{"id":70547,"date":"2020-02-21T13:43:43","date_gmt":"2020-02-21T12:43:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/uno-sguardo-diverso-sulla-crisi-ecuadoriana\/"},"modified":"2020-02-21T13:43:43","modified_gmt":"2020-02-21T12:43:43","slug":"uno-sguardo-diverso-sulla-crisi-ecuadoriana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/uno-sguardo-diverso-sulla-crisi-ecuadoriana\/","title":{"rendered":"Uno sguardo \u201cdiverso\u201d sulla crisi ecuadoriana"},"content":{"rendered":"<h5>Di Catalina Hinojosa<\/h5>\n<p><em>Il racconto della crisi in Ecuador dal punto di vista di chi l\u2019ha vissuta aiutando i manifestanti.<\/em><\/p>\n<p>Nel marzo 2019, il governo ecuadoriano ha firmato un accordo con il Fondo monetario internazionale per ricevere un prestito di 4.200 milioni di dollari.<\/p>\n<p>Per ottenere una somma cos\u00ec alta, il paese avrebbe dovuto adottare diverse misure: ridurre il deficit fiscale, ridurre le spese, aumentare le entrate e fare riforme al Codice del Lavoro, per ridurre i costi di assunzione e licenziamento. Il 1\u00b0 ottobre 2019 il presidente, Lenin Moreno, ha annunciato la revoca dei sussidi per i carburanti. Questa decisione ha causato uno sciopero nazionale convocato dall&#8217;Unione dei trasporti, come protesta contro il decreto presidenziale.<\/p>\n<p>Due giorni dopo, le comunit\u00e0 e i popoli indigeni hanno annunciato la loro partecipazione allo sciopero nazionale e, poco a poco, altri settori e gruppi della societ\u00e0 hanno deciso di prendere parte alle proteste. Persone provenienti da diverse parti del paese si sono traferite nelle citt\u00e0 urbane e in particolare hanno marciato verso Quito, la capitale, per protestare.<\/p>\n<p>Il 3 ottobre 2019, il disagio si \u00e8 diffuso in tutto il paese e il governo ha ordinato alle forze militari e alla polizia di placare le proteste. Lo scontro tra la polizia e i manifestanti ha causato molti feriti e centinaia di arresti. A causa della violenza, il governo ha proclamato lo stato di emergenza. Tuttavia, dopo un accordo con il governo, secondo il quale il costo del biglietto dei trasporti pubblici sarebbe aumentato, l&#8217;Unione dei trasporti ha abbandonato lo sciopero nazionale. Questo significava che l&#8217;aumento del costo del carburante sarebbe passato agli utenti, e ha quindi generato una reazione da parte delle classi medie e inferiori basse.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, i popoli indigeni e i diversi sindacati hanno continuato le proteste e lo sciopero si \u00e8 diffuso in altre citt\u00e0, bloccando le autostrade, confrontandosi con la politica e le forze militari. Il 7 ottobre, il presidente ha sospeso le attivit\u00e0 del governo a Quito e ha trasferito la sede del governo a Guayaquil, al sud del Paese, per evitare i manifestanti che si erano assiepati davanti all\u2019Assemblea Nazionale e al palazzo presidenziale.<\/p>\n<p>I giorni seguenti, la gente ha continuato a manifestare e alcuni edifici pubblici sono stati distrutti, cosa che ha portato il governo ad annunciare il coprifuoco.<\/p>\n<p>Attraverso tutte queste misure, il disagio generale \u00e8 aumentato e la gente ha chiesto di tornare ad un clima sociale pacifico. Molte ONG e riviste indipendenti hanno mostrato la prospettiva dei manifestanti rispetto a quanto stava accadendo nel paese. Altre organizzazioni come le Nazioni Unite e la Conferenza Episcopale dell&#8217;Ecuador hanno promosso il dialogo tra i leader dei manifestanti e il governo. Il 14 ottobre i capi delle comunit\u00e0 indigene e il governo hanno concordato di abbandonare lo sciopero e di rinegoziare le misure economiche chieste dall&#8217;FMI, al fine di proteggere la popolazione vulnerabile e prestare attenzione alle zone rurali che richiedono la garanzia di un&#8217;agricoltura sostenibile.<\/p>\n<p>Nonostante le difficolt\u00e0 durante quei giorni di protesta, la societ\u00e0, attraverso cittadini, universit\u00e0, ONG e altri attori, ha sostenuto la popolazione indigena che si \u00e8 recata a Quito per protestare. Molti gruppi di volontari hanno dato il loro tempo, denaro e aiuti per sostenere le persone e ricostruire gli spazi pubblici. In effetti, dopo la fine della protesta, molti volontari (studenti, lavoratori, familiari, polizia e cittadini) si sono riuniti per pulire gli spazi pubblici di Quito come un&#8217;azione di unit\u00e0.<\/p>\n<p>Le ferite sono ancora aperte e molte sfide dovranno essere affrontate dal governo e dai cittadini. Tuttavia, questa crisi ha mostrato un altro volto, il volto della speranza e dell&#8217;unit\u00e0, di cui i giovani sono stati protagonisti, giovani che hanno messo in gioco la loro vita per gli altri e che hanno dato tutto cercando di costruire una nuova societ\u00e0.<\/p>\n<p>A tal proposito, riportiamo quanto scritto da Mayumi Alta, una giovane donna indigena che aderisce all\u2019organizzazione <a href=\"http:\/\/www.epaz.ec\/\">Epaz<\/a>, una realt\u00e0 ecuadoriana che promuove la pace come via per affrontare i problemi della violenza, della guerra e della mancanza di rispetto per gli altri. Crediamo sia un documento importante per far conoscere al mondo la situazione delle comunit\u00e0 indigene in Ecuador:<\/p>\n<p><em>Il paese ha dimostrato malcontento popolare di fronte ad una serie di misure economiche che sono state elaborate dalle scrivanie di coloro che governano il paese, rappresentanti che hanno idealizzato l&#8217;applicabilit\u00e0 delle teorie economiche alla realt\u00e0 nazionale.<\/em><\/p>\n<p><em>La rivolta di ottobre, guidata dai popoli e dalle nazionalit\u00e0 dell&#8217;Ecuador, ci ha insegnato molto: un orgoglio eccezionale, frustrazioni miste a profonda tristezza, sentimenti che sorgono non solo a causa della situazione socio-politica che stiamo affrontando, ma anche a causa della violenza esercitata dal governo, che continua a chiamarci infiltrati, &#8220;zanganos&#8221;, vandali o terroristi.<\/em><\/p>\n<p><em>Per diversi giorni i media nazionali hanno omesso la realt\u00e0 dei manifestanti. Le forze di sicurezza hanno represso violentemente le persone che hanno giurato di proteggere e la situazione peggiorava con lo stato di emergenza e il coprifuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>Dal lato opposto allo scenario del terrore, la solidariet\u00e0 di centinaia di persone era concentrata nelle universit\u00e0 (UPS, PUCE, UCE e UASB) che erano luoghi di rifugio umanitario. Per 7 giorni i volontari e le istituzioni hanno fornito sicurezza agli adulti, ai giovani, ai bambini e agli anziani che facevano parte dei popoli e delle nazionalit\u00e0 indigene venuti a Quito per chiedere di essere ascoltati, senza le garanzie del governo di mantenere le promesse di dialogo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni giorno le persone si riversavano sulle strade, piene di convinzione e incertezza, desiderose che il conflitto finisse, un desiderio che svaniva quando arrivava la notte o quando l&#8217;umore calava per la stanchezza, le ferite, la fame o per la mancanza della propria famiglia che stava protestando a casa, in un\u2019altra citt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono stati giorni difficili, migliaia di cittadini hanno aiutato come volontari nei rifugi, cucinando per centinaia di persone, servendo cibo, curando ferite, ricevendo donazioni o giocando con bambini spaventati dai rumori delle bombe a gas lacrimogeno che esplodevano a pochi metri di distanza.<\/em><\/p>\n<p><em>I giovani attivisti, pieni di energia, hanno lavorato in diversi luoghi durante il giorno. Si cominciava a lavorare nei luoghi di accoglienza umanitaria e alla fine si puliva il luogo che era stato teatro del conflitto. Oggi ammiriamo, analizziamo e persino critichiamo la nostra partecipazione a quei giorni di protesta, personalmente sottolineo la speranza di una nuova generazione impegnata ad aiutare le persone in difficolt\u00e0, a combattere contro l&#8217;ingiustizia sociale, ma soprattutto gli atti concreti che sono stati immediati.<\/em><\/p>\n<p><em>Alcuni pensano che il Paese si sia spaccato, altri credono che fosse gi\u00e0 diviso, in entrambi i punti di vista, probabilmente c\u2019\u00e8 una verit\u00e0, ma quello che dobbiamo fare ora \u00e8 guarire le ferite aperte, affrontare la crisi d&#8217;identit\u00e0, combattere l&#8217;ingiustizia sociale e imparare a rispettare le differenze. La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 capire che la vita \u00e8 la cosa pi\u00f9 preziosa da proteggere, che tutti dobbiamo difendere l&#8217;onore di ogni individuo, la dignit\u00e0 di ogni popolo e il diritto di ogni cittadino ad esprimere e manifestare le proprie opinioni.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Catalina Hinojosa Il racconto della crisi in Ecuador dal punto di vista di chi l\u2019ha vissuta aiutando i manifestanti. Nel marzo 2019, il governo ecuadoriano ha firmato un accordo con il Fondo monetario internazionale per ricevere un prestito di 4.200 milioni di dollari. 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