{"id":70768,"date":"2020-04-07T13:53:34","date_gmt":"2020-04-07T11:53:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/fermare-la-macchina-della-guerra\/"},"modified":"2020-04-07T13:53:34","modified_gmt":"2020-04-07T11:53:34","slug":"fermare-la-macchina-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/fermare-la-macchina-della-guerra\/","title":{"rendered":"Fermare la macchina della guerra"},"content":{"rendered":"<h5>Di Davide Penna<\/h5>\n<p><em>A colloquio con Jos\u00e9 Nivoi, sindacalista attivo nel porto di Genova.<\/em><\/p>\n<p><em>Pubblichiamo questa intervista uscita sul numero di Aprile 2020 della rivista italiana Citt\u00e0 Nuova, per collaborare a diffondere e supportare l&#8217;impegno civile per la pace del Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova (Italia).<\/em><\/p>\n<p><strong>Un gruppo organizzato di lavoratori ha deciso di rifiutare il carico di armi sulle navi destinate a Paesi in guerra.<\/strong> Lo hanno fatto pi\u00f9 volte e sono intenzionati a non arretrare. <strong>Papa Francesco li ha indicati pubblicamente come un esempio.<\/strong> Abbiamo incontrato Jos\u00e9 Nivoi, delegato sindacale della FiltCgil e componente del <strong>Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova (CALP).<\/strong><\/p>\n<p><strong>La vostra mobilitazione continua. Quali iniziative avete portato avanti?<\/strong><\/p>\n<p>Dopo i blocchi dello scorso maggio e giugno, con cui abbiamo impedito il carico del materiale militare nel nostro porto alla nave saudita Bahri Yanbu, il 17 febbraio abbiamo organizzato un presidio a Ponte Etiopia con 130 persone in occasione dello sbarco di un\u2019altra nave della stessa compagnia. Ci siamo mossi anche grazie alla rete di informazione e di solidariet\u00e0 esistente con i lavoratori degli altri porti europei. <strong>Non vogliamo essere complici con il nostro lavoro di un mercato che uccide le persone<\/strong>. Si tratta di un approfondimento cominciato almeno da 4 anni con la scoperta di un grosso traffico di fuoristrada utilizzati poi nel conflitto in Libia.<\/p>\n<p><strong>Cosa vi ha spinto a proseguire questa battaglia?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non vogliamo essere un ingranaggio del sistema della filiera delle armi, ma un granello di sabbia che mette in tilt un sistema che, nel silenzio dell\u2019opinione pubblica, foraggia guerre terribili<\/strong>. Abbiamo fatto un\u2019inchiesta specifica e visto come le navi della compagnia Bahri partano dal Nord America, arrivino in Europa e da qui approdino in Medio Oriente e Oriente, per contribuire a conflitti che anche l\u2019Onu ha dichiarato lesivi dei diritti umani e che violano le leggi internazionali.<\/p>\n<p><strong>Quali ostacoli avete incontrato e quali gli obiettivi futuri?<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo incontrato una coscienza pubblica sopita. <strong>I cittadini genovesi devono sentire questa battaglia come propria, perch\u00e9 la guerra ci tocca tutti<\/strong>. Vogliamo suscitare consapevolezza nell\u2019opinione pubblica e attivare le forze politiche facendo leva anche sulla nostra Costituzione e sulle nostre leggi, come la 185\/90, che proibisce la produzione, il transito e la vendita di armi a Paesi impegnati in conflitti. Vorremmo andare nelle universit\u00e0 a parlare con i giovani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Davide Penna A colloquio con Jos\u00e9 Nivoi, sindacalista attivo nel porto di Genova. Pubblichiamo questa intervista uscita sul numero di Aprile 2020 della rivista italiana Citt\u00e0 Nuova, per collaborare a diffondere e supportare l&#8217;impegno civile per la pace del Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova (Italia). 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