{"id":72687,"date":"2022-01-25T16:32:34","date_gmt":"2022-01-25T15:32:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/sono-sopravvissuta-allolocausto-grazie-alla-speranza-e-ai-sogni-2\/"},"modified":"2025-11-26T15:54:43","modified_gmt":"2025-11-26T14:54:43","slug":"sono-sopravvissuta-allolocausto-grazie-alla-speranza-e-ai-sogni-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/sono-sopravvissuta-allolocausto-grazie-alla-speranza-e-ai-sogni-2\/","title":{"rendered":"\u201cSono sopravvissuta all\u2019Olocausto grazie alla speranza e ai sogni\u201d"},"content":{"rendered":"<h5>Di Maddalena Maltese<\/h5>\n<p><em>Evi Blaikie \u00e8 stata una dei \u201cbambini nascosti\u201d in Ungheria.\u00a0 Oggi continua a far sentire la propria voce in difesa della pace e della cura.<\/em><\/p>\n<p>Diventare bisnonna di una bimba adorabile \u00e8 stata al contempo una grandissima gioia e una specie di rivincita per Evi Blaikie, 82 anni, ebrea, ungherese e americana. Evi \u00e8 tante cose: interprete, stilista, attivista per l\u2019ambiente, autrice, documentarista, insegnante e filantropa. Ma \u00e8 anche una sopravvissuta all\u2019Olocausto.<\/p>\n<p>\u201cI nazisti mi hanno portato via la famiglia, e io ne ho costruita una nuova. La mia vita, tutto ci\u00f2 che ho fatto, \u00e8 stato a dispetto di quell\u2019esperienza, perch\u00e9 noi non saremmo dovuti sopravvivere. Non avremmo dovuto avere una vita prospera, a causa dell\u2019Olocausto, in primis, e poi dell\u2019orfanotrofio&#8221;.<\/p>\n<p>Mentre parla della sua lotta per la sopravvivenza, mostra le foto della nipotina appena nata, senza perdere il sorriso e la gioia. Evi fa parte della schiera di bambini nascosti che sono riusciti a sopravvivere allo sterminio nazista appunto perch\u00e9 nascosti in cantine e soffitte o adottati da famiglie e istituzioni cristiane con documenti falsi che hanno salvato loro la vita, seppur a scapito della loro identit\u00e0 religiosa e dei loro costumi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-34746\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_9024-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"533\" \/><\/p>\n<p>Nata a Parigi da genitori ebrei, Evi vede il padre passare alla clandestinit\u00e0 a causa delle proprie convinzioni politiche dopo l\u2019invasione tedesca del 1940. La madre, uscita per fare la spesa, viene catturata in un rastrellamento e mandata in un campo di lavori forzati. Cogliendo la gravit\u00e0 della situazione, una zia decide di riportarla a Budapest, dove vivevano altri parenti. Non avendo documenti, la zia veste Evi da maschio e la spaccia per il proprio figlio per farle attraversare le frontiere.<\/p>\n<p>\u201cNel gennaio del 1944 avevo 5 anni, quando un giorno sentii suonare alla porta. I miei parenti aprirono e ci si present\u00f2 davanti una donna magrissima e piccola. \u201cMagda!\u201d &#8211; grid\u00f2 mia zia. Era mia madre. Era riuscita a fuggire dal campo austriaco camminando nei boschi per tre settimane, seguendo solo la luce del sole.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-34751\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_9022-REV-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"533\" \/><\/p>\n<p>Evi conserva ogni dettaglio di quel giorno nei suoi ricordi. Dopo il rastrellamento degli ebrei ungheresi nel marzo del 1944, la madre decide di cercare rifugio nella fattoria di un piccolo villaggio. Evi, il cugino pi\u00f9 grande Peter e Magda cambiano di nuovo nome, religione e legami di parentela.<\/p>\n<p>Il giorno della liberazione \u00e8 una di quelle scene rimaste indelebili nella memoria di Evi. \u201cEra un inverno gelido. La nostra fattoria si trovava sulla linea di combattimento fra Alleati, nazisti e russi, e bombe e proiettili cadevano senza sosta. Il freddo ci costringeva a stare a letto avvolti nelle coperte, perch\u00e9 i tedeschi avevano preso la legna da ardere.<\/p>\n<p>Quando i soldati russi arrivarono quella notte, con in mano le candele decorate di una chiesa a far luce perch\u00e9 non avevano torce, non avevamo nessuna lingua in comune per spiegare la nostra situazione, per dimostrare che eravamo ebrei. Poi, mia madre inizi\u00f2 a recitare la preghiera ebraica pi\u00f9 importante, <em>Shema Israel<\/em>, e un ufficiale russo le rispose. Quel passo della Bibbia fu il nostro lasciapassare.\u201d<\/p>\n<p>Evi si commuove ripensando a quel momento.<\/p>\n<p>Dopo la guerra, Magda ed Evi partono per Parigi, dove Evi vive per due anni in un orfanotrofio ebreo, finch\u00e9, due anni dopo, si trasferiscono a Londra, dove la bambina viene di nuovo messa in orfanotrofio, perch\u00e9 la madre lavora duramente e il padre \u00e8 morto ad Auschwitz.<\/p>\n<p>\u201cGli anni dopo la guerra sono stati molto difficili per me, pi\u00f9 della guerra stessa. Durante la guerra avevo sempre qualcuno accanto: mia madre, mio cugino, gli altri profughi. All\u2019orfanotrofio, invece, mi sentivo abbandonata, non c&#8217;era nessuno a prendersi cura di me\u201d, racconta.<\/p>\n<p>Eppure, proprio in mezzo a quell&#8217;abbandono, la piccola Evi e gli altri orfani sperimentano per la prima volta il valore della speranza. \u201cEravamo cos\u00ec infelici. Non avevamo parenti con noi, ma eravamo uniti, e avevamo i nostri sogni, cos\u00ec ci mettevamo a inventare storie. Alcuni sognavano di diventare stelle del cinema, altri medici, e parlavamo incessantemente di quei sogni di bambini. Faremo tante cose, usciremo di qui, viaggeremo&#8230; erano queste le nostre favole. I sogni ci davano speranza e forza per andare avanti giorno dopo giorno. Non c&#8217;era altro modo.\u201d<\/p>\n<p>Alcuni di loro hanno realizzato il proprio sogno, altri no. Alcuni, poi, sono diventati i protagonisti del documentario \u201cRemember Us: The Hungarian Hidden Children\u201d (\u201cRicordateci: i Bambini Nascosti ungheresi\u201d), un racconto corale di quei bambini che oggi hanno i capelli bianchi e che ripercorrono la loro infanzia da sopravvissuti. Evi \u00e8 una di loro. Si \u00e8 lasciata filmare nelle cantine e nelle stanze buie di Budapest in cui \u00e8 vissuta da fuggitiva insieme a decine di altri invisibili.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-34741\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/article_image-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"533\" \/><\/p>\n<p>In orfanotrofio, la vita di questa bambina nascosta cambia. Viene accettata in un liceo di prestigio e l\u00ec vince una borsa di studio per l\u2019Universit\u00e0 di Vienna, dove studia da interprete, professione che le permette poi di trasferirsi in Venezuela e infine negli Stati Uniti, nel 1960.<\/p>\n<p>Qui sposa un cattolico irlandese, e i loro tre figli, cinque nipoti e la nuova pronipote diventano il tesoro pi\u00f9 prezioso della sua vita.<\/p>\n<p>Evi ha un\u2019irrefrenabile voglia di vivere. Le piace visitare i musei, perch\u00e9 \u201cla creativit\u00e0 rende il mondo migliore e pi\u00f9 interessante. Stare a contatto con la creativit\u00e0, coltivare, trasformare gli oggetti mi d\u00e0 speranza che le cose possano migliorare. Senza questa speranza, si muore e non rimane nulla.\u201d<\/p>\n<p>Evi \u00e8 anche autrice del libro \u201cMagda&#8217;s Daughter &#8211; La figlia di Magda\u201d, commovente autobiografia che racconta una vita trascorsa nell\u2019ombra dell&#8217;esilio.<\/p>\n<p>Da pensionata, Evi ha intrapreso una nuova carriera: insegna inglese a decine di migranti e rifugiati all\u2019ARNIC Center<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> di New York. Il suo passato le permette di immedesimarsi nelle loro storie e difficolt\u00e0, ma anche di infondere loro il coraggio di guardare con speranza al futuro.<\/p>\n<p>Evi si dedica anche a costruire un futuro di pace e armonia in Israele, sostenendo \u201cHand to Hand\u201d, un\u2019ONG che paga le scuole pubbliche per assumere un insegnante palestinese, per permettere agli alunni di ritrovarsi insieme, imparare una nuova lingua e scoprire una nuova cultura.<\/p>\n<p>\u201cAbbiamo gi\u00e0 coinvolto sette scuole nel progetto, e ho visto personalmente bambini palestinesi e israeliani crescere insieme, come germogli di una stagione nuova\u201d, racconta Evi con orgoglio.<\/p>\n<p>Ma il lavoro pi\u00f9 importante che sta portando avanti adesso, dice, \u00e8 far conoscere la sua esperienza di sopravvissuta all\u2019Olocausto nelle scuole, nelle universit\u00e0 e nelle associazioni. \u201cBisogna ricordare ci\u00f2 che \u00e8 accaduto. Siamo rimasti in pochi a poterlo raccontare. Ho letto che il 25% degli americani non ha mai sentito parlare dell\u2019Olocausto: io sono qui per dimostrare che \u00e8 accaduto\u201d.<\/p>\n<p>Cosa dice agli studenti? \u201cIl mio messaggio \u00e8 sempre lo stesso: Abbiate consapevolezza di ci\u00f2 che accade intorno a voi, fate la cosa giusta, e prendetevi cura. Non vivete la vita come se fosse solo vostra. La vita \u00e8 sempre per gli altri. Dovete essere consapevoli di ci\u00f2 che accade, non potete girarvi dall\u2019altra parte, perch\u00e9 se lo fate pu\u00f2 avvenire un altro Olocausto. \u00c8 vostro compito custodire gli altri e prendervene cura.\u201d<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 posto per la fede dopo un&#8217;esperienza cos\u00ec tragica? \u201cSono profondamente ebrea, ma diciamo che io e Dio abbiamo alcuni conti in sospeso.\u201d<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> L\u2019ARNIC Center \u00e8 un programma di accoglienza e integrazione gratuito rivolto agli immigrati negli Stati Uniti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Maddalena Maltese Evi Blaikie \u00e8 stata una dei \u201cbambini nascosti\u201d in Ungheria.\u00a0 Oggi continua a far sentire la propria voce in difesa della pace e della cura. Diventare bisnonna di una bimba adorabile \u00e8 stata al contempo una grandissima gioia e una specie di rivincita per Evi Blaikie, 82 anni, ebrea, ungherese e americana. 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