{"id":71631,"date":"2020-11-10T14:43:33","date_gmt":"2020-11-10T13:43:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/una-scuola-a-dimensione-di-citta\/"},"modified":"2025-11-26T15:41:25","modified_gmt":"2025-11-26T14:41:25","slug":"una-scuola-a-dimensione-di-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/una-scuola-a-dimensione-di-citta\/","title":{"rendered":"Una scuola a dimensione di citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><em>L\u2019esperienza educativa di un liceo di Prato, in Toscana, dove gli studenti sono coinvolti in percorsi di \u201ccura\u201d che guardano alle ferite della citt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Suo padre la definiva come \u201cimprenditrice del <em>no profit<\/em>\u201d, e lei questa definizione se l\u2019\u00e8 cucita addosso molto bene. In effetti, 40 anni di insegnamento in un liceo di Prato,\u00a0 alle porte di Firenze, hanno fatto di Sandra Mugnaioni un punto di riferimento della solidariet\u00e0 e della fraternit\u00e0, per la \u201ccura\u201d di tanti ragazzi e famiglie della citt\u00e0. Come? Insegnando bene, prima di tutto, facendo bene il proprio mestiere, e poi lasciando che la creativit\u00e0 e la sensibilit\u00e0 per l\u2019altro facessero il resto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-22497\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/69855765_641630692911755_5234263655654096896_o-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p>Con Sandra mi sento al mattino presto, una donna come lei ha sempre tante cose da fare, ha anche un marito, due figli grandi e un nipotino di pochi mesi. \u00abSono un\u2019insegnante di lettere, ora in pensione, ma essendo sempre stata convinta che la fraternit\u00e0 non potesse attendere, ho usato del mio lavoro per andare un po\u2019 oltre, con i miei ragazzi, a quelle che erano le semplici lezioni a scuola, per approfondire vari temi di attualit\u00e0 che li potessero coinvolgere a essere proattivi verso le problematiche della nostra citt\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Nel <a href=\"https:\/\/copernicoprato.edu.it\/\">liceo Copernico di Prato<\/a>, da circa vent\u2019anni Sandra porta avanti alcuni progetti che fanno degli studenti \u201ccittadini attivi\u201d del liceo, aperti sulla citt\u00e0: conferenze interattive, percorsi civici, letture, discussioni in classe, progetti sul territorio, testi teatrali. Uno dei progetti pi\u00f9 interessanti \u00e8 proprio quello dei Peer Educator: i ragazzi scelgono un tema, d\u2019accordo con i professori che seguono il progetto diverso anno per anno: si leggono documenti, si approfondiscono da diverse fonti le varie sfaccettature del problema. E poi si decide cosa fare. \u00abL\u2019anno scorso il tema \u00e8 stato quello delle cosiddette \u201cecomafie\u201d, con una sponda fortissima verso la sensibilit\u00e0 ambientale: i ragazzi hanno letto molti testi, sono stati nella Terra dei Fuochi, hanno preso contatti con Padre Maurizio Patriciello, con l\u2019associazione \u201cNoi mamme di tutti\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Alla fine di tutto questo percorso viene scritto un testo teatrale, la <strong><em>Gardug\u00f1a<\/em><\/strong>, (in spagnolo significa Cosa Nostra) rappresentato a 700 ragazzi delle scuole superiori di Prato, e nel teatro principale della citt\u00e0. In questo modo gli studenti acquistano una sensibilit\u00e0 e una competenza che permette loro di diventare essi stessi formatori dei loro pari, anche dei coetanei pi\u00f9 in difficolt\u00e0: sono, appunto i <em>peer educator<\/em> che una volta diplomati non smettono di cercare occasioni di bene e non mollano la loro prof, tanto che l&#8217;esperienza, al liceo e fuori, \u00e8 condivisa e costruita da un gruppo di docenti sempre pi\u00f9 esteso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-22492\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/70415928_641302322944592_5712771055932669952_o-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p>\u00abCerto, bisogna procurarsi competenze tecniche solide, oltre ad avere empatia per i giovani: io me li sono dovuti \u201cristudiare\u201d in un certo senso, anche quando sono andata in pensione\u00bb.<\/p>\n<p>Una pensione, per Sandra, che coincide con uno dei periodi pi\u00f9 attivi, anche con l\u2019impegno politico a livello locale; e poi l\u2019impegno fuori dal liceo con i ragazzi come si concretizza? A Prato c\u2019\u00e8 il Villaggio Gescal, un grosso agglomerato di condomini, costruiti negli anni \u201980. Sono tante le famiglie che vi abitano, alcune con grandi difficolt\u00e0; il villaggio riflette un po\u2019 le 124 etnie presenti in citt\u00e0. C\u2019\u00e8 <a href=\"https:\/\/www.donmilaniprato.edu.it\/\">l\u2019Istituto comprensivo Don Milani<\/a> \u00e8 presente una scuola media e ci sono anche quattro Istituti superiori professionali, alcuni Istituti tecnici e sezioni del liceo. Si possono immaginare le difficolt\u00e0 dettate dal fatto che a Prato la crisi batte forte e quindi anche i ragazzi che frequentano le scuole ne risentono. \u00abUna mia amica che lavorava alla Don Milani mi ha detto \u201cperch\u00e9 non vieni a darci una mano qui con i ragazzi in difficolt\u00e0?\u201d E cos\u00ec, io, appena in pensione, ho cominciato a lavorare in quel contesto coinvolgendo i Peer Educator\u00bb. Nasce cos\u00ec il <a href=\"http:\/\/www.tvprato.it\/2019\/12\/doposcuola-romero-dove-studia-e-cresce-insieme-la-prato-del-futuro-video\/\"><em>doposcuola Romero<\/em><\/a>, dedicato al vescovo Oscar Romero, assassinato nel 1980 proprio per le sue battaglie in difesa dei pi\u00f9 poveri ed emarginati. Dentro il centro civico del villaggio, con il patrocinio del comune, il doposcuola rimane aperto due volte alla settimana.<\/p>\n<p>Lo frequentano ragazzi che vivono situazioni di emarginazione dal punto di vista familiare e socio economico, sono seguiti da professori in pensione che hanno ancora voglia di darsi da fare, e dai Peer educator che invece imparano proprio in quel contesto a spendersi per gli altri: \u00abSai, i giovani hanno bisogno di cose concrete\u00bb- continua Sandra.<\/p>\n<p>Si crea cos\u00ec, piano piano, una famiglia, che anche in questa pandemia non ha mai smesso di \u201cprendersi cura\u201d di ragazzi e famiglie. \u00abA Marzo abbiamo iniziato il doposcuola con la didattica a distanza. Ci siamo accorti che circa 50 ragazzi non si collegavano al mattino con i professori legittimi per motivi socioeconomici, perch\u00e9 magari vivevano costretti in sette persone in due stanze, adolescenti un po\u2019 abbandonati a loro stessi, e rischiavamo di perderli del tutto\u00bb.<\/p>\n<p>Sandra e i suoi ragazzi ricercano personalmente gli studenti, e uno a uno li recuperano tutti, e tutti alla fine dell\u2019anno riescono ad essere promossi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-22502\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/69516722_640667826341375_55050008877072384_o-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p>\u00c8 la grande vittoria del progetto, un lavoro che continua anche oggi, in questa seconda ondata della pandemia, e ha le sue basi di forza nella relazione: \u00abla relazione e i rapporti personali qui sono tutto: tra noi prof, anziani e giovani, affinch\u00e9 ognuno non pensi solo al suo specifico compito, ma sia responsabile del lavoro degli altri, in una sorta di comunit\u00e0 attiva, cerchiamo di stare in sinergia, in collaborazione\u00bb. E poi il rapporto con i ragazzi che finalmente hanno dei punti di riferimento che nelle famiglie non \u00e8 possibile assicurare.<\/p>\n<p>Di fondo l\u2019obiettivo della reciprocit\u00e0 dei rapporti che cambiano le situazioni \u00e8 sempre presente.<\/p>\n<p>\u00abSai cosa mi ha detto un giorno uno dei Peer educator, un ragazzo, musulmano, di 23 anni?: \u201cSandra, tu ci dai tanto, ma anche io a te sto dando tantissimo, tutto il tempo che mi avanza nello studio. Lo dono per te, e per tutto quello che stiamo facendo\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019esperienza educativa di un liceo di Prato, in Toscana, dove gli studenti sono coinvolti in percorsi di \u201ccura\u201d che guardano alle ferite della citt\u00e0. Suo padre la definiva come \u201cimprenditrice del no profit\u201d, e lei questa definizione se l\u2019\u00e8 cucita addosso molto bene. 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