa che una sia la traduzione di un&#8217;altra: in questa operazione c&#8217;\u00e8 un&#8217;enorme confusione. Si compiono operazioni per omologare il proprio paradigma al paradigma dell&#8217;altro. Proprio per questo, nel mio micro-mondo cerco di lavorarci insieme alle persone che mi circondano.<\/em><\/p>\n<p><em>Se non ci diamo degli strumenti, continueremo a coltivare pregiudizi e stigmi sull&#8217;altro. Perch\u00e9 l&#8217;altro sconosciuto \u00e8 il prodotto di una narrazione che hai ereditato. Un altro problema \u00e8 la generalizzazione e come si arriva a compiere questa operazione cos\u00ec rapidamente. Ci manca il tempo per dedicarci a questo.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-12662\" style=\"font-size: 1rem;\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/57726660_2408661992511153_2546127711957417984_o-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"334\" \/><\/p>\n<p><strong>Di cosa abbiamo bisogno per dialogare di pi\u00f9 nel mondo?<\/strong><\/p>\n<p><em>La parola &#8220;dialogo&#8221; \u00e8 estremamente abusata. Io insisto molto sui temi dell&#8217;educazione. Nessun genocidio in nome di un certo dio, con la \u2018d\u2019 minuscola, lo sarebbe diventato se fosse stato educato da qualche altra parte. Per questo motivo sono una fervente sostenitrice del fatto che i programmi educativi debbano includere la questione della diversit\u00e0 delle credenze, perch\u00e9 \u00e8 il sistema pi\u00f9 sensibile e primario che abbiamo come esseri umani. Non si tratta di essere ingenui.<\/em><\/p>\n<p><em>La formazione degli insegnanti (in Argentina e in molti altri Paesi) non include questo tema e, nel frattempo, si continuano a sedimentare brodi di coltura di stigmatizzazione dell&#8217;altro. Quando lavori con un ragazzo, oltre alla matematica, stai costruendo il suo impianto psichico, il suo sistema emozionale. Le credenze funzionano come un grande catalizzatore, un grande linguaggio per questo fine. Quindi se io genero questa sensibilit\u00e0 per il credo dell&#8217;altro e per il mio,\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>probabilmente quella persona, che forse domani far\u00e0 politica, non strumentalizzer\u00e0 il discorso della religione trasformandolo in un motivo per fare la guerra.<\/em><\/p>\n<p><em>Io nel mio micro-mondo posso fare molte cose e con molti micro-mondi possiamo costituire un fronte di resistenza. Sono convinta che dobbiamo iniziare a lavorare sull&#8217;aspetto emozionale della credenza di ogni ragazzo.<\/em><\/p>\n<p><em>Un insegnante deve essere sensibile e deve saper insegnare a un alunno a dire &#8220;Ramadan Mubarak&#8221; o a augurare Buon Natale il 6 gennaio al compagno armeno. Potranno dire &#8220;Shana Tov\u00e1&#8221; alla compagna di classe ebrea e lei potr\u00e0 portare la sua mela con il miele senza paura di essere stigmatizzata perch\u00e9 \u00e8 un\u2019ebrea in un paese a maggioranza cattolico.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 cos\u00ec tanto su cui lavorare in quest\u2019area. A partire dai <\/em><em>Ministeri dell&#8217;istruzione, dalle segreterie per i diritti umani. Lo Stato deve farsene carico, perch\u00e9 ha il compito di formare i futuri politici.<\/em><\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-12674\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/64389287_2506939746016710_5135238919742291968_n-300x165.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"275\" \/><\/em><\/p>\n<p><strong>Cosa senti che tu, come donna, stai dando alla tua comunit\u00e0 partendo dalla tua vocazione?<\/strong><\/p>\n<p><em>Questa risposta la cambio con il passare del tempo e mentre la cultura si va consolidando. Questo non \u00e8 privo di connessione con i sistemi patriarcali ed etero-normativo machisti, in cui tutti noi siamo stati educati. Si tratta di lunghi processi di sedimentazione di un altro tipo di cultura che continuano ancora a lasciare degli spiragli. Io lavoro insieme a un rabbino e, per alcune cose, sembra ancora che l&#8217;uomo sia pi\u00f9 &#8220;credibile&#8221; perch\u00e9 lo chiamano per fare cose &#8220;pi\u00f9 serie&#8221;, perch\u00e9 sia presente la parola pi\u00f9 autorizzata. Ma se io mi arrabbio per questo, rinuncio a tutto quello che ho guadagnato.<\/em><\/p>\n<p><em>Ho capito che noi donne dobbiamo essere sempre pi\u00f9 donne per avere pi\u00f9 potere. Non dobbiamo rinunciare al femminile. Il giorno in cui rinunci al femminile, ti trasformi in un maschietto e perdi tutto quello che hai guadagnato. Da questo punto di vista, il lavoro \u00e8 il modo di non perdere il nostro specifico.<\/em><\/p>\n<p><em>Io sento che ho portato, per come sono io, molta maternit\u00e0 al mondo rabbinico. Questo non significa che gli uomini non abbiano un aspetto di maternit\u00e0, ma il ruolo rabbinico ha alcuni aspetti di contenimento e di amorevolezza che una donna possiede e sviluppa, soprattutto se \u00e8 madre, in generale. Non sempre, perch\u00e9 non \u00e8 perch\u00e9 sei una donna che necessariamente sei brava a contenere, non \u00e8 automatico, ma in particolare credo che questo sia stato il mio contributo.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre, credo di aver contribuito molto all&#8217;emancipazione femminile. Ci sono molte donne che hanno deciso di studiare la tradizione e questo \u00e8 interessante, perch\u00e9 prima non ce n&#8217;erano cos\u00ec tante. Se io contribuisco con un discorso basato sulla conoscenza, molte donne sedimenteranno in seguito la loro cultura, il loro discorso, la loro idea della dimensione ebraica.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche molto su come trasformare la tua casa in una casa ebraica, se non si \u00e8 stati educati con un\u2019impostazione ebraica. Questo \u00e8 qualcosa che le donne hanno, spesso, e se stai preparando la cena del Sabbath, puoi mettere un certo condimento, un simbolo, ecc. che se lo riempi di contenuto sar\u00e0 molto buono. Questo fa parte della formazione che io offro nella comunit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><strong>Dalla redazione: Quanto \u00e8 importante il dialogo per costruire un mondo unito?<\/strong><\/p>\n<p><em>Trovo difficile pensare alla dimensione del mondo unito, perch\u00e9 mi fa sentire impotente, per\u00f2 credo nei microdialoghi che creano micro-mondi di unit\u00e0 che, per contagio, fanno avanzare l&#8217;ideale del mondo unito. Per esempio, se vieni con me il primo luned\u00ec di ogni mese per una lettura condivisa e studi il Vangelo e la Torah insieme a ebrei e cattolici e, alcune volte, una musulmana viene a insegnarti il Corano. Dopo, vai a lavorare e pianti quello che hai portato come seme nella tua azienda quando inizi a parlarne con i tuoi colleghi.<\/em><\/p>\n<p><em>Per me questo \u00e8 il tessuto che costruisce. \u00c8 un tessuto di unit\u00e0: hai i fili e inizi a tessere. Non succede da un giorno all&#8217;altro, ma mi sembra pi\u00f9 sincero, perch\u00e9 altrimenti l&#8217;aspettativa \u00e8 cos\u00ec alta che finisci come nella favola di Esopo, in cui la volpe, non riuscendo a raggiungere l&#8217;uva, finisce per dire: &#8220;in ogni caso \u00e8 ancora verde&#8221; (non \u00e8 matura).<\/em><\/p>\n<p><em>Porto sempre con me Chiara Lubich e capi<\/em><em>sco cosa intendeva quando parlava a dimensione di mondo, ma io voglio metterla su dimensioni reali, perch\u00e9 so che \u00e8 possibile nella misura in cui ne faccio l\u2019esperienza. Come diciamo con una mia grande amica cattolica: una non pu\u00f2 fare a meno dell&#8217;altra. Non posso festeggiare il Pesach senza di lei e lei non pu\u00f2 vivere il Natale senza di me. Insieme, con ebrei e cristiani, cuciniamo per i musulmani quando digiunano durante il Ramadan.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, questo richiede molta conoscenza e molto tempo, perch\u00e9 il dialogo \u00e8 una scelta, non un evento. \u00c8 una scelta divina. Bisogna andare a cercarla e costruirla con molto impegno. In questo modo, genera spazi di conoscenza reciproca e di fiducia per superare le barriere del discredito. E succede. Ne sono testimone, e sono pronta a sottoporre il mio caso a qualsiasi tribunale, per dimostrare che esiste davvero.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-12666\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/58441296_2416485138395505_6819232417534967808_n-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Silvina Chemen \u00e8 originaria di Buenos Aires, Argentina, \u00e8 una rabbina ed \u00e8 laureata in scienze della comunicazione. Da queste passioni nasce la sua dedizione al dialogo, con cui sceglie di tessere &#8220;micro-mondi&#8221; di unit\u00e0. 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