{"id":71396,"date":"2020-09-01T15:55:14","date_gmt":"2020-09-01T13:55:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/la-cura-delle-relazioni-e-la-cura-del-creato\/"},"modified":"2025-11-26T15:39:26","modified_gmt":"2025-11-26T14:39:26","slug":"la-cura-delle-relazioni-e-la-cura-del-creato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/la-cura-delle-relazioni-e-la-cura-del-creato\/","title":{"rendered":"La cura delle relazioni \u00e8 la cura del creato"},"content":{"rendered":"<p><em>Intervista a <a href=\"https:\/\/giorgiovacchiano.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Giorgio Vacchiano<\/a> in occasione della Giornata per la custodia del Creato.<\/em><\/p>\n<p>Marted\u00ec 1\u00b0 Settembre si celebra in Italia e in alcune altre parti del mondo, la Giornata Nazionale per la Custodia del Creato. \u00c8 un\u2019iniziativa della Chiesa Italiana, in sintonia con altre comunit\u00e0 ecclesiali europee, che consiste in una giornata annuale dedicata a riaffermare l&#8217;importanza, anche per la fede, della \u201ccura\u201d della nostra casa comune, la Terra: alla sua salute, infatti, \u00e8 legata quella delle nostre relazioni, con tutto quello che ne consegue in termini di giustizia, pace, solidariet\u00e0 tra generazioni e popoli. E, come ci racconta <a href=\"https:\/\/giorgiovacchiano.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Giorgio Vacchiano<\/a>, \u00e8 forse vero anche il contrario: dalla qualit\u00e0 delle nostre relazioni pu\u00f2 dipendere anche la qualit\u00e0 dell\u2019ambiente in cui viviamo.<\/p>\n<p>Giorgio Vacchiano, 40 anni, \u00e8 ricercatore e docente in gestione e pianificazione forestale all\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano. Lavora per capire come gli alberi e le foreste rispondono al \u201cclimate change\u201d, come cambiano i benefici che forniscono all\u2019umanit\u00e0, per gestirli in modo sostenibile assicurando la loro conservazione, resilienza e capacit\u00e0 di contrastare la crisi climatica in corso. Per la sua ricerca, nel 2018 \u00e8 stato indicato dalla <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">rivista Nature<\/a> come uno degli 11 scienziati emergenti nel mondo che \u00abstanno lasciando il segno nella scienza\u00bb. \u00c8 membro della Societ\u00e0 Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF), di cui coordina il gruppo di lavoro sulla comunicazione e dell&#8217;Ecological Society of America (ESA). E&#8217; autore di &#8220;La resilienza del bosco&#8221; (Mondadori, 2019).<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 nato il tuo amore per la natura?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019amore per la natura parte in realt\u00e0 dalla montagna, perch\u00e9 andandoci fin da piccolo \u00e8 un ambiente che ho imparato a conoscere molto bene e dove mi sento a casa. Le Alpi hanno ospitato le mie estati, con sogni e desideri. Quella della montagna \u00e8 rimasta sempre una passione, anche perch\u00e9 i miei genitori mi hanno trasmesso molta curiosit\u00e0 verso il funzionamento del mondo naturale, per cui quando poi si \u00e8 trattato di decidere il corso di studi ho pensato a Scienze Forestali. Il mio professore di scienze di allora, mi ha fatto capire che la natura, oltre a conoscerla pu\u00f2 essere ben gestita, bisogna capire che direzione darle per il bene della societ\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-20659\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Captura-5-300x182.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"364\" \/><\/p>\n<p><strong>L\u2019importanza della relazione uomo-ambiente, natura-societ\u00e0, non \u00e8 nuovo\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCerto non \u00e8 nuovo, ma ha un suo sviluppo. C\u2019\u00e8 una dimensione di contemplazione di bellezza \u00a0che la natura esprime, e questa non ha bisogno di spiegazioni. Ma c\u2019\u00e8 anche qualcosa di pi\u00f9 forte tra noi e la natura, che l\u2019attualit\u00e0 di questi tempi dimostra benissimo, \u00a0ne sto facendo il messaggio principale della mia ricerca: la crisi climatica, sociale e sanitaria in cui siamo finiti, mette in evidenza questa connessione di un giusto rapporto tra noi e il pianeta\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In che situazione ci troviamo oggi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl punto focale,secondo me, \u00e8 questo: ci sono alcune crisi che apparentemente sembrano separate ma che hanno la stessa radice e sono intimamente unite, esprimono cio\u00e8 la stessa cosa: chiaramente la pi\u00f9 urgente ora \u00e8 la crisi sanitaria, che non \u00e8 un oggetto estraneo per chi parla di ambiente e clima, perch\u00e9 sono moltissime le concause della trasmissione delle pandemie dagli animali all\u2019uomo e il modo in cui trattiamo e conserviamo gli ecosistemi, soprattutto le foreste vergini, incide moltissimo su questo processo. \u00c8 provato che il degrado delle foreste primarie rende pi\u00f9 probabile la trasmissione di batteri e virus dagli animali all\u2019uomo. C\u2019\u00e8 poi una crisi climatica che sta mettendo in serio pericolo anche l\u2019Occidente. Fino a qualche anno fa sembrava una cosa lontana per noi, anche per le generazioni future: ondate di calore, alluvioni, siccit\u00e0, tempeste, arrivano pure in Europa adesso. Di conseguenza \u00e8 scoppiata un\u2019altra crisi, quella sociale; negli USA il contatto tra queste tre crisi \u00e8 stato pi\u00f9 forte, pensiamo soltanto al movimento dei <a href=\"https:\/\/blacklivesmatter.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Black Lives Matter<\/a>, all\u2019emergere dell\u2019ingiustizia razziale, sociale e economica che queste persone vivono e che \u00e8 assolutamente anche un\u2019ingiustizia ambientale e climatica, perch\u00e9 sono persone che hanno una probabilit\u00e0 enorme di vivere in zone contaminate, dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono pi\u00f9 severi e gravi; solitamente questa gente subisce anche tassi di mortalit\u00e0 da Covid, 10 o 20 volte pi\u00f9 alti rispetto alle popolazioni dei bianchi, e questi sono dati che dovrebbero fare riflettere, perch\u00e9 sono un esempio che dimostra molto bene quanto tutto sia correlato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma in questi anni non \u00e8 cambiato proprio niente?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 aumentata la consapevolezza, ed \u00e8 interessante\u00a0 essere arrivati a questo snodo, perch\u00e9 stiamo capendo che le questioni fondamentali per l\u2019umanit\u00e0 oggi riguardano l\u2019ambiente non come qualcosa di cui potremmo occuparci solo per una passione, o perch\u00e9 potremmo essere particolarmente sensibili a queste tematiche. La natura non pu\u00f2 pi\u00f9 essere intesa come qualcosa di totalmente estraneo a noi, all\u2019uomo, ma \u00e8 qualcosa che si riflette in modo estremamente forte sull\u2019umanit\u00e0, sulla qualit\u00e0 della vita, sulla sopravvivenza, sulla felicit\u00e0, sulle condizioni sanitarie nostre: del primo, del secondo, del terzo e del quarto mondo, insieme\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Vuoi dire che la crisi ambientale e climatica pu\u00f2 influenzare anche le nostre relazioni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono l\u2019uno lo specchio dell\u2019altra, \u00e8 difficile capire quale sia la causa e quale l\u2019effetto\u2026 A istinto mi verrebbe da dire il contrario: cio\u00e8 \u00e8 il sistema di relazioni tra di noi che pu\u00f2 incidere nel bene o nel male sulla qualit\u00e0 dell\u2019ambiente. Pi\u00f9 ci appassioniamo a relazioni fraterne e pi\u00f9 possiamo comprendere le conseguenze negative sulla crisi climatica, sulla crisi della biodiversit\u00e0, e siamo pi\u00f9 portati a risolverli, perch\u00e9 non ne va pi\u00f9 della salute delle balene o di qualche pianta sperduta in Australia, ma ne va della salute e sopravvivenza degli esseri umani di cui a noi importa, a motivo di quelle relazioni di cui sopra. Se abbiamo un \u201cfaro\u201d che \u00e8 una relazione sana con quelli della nostra specie, questa \u00e8 una leva per capire che ogni nostra azione non ha conseguenze soltanto sugli ecosistemi, ma, attraverso di loro, anche su altri esseri umani. E\u2019 un fatto inevitabile\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Le relazioni possono pure peggiorare in tempi di crisi.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCertamente, e lo stiamo vedendo tra gli Stati ad esempio, con la crisi provocata dal Covid-19, ognuno ha teso a risolvere in casa i propri guai relativi ai contagi, ma sta mancando un coordinamento a livello pi\u00f9 alto che avrebbe permesso di ottenere altri risultati. C\u2019\u00e8 un tentativo di chiudersi al proprio interno che non \u00e8 positivo. Stessa cosa accade per la crisi climatica: abbiamo le soluzioni tecnologiche per de-carbonizzare la nostra economia e passare a fonti di energia totalmente rinnovabili. Non \u00e8 un problema di ricerca, non \u00e8 un problema di conoscenza, ma \u00e8 un problema di cooperazione, perch\u00e9 manca una coscienza planetaria, che porti a sviluppare qualcosa di nuovo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un altro aspetto legato alla crisi ambientale sono le migrazioni\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCon il cambiamento climatico, le condizioni di vita per moltissime persone in alcune aree del pianeta sono diventate insostenibili, costringendo interi popoli a spostarsi: il conflitto siriano, per fare un esempio, ha avuto cause politiche, sociali ed economiche, ma ha anche una componente climatica, perch\u00e9 la grande siccit\u00e0 che ha colpito la Siria nel 2011-2012, ha spinto moltissimi contadini e famiglie che abitavano in ambito rurale a smettere di coltivare la terra perch\u00e9 non potevano pi\u00f9 farlo (con una perdita in termini di cura della biodiversit\u00e0, cura del terreno ecc..) . Tutte queste persone si sono trasferite in citt\u00e0, cambiando gli equilibri sociali, divenendo loro malgrado fattore di instabilit\u00e0 per quello che \u00e8 successo dopo. La crisi siriana ha causato 5-6 milioni di rifugiati, la maggior parte sono in Libano e gli altri in Europa. Le previsioni ONU parlano per\u00f2 di 400 mln di rifugiati climatici a livello mondiale alla fine del secolo. Le migrazioni sono un fenomeno connaturato all\u2019uomo ma non siamo attrezzati a rispondere alla velocit\u00e0 fortissima con cui i fenomeni climatici e migratori si modificano nel corso di pochissimo tempo; tutto questo ci lascia impreparati\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Fammi qualche esempio\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUna citt\u00e0 come Miami entro qualche decennio sar\u00e0 minacciata dall\u2019innalzamento del mare, ed \u00e8 una citt\u00e0 \u00a0che non si ricostruisce facilmente da qualche altra parte; \u00e8 la nostra adattabilit\u00e0 che \u00e8 in crisi perch\u00e9 ultimamente ci siamo sviluppati in un clima instabile, siamo cio\u00e8 usciti da quei parametri climatici che hanno caratterizzato lo sviluppo della civilt\u00e0 umana come la conosciamo noi, dal Neolitico in avanti. \u00a0Fa pi\u00f9 caldo oggi che negli ultimi 10.000 anni, ci sono tempeste, fenomeni sempre pi\u00f9 intensi, la nostra societ\u00e0 si trova ad abitare un pianeta che non riconosce, \u00e8 come fossimo sbarcati appena su Marte e ci dovessimo riadattare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando si pensa all\u2019ambiente, alla cura del Creato, la tentazione \u00e8 pensare che i temi riguardino sempre altri.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa tentazione \u00e8 sempre quella di dire che i temi ambientali riguardano i politici e noi possiamo fare poco, facciamo \u201caltro\u201d, il piccolo del nostro quotidiano e ci accontentiamo. Ma quello che conta \u00e8 fare tanto e fare in fretta e ci si deve muovere per forza a livello economico e politico, perch\u00e9 le leve dei grandi cambiamenti sono quelle. Se io posso cambiare oggi 1 nel mio piccolo, ma posso cambiare domani 20 se mi muovo a livello politico, io sceglierei la seconda. Certo, l\u2019impegno personale e quello ai grandi livelli possono camminare insieme, le due cose non si escludono: devi essere coerente con lo stile di vita, ma non vorrei adagiarmi alla logica del \u201cmio piccolo\u201d perch\u00e9 \u00e8 pericolosa e giustificativa. Il bicchiere d\u2019acqua nell\u2019emergenza va benissimo ma non fermiamoci a questo, come diceva qualcuno, noi dobbiamo pensare all\u2019acquedotto!\u00bb<\/p>\n<p><strong>Il passo da fare qual \u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 quello del \u00a0gioco di squadra, il gioco organizzato, la relazione. Non basta il supereroe e nemmeno un&#8217;azione comune. Serve tutto, ma serve la rete, la squadra e non rimanere nell\u2019individuale: costruire relazioni fraterne, lo ripeto, aumenta la consapevolezza, la sensibilit\u00e0 per gli altri, anche di altri popoli e nazioni, e produce nuove idee di cui abbiamo urgentemente bisogno\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Mi fai un esempio?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl principale campo d\u2019azione per risolvere l\u2019emergenza climatica \u00e8 senz\u2019altro il modo con cui produciamo energia, \u00e8 il 90% del problema. Se risolvessimo l\u2019aspetto energetico, avremmo risolto molta parte del problema. Ci sono forti interessi economici a bloccare azioni individuali e collettive. Noi in Italia \u00a0abbiamo 19 miliardi all\u2019anno di sussidi (cio\u00e8 soldi pubblici) per il settore dei combustibili fossili. Dovremmo vedere cosa succederebbe interrompendo questi flussi di denaro, indirizzandoli da un\u2019altra parte, alle energie rinnovabili per esempio. Se la politica desse una mano al mercato energetico, darebbe una mano anche alla quotidianit\u00e0 di tutti noi, agendo con lungimiranza per riparare un danno che sta diventando irreversibile\u2026. \u00c8 un pezzo del famoso acquedotto\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Giorgio Vacchiano in occasione della Giornata per la custodia del Creato. 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