{"id":72225,"date":"2021-05-28T17:28:12","date_gmt":"2021-05-28T15:28:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/clothest-le-commerce-no-profit\/"},"modified":"2025-11-26T15:49:20","modified_gmt":"2025-11-26T14:49:20","slug":"clothest-le-commerce-no-profit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/clothest-le-commerce-no-profit\/","title":{"rendered":"Clothest, l\u2019e-commerce no-profit"},"content":{"rendered":"<p><em>Il team di Clothest (Firenze, Italia), rigenerando capi d\u2019alta moda usati, combatte la cultura dello scarto: \u00abNoi sappiamo bene che lo scarto, la \u201cpietra\u00a0scartata\u201d \u00e8 diventata la testata d&#8217;angolo. Quindi, con il nostro lavoro, abbiamo cercato di ritrovare la bellezza in quello che era uno scarto, di restituirgli un nuovo valore\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Letizia Baldetti lavora nel mondo della moda ed \u00e8 anche una delle giovani volontarie della casa famiglia del Giglio di Montevarchi (Arezzo, Italia), che ospita circa quaranta persone, tra residenti fissi e temporanei. Nella parrocchia di Santa Maria del Giglio, vicinissima alla ferrovia, guidata da don Mauro Frasi, si trova anche un centro di ascolto Caritas e un centro di distribuzione alimentare e di abbigliamento, intorno al quale gravitano annualmente circa 200 persone. \u00abGli ospiti, per lo pi\u00f9, arrivano da soli, il 90% dalla stazione.\u00a0 Noi diciamo che la nostra \u00e8 una casa famiglia \u201ctra stazione e chiesa\u201d\u00bb scherza Letizia. Tra gli ospiti stabili, ci sono persone con problemi psichiatrici, mentre tra i temporanei, ci sono tanti disoccupati. Sono stranieri ma anche italiani: \u00abGli italiani hanno in media pi\u00f9 di 50 anni, sono uomini che sono finiti in condizioni di povert\u00e0 dopo una separazione o per la perdita del lavoro, a causa della crisi. Qualcuno arriva da solo, dopo aver dormito molte notti all\u2019aperto, o perch\u00e9 ci viene segnalato\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-29763\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/don-mauro-k72F-U32302027906906rV-656x492@Corriere-Web-Sezioni-300x225-1.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"450\" \/><\/p>\n<p>La casa famiglia \u00e8 anche il luogo d\u2019incontro settimanale per i giovani impegnati della parrocchia, ed \u00e8 l\u00ec che, circa cinque anni fa, \u00e8 nata l\u2019idea di Clothest*: \u00abLa domenica sera ci trovavamo in casa famiglia a cena o per fare altre attivit\u00e0 e l\u00ec, lavorando per la distribuzione degli abiti usati, abbiamo cominciato a notare che arrivavano abiti di marche importanti. Fatto che, ovviamente, non era significativo per un povero, pi\u00f9 interessato ad avere un bel piumino resistente al freddo. Cos\u00ec, ci siamo fatti la domanda se c&#8217;era un modo per poterli usare meglio, aiutando di pi\u00f9 i poveri stessi\u2026\u00bb. Nasce l\u2019idea di \u201cFrancesco The S-Hope\u201d, un\u2019associazione di volontariato ispirata alle parole e al pensiero di Papa Francesco sulla cultura dello scarto: \u00abNoi operiamo in una casa famiglia e sappiamo bene che le persone che arrivano da noi sono gli \u201cscartati\u201d dalla societ\u00e0, come gli abiti che ci arrivano sono gli scartati dagli armadi delle persone. Per\u00f2, lo scarto, la pietra\u00a0scartata, \u00e8 diventata la testata d&#8217;angolo. Quindi, con il nostro lavoro, abbiamo cercato di ritrovare la bellezza in quello che era uno scarto, di restituirgli un nuovo valore\u00bb. In poco tempo, il gruppo raccoglie circa 2400 capi usati che rivende in temporary shops e su eBay.<\/p>\n<p>Oggi, i giovani impegnati nel progetto sono 17 e provengono da varie zone della Toscana: Prato, Pisa, Le Sieci, Pontassieve, Levane, Cavriglia. Tra di loro c\u2019\u00e8 chi si occupa di fotografare i capi, chi li recupera, chi ha creato il gestionale per il magazzino e chi crea i nuovi look. Combinando i loro diversi talenti, hanno dato vita a Clothest*, un e-commerce non-profit che raccoglie e vende abiti usati di brand d\u2019alta moda per finanziare i progetti di assistenza della casa famiglia di Montevarchi. Sul loro sito c\u2019\u00e8 anche lo spazio per raccontare le storie degli abiti rigenerati, perch\u00e9 per loro \u201cnon esistono gli scarti ma ogni cosa ha una storia e un valore, come ogni essere umano ha un nome, una storia e la propria dignit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u00abLa storia che personalmente mi ha toccato di pi\u00f9 \u00e8 quella del vestito di Enza\u2026 \u2013 ricorda Letizia &#8211; Eravamo a casa di lei e del marito con il gruppo dei ragazzi della parrocchia, per fare formazione e farci raccontare la loro storia. Gli parliamo di Clothest. Enza non ci pensa due volte, si alza, va su in camera e nell\u2019armadio prende un abito, lo porta da noi e ci dice: &#8220;Questo \u00e8 l&#8217;abito con cui ho accompagnato all&#8217;altare mio figlio, l&#8217;ho tenuto perch\u00e9 mi ricorda uno dei giorni pi\u00f9 belli e pi\u00f9 importanti della mia vita, ma ora gli ho trovato veramente un posto migliore!&#8221;. Noi, ovviamente, ci siamo emozionati!\u00bb.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche la storia di un abito da sposa, tra i nuovi look di Clothest. Si legge: \u00abSono un volontario della Caritas. Sono rimasto vedovo. Una delle cose pi\u00f9 difficili quando perdi la persona che ami \u00e8 staccarti dalle \u201csue\u201d cose. Ma poi capisci che tenerle l\u00ec non la far\u00e0 tornare&#8230; Allora, inizi a pensare a come usarle, a come rendere onore a quello che racchiude lei, il suo ricordo. Quando ho ritrovato questo, l\u2019abito con cui ci siamo sposati \u00e8 stato difficile, un colpo al cuore. E con questo come faccio? Poi, ad una riunione arriva don Mauro e ci racconta di Clothest*. Sono andato a casa l\u2019ho preso e gliel\u2019ho portato&#8230; Che questo abito continui a vivere e continui a portare nel mondo il ricordo della nostra storia d\u2019amore\u00bb.<\/p>\n<p>Il progetto Clothest* oggi ha trovato casa negli spazi del Polo Lionello Bonfanti (Loppiano, Firenze), riferimento per le aziende che a livello italiano aderiscono al progetto di Economia Civile e di Comunione. \u00abStare al Polo ci permette di essere un vero magazzino, perch\u00e9 i capi che abbiamo raccolto in questi 5 anni sono tanti! Al momento, ne abbiamo messi in vendita 200. Qui, abbiamo la possibilit\u00e0 di avere lo studio fotografico nello stesso posto dove abbiamo il magazzino. Il sogno ulteriore sarebbe quello di trovare uno spazio che possa ospitare anche la lavanderia e la sartoria, dove vengono fatti i piccoli aggiustamenti: \u00e8 qui che noi vedremmo i primi inserimenti lavorativi delle persone disagiate\u00bb. Perch\u00e9 il prossimo obiettivo, il prossimo sogno di Clothest* sarebbe quello di coinvolgere nel proprio organico anche le stesse persone accolte nella Casa Famiglia che sono le destinatarie di quanto raccolto dall\u2019e-commerce.<\/p>\n<p>\u00abNoi pensiamo che non \u00e8 necessario fare chiss\u00e0 quale rivoluzione per cambiare il mondo\u2026 ma la rivoluzione pu\u00f2 partire dalle piccole cose, semplicemente, guardando con attenzione nel proprio armadio, e scegliere di donare un capo, anzich\u00e9 buttarlo via, generando un rifiuto. Oppure, scegliendo di acquistare un capo usato anzich\u00e9 uno nuovo, facendo risparmiare tanta energia al Pianeta\u00bb conclude Letizia.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.clothest.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.clothest.it<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il team di Clothest (Firenze, Italia), rigenerando capi d\u2019alta moda usati, combatte la cultura dello scarto: \u00abNoi sappiamo bene che lo scarto, la \u201cpietra\u00a0scartata\u201d \u00e8 diventata la testata d&#8217;angolo. Quindi, con il nostro lavoro, abbiamo cercato di ritrovare la bellezza in quello che era uno scarto, di restituirgli un nuovo valore\u00bb. 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