{"id":70836,"date":"2020-05-02T07:44:55","date_gmt":"2020-05-02T05:44:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/now-will-we-make-things-together-abitare-e-andare-tra-buone-pratiche-e-soluzioni\/"},"modified":"2025-11-26T15:35:28","modified_gmt":"2025-11-26T14:35:28","slug":"now-will-we-make-things-together-abitare-e-andare-tra-buone-pratiche-e-soluzioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/now-will-we-make-things-together-abitare-e-andare-tra-buone-pratiche-e-soluzioni\/","title":{"rendered":"Now will we make things, together: abitare e andare, tra buone pratiche e soluzioni."},"content":{"rendered":"<p><em>Dialoghi in Architettura, dopo la cancellazione del workshop &#8220;Habitandando&#8221;<\/em><br \/>\n<em>programmato in Brasile, in occasione del <a href=\"https:\/\/www.uia2021rio.archi\/index_en.asp\">Congresso Internazionale dell\u2019Architettura previsto a Rio de Janeiro \u201cTutti i mondi, un solo mondo\u201d<\/a>, inizia un percorso per la ricerca di orizzonti condivisi. <strong>Si comincia il 2 e il 3 maggio<\/strong> <strong>2020<\/strong>, durante la <strong>Settimana Mondo Unito<\/strong>, con il seminario \u201c<strong>Abitando esperienze, viaggiando verso orizzonti possibili<\/strong>\u201d.<\/em><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\">Now will we make things, together:<br \/>\nadesso, facciamo qualcosa insieme.<\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-16352 size-full\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Dialoghi-in-architettura.png\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p>\u201cHow we will live together?\u201d era il titolo della XVII Biennale di Architettura di Venezia. <strong>How<\/strong>, come: domandava ad architetti prima ancora del luogo, la qualit\u00e0 dello stare insieme. <strong>We will<\/strong> reclamava volont\u00e0: noi potremo. <strong>Live<\/strong>, vivere; non semplicemente stare in luoghi insieme gli uni affianco ad altri, ma vivere. Un richiamo alle pi\u00f9 varie dimensioni dell\u2019esistenza, non eseguendo solo funzioni. <strong>Together<\/strong>; insieme. \u201c<strong>Sulla stessa barca<\/strong>\u201d come lo siamo adesso; <strong>non da soli<\/strong>.<\/p>\n<p>Se l\u2019architetto Hashim Sarkis, curatore della 17\u00b0 edizione della Biennale in tempi non sospetti di crisi sanitaria rivolgeva questa vitale domanda di futuro, \u00e8 pi\u00f9 che mai necessario pensare ora -now-, al come -fare a- vivere insieme riconducendo la domanda all\u2019attualit\u00e0: neanche domandando ad un generico pubblico ma domandando-ci, non tanto come potremo vivere in futuro, ma riportando piuttosto nell\u2019alveo del presente il pi\u00f9 generale anelito ad un vita insieme, al pi\u00f9 stringente e urgente fare, adesso.<\/p>\n<p>Eravamo, fino a poco tempo fa nei preparativi per un appuntamento internazionale a Rio de Janeiro, scenario ideale per un altro tema pi\u00f9 che mai attuale: \u201c<strong>Tutti i mondi, un solo mondo<\/strong>\u201d: il caleidoscopio che questa citt\u00e0 rappresenta assieme all\u2019immenso Brasile ci aspettava assieme alle migliaia di architetti convocati dalla <a href=\"https:\/\/www.uia2021rio.archi\/iab_en.asp\">UIA<\/a> (Unione Internazionale degli Architetti) con il compito di approfondire, oltre la globalizzazione geografica che il titolo dell\u2019evento sembra richiamare, una visione olistica su <strong>Diversit\u00e0<\/strong> e <strong>Mixit\u00e8<\/strong>, <strong>Cambi<\/strong> ed <strong>Emergenze<\/strong>, <strong>Vulnerabilit\u00e0<\/strong> e <strong>Disuguaglianze<\/strong>, <strong>Transitoriet\u00e0<\/strong> e <strong>Flussi<\/strong>: quattro ambiti per approfondire quello che adesso, siamo costretti non a pensare, ma ad applicare, in modo radicalmente diverso da come lo avremmo pensato. Diversit\u00e0 di situazioni rispetto all\u2019epidemia, tra Nord e Sud del mondo, tra ricchi e poveri, bambini e anziani e mixit\u00e8 che, nella distanza sociale, richiede soluzioni diverse. Cambi dovuti ad emergenza Covid e vulnerabilit\u00e0 dei sistemi economici e sanitari nelle diverse aree del mondo che accelerano le disuguaglianze. Transitoriet\u00e0 dei sistemi attuali congelati dal distanziamento e nuovi flussi da prevedere, in modo diverso delle merci e delle persone.<\/p>\n<p>Non possiamo andare a Rio e non possiamo adesso pensare a temi generali. Dobbiamo invece calarci nelle situazione specifiche, nelle necessit\u00e0. Dobbiamo poter guardare, pur in mezzo ad una crisi planetaria, cosa sta succedendo sotto casa, affianco a noi. E rimetterlo insieme, dato che non possiamo pensare di farcela da soli. Crediamo e sosteniamo che le buone idee per tutti nascano da quanto ciascuno pu\u00f2 offrire come gi\u00e0 vissuto, non solo come riflessioni. Bisogna adesso organizzarsi per saperlo fare.<\/p>\n<p>Siamo insieme non per fare architettura e citt\u00e0 nuove, ma per <strong>mettere in dialogo architetture e architetti<\/strong> e non solo, dato che le citt\u00e0 sono \u201ctroppo importanti per essere lasciate solo agli architetti\u201d, come diceva Giancarlo de Carlo. E mettersi in dialogo, oggi, non \u00e8 facile: siamo abituati e forse assuefatti ormai a che ciascuno dica la sua in un coro di voci, storie, esperienze, spunti e riflessioni che pur belle, interessanti, suggestive o profetiche a volte ci danno l\u2019impressione di essere in un supermercato dove ognuno vende il suo prodotto o prende ci\u00f2 che gli serve. Del resto, siamo reduci da quel Moderno che ci ha abituati cosi: a separare per meglio organizzare tempo e spazio, discipline e funzioni: cos\u00ec siamo stati formati e cosi sono le nostre citt\u00e0: zone per alloggiare a per lavorare, per studiare e per curarsi.<\/p>\n<p>Un virus ora ha rimescolato tutto facendoci ripartire dalla postazioni di partenza, azzerando tempi e spazi, funzioni, e luoghi sicuri dove poterci anche curare, e ci ritroviamo di nuovo <strong>vulnerabili<\/strong>, con spazi preclusi, tempi incerti, funzioni rimescolate. <strong>Soli ma anche insieme<\/strong>, quanto meno accomunati dalla stessa situazione mai per cos\u00ec tanto tempo, mai in modo cosi \u201cdemocratico\u201d: ricchi e poveri, sud e nord, est e ovest, laici e credenti, musulmani e cristiani, abitanti metropolitani e gente dei villaggi.<\/p>\n<p>Forse, non abbiamo ancora elaborato del tutto che questo \u201c<strong>stare sulla stessa barca<\/strong>\u201d in tanti non \u00e8 solo stare gli uni affianco agli altri. Bisogna mettersi d\u2019accordo anche, per capire da che parte remare, organizzare provviste, definire ruoli, <strong>avere una rotta e un porto dove attraccare, insieme<\/strong>.<\/p>\n<p>Volevamo andare a Rio, per continuare quella esperienza errante di <em>Habitandando<\/em> che ci aveva abituati alla bont\u00e0 di un apprendimento arricchito dall\u2019andare tra storie, esperienze e buone pratiche del mondo per poter cos\u00ec arricchire i rispettivi contesti e lo stesso dibattito pubblico. Facevamo questa esperienza da dieci anni, abitando luoghi.<\/p>\n<p>Impossibilitati a muoverci, <strong>abitiamo adesso gli ambiti ristretti dell\u2019isolamento<\/strong>, continuando a spaziare e viaggiare in modo diverso, aprendo le finestre sul mondo delle tante storie ed esperienze che stanno esplorando possibilit\u00e0 inedite facendo emergere dall\u2019emergenza, <strong>nuovi orizzonti<\/strong>. E dato che non possiamo viaggiare: \u00e8 il momento di abitare le questioni recuperando la radice etimologica di abitare <em>-habere<\/em>: \u201cpossedendo\u201d quello che accade attorno a noi. Emergenza sanitaria, distanziamento sociale, difficolt\u00e0 economiche, crollo dei flussi, lavoro in digitale, sfide educative, case non adatte, case per chi non ne ha, relazioni tra reale e digitale\u2026 Quanti temi, storie e vissuto con cui ogni giorno veniamo inondati da twitter, articoli, messaggini, canali tv.<\/p>\n<p>Da tante parti ci si chiede come fare con <strong>i bambini che non torneranno a scuola<\/strong>, mentre i genitori riprenderanno il lavoro e se ha ancora senso il format scolastico cui siamo abituati: da qualche parte qualcuno potr\u00e0 dirci se \u00e8 questo il tema che prende il tema su cui vi sono i primi esempi e soluzioni.<\/p>\n<p>Per tante citt\u00e0 <strong>il traffico<\/strong> \u00e8 il maggior timore per una riapertura: come evitare gli affollamenti in metro e bus? Favorendo, l\u2019uso della auto? Oppure come stanno gi\u00e0 pensando (e attuando in molti) le bici?<\/p>\n<p><strong>Il lavoro a distanza in modo digitale<\/strong> sembra favorire la possibilit\u00e0 oltre che di una distanza sociale, anche di una dispersione equilibrata nel territorio che potrebbe risolvere gli squilibri crescenti da queste rendite di posizione tra chi vive in centro urbani e chi in regioni periferiche. Quanti temi, quante possibilit\u00e0 quanti approcci: potremmo continuare all\u2019infinito. E chiss\u00e0 che non ci siano gi\u00e0 risposte concrete, in atto da singoli, istituzioni, comunit\u00e0, professionisti, aziende, associazioni da condividere.<\/p>\n<p>E chiss\u00e0 se, ancora mettendo insieme tutte queste cose, non riusciamo a mettere insieme piste ed orizzonti possibili.<\/p>\n<p><strong>\u201cNon torniamo al mondo di prima\u201d<\/strong> suggeriva qualche giorno fa <strong>Muhammad Yunus<\/strong>, il sostenitore del microcredito, e non vorremmo neanche avventurarci nella scienza della futurologia, azzardando profezie sul come sar\u00e0 un dopo fin troppo aleatorio. Bisogna davvero credere in una grazia del presente capace di saper orientare lo sguardo e la necessaria creativit\u00e0 a partire dalle situazioni attuali.<\/p>\n<p><strong>Quel che \u00e8 certo non \u00e8 tanto che il mondo sta cambiando ma che, se vogliamo, possiamo cambiarlo.<\/strong><\/p>\n<p>Altrettanto certo \u00e8 che questa pandemia non \u00e8 episodio isolato: chiss\u00e0 come racconteranno i libri (se ancora ci saranno) di storia questo primo ventennio del secolo XXI iniziato con un tragico e spaventoso attentato, continuato con migrazioni bibliche, cambio climatico, disastri ambientali, guerre asimmetriche.<\/p>\n<p>Forse possiamo davvero cambiare, non tanto il mondo ma qualche attrezzo per affrontarlo si, vedendo le cose da un altro punto di vista. Non avendo (troppe) certezze scientifiche, possiamo recuperare <strong>la primazia della vita sulla teoria<\/strong>.<\/p>\n<p>Tutti sulla stessa barca non lo siamo solamente come persone ma anche come discipline, come vita e come pensiero: siamo costretti a sedere assieme non nei tavoli di seminari e conferenze, ma tra necessit\u00e0 di scuola e trasporti, lavoro e sanit\u00e0, ambiente e sociale.<\/p>\n<p>Fino a poco tempo fa si celebrava la globalizzazione, quasi a scapito del locale, che ne soffriva con le punte estreme di polarizzazioni ben note. Eravamo preoccupati di muri che si alzavano e <strong>ora, chiuse le frontiere apriamo schermi digitali a lontani e balconi ai vicini<\/strong>. <strong>Dovevamo calibrare distanze di tolleranza e adesso livelli di solidariet\u00e0 travolgono molte barriere<\/strong>. Dovremo abituarci a guardare <strong>un mondo che da sempre speriamo pi\u00f9 unito ma dal locale da cui tessere reti fatte di esperienze e storie da condividere<\/strong>: chiss\u00e0 allora che non riusciamo a costruire una buona piattaforma dai quattro angoli del globo di temi di storie, per poter offrire una metodologia di dialogo.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno di abitare esperienze che vengono messe in cantiere, di sostare in esse condividendone lo spazio, le dimensioni dei problemi e delle sfide e le possibili soluzioni. Sar\u00e0 questo adesso, il modo di viaggiare; pi\u00f9 che con le nostre gambe, con l\u2019<strong>ascolto<\/strong>. Chiss\u00e0 che non siamo in grado cos\u00ec di offrire orizzonti possibili.<\/p>\n<p>Il futuro dipende da quanto facciamo, adesso. Possiamo abitare le sfide e le esperienze e far viaggiare la creativit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 il momento: <strong>How will we live together?<\/strong> Dipende, oltre che dal come, dal quando; <em>now<\/em>, adesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>A cura del team di Dialoghi in architettura<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dialoghi in Architettura, dopo la cancellazione del workshop &#8220;Habitandando&#8221; programmato in Brasile, in occasione del Congresso Internazionale dell\u2019Architettura previsto a Rio de Janeiro \u201cTutti i mondi, un solo mondo\u201d, inizia un percorso per la ricerca di orizzonti condivisi. 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