{"id":72447,"date":"2021-09-21T13:44:13","date_gmt":"2021-09-21T11:44:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/voci-libano-la-fenice-puo-ancora-rinascere\/"},"modified":"2025-11-26T15:51:35","modified_gmt":"2025-11-26T14:51:35","slug":"voci-libano-la-fenice-puo-ancora-rinascere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/voci-libano-la-fenice-puo-ancora-rinascere\/","title":{"rendered":"VOCI | LIBANO: La fenice pu\u00f2 ancora rinascere?"},"content":{"rendered":"<p><em>Sono tanti i conflitti armati ancora in corso nel mondo, innumerevoli i popoli della terra che stanno vivendo tragedie umanitarie. Oggi, l\u2019Afghanistan \u00e8 al centro dell\u2019attenzione mediatica mondiale ma\u2026 non cos\u00ec altri Paesi. Non lo Yemen o il Myanmar, la Siria, la Nigeria, la Repubblica Democratica del Congo, il Venezuela, il Sud Sudan, la Somalia, la Repubblica Centro Africana, per citarne solo alcuni. Sul nostro sito questi paesi troveranno sempre spazio e attenzione. Ma con questo articolo, vorremmo fare di pi\u00f9: dar loro voce. Vogliamo dar voce alla loro fame di pace, diritti, giustizia, equit\u00e0, uguaglianza\u2026 Cominciamo dal Libano e dal popolo libanese, da troppo tempo bloccato in una crisi che \u00e8 politica, sociale, economica e che tragicamente sta costringendo \u201cla meglio giovent\u00f9\u201d, anche la pi\u00f9 qualificata, a migrare, per cercare altrove la speranza. L\u2019articolo che segue ci arriva dal Paese dei Cedri, chi scrive \u00e8 una donna. <\/em><\/p>\n<p>Settembre 2021: due anni ormai ci separano dalla rivoluzione del 17 ottobre 2019 che ha visto confluire libanesi di tutte le religioni in manifestazioni imponenti, per dire no alla classe politica che da pi\u00f9 di 30 anni ha portato il Paese alla deriva, per denunciare la corruzione e il clientelismo che dilagavano in molte istituzioni rendendo lo stato, in diversi casi, inesistente.<\/p>\n<p>La rivoluzione dell&#8217;ottobre 2019 \u00e8 stata come il canto del cigno, un momento particolarmente significativo che poteva portare a un cambiamento di fondo, ma che in realt\u00e0 non ha potuto recuperare il ritardo della presa di coscienza da parte del popolo di aver scelto uomini politici del tutto inadeguati che, nei loro numerosi mandati non si sono impegnati in nessun modo a realizzare le promesse fatte ai cittadini.<\/p>\n<p>Una rivoluzione che ha sofferto anche della mancanza di leadership, dell&#8217;assenza di nuove figure che potessero offrire una visione per il futuro, prendere il potere e sostituire la classe politica corrotta.<\/p>\n<p>In mezzo alla tempesta politica e alla crisi pandemica, il Libano ha dovuto vivere il dramma, non ultimo, dell&#8217;esplosione del 4 agosto 2020, che altro non \u00e8 che il risultato di un Paese &#8220;non governato&#8221; e percio\u2019 esposto a rischi di ogni tipo.<\/p>\n<p>Ed oggi, purtroppo, ci troviamo davanti ad una situazione inedita; tutto ci\u00f2 che sta accadendo in Libano \u00e8 &#8220;senza precedenti&#8221;: svalutazione della lira libanese (20.000 L.L. contro un dollaro \u00e8 il cambio attuale al mercato nero); controllo illegale del capitale che le banche esercitano a seguito del fallimento non dichiarato del Paese, carenza di elettricit\u00e0, carburante, farmaci, attrezzature mediche e beni di prima necessit\u00e0&#8230; E la vera tragedia \u00e8 l&#8217;esodo dei giovani, delle famiglie che hanno i mezzi per lasciare il Paese in cerca di un minimo di dignit\u00e0, proprio quelli che costituiscono \u201cla promessa del domani\u201d.<\/p>\n<p>I libanesi passano ore in code interminabili, uno sfinimento quotidiano per pochi litri di benzina. La tensione sale tra le persone, e i conflitti diventano quasi inevitabili provocando episodi tristissimi come quello dell&#8217;esplosione di un serbatoio di benzina il 18 agosto nella regione di Akkar, al confine con la Siria, in cui hanno perso la vita pi\u00f9 di 33 persone, senza contare i feriti.<\/p>\n<p>Gli ospedali, le scuole e le universit\u00e0 che hanno fatto la gloria del Libano ora rischiano di non poter pi\u00f9 continuare ad offrire i propri servizi&#8230;<\/p>\n<p>L&#8217;uomo sta morendo oggi in Libano, non a \u201cfuoco lento\u201d, nascostamente, ma sotto gli occhi di tutti, annientato da una calcolata premeditazione! Le decisioni politiche sono dettate dagli interessi dell&#8217;oligarchia regnante che da sola continua a godere dei servizi di base, ovvero elettricit\u00e0, carburante, generi alimentari di prima necessit\u00e0, mentre il 55% della popolazione \u00e8 al di sotto della soglia minima di povert\u00e0. Questa stessa classe politica continua a ritardare la formazione del governo per presunti motivi di equilibrio confessionale, mentre la gente muore.<\/p>\n<p>Secondo la Banca Mondiale, il Libano sta affrontando la peggiore crisi economica che il mondo abbia conosciuto dalla fine del XIX secolo.<\/p>\n<p>Si susseguono manifestazioni in piccoli gruppi, tra malati di cancro che chiedono le loro cure e genitori dei martiri del 4 agosto che chiedono giustizia per i loro figli o i loro cari perduti\u2026.<\/p>\n<p>Detto questo, sappiamo di non avere l\u2019esclusiva della sofferenza, molti popoli soffrono pi\u00f9 di noi, ma ci\u00f2 che colpisce \u00e8 questo susseguirsi di eventi e drammi che rischiano di farci credere che sul Libano sia scesa definitivamente la notte e che non dobbiamo pi\u00f9 aspettare l\u2019alba.<\/p>\n<p>Eppure rischierei di essere ingiusta e peccherei di omissione se non testimoniassi l\u2019esistenza di atti quotidiani di resilienza che si contano a decine se non a centinaia: come per esempio la decisione dell&#8217;Universit\u00e0 San Giuseppe di Beirut (Universit\u00e0 Privata dei Gesuiti tra le pi\u00f9 importanti del Libano) di accettare i pagamenti in lire libanesi e sostenere con borse di studio i sempre pi\u00f9 numerosi studenti in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Il Ministero dell&#8217;Istruzione si \u00e8 impegnato a garantire l&#8217;energia necessaria al funzionamento delle scuole pubbliche attraverso l&#8217;acquisizione di pannelli fotovoltaici finanziati da organizzazioni internazionali.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 noto l&#8217;aiuto strutturale promesso dalla comunit\u00e0 internazionale \u00e8 condizionato dalla formazione del governo e dalla volont\u00e0 di prendere in considerazione vere riforme delle istituzioni statali per debellare il male della corruzione.<\/p>\n<p>Tanti, su piccola scala, lottano ogni giorno per aiutare le persone a procurarsi le medicine. Piccoli aiuti da parte della comunit\u00e0 internazionale, ma soprattutto da privati, \u200b\u200bsi contano a migliaia ed \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 nata l&#8217;idea della valigia umanitaria: alcune compagnie aeree permettono al passeggero che \u00e8 diretto a Beirut, di portare una valigia in pi\u00f9, per trasportare prodotti indispensabili per il Libano.<\/p>\n<p>I medicinali vengono raccolti in tutto il mondo e inviati dai tanti immigrati libanesi e da altri.<\/p>\n<p>Ma, in realt\u00e0, qual \u00e8 il valore di queste iniziative (soprattutto quelle piccole) di fronte al crollo generale del Paese? Saranno segni della Provvidenza? Saranno gesti di speranza o di resilienza? Ma che cos&#8217;\u00e8 la speranza? Chi osa ancora parlare di speranza?<\/p>\n<p>Lo lascio dire a Edmond Michelet, pi\u00f9 volte ministro del generale de Gaulle, che ha conosciuto la deportazione a Dachau come combattente della resistenza ed ha vissuto il suo impegno umano e cristiano alla maniera dei santi, attingendo a questi brani scelti<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Ai suoi compagni che gli facevano la terribile domanda del \u201cperch\u00e9?\u201d, lui, con i piedi nello &#8220;stesso fango, ma la testa in Cielo&#8221;, osava rispondere: &#8220;Abbi cura degli altri e troverai una via nella notte&#8221;.<\/p>\n<blockquote><p><strong>La Provvidenza \u00e8 sempre presente in mezzo ai momenti pi\u00f9 bui dell&#8217;angoscia&#8221;.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>E persino :<\/p>\n<p>\u00abPerseverare \u00e8 resistere senza forzare l&#8217;ostacolo, \u00e8 non fuggire durante la lotta, \u00e8 restare l\u00ec senza mai accettare la disumanizzazione, \u00e8 individuare l&#8217;ostacolo, anche se questo ostacolo si chiama male, alla luce della Croce del Salvatore. Possiamo chiedere questa perseveranza nella fede senza mai dubitare delle incredibili capacit\u00e0 di generosit\u00e0 e di amore sepolte in ogni uomo. &#8221;<\/p>\n<p>A distanza di 100 anni della nascita del Grand-Liban nel 1920, la cosiddetta \u201cformula libanese\u201d \u00e8 fallita? Il Patto nazionale del 1943<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> oggi \u00e8 diventato un mito? O siamo nelle doglie del parto di un nuovo Libano, dove il \u201ccomunitarismo\u201d (inteso come politicizzazione delle appartenenze religiose) sar\u00e0 superato e riconosceremo le nostre identit\u00e0 complementari e non \u201comicide\u201d, capaci di costruire un Paese che rispecchi i valori comuni e uno spazio di fraternit\u00e0 possibile, quel \u201cmessaggio\u201d che costituisce la vera identit\u00e0 di questa terra?<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Di J.K.<\/strong><\/p>\n<p><em>Dopo 13 mesi di stallo, il presidente della Repubblica\u00a0Michel Aoun\u00a0(cristiano) e il premier incaricato\u00a0Najib Mikati\u00a0(sunnita) hanno annunciato che il Libano ha un nuovo governo. \u00a024 ministri: 12 cristiani e 12 musulmani; una sola donna. A loro il compito di far risorgere la Fenice.<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_32002\" aria-describedby=\"caption-attachment-32002\" style=\"width: 600px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32002\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Foto-de-Gelgas-Airlangga-en-Pexels-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"338\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-32002\" class=\"wp-caption-text\">Foto de Gelgas Airlangga en Pexels<\/figcaption><\/figure>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Stralci tradotti dal libro di Benoit Rivi\u00e8re, <em>Prier 15 jours avec Edmond et Marie Michelet<\/em>, Editions Nouvelle Cit\u00e9, 1999, p.11.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> \u201cIl cosiddetto patto \u201cnazionale\u201d tra cristiani e musulmani, agli albori dell&#8217;indipendenza nel 1943, ha fatto da cornice a un&#8217;ideologia transcomunitaria che purtroppo non ha resistito ai venti di destabilizzazione degli anni 1975-1990. I cristiani rinunciarono alla protezione coloniale francese, mentre i musulmani, dal canto loro, abbandonarono ogni desiderio di unire il Libano con la Siria o qualsiasi stato unitario di carattere &#8220;arabo&#8221; volto a raggruppare le varie ex province arabe dell&#8217;Impero ottomano, condivise tra i francesi e gli inglesi. Il Libano si pone cos\u00ec la vocazione di essere una &#8220;terra&#8221; di dialogo islamo-cristiano, di &#8220;ponte&#8221; tra Oriente e Occidente&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono tanti i conflitti armati ancora in corso nel mondo, innumerevoli i popoli della terra che stanno vivendo tragedie umanitarie. Oggi, l\u2019Afghanistan \u00e8 al centro dell\u2019attenzione mediatica mondiale ma\u2026 non cos\u00ec altri Paesi. 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