{"id":70931,"date":"2020-05-29T13:45:41","date_gmt":"2020-05-29T11:45:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/il-bicchiere-mezzo-pieno-le-relazioni-oltre-la-pandemia\/"},"modified":"2020-05-29T13:45:41","modified_gmt":"2020-05-29T11:45:41","slug":"il-bicchiere-mezzo-pieno-le-relazioni-oltre-la-pandemia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/il-bicchiere-mezzo-pieno-le-relazioni-oltre-la-pandemia\/","title":{"rendered":"Il bicchiere mezzo pieno: le relazioni oltre la pandemia"},"content":{"rendered":"<p><em>Le relazioni al tempo del Coronavirus: come valorizzarle nonostante l\u2019isolamento, la paura e con la mediazione tecnologica? Cosa pu\u00f2 insegnarci questa esperienza? L\u2019abbiamo chiesto a Giovanna Cosenza, professoressa in Filosofia e Teoria dei Linguaggi all\u2019Universit\u00e0 di Bologna.<\/em><\/p>\n<p><strong>Stiamo vivendo un momento drammatico per l\u2019umanit\u00e0, le cui conseguenze sono ancora da cogliere in pieno. La tecnologia \u00e8 diventata fondamentale, ancora pi\u00f9 di prima, per comunicare, per trovare la forza di resistere all\u2019isolamento e alla paura. Siamo a un punto di non ritorno secondo lei?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giovanna Cosenza:<\/strong> \u00abPartiamo da una premessa: gli essere umani, in quanto tali, sono fatti per toccarsi, per abbracciarsi, per percepirsi, non per guardarsi attraverso uno schermo, questa \u00e8 la nostra natura intrinseca. Alcune persone e alcuni popoli sono pi\u00f9 spontanei \u00a0in questo, altri lo sono meno, ma \u00e8 un dato di fatto che per stabilire relazioni sane con gli esseri umani \u00e8 necessario guardarsi negli occhi. Pu\u00f2 capitare di litigare, di discutere, ma la base rimane quella, perch\u00e9 guardandoci negli occhi rimaniamo vicini anche nella differenza, anche quando le diverse culture ci abituano a distanze di differente intensit\u00e0.<\/p>\n<p>Ora, noi stiamo vivendo, gi\u00e0 prima del Covid -19, una dura messa alla prova di questa capacit\u00e0 relazionale che, lo ripeto, dovrebbe esserci naturale. Ci sono persone che sfuggono alle relazioni, non riescono a guardarsi negli occhi, non riescono a mettersi a nudo; in tanti giovani c\u2019\u00e8 il rischio di abituarsi a evitare questo aspetto della relazione soprattutto in un momento in cui dobbiamo stare \u201cfiltrati\u201ddalla rete e dalle tecnologie; a lungo andare questa cosa non pu\u00f2 che inoculare dentro noi un malessere e distanziarci ancora di pi\u00f9, perch\u00e9 ci abituiamo a qualcosa per la quale non siamo costruiti come esseri umani. Ma di necessit\u00e0 dobbiamo fare virt\u00f9: senza demonizzare niente, anzi valorizzando le risorse tecnologiche,\u00a0 non dobbiamo mai dimenticare che la nostra vera origine e sostanza di benessere \u00e8 l\u00ec, nella relazione autentica. Quando sar\u00e0 tutto finito dovremo ricordarci di questo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando sar\u00e0 tutto finito\u2026 Ma nel frattempo?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GC:<\/strong> \u00abImpariamo a usare questi mezzi per valorizzare i rapporti: mai come in questo tempo siamo immersi in videochiamate, call di tutti i tipi, con un po\u2019 di confusione tra vita privata e professionale: la gente entra in casa tua a ogni orario, vede ci\u00f2 che vivi, a volte anche i tuoi familiari che appaiono come sfondo delle chiamate, e ogni trenta secondi si verifica una distrazione che non \u00e8 funzionale alla relazione che stai vivendo. Immersi in questa connessione continua e confusa, siamo presi da mille cose mentre comunichiamo con qualcuno. E invece no, bisogna ritrovare un confine, un ordine, recuperando l\u2019attenzione per la relazione che stiamo vivendo. Io ad esempio mi isolo: se sto parlando con un mio studente cerco uno spazio dove n\u00e9 il bambino n\u00e9 il marito possano entrare, almeno per quei 10 minuti, e mi dedico totalmente al mio studente. Se spiego bene al bambino che mamma lavora, il bambino capisce, non si sente trascurato, io mi dedico totalmente al lavoro e poi sar\u00f2 tutta per il mio bambino. Non tutti possiamo fare questo, ci sono situazioni di grande disagio dove trovare un proprio spazio \u00e8 impossibile, ma anche in questo caso conta imparare a dedicarsi a una persona alla volta, fino in fondo, a una cosa alla volta. Cos\u00ec si recupera pace, si recupera il senso di una relazione, il senso di una vita fatta di pubblico e privato, con un sano \u201cconfine\u201d che aumenta in noi il senso di cura per l\u2019altro. Solo cos\u00ec possiamo cominciare a salvare le relazioni\u00bb.Parol<\/p>\n<p><strong>Paradossalmente si potrebbe affermare che \u00e8 imparando a stare soli che si valorizzano le relazioni?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GC:<\/strong> \u00abS\u00ec, se sai stare in piedi da solo, se sai affrontare la solitudine, con tutto ci\u00f2 che essa comporta, non ti appoggi alle relazioni, non ne fai un uso utilitaristico, ma ti relazioni in modo sano, dove ricevi, certamente, ma sei anche capace di dare. Intendiamoci: non \u00e8 che questi problemi\u00a0 non ci fossero prima, l\u2019emergenza Covid li ha accentuati, ecco perch\u00e9 serve recuperare un\u2019attenzione all\u2019altro che dovremo portarci anche dopo. Non cediamo alle disattenzioni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come affrontare la paura, anche per il domani, con l\u2019arma della parola? <\/strong><\/p>\n<p><strong>GC:<\/strong> \u00abLa paura non si pu\u00f2 cancellare, va ammessa, riconosciuta. La paura con tutte le sue sfumature di tensione, ansia. Mentre l\u2019angoscia si verifica per qualcosa di indefinito, che non sappiamo identificare, la paura c\u2019\u00e8 per qualcosa di concreto. La prima cosa allora \u00e8 riconoscere e distinguere le due cose e usare la parola per esprimere l\u2019emozione ed elaborarla con gli altri. Non \u00e8 facile, perch\u00e9 sia nel privato sia nel pubblico si parla piuttosto di cose: i numeri, ad esempio, in questo periodo hanno sostituito la realt\u00e0, ma i numeri possono essere letti in mille modi, c\u2019\u00e8 chi guarda pi\u00f9 i morti, chi pi\u00f9 i guariti, ma dietro i numeri ci sono persone, ci sono delle dinamiche. Ognuno di noi dovrebbe imparare a condividere di pi\u00f9 queste dinamiche che legge dietro al numero, farne discussione con gli altri, per esorcizzare la paura, calmare la rabbia, ma anche per vedere le cose in modo pi\u00f9 oggettivo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cominciamo a vedere in modo oggettivo anche le parole, lei \u00e8 un\u2019esperta di parole: \u201cAndr\u00e0 tutto bene\u201d, \u00e8 lo slogan che ci ha accompagnati in queste settimane. Per tante persone per\u00f2 non \u00e8 andata bene, e non sappiamo cosa ci aspetta in futuro\u2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>GC:<\/strong> \u00ab \u201cAndr\u00e0 tutto bene\u201d non nega qualcosa che \u00e8 andato male. Ho perso un grandissimo amico prima della pandemia e le morti sono sempre di persone, non di numeri: ho vissuto tutta la sua malattia che \u00e8 stata sempre grave fin da quando \u00e8 stata scoperta; gli dicevo continuamente \u201candr\u00e0 tutto bene\u201d; tra noi persone vicine ci dividevamo in questo atteggiamento di positivit\u00e0. L\u2019idea mia era \u201cnon saranno tre mesi ma magari tre anni\u201d. Altri amici dicevano \u201candr\u00e0 tutto male\u201d, \u201cnon lo riconosco pi\u00f9\u201d. L\u2019amico poi \u00e8 morto davvero, quindi se la guardo cos\u00ec io ho avuto torto. Ma ti dico la verit\u00e0, lo rifarei. Io credo che anche in quegli ultimi due mesi sia stato giusto per lui e per me avere l\u2019atteggiamento costruttivo, che non negava la gravit\u00e0 di una situazione perch\u00e9 questo ci ha permesso di vivere la meglio quel dramma. Io sono per dire sempre \u201candr\u00e0 tutto bene\u201d senza negare la morte e la disperazione di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto e sta accadendo. Perch\u00e9 anche dirle le cose alimenta una fiducia, una fiducia nel \u201cnoi\u201d, da soli non si arriva da nessuna parte e questo la relazione autentica deve poterlo dimostrare. Non siamo autosufficienti, nemmeno con tutta la tecnologia di questo mondo. Se si capisce questo la parola trova verit\u00e0, anche quelle tre parole \u201cAndr\u00e0 tutto bene\u201d. Ecco perch\u00e9 dico che sorridere fino all\u2019ultimo con questo mio amico, \u00e8 stato il modo migliore per accompagnarlo, perch\u00e9 ci credevo davvero, non ero finta. Rifarei davvero tutto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 il rischio di cadere in un facile ottimismo?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GC:<\/strong> \u00abUn giorno ho fatto una passeggiata e ho condiviso con le amiche su whatsapp l\u2019immagine di due ragazzi che provavano una coreografia, nel buio, a distanza, con degli stereo che nella cultura rap vanno ancora: ballavano senza volume alto, molto rispettosi della situazione, soli. Per me \u00e8 stata l\u2019immagine migliore per dire \u201candr\u00e0 tutto bene\u201d. Per altre persone, come queste mie amiche, la stessa immagine ha rappresentato una cosa bruttissima, perch\u00e9 hanno visto pi\u00f9 la citt\u00e0 vuota che i due giovani ballerini. Ecco, non \u00e8 ottimismo, \u00e8 diversit\u00e0 dei punti di vista su una situazione, \u00e8 vedere il bicchiere mezzo pieno, comunicarlo all\u2019altro magari per aiutarlo, ma poi lasciarlo libero anche di vederlo mezzo vuoto se vuole; d\u2019altronde la vita \u00e8 questa, mentre un bambino nasce un\u2019altra persona muore\u2026\u00bb<\/p>\n<p><strong>Questa esperienza potr\u00e0 davvero aiutarci a vedere di pi\u00f9 la \u201cforesta che cresce\u201d?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GC:<\/strong> \u00ab\u00c8 il lavoro che facciamo tutti i giorni, \u00e8 quello di rendere bella la nostra realt\u00e0, qualunque essa sia; certo in questo periodo abbiamo visto tante persone morire, la vediamo in faccia la morte, che \u00e8 sempre pi\u00f9 un tab\u00f9. Ecco, questo impegno ci pu\u00f2 restituire anche una pacificazione con la morte, dandoci un gusto diverso per la vita che dobbiamo affrontare ogni giorno nelle piccole cose. Se non capisci la morte non afferri la vita e se questa pandemia ci aiutasse anche nel recupero di un atteggiamento positivo verso la nostra realt\u00e0, aiuterebbe quel cambio di mentalit\u00e0 che \u00e8 cos\u00ec necessario per affrontare questa fase 2\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In queste settimane molti hanno scritto che il Coronavirus pu\u00f2 far riscoprire la solidariet\u00e0, la vicinanza, in definitiva la fraternit\u00e0 tra persone e popoli. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GC:<\/strong> \u00abSpero di s\u00ec, dipende da tanti fattori, anche dal tempo a disposizione. Ci vuole un tempo sufficientemente lungo dentro un\u2019esperienza per trarne un senso: il tempo di convivenza con il virus sembra sia cos\u00ec, e ho fiducia che la solidariet\u00e0 che abbiamo potuto avere da una parte e che magari dall\u2019altra ci \u00e8 anche mancata tantissimo perch\u00e9 isolati, ci possa fare riscoprire il valore di ci\u00f2 che abbiamo tra le mani, per una ripresa graduale di un intervento positivo nelle nostre vite\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le relazioni al tempo del Coronavirus: come valorizzarle nonostante l\u2019isolamento, la paura e con la mediazione tecnologica? Cosa pu\u00f2 insegnarci questa esperienza? L\u2019abbiamo chiesto a Giovanna Cosenza, professoressa in Filosofia e Teoria dei Linguaggi all\u2019Universit\u00e0 di Bologna. Stiamo vivendo un momento drammatico per l\u2019umanit\u00e0, le cui conseguenze sono ancora da cogliere in pieno. 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