{"id":70676,"date":"2020-03-20T20:59:22","date_gmt":"2020-03-20T19:59:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/coronavirus-lesperienza-di-una-giovane-infermiera-italiana\/"},"modified":"2025-11-26T15:34:10","modified_gmt":"2025-11-26T14:34:10","slug":"coronavirus-lesperienza-di-una-giovane-infermiera-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/coronavirus-lesperienza-di-una-giovane-infermiera-italiana\/","title":{"rendered":"Coronavirus, l\u2019esperienza di una giovane infermiera italiana"},"content":{"rendered":"<p><em>La testimonianza di Chiara Muffato, infermiera a Mestre, Venezia, che da settimane \u00e8 una zona ad alta diffusione del Coronavirus.<\/em><\/p>\n<p>Da mercoled\u00ec 11 marzo, l\u2019Italia intera \u00e8 in quarantena, a causa dell\u2019epidemia da Coronavirus. Ad oggi (20 marzo), si contano 41.035 casi e 3.405 morti. Il premier italiano, Giuseppe Conte, ha firmato un DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) per contenere e gestire l&#8217;emergenza da COVID-19 sull&#8217;intero territorio nazionale. \u00ab<em>Sto per firmare un provvedimento che potrei definire cos\u00ec:\u00a0 &#8211; ha annunciato &#8211; #iorestoacasa. Non ci saranno pi\u00f9 &#8220;zona rossa&#8221; o &#8220;zona 1 e zone 2&#8221;, ci sar\u00e0 solo l&#8217;Italia zona protetta. Saranno quindi da evitare spostamenti su tutto il territorio nazionale a meno che non siano motivati da ragioni di lavoro, necessit\u00e0 o salute. [\u2026] aggiungiamo anche un divieto degli assembramenti sia all&#8217;aperto che nei locali chiusi<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Chiara Muffato abita a Noale, nella citt\u00e0 metropolitana di Venezia, in Veneto, ha 28 anni ed \u00e8 infermiera presso il reparto di Ematologia dell\u2019ospedale dell\u2019Angelo di Mestre. Una zona che \u00e8 stata dichiarata ufficialmente zona rossa da domenica 8 marzo, ma dove la situazione era gi\u00e0 compromessa da molto tempo.<\/p>\n<p>Alcuni giorni fa, Chiara aveva scritto ai suoi amici: \u00ab<em>Durante un turno, avevo un paziente sospetto positivo, per cui abbiamo dovuto indossare tutti i dispositivi di protezione. E l\u00ec ho sentito il disagio che provano i miei colleghi, medici e infermieri, nell\u2019indossare questo KIT che non ti fa respirare, dentro cui sudi un sacco&#8230; E io l\u2019ho portato solo per alcune ore! Da questa esperienza \u00e8 nata in me l\u2019esigenza di far sapere a tanti quello che loro fanno<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-14463\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/chiara-in-768x1024.jpeg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"667\" \/><\/p>\n<p>Secondo Chiara, \u00e8 importante che tutto il mondo conosca la situazione, \u00ab<em>non tanto per creare allarmismi ma per creare consapevolezza. Io, da sanitario, sto cercando di fare la mia parte, con la giusta informazione. Al lavoro, sono blindata nel reparto ma, ora come ora, non abbiamo avuto casi. Nell\u2019ospedale, invece, negli altri reparti, ce ne sono e so che \u00e8 difficile perch\u00e9 stanno mancando posti letto e forze<\/em>\u00bb, racconta Chiara.<\/p>\n<p><strong>Dare il meglio di s\u00e9, oltre la paura<\/strong><\/p>\n<p>Di questi tempi, la condizione di chi lavora in ambito sanitario \u00e8 pesante, anche psicologicamente. Ci spiega Chiara: \u00ab<em>L\u2019essere obbligati a recarsi sul luogo di lavoro \u00e8 mentalmente difficile, in primis perch\u00e8 sono consapevole di essere continuamente a rischio contagio, e poi, perch\u00e9 temo di essere a mia volta veicolo di contagio per chi mi sta vicino: il mio ragazzo, i miei famigliari, i miei nonni<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>E, allora, dove si trova la forza? \u00ab<em>Nel sapere di non fare qualcosa fine a se stesso ma che aiuta il fratello. Posso dare conforto, posso dare la giusta informazione. Posso essere di supporto, dentro e fuori la realt\u00e0 ospedaliera\u00bb<\/em>, spiega Chiara.<\/p>\n<p><strong>Il meglio e il peggio di una societ\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>In questo contesto, secondo Chiara, vengono pi\u00f9 in evidenza le bellezze e le debolezze di una societ\u00e0, di un popolo, di un Paese. Da una parte, c\u2019\u00e8 \u00ab<em>chi rimane a casa e cerca di far passare il messaggio corretto; e chi invece \u00e8 incurante di tutto e tutti. Chi si prodiga per aiutare chi si trova in difficolt\u00e0, per la spesa o per servizi di prima necessit\u00e0, e chi invece si preoccupa solo perch\u00e9 non potr\u00e0 andare a prendere l&#8217;aperitivo, come \u00e8 solito fare ogni venerd\u00ec<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Osserva ancora Chiara che, invece, al lavoro, \u00ab<em>l&#8217;unione fa la forza e si cerca sempre di lavorare in team, sia in emergenza, sia in situazioni di non emergenza. Solo cos\u00ec il risultato sar\u00e0 il migliore per la persona assistita, ed il lavoro sar\u00e0 diviso senza gravare solo su una persona. Per noi, fisicamente e mentalmente, il lavoro di squadra \u00e8 necessario<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In prima linea durante una pandemia<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<em>Quando ho deciso di fare l&#8217;infermiera ero conscia che situazioni di emergenza potevano essere all&#8217;ordine del giorno. Ma mai avrei immaginato di potermi trovare in una situazione del genere. Al lavoro, l&#8217;emergenza pu\u00f2 sempre capitare ma \u00e8 circoscritta all\u2019ospedale, al reparto, a quel paziente, a quel frangente di tempo. La situazione creatasi oggi \u00e8 invece un&#8217;emergenza onnipresente. Paradossalmente mi sento pi\u00f9 sicura al lavoro, nel reparto dove sono, potendo adottare tutte le precauzione rispetto all&#8217;essere a casa<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>In questa situazione, spiega Chiara, \u00e8 importante seguire le direttive del Governo e cercare di vedere ci\u00f2 che succede da un\u2019altra prospettiva. \u00ab<em>Credo che aiuterebbe vedere questo periodo non come un periodo di reclusione o privazione, ma come un periodo che ci permette di fermarci a riflettere, che aiuta a vedere l&#8217;altro con occhi diversi. La societ\u00e0 dell&#8217;IO, ora sta scoprendo che il senso civico, il bene comune, esiste solo se vi \u00e8 un NOI. Il rimanere a casa, il fare attenzione, il privarsi di baci e abbracci, dobbiamo vederlo con occhi nuovi. E questa situazione, questa emergenza, \u00e8 una possibilit\u00e0 per riscoprirsi e riscoprire<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>E conclude: \u00ab<em>Io ci auguro che questa situazione aiuti ad unirci di pi\u00f9, a capire che il singolo \u201c\u00e8\u201d, se c\u2019\u00e8 anche il prossimo. Dobbiamo guardare al di l\u00e0 del nostro naso, perch\u00e9 se continuiamo a vivere da egoisti, dando pi\u00f9 importanza all&#8217;\u201dio\u201d, rispetto al \u201cnoi\u201d, non avremmo scampo<\/em>\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La testimonianza di Chiara Muffato, infermiera a Mestre, Venezia, che da settimane \u00e8 una zona ad alta diffusione del Coronavirus. Da mercoled\u00ec 11 marzo, l\u2019Italia intera \u00e8 in quarantena, a causa dell\u2019epidemia da Coronavirus. Ad oggi (20 marzo), si contano 41.035 casi e 3.405 morti. 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