{"id":72431,"date":"2021-09-14T14:36:52","date_gmt":"2021-09-14T12:36:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/ozono-il-gas-velenoso-che-permette-la-vita\/"},"modified":"2025-11-26T15:51:22","modified_gmt":"2025-11-26T14:51:22","slug":"ozono-il-gas-velenoso-che-permette-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/ozono-il-gas-velenoso-che-permette-la-vita\/","title":{"rendered":"Ozono, il gas velenoso che permette la vita"},"content":{"rendered":"<p><em>Il 16 settembre si celebra la \u201cGiornata mondiale per la protezione dello strato di ozono\u201d. Ma\u2026 quanto ne sappiamo di questo gas? Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante per la vita sulla Terra? Lo abbiamo chiesto al dott. Alcide di Sarra, uno scienziato italiano che lavora presso il Laboratorio di Osservazioni e Misure per l\u2019ambiente e il clima dell\u2019ENEA (l\u2019Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie, l&#8217;energia e lo sviluppo economico sostenibile). Era appena atterrato in Italia dopo una campagna di studi e misurazioni presso l\u2019Osservatorio di Thule, in Groenlandia. Ecco cosa ci ha raccontato.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-31864\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/2021-08-13_di_Sarra_sul_fiordo-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"450\" \/><\/p>\n<p><strong>Dott. di Sarra, lei \u00e8 appena tornato da una missione in Groenlandia. Pu\u00f2 dirci di cosa si occupa, in cosa consiste la sua ricerca?<\/strong><\/p>\n<p>Con alcuni colleghi, siamo tornati in Groenlandia nel mese di agosto 2021, dopo un lungo periodo nel quale non \u00e8 stato possibile andare a causa della pandemia. Io vado in Groenlandia, per fare misure e studi legati ai processi atmosferici, da pi\u00f9 di 30 anni. Con alcuni colleghi, abbiamo montato il primo strumento al <a href=\"https:\/\/www.thuleatmos-it.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Thule High Arctic Atmospheric Observatory<\/a> nel 1990. Si tratta di un osservatorio nato all&#8217;inizio degli anni &#8217;90, dove svolgiamo ricerche insieme <a href=\"https:\/\/www.uniroma1.it\/it\/pagina-strutturale\/home\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l&#8217;Universit\u00e0 di Roma \u201cLa Sapienza\u201d<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.enea.it\/it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l&#8217;ENEA<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.ingv.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l&#8217;INGV<\/a> (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), e <a href=\"https:\/\/www.unifi.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l&#8217;Universit\u00e0 di Firenze<\/a>. L\u2019osservatorio \u00e8 nato per studiare i processi legati alla distruzione di ozono in Artide perch\u00e9, in quegli anni, era uno dei temi centrali di ricerca in fisica dell&#8217;atmosfera. Adesso continuiamo a studiare quei processi, ma ci stiamo concentrando principalmente sui fenomeni legati alle variazioni connesse con il clima. Perch\u00e9 l&#8217;Artide \u00e8 la regione della Terra che si sta riscaldando pi\u00f9 rapidamente rispetto al resto del Pianeta. Ci sono molti processi complessi, di interconnessione fra atmosfera, oceano, ghiacci, circolazione atmosferica, circolazione marina, che fanno s\u00ec che in questa regione si verifichi un riscaldamento molto, molto, forte, che va sotto il nome, in letteratura, di &#8220;amplificazione artica&#8221;, proprio perch\u00e9 la temperatura in aria sta aumentando circa tre volte pi\u00f9 rapidamente rispetto al resto del Pianeta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-31874\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_20210813_152444_r-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"450\" \/><\/p>\n<p><strong>Ho capito. Quindi, la sua ricerca si concentra anche sull&#8217;osservazione del famoso (almeno per noi cresciuti negli anni &#8217;80) &#8220;buco dell&#8217;ozono&#8221;. Ma\u2026 potrebbe spiegarci, in parole povere, di che cosa si tratta?<\/strong><\/p>\n<p>Allora, il &#8220;buco dell&#8217;ozono&#8221; \u00e8 un fenomeno stagionale scoperto, nel 1985, da alcuni ricercatori inglesi mentre facevano delle misurazioni da una stazione in Antartide che si chiama Halley Bay, con uno strumento che misura il contenuto di ozono presente nella colonna d&#8217;aria. Facendo queste misurazioni, che utilizzano la radiazione solare &#8211; al sorgere della radiazione solare, cio\u00e8 all&#8217;inizio della primavera antartica \u2013 i ricercatori inglesi si sono resi conto che c&#8217;era stata una diminuzione molto, molto forte di ozono, a partire dalla fine degli anni &#8217;70 fino al 1985.<br \/>\nQuesta riduzione, che poi \u00e8 progredita in maniera significativa sopra l&#8217;Antartide, porta a distruggere, nei mesi di settembre, ottobre e novembre, fino a circa il 65-70% dell&#8217;ozono che \u00e8 presente sopra la colonna, coinvolgendo un&#8217;area molto estesa. Cio\u00e8, tutta la regione antartica, che \u00e8 un&#8217;area pi\u00f9 ampia rispetto al Nord America. Sono circa 25 milioni di chilometri quadrati nei quali la concentrazione di ozono sulla colonna \u00e8 bassissima.<br \/>\nIl &#8220;buco dell&#8217;ozono&#8221; \u00e8 quindi un fenomeno stagionale. Comincia alla fine dell&#8217;inverno antartico, quindi ad agosto. Si approfondisce a settembre, a ottobre si raggiunge la massima distruzione di ozono poi, a novembre-dicembre, il fenomeno s\u2019interrompe, l&#8217;aria si mescola con masse che provengono da altre regioni, e il cosiddetto &#8220;buco&#8221; si richiude.<br \/>\nQualcosa di simile ma su scala molto pi\u00f9 ridotta, avviene anche in Artide. Con una variabilit\u00e0 molto maggiore perch\u00e9 le condizioni artiche sono pi\u00f9 instabili rispetto a quelle antartiche. E, quindi, solo in alcuni anni, a primavera, sopra l&#8217;Artide si attiva questa distruzione di ozono, che pu\u00f2 raggiungere il 35-40%. Ma \u00e8 una situazione molto pi\u00f9 intermittente rispetto alla regolarit\u00e0 del fenomeno Antartico.<\/p>\n<figure id=\"attachment_31837\" aria-describedby=\"caption-attachment-31837\" style=\"width: 400px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-31837\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/NASA-Public-domain-via-Wikimedia-Commons-300x300.png\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-31837\" class=\"wp-caption-text\">NASA, Public domain, via Wikimedia Commons<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Se ho capito bene, accanto a questa distruzione dell&#8217;ozono che produce &#8220;buchi&#8221; c&#8217;\u00e8 anche un processo globale di diminuzione dell&#8217;ozono presente in stratosfera, non limitato soltanto alle aree sopra l&#8217;Antartide o l&#8217;Artide&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Il massimo della concentrazione di ozono si trova intorno ai 25 km di quota. Quindi, nella stratosfera, che \u00e8 la regione dell&#8217;atmosfera che va dai 10-15 km fino ai 50 km. I processi che avvengono nell&#8217;inverno antartico, quando le temperature in stratosfera diventano bassissime, favoriscono la formazione di nubi, nonostante la concentrazione molto bassa di vapore d&#8217;acqua e di altri composti chimici. Sulla superficie di queste nubi, quando arriva la radiazione solare, si attivano una serie di reazioni chimiche che distruggono in maniera ciclica l&#8217;ozono. La distruzione avviene in stratosfera proprio perch\u00e9 l\u00ec si formano le nubi. Quando questa zona a bassa concentrazione di ozono va a mescolarsi con il resto, contribuisce a produrre impatti sullo strato di ozono in stratosfera su scala globale, per cui si \u00e8 vista una riduzione di ozono molto forte nei primi anni &#8217;90. Una decrescita molto significativa che poi \u00e8 andata rallentando. Per cui adesso ci troviamo a livello globale con un contenuto di ozono che \u00e8 circa il 3-4% pi\u00f9 basso rispetto a quello che c&#8217;era all&#8217;inizio degli anni &#8217;80.<br \/>\nNegli ultimi 15-20 anni, la situazione \u00e8 diventata &#8220;cronica&#8221;, molto regolare, con una diminuzione sempre molto forte; per\u00f2 l&#8217;area investita dal buco dell&#8217;ozono ha smesso di crescere.<\/p>\n<p><strong>Ma questa situazione non si pu\u00f2 invertire in qualche modo? Cio\u00e8, c&#8217;\u00e8 un modo per far tornare indietro il fenomeno?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, s\u00ec. Il modo c&#8217;\u00e8, ed \u00e8 anche uno dei pi\u00f9 grossi esempi di iniziative internazionali che hanno funzionato. Parlo del protocollo di Montr\u00e9al.<br \/>\nLe spiego\u2026 Uno dei composti importanti che interviene in queste reazioni \u00e8 l&#8217;atomo di cloro. I composti che lo contengono sono prodotti prevalentemente da attivit\u00e0 antropiche. Alcuni dei composti chimici che noi produciamo e che contengono cloro hanno una forte stabilit\u00e0 nella parte bassa dell&#8217;atmosfera, e lentamente arrivano nella parte alta dell&#8217;atmosfera. L\u00ec vengono dissociati dalla radiazione solare a lunghezza d&#8217;onda corta, quella pi\u00f9 energetica, e cos\u00ec possono attivare queste reazioni distruttive.<br \/>\nSe favoriamo una riduzione della concentrazione di cloro, questo processo rallenta. E la mancata, ulteriore, crescita del buco dell&#8217;ozono \u00e8 dovuta principalmente al fatto che gli accordi internazionali hanno limitato le emissioni di composti del cloro. Quindi, la concentrazione di cloro in stratosfera ha cominciato a ridursi. Di conseguenza, si cominciano a vedere gli effetti, ma i tempi di questi processi sono lunghi. Perch\u00e9 questi composti hanno una vita media molto lunga: decine, in alcuni casi, centinaia di anni. Perci\u00f2, la concentrazione di cloro in stratosfera scende molto lentamente, perch\u00e9 abbiamo ancora gli effetti di sostanze che abbiamo immesso in atmosfera molti anni fa. I segnali positivi comunque ci sono. E questo \u00e8 un grosso esempio di successo di un accordo internazionale&#8230; perch\u00e9 il buco dell&#8217;ozono \u00e8 stato scoperto nel 1985 e il protocollo di Montr\u00e9al \u00e8 del 1987. Quindi, le iniziative internazionali sono state importanti, e sono state prese in tempi molto rapidi.<\/p>\n<p><strong>Ecco, ci spiega cosa dice quest\u2019accordo?<\/strong><\/p>\n<p>Il protocollo di Montr\u00e9al (ma ci sono stati accordi ed emendamenti successivi) ha ridotto le emissioni e la produzione dei composti che contengono il cloro (per alcuni gas, le ha addirittura azzerate). All\u2019inizio, sono stati inseriti alcuni sostituti. Dai CFC (clorofluorocarburi) si \u00e8 passati agli HCFC (idroclorofluorocarburi), poi agli HFC (idrofluorocarburi). I composti che si utilizzano hanno una vita media un po&#8217; pi\u00f9 breve e, al posto degli atomi di cloro, hanno degli atomi di fluoro. Pongono altri problemi ma diciamo che questo favorisce la riduzione della concentrazione del cloro in stratosfera che ha portato ad un certo recupero, su scala globale, del contenuto di ozono in stratosfera.<br \/>\nQuindi, abbiamo dei segnali positivi di una iniziativa internazionale che \u00e8 stata ratificata da tutti i paesi del mondo.<\/p>\n<p><strong>\u00abTutta la vita sulla Terra dipende dall&#8217;esistenza di un sottile schermo di un gas velenoso, in alto nell&#8217;atmosfera: lo strato di ozono\u00bb, spiegano dall&#8217;<a href=\"https:\/\/www.unep.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">UNEP<\/a> . Perch\u00e9 l&#8217;ozono \u00e8 cos\u00ec importante per la vita sulla Terra?<\/strong><\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di assorbire la radiazione ultravioletta, che \u00e8 quella pi\u00f9 energetica che arriva dal sole, \u00e8 anche il principale, o uno dei principali fattori benefici della presenza di ozono in stratosfera. Perch\u00e9, assorbendo la radiazione pi\u00f9 energetica, che \u00e8 quella che produce danno, permette che la superficie della terra sia vivibile. \u00c8 un fattore molto importante per la vita dell&#8217;uomo ma anche delle piante, per i materiali, e per quello che si trova alla superficie della Terra.<br \/>\nVari processi, dalla cataratta ai tumori della pelle, dipendono dalla quantit\u00e0 di radiazione ultravioletta che viene schermata dall&#8217;ozono.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-31869\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_20210813_101808_r-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"450\" \/><\/p>\n<p><strong>Questa rarefazione dell&#8217;ozono influenza anche il cambiamento climatico?<\/strong><\/p>\n<p>I legami ci sono e sono tanti. Ad esempio, l&#8217;ozono ha la capacit\u00e0 di assorbire la radiazione infrarossa e quindi, come i gas che assorbono radiazione in questa regione spettrale, \u00e8 un gas a effetto serra. Quindi, in qualche modo, \u00e8 legato ai processi che riguardano anche il cambiamento del clima. Ma ci sono vari altri legami importanti che legano l&#8217;ozono al clima. Ad esempio, i gas che portano la distruzione di ozono sono dei gas che hanno anche loro una forte capacit\u00e0 di assorbire la radiazione infrarossa, quindi sono dei gas a effetto serra importanti. Perci\u00f2, limitare questi gas significa anche ridurre l&#8217;impatto sul clima. Uno degli accordi successivi al protocollo di Montr\u00e9al, l&#8217;accordo di Kigali, ha limitato le emissioni di HFC (idrofluorocarburi) che, se non fossero stati regolate, avrebbero portato a un incremento addizionale di temperatura di qualche decimo di grado. Quindi, avrebbero contribuito in maniera significativa al riscaldamento globale.<\/p>\n<p>Un altro legame forte tra ozono e clima \u00e8 legato al funzionamento dell\u2019effetto serra antropico. Uno degli effetti che conosciamo, dell\u2019aumento di gas a effetto serra in atmosfera, \u00e8 il riscaldamento a bassa quota; simultaneamente, si verifica un raffreddamento nella stratosfera. Questo \u00e8 uno dei tratti distintivi che ci permettono di dire che la variazione di temperatura che vediamo \u00e8 riconducibile all&#8217;incremento dei gas a effetto serra. Vediamo un riscaldamento in basso, e un raffreddamento in stratosfera. Questo raffreddamento in stratosfera \u00e8 uno dei processi che rallenta il recupero del buco dell&#8217;ozono, perch\u00e9 se la temperatura in stratosfera diminuisce, \u00e8 pi\u00f9 facile che si formino nubi e quindi che si attivino tutti quei processi di distruzione di ozono che avvengono sulla superficie delle nubi nelle zone polari.<br \/>\nQuindi, diciamo, le connessioni sono molteplici, i legami sono forti e i processi sono fortemente collegati, per cui non si pu\u00f2 guardare ad un aspetto tralasciando tutto il resto. Bisogna sempre considerare il sistema nella sua complessit\u00e0, nelle sue interazioni complicate e nelle possibili interferenze di un processo rispetto all&#8217;altro.<\/p>\n<p><strong>Professore&#8230; ma c&#8217;\u00e8 qualcosa che si pu\u00f2 ancora fare per migliorare la situazione dell&#8217;ozono e di conseguenza del clima?<\/strong><\/p>\n<p>Da fare c&#8217;\u00e8 molto. Ci sono ancora vari meccanismi da capire. Ad esempio, non molto tempo fa, grazie all&#8217;osservazione in atmosfera della concentrazione di CFC si \u00e8 scoperto che esistevano ancora delle sorgenti nascoste che si pensava fossero state eliminate. Adesso, ci si sta preoccupando di tutti i CFC contenuti negli impianti frigoriferi vecchi che sono stati dismessi, che potrebbero tornare ad essere sparsi in atmosfera, portando un qualche impatto&#8230; Secondo me, \u00e8 importante continuare a mantenere attenzione su questo tema e continuare a studiarlo. Seguire l&#8217;evoluzione, non smettere di fare misure, capire quali sono i processi, qual \u00e8 l&#8217;impatto che l&#8217;uomo produce con tutte le sue attivit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-31859\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/2016-07-08_installazione_di_spettromentri_tra_le_zanzare-300x196.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"391\" \/><\/p>\n<p><strong>E nel quotidiano&#8230; attraverso i nostri comportamenti?<\/strong><\/p>\n<p>Un po&#8217; di anni fa uno poteva <strong>scegliere,<\/strong> ad esempio, un frigorifero o un condizionatore della macchina andando a privilegiare alcuni composti rispetto ad altri. Adesso, la maggior parte dei composti non hanno pi\u00f9 cloro all&#8217;interno, quindi alcune scelte sono state obbligate dagli accordi internazionali. Io credo che una delle cose che bisogna fare <strong>\u00e8 avere presente che viviamo in un sistema che \u00e8 estremamente complesso e interconnesso e quindi tener presente che le scelte che facciamo, le iniziative che prendiamo, qualche conseguenza ce l&#8217;hanno.<\/strong><br \/>\nQuindi, mantenere quest\u2019attitudine a capire che siamo in un sistema complesso, per il quale <strong>non esistono soluzioni semplici o risposte semplici.<\/strong> Ma ogni azione che facciamo ha un suo impatto e quindi \u00e8 importante avere un&#8217;impostazione mentale che ci lascia aperti a dire: <strong>cerchiamo di capire meglio come stanno le cose.<\/strong> Non accontentarsi di una descrizione semplice dei fenomeni. Questo, penso sia importante per poi riuscire anche a equilibrare le nostre scelte tutti i giorni. Non \u00e8 una risposta molto pratica, per\u00f2&#8230;<\/p>\n<p><strong>&#8230; per\u00f2 rende l&#8217;idea e spinge a non accontentarsi di una semplice ricerca sul web, per approfondire.<\/strong><\/p>\n<p>Infatti, andate a cercare fonti attendibili!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 16 settembre si celebra la \u201cGiornata mondiale per la protezione dello strato di ozono\u201d. Ma\u2026 quanto ne sappiamo di questo gas? Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante per la vita sulla Terra? Lo abbiamo chiesto al dott. 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