{"id":72902,"date":"2022-06-21T08:50:35","date_gmt":"2022-06-21T06:50:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/voci-essere-il-cambiamento-in-sudafrica\/"},"modified":"2025-11-26T16:12:08","modified_gmt":"2025-11-26T15:12:08","slug":"voci-essere-il-cambiamento-in-sudafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/voci-essere-il-cambiamento-in-sudafrica\/","title":{"rendered":"VOCI | Essere il cambiamento in Sudafrica"},"content":{"rendered":"<p><em>Condividiamo il racconto dell\u2019esperienza fatta da Kereditse Mothibakgomo, giovane sudafricana della citt\u00e0 di Hartswater, che ha partecipato con altri suoi coetanei al progetto \u201cBe the change\u201d, nato per contribuire a superare le barriere tra i diversi gruppi razziali e sociali. Per collaborare a favore dei giovani e degli adolescenti svantaggiati, aiutandoli a identificare i bisogni delle loro comunit\u00e0 e a dedicarsi concretamente all&#8217;azione solidale.<\/em><\/p>\n<p>Hartswater \u00e8 una piccola citt\u00e0 nella regione semidesertica del Sudafrica. Ha il secondo pi\u00f9 grande sistema di irrigazione dell&#8217;emisfero sud e quindi la sua economia si basa principalmente sull&#8217;agricoltura. Quando \u00e8 diventato chiaro che la pandemia sarebbe durata a lungo, ci siamo chiesti come cercare soluzioni a lungo termine.<\/p>\n<p>Tra i gruppi pi\u00f9 colpiti dalla crisi abbiamo identificato i giovani dei gruppi sociali meno avvantaggiati.<\/p>\n<p>Facendo rete con altre realt\u00e0, abbiamo lanciato un progetto che noi stessi giovani abbiamo deciso di chiamare: \u201cBe the Change\u201d, perch\u00e9 intendeva formare agenti di trasformazione in ambienti con maggiori rischi per noi giovani.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37951\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/bc2stakeholders.jpg\" alt=\"\" width=\"1152\" height=\"864\" \/><\/p>\n<p>Insieme, abbiamo dato vita ad un corso di formazione della durata di circa 6 mesi, con tre lezioni settimanali, divise in 6 moduli che comprendevano la preparazione al lavoro, competenze per la vita quotidiana, competenze informatiche, sicurezza alimentare, ecc.<\/p>\n<p>Le prime due settimane sono state dedicate ad una formazione intensiva sull&#8217;Arte di Amare. Abbiamo avuto diverse esperienze concrete in merito.<\/p>\n<p>Il programma includeva la stesura di un piano di sviluppo personale con monitoraggio periodico per passaggio alle fasi successive. Comprendeva anche azioni pratiche di servizio alla comunit\u00e0 come la fabbricazione e la distribuzione di mascherine, schermi facciali e la pulizia di due luoghi.<\/p>\n<p>Nonostante il numero limitato di beneficiari diretti (15, nel primo corso), il progetto ha suscitato grande interesse e ci hanno chiesto di presentarlo in un forum a cui hanno partecipato vari enti, tra cui il Dipartimento per lo Sviluppo Sociale della provincia.<\/p>\n<p>Il programma \u00e8 stato poi ripetuto nel 2021 e nel 2022.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37966\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG-20200916-WA00133844.jpg\" alt=\"\" width=\"1152\" height=\"864\" \/><\/p>\n<p>Nell&#8217;ultimo corso, noi giovani, oltre a collaborare nella distribuzione di pacchi alimentari, abbiamo organizzato un business forum in cui imprenditori bianchi di successo sono venuti per la prima volta nelle periferie, per condividere esperienze e competenze con piccoli imprenditori di altri gruppi razziali, nonostante il forte razzismo ereditato dal regime dell&#8217;apartheid.<\/p>\n<p>Abbiamo poi organizzato una campagna di sensibilizzazione sull&#8217;abuso di alcool e droghe in cui abbiamo coinvolto vari soggetti come la sezione sociale della polizia, il ministero della salute, pastori di alcune chiese, ecc.<\/p>\n<p>Tra noi giovani che abbiamo partecipato al corso, in questi due anni, alcuni hanno trovato lavoro, altri si sono iscritti all&#8217;universit\u00e0 o a corsi professionali, indicando cos\u00ec a molti altri giovani come noi che s\u00ec, \u00e8 possibile essere il cambiamento!<\/p>\n<p><strong>Per saperne di pi\u00f9&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37989\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Hartswater.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p><strong>Hartswater<\/strong><\/p>\n<p>Hartswater, in Sudafrica, \u00e8 una cittadina agricola di circa 10.450 abitanti, al centro del sistema di irrigazione di Vaalharts, uno dei pi\u00f9 grandi al mondo, che garantisce l\u2019irrigazione di quasi 40.000 ettari di terreni del Paese. Ad Hartswater, la gente vive per lo pi\u00f9 di agricoltura. Qualcuno si arrangia facendo l\u2019ambulante o con lavori stagionali, spesso informali. Qui, le conseguenze di tanti anni di apartheid sono ancora vive. I dati ufficiali risalgono al 2011 e non riflettono la realt\u00e0 di una popolazione in costante crescita. Sono infatti numerosi gli insediamenti informali sorti senza il necessario piano urbanistico o le necessarie infrastrutture e servizi, spesso frutto di invasioni illegali di terreni. La densit\u00e0 della popolazione varia da 254,03 persone per km\u00b2 nel centro urbano di Hartswater, a 5.762,96 nella periferia. Ci\u00f2 significa una media di 41,18 m\u00b2 per abitante nel centro urbano, rispetto a 1,73 m\u00b2 per abitante nella periferia. Negli insediamenti informali la densit\u00e0 demografica \u00e8 ancora pi\u00f9 elevata. Non ci sono dati disponibili al riguardo ma, come spiegano i promotori del progetto \u201cBe the change\u201d, la semplice osservazione dal vivo evidenzia la gravit\u00e0 di questa inflazione urbana.<\/p>\n<p>I giovani sono il 56% della popolazione totale. Pur rappresentando una risorsa per la societ\u00e0, non ricevono la dovuta attenzione.\u00a0 Sono ancora evidenti le conseguenze della discriminazione razziale in ambito educativo. Infatti, le competenze scolastiche dei giovani neri e meticci sono inferiori a quelle degli altri gruppi etnici. Questo contribuisce a mantenere il gap culturale e il rischio di emarginazione sociale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37911\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/BE-THE-CHANGE-Riassunto.pptx.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"720\" \/><\/p>\n<p><strong>Be the change<\/strong><\/p>\n<p>Dal 2018, il Movimento dei Focolari \u00e8 impegnato ad Hartswater in un progetto educativo chiamato <a href=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/workshop\/sudafrica-un-ponte-tra-culture\/\">The Bridge<\/a> (letteralmente \u201cil ponte\u201d), che nasce per creare una mediazione tra i diversi gruppi etnici che popolano il quartiere di Bonita Park, colmando le distanze e le differenze culturali. Questo, grazie alla creazione di un programma di dopo scuola e ad un luogo che \u00e8 anche un piccolo presidio di dialogo e incontro tra culture diverse, per bambini e ragazzi.<\/p>\n<p>In passato, sono state organizzate diverse attivit\u00e0 di sensibilizzazione, come eventi sportivi, campagne ecologiche, ecc. Con l&#8217;inizio e il perdurare della pandemia, che ha reso la povert\u00e0 ancora pi\u00f9 grave, \u00e8 emersa la necessit\u00e0 di un piano di soccorso pi\u00f9 ampio per le giovani generazioni. Cos\u00ec, nel 2020, in collaborazione con Oasis e Victory House (ONG gi\u00e0 operanti rispettivamente nelle comunit\u00e0 di Bonita Park e Jankempdorp) \u00e8 stato realizzato il programma denominato &#8220;Be the Change&#8221;, poi ripetuto negli anni successivi.<\/p>\n<p>Lo scopo principale del progetto \u00e8 quello di contribuire a superare le barriere tra i diversi gruppi razziali e sociali, per lavorare insieme a favore dei giovani e degli adolescenti svantaggiati, aiutandoli a identificare i bisogni delle loro comunit\u00e0 e a dedicarsi concretamente all&#8217;azione solidale.<\/p>\n<p>Nello specifico, il percorso \u201cBe the change\u201d si sviluppa partendo dall'&#8221;Arte di amare&#8221;, proposta da Chiara Lubich e illustrata con i contenuti riportati dalla &#8220;Pedagogia trasformativa&#8221; dell&#8217;UNESCO e dalla spiritualit\u00e0 evangelica dell&#8217;unit\u00e0. Poi, vari laboratori, con il contributo di esperti (Life skills, formazione spirituale, preparazione al lavoro, etica, alimentazione, educazione alla pace, educazione ecologica, ecc.). Infine, la partecipazione promozione di attivit\u00e0 di ecologia, sicurezza alimentare, salute e sensibilizzazione con altre agenzie attive sul territorio, coinvolgendo altri giovani e adolescenti.<\/p>\n<p>\u201cBe the change\u201d, da quest\u2019anno, proseguir\u00e0 focalizzandosi sull\u2019 empowerment femminile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Condividiamo il racconto dell\u2019esperienza fatta da Kereditse Mothibakgomo, giovane sudafricana della citt\u00e0 di Hartswater, che ha partecipato con altri suoi coetanei al progetto \u201cBe the change\u201d, nato per contribuire a superare le barriere tra i diversi gruppi razziali e sociali. 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