{"id":70684,"date":"2020-03-24T18:18:54","date_gmt":"2020-03-24T17:18:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/incontrare-lumanita-ferita-nel-carcere-piu-grande-del-libano\/"},"modified":"2020-03-24T18:18:54","modified_gmt":"2020-03-24T17:18:54","slug":"incontrare-lumanita-ferita-nel-carcere-piu-grande-del-libano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/incontrare-lumanita-ferita-nel-carcere-piu-grande-del-libano\/","title":{"rendered":"Incontrare l&#8217;umanit\u00e0 ferita nel carcere pi\u00f9 grande del Libano"},"content":{"rendered":"<p><em>C\u2019\u00e8 voluto un po\u2019 di tempo per ricostruire i fatti cui si riferisce questa lettera che \u00e8 stata inviata alla nostra casella di posta elettronica (ndr: <\/em><a href=\"mailto:mediaoffice@unitedworldproject.org\"><em>mediaoffice@unitedworldproject.org<\/em><\/a><em>). Un testo delicato e forte, che sembrava come una meditazione laica, una riflessione profondissima e saggia sul tema della fraternit\u00e0, applicata al mondo del carcere in Libano. <\/em><\/p>\n<p><em>I fatti di cui si parla, rigorosamente veri, accadono pochi giorni prima del Natale scorso, precisamente, il 22 dicembre. Il luogo, come gi\u00e0 accennato, \u00e8 il Libano. L\u2019antefatto \u00e8 questo: il Presidente dell\u2019albo degli avvocati di Beirut, uomo di fede, coinvolge circa 724 avvocati di Beirut e Tripoli, nell\u2019ispezione alle 23 prigioni del Paese, dove vivono oltre 7.000 prigionieri. Lo scopo dell\u2019iniziativa \u00e8 far prendere coscienza delle condizioni di vita disumane dei detenuti in carcere, coinvolgere la societ\u00e0 civile e, soprattutto, le autorit\u00e0 competenti, nell\u2019<\/em><em>urgente progetto di costruire delle infrastrutture che rispettino la loro dignit\u00e0. Ad ogni avvocato viene richiesto di riempire delle schede con lo stato di salute e lo stato legale del prigioniero, verificarne l\u2019assistenza legale e se la loro permanenza in carcere \u00e8 dovuta al mancato pagamento della cauzione, anche se la pena \u00e8 stata scontata. <\/em><\/p>\n<p><em>La voce narrante \u00e8 quella di <\/em><em>Mona Farhat, una giovane avvocato di 36 anni, anche lei libanese. Mona ha visitato la prigione di Roumieh, la pi\u00f9 grande del Libano, alla periferia di Beirut. Ci racconta: \u00abLa prigione di Roumieh \u00e8 molto affollata, in ogni cella, pensata per 20 persone, dormono in 118. La situazione \u00e8 drammatica e al tempo del Coronavirus, la situazione si fa sempre pi\u00f9 grave. Adesso, lo stato ha deciso di liberare chi ha scontato la sua pena ma non ha ancora pagato la cauzione. Questo \u00e8 gi\u00e0 una buona cosa, per alleggerire i numeri\u00bb. Mona ci racconta che dopo questa esperienza, l\u2019albo degli avvocati \u00e8 riuscito a far uscire circa 50 persone, pagando, grazie a diversi aiuti, le somme che i prigionieri dovevano rimborsare, dopo aver scontato la pena:<\/em><\/p>\n<blockquote><p>\u00c8 la vigilia di Natale, le luci e gli addobbi non ci sono, i centri commerciali non assistono alla classica febbre del consumo eppure, lo spirito natalizio regna sovrano. La solidariet\u00e0 \u00e8 l&#8217;ospite d&#8217;onore al banchetto del Paese, non indugia davanti alla confessione religiosa o alla provenienza ma si affretta a rendersi presente in mille modi, non si gonfia, non si vanta, riscalda mani e cuori e si reinventa ogni giorno, con gesti di finezza unica.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il Paese, vestito con il suo pi\u00f9 bel completo, \u00e8 testimone di un progetto di grande audacia. La solidariet\u00e0 non consola solo le piccole ferite, ma riveste anche 724 avvocati con la loro toga, per visitare 7000 prigionieri.<\/p>\n<p>Questa iniziativa, lanciata da un uomo ispirato, ha trovato eco in molti cuori che hanno avuto il coraggio di credere che, per costruire un Paese, bisogna osare la strada della fraternit\u00e0. Il viaggio verso le prigioni \u00e8 irto di insidie. In effetti, le zone oscure delle nostre citt\u00e0 sono ben nascoste. I visitatori si presentano disarmati, secondo le istruzioni dell&#8217;uomo ispirato, devono essere rivestiti di umanit\u00e0, di carit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 una ferita aperta, che questi visitatori scoprono quando assistono alla scena di esseri umani accatastati uno sopra l&#8217;altro con ferite e drammi.<\/p>\n<p>Ridotti alla condizione di detenuti, tentano un sorriso, fanno un gesto di accoglienza e trovano il coraggio di raccontare le loro storie e la loro vita quotidiana.<\/p>\n<p>Facevo parte di quei &#8220;prescelti&#8221; che facevano visita ai prigionieri. Eravamo diciassette donne e due uomini ad entrare in una sorta di stanza rotonda, dove le celle della prigione sono ridotte a uno spazio di due metri per due, intervallate da tende di stoffa, dove dormono sette persone su due materassi. Una grande paura ha colto i presenti alla vista dei 118 prigionieri che ci hanno accolto, con un numero ridotto di forze di polizia.<\/p>\n<p>In quel momento, mi \u00e8 tornata alla mente la frase: &#8220;L&#8217;amore scaccia la paura&#8221;; ho superato me stessa e ho cominciato ad amare il prigioniero che avevo davanti, chiedendogli delle condizioni di detenzione. Poi, ci siamo recati in un altro luogo chiuso, in una specie di piccola stanza, dove abbiamo riempito le schede con i detenuti sulla loro condizione. Mi \u00e8 capitato di vedere la stessa persona, che mi elencava le molteplici ragioni della sua prigionia, la sua situazione familiare e, in pochi minuti, riusciva a raccontarmi una serie di drammi.<\/p>\n<p>Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo scoperto di essere fratelli. Anche se mi sentivo impotente di fronte a una tale situazione, non ho potuto fare a meno di guardarlo negli occhi per dirgli l&#8217;unica Verit\u00e0 che \u00e8 la ragione della nostra speranza: &#8220;Sai che sei molto amato?\u201d. \u00a0Molto stupito, lui mi dice: &#8220;Ah s\u00ec, da chi?\u201d. \u201cDio ti ama immensamente, tu sei molto importante per noi\u201d, gli ho risposto.<\/p>\n<p>Il mio amico ha abbassato lo sguardo, commosso da quello che gli avevo appena detto. E io stessa sono rimasta stupita dalle mie parole. Quell&#8217;incontro ha segnato la mia vita. Se siamo chiamati a giudicare le azioni, non possiamo certo giudicare persone con percorsi cos\u00ec tortuosi.<\/p>\n<p>Basta rimuovere la polvere, per scoprire l&#8217;umanit\u00e0 nascosta dietro ferite profonde. Nel mio cuore chiedo perdono a questi esseri umani per l&#8217;indifferenza della societ\u00e0, per aver relegato la dignit\u00e0 umana in una posizione secondaria, poich\u00e9 in questo luogo oscuro non sono garantiti i diritti umani pi\u00f9 elementari.<\/p>\n<p>Se non emergiamo indenni da questa esperienza che segna l&#8217;inizio di un nuovo viaggio, scopriamo che le nazioni non sono costruite a colpo di tamburo, o dai discorsi infuocati o dalla denuncia dei mali ma attraverso gesti in cui l&#8217;infinitamente grande si unisce all&#8217;infinitamente piccolo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 voluta una sola persona per cambiare il corso delle cose con un pugno di donne e uomini che si sono impegnati in questo grande progetto di fraternit\u00e0.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una follia voler rimettere l&#8217;uomo al centro delle preoccupazioni delle istituzioni, non \u00e8 una follia far rivivere alle istituzioni la loro vocazione primaria?<\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 in corso, attende il contributo di tutti, sia materiale o d\u2019altro genere, per continuare a scrivere insieme, con lettere di fraternit\u00e0, questa pagina della storia del nostro Paese.<\/p>\n<p><strong>Mona Farhat Avvocato presso la Corte, Libano<\/strong><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 voluto un po\u2019 di tempo per ricostruire i fatti cui si riferisce questa lettera che \u00e8 stata inviata alla nostra casella di posta elettronica (ndr: mediaoffice@unitedworldproject.org). 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