{"id":70419,"date":"2020-02-11T17:38:26","date_gmt":"2020-02-11T16:38:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/le-migrazioni-dalla-sponda-sud-del-mediterraneo\/"},"modified":"2025-11-26T15:27:52","modified_gmt":"2025-11-26T14:27:52","slug":"le-migrazioni-dalla-sponda-sud-del-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/le-migrazioni-dalla-sponda-sud-del-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Le migrazioni dalla sponda sud del Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<h5>Di Claudia Di Lorenzi<\/h5>\n<p><em>Che visione si ha dal Nord Africa del fenomeno migratorio verso l\u2019Europa? In che modo \u00e8 possibile mettere l\u2019uomo al centro, passando cos\u00ec da una visione puramente economica a quella umana delle migrazioni? Intervista a Pasquale Ferrara, ambasciatore italiano ad Algeri.<\/em><\/p>\n<p>Secondo l\u2019UNHCR (Agenzia Onu per i rifugiati), dal 1 gennaio al 21 ottobre 2019 sono sbarcati via mare sulle coste Europee di Italia, Malta, Cipro, Spagna e Grecia 75.522 migranti. A questi si aggiungono i 16.322 arrivati via terra in Grecia e Spagna per un totale di 91.844 persone, di cui 9.270 in Italia, 2.738 a Malta, 1.183 a Cipro, 25.191 in Spagna, 53.462 in Grecia. Dati che seguono un trend in calo e archiviano la fase d\u2019emergenza, ma non bastano all\u2019Europa per avviare un dialogo allargato e costruttivo sul tema: la prospettiva della creazione di un sistema europeo di gestione dei flussi resta assai remota, e in generale il confronto a livello istituzionale non tiene conto della prospettiva dei Paesi africani. Ad Algeri abbiamo raggiunto l\u2019ambasciatore italiano, Pasquale Ferrara:<\/p>\n<p><strong>Ambasciatore, che visione si ha dal Nord Africa del fenomeno delle migrazioni verso l\u2019Europa? <\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12789 alignleft\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Pasquale-Ferrara-_-Pasquale-Ferrara-300x258.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"258\" \/><\/p>\n<p>Visto dall\u2019Africa si tratta di un fenomeno storico e strutturale, soprattutto infra-africano, perch\u00e9 la stra grande maggioranza dei movimenti di migranti e rifugiati avviene tra Paesi africani: oltre 20 milioni di persone vivono in un Paese diverso da quello di origine. Altra cosa \u00e8 la migrazione verso l\u2019Europa, che teme un afflusso incontrollato. Qui il quadro entro cui leggere il fenomeno \u00e8 solo parzialmente quello del differenziale di sviluppo. In Europa spesso si fa la distinzione fra rifugiati politici e migranti economici. Ma spesso i migranti economici africani sono il risultato di una pessima gestione politica degli stati, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un problema di governance, di appropriazione delle risorse da parte di oligarchie, di inclusione sociale.<\/p>\n<p>Quindi in qualche modo anch\u2019essi sono qualificabili come rifugiati politici. Al di l\u00e0 delle migrazioni irregolari, per ci\u00f2 che riguarda l\u2019Africa del nord, bisognerebbe ripristinare nel Mediterraneo quella mobilit\u00e0 circolare delle popolazioni che nella storia si \u00e8 sempre osservata. Significa per esempio la possibilit\u00e0 di venire in Europa per un periodo di studio o lavoro, per poi tornare nel Paese di origine.<\/p>\n<p>Al momento questi spostamenti sono subordinati alla concessione del visto, che per\u00f2 \u00e8 molto difficile ottenere per via dei molti e necessari controlli. Per molti rappresenta un dramma, per cui la tentazione di chi riceve il visto, anche se si tratta di persone di buone intenzioni, \u00e8 spesso quella di non tornare nel Paese di origine. Il visto va mantenuto, ma, nell\u2019ottica di favorire la mobilit\u00e0 circolare, \u00e8 necessario pensare ad un sistema pi\u00f9 strutturato.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro fattore che d\u00e0 impulso alla migrazione, ed \u00e8 la differenza nella qualit\u00e0 dei servizi che una societ\u00e0 offre: quelli sanitari e quelli previdenzia li in genere, la cui scarsa disponibilit\u00e0 e qualit\u00e0 influisce anch\u2019essa, assieme ad altri fattori come la violenza endemica, sul senso di sicurezza, o quelli scolastici per cui anche chi non \u00e8 in una situazione di miseria assoluta tenta di approdare in Europa per dare un\u2019educazione migliore ai figli. Quindi dovremmo investire di pi\u00f9 nella formazione delle classi dirigenti, dei professionisti, degli educatori. Ad Algeri, pur con numeri ridotti, stiamo cercando di farlo, aumentando le borse di studio per i giovani algerini che vanno in Italia a studiare musica, arte, restauro, come investimento per il loro futuro professionale.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 una responsabilit\u00e0 dell\u2019Occidente nell\u2019impoverimento dei Paesi africani?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSarei molto prudente. Questa \u00e8 una narrazione che facomodo a certe oligarchie afro-africane per scaricare le proprie responsabilit\u00e0 anche rispetto ad una governance che \u00e8 dubbia nella sua legittimazione e nei suoi risultati. Il periodo coloniale ha segnato molto l\u2019Africa e le responsabilit\u00e0 passate dell\u2019Occidente sono accertate, ma dalla decolonizzazione sono trascorsi almeno 50 anni ed \u00e8 difficile imputare all\u2019Occidente le problematiche delle societ\u00e0 africane di oggi. La qualit\u00e0 della governance ha un grande peso.<\/p>\n<p>Piuttosto oggi in Africa c\u2019\u00e8 una presenza forte della Cina con programmi legati alle risorse naturali e minerali in quasi tutti i Paesi. La Cina considera l\u2019Africa un grande mercato, ma lo scambio \u00e8 asimmetrico a favore di Pechino. Tuttavia, per compensare questo squilibrio la Cina realizza a proprie spese opere infrastrutturali, stadi, teatri, centri culturali per miliardi di dollari.<\/p>\n<p><strong>Nella gestione del fenomeno l\u2019Europa fa passi incerti. Mancano politiche comunitarie e sembra che il principio di responsabilit\u00e0 condivisa non scaldi i cuori in Europa.<\/strong><\/p>\n<p>La scelta della solidariet\u00e0 non pu\u00f2 dipendere dalla buona volont\u00e0 dei singoli governi e dal variare degli orientamenti degli stessi. La questione migratoria deve diventare una competenza esclusiva dell\u2019Unione europea in quanto tale, come avviene per le politiche commerciali per le quali gli stati dell\u2019UE hanno dato a Bruxelles la responsabilit\u00e0 esclusiva di negoziare accordi con Paesi extraeuropei.<\/p>\n<p>Oggi invece da un lato, per una questione di sovranit\u00e0 nazionale, gli stati vogliono mantenere il controllo sulle migrazioni e sulle frontiere, ed \u00e8 comprensibile. Dall\u2019altro accusano di inerzia l\u2019Europa a cui per\u00f2 non danno le competenze necessarie per operare efficacemente. Ma passare a questa dimensione decisiva mi sembra improbabile ora, considerando la resistenza che questo tema incontra rispetto alle politiche interne.<\/p>\n<p><strong>Si dice da tempo che \u00e8 necessario strutturare una collaborazione con i Paesi del Nord Africa, ma anche con quelli di transito. Buoni propositi ma pochi fatti concreti&#8230;.<\/strong><\/p>\n<p>Per passare ai fatti concreti bisogna prendere atto della realt\u00e0, del fatto che i Paesi africani, soprattutto quelli del Nord, che consideriamo Paesi di transito sono essi stessi Paesi di destinazione dell\u2019emigrazione. L\u2019Egitto ospita oltre 200 mila rifugiati sul proprio territorio, mentre in tutta Europa nel 2018 sono arrivate poco pi\u00f9 di 120 mila persone.<\/p>\n<p>Le poche centinaia di migranti irregolari che arrivano dall\u2019Algeria sono tutti algerini, non subsahariani che transitano dall\u2019Algeria, perch\u00e9 spesso questi migranti restano qui. Inoltre questi Paesi non accettano programmi tendenti a creare \u201chotspot\u201d (centri di raccolta) per i migranti subsahariani.<\/p>\n<p>Qui non funziona il modello della Turchia, alla quale l\u2019Unione Europea ha dato sei miliardi di euro per gestire campi dove ospitare oltre quattro milioni di profughi siriani e non solo. Con la Turchia l\u2019operazione funzion\u00f2 perch\u00e9 c\u2019era la guerra in Siria e per gli interessi strategici della Turchia. In Africa i fenomeni sono molto diversi bisogna trovare altri modi.<\/p>\n<p><strong>Quali potrebbero essere le forme di collaborazione?<\/strong><\/p>\n<p>Non servono collaborazioni asimmetriche ma partenariati alla pari. Dobbiamo considerare che non siamo solo noi europei ad avere il problema migratorio, e dunque \u00e8 necessario rispettare questi Paesi con le loro esigenze interne, anche in fatto di migrazione. Solo poi si pu\u00f2 cercare insieme di gestire il fenomeno. Per esempio esistono gi\u00e0 accordi di cooperazione fra l\u2019Italia e l\u2019Algeria che risalgono al 2000 ed al 2009 e che funzionano bene.<\/p>\n<p><strong>Cosa prevedono?<\/strong><\/p>\n<p>La gestione congiunta del fenomeno migratorio in termini di lotta allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani, alla criminalit\u00e0 trans-nazionale che utilizza il fenomeno per finanziarsi, al pericolo di infiltrazioni terroristiche. Vi sono anche disposizioni per il rimpatrio concordato, ordinato e dignitoso dei migranti irregolari.<\/p>\n<p><strong>Si parla del fatto che i Paesi occidentali debbano sostenere quelli africani per creare condizioni di vita migliori, tali da scoraggiare le partenze. Quanto \u00e8 praticabile questa strada?<\/strong><\/p>\n<p>Nelle condizioni attuali dell\u2019economia e della cultura politica internazionale lo vedo poco praticabile e tutto sommato poco efficace. In primo luogo, parliamo gi\u00e0 di un miliardo di africani: nessun \u201cpiano Marshall\u201d europeo o mondiale potrebbe affrontare tali dimensioni demografiche. Tra l\u2019altro l\u2019Africa \u00e8 molto diversificata, ci sono Paesi in condizioni di sviluppo avanzate: il Ghana ha un tasso di innovazione tecnologica superiore a vari Paesi sviluppati; l\u2019Angola \u00e8 un Paese ricchissimo di risorse che sta tentando di riorganizzare la sua struttura economica in modo pi\u00f9 partecipativo.<\/p>\n<p>Abbiamo dei leader, come il neo premio Nobel per la pace, il primo ministro dell\u2019Etiopia, Abiy Ahmed Ali, che ha 42 anni e guarda alle nuove generazioni. Ha gi\u00e0 fatto piantare 350 milioni di alberi in un programma di riforestazione mondiale chiamato \u201cTrillion Tree Campaing\u201d. L\u2019Uganda vive una fase di forte sviluppo.<\/p>\n<p>Il problema piuttosto sono le disparit\u00e0 economiche, drammatiche e ingiuste, e qui l\u2019Occidente pu\u00f2 intervenire aiutando a migliorare la governance di questi paesi, perch\u00e9 sia pi\u00f9 inclusiva e partecipata. Ma ricordiamoci che sono gli stessi problemi di polarizzazione socio-economica che abbiamo in Europa: purtroppo, non possiamo dare molte lezioni in questo campo.<\/p>\n<p><strong>Nelle riflessioni sul fenomeno migratorio a livello istituzionale in primo piano c\u2019\u00e8 la dimensione economica, mentre viene trascurata quella umana. Cosa significa mettere l\u2019uomo al centro del problema migratorio?<\/strong><\/p>\n<p>Dietro ogni migrante c\u2019\u00e8 una storia, una famiglia, un percorso accidentato, la fatica di procurarsi il denaro e forse debiti con organizzazioni criminali. Certamente non possiamo ammettere l\u2019immigrazione irregolare perch\u00e9 tutto deve svolgersi nel rispetto delle leggi, ma dare valore alla dimensione umana significa tenere conto di questo passato e non vedere in queste persone dei numeri che arrivano a bordo di barconi o via terra.<\/p>\n<p>Mi ha profondamente colpito la storia di quel ragazzo di 14 anni, proveniente dal Mali, trovato in fondo al mare con una pagella cucita dentro il giubbotto, con ottimi voti. Quella \u00e8 una storia che ci lascia senza parole. E dietro c\u2019\u00e8 una tragedia familiare, umana, un tessuto sociale lacerato. Consiglio il bel libro di Cristina Cattaneo, \u201cNaufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo\u201d. Non dimentichiamo per\u00f2 anche le storie della nostra Marina militare \u2013 in particolare quella della comandante Catia Pellegrino &#8211; che ha salvato migliaia di naufraghi. Persone, volti, eventi reali.<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.focolare.org\/en\/download\/mariapolis-newsletter-6-2019\/?ind=1578068362749&amp;filename=Notiziario-Mariapoli-nr-6-2019.IT_.pdf&amp;wpdmdl=200784&amp;refresh=5e42e601459ed1581442561\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Notiziario Mariapoli 6\/2019<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Claudia Di Lorenzi Che visione si ha dal Nord Africa del fenomeno migratorio verso l\u2019Europa? In che modo \u00e8 possibile mettere l\u2019uomo al centro, passando cos\u00ec da una visione puramente economica a quella umana delle migrazioni? Intervista a Pasquale Ferrara, ambasciatore italiano ad Algeri. 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