{"id":73393,"date":"2023-04-04T08:25:16","date_gmt":"2023-04-04T06:25:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/emergenza-ucraina-un-anno-di-guerra\/"},"modified":"2025-11-26T16:16:35","modified_gmt":"2025-11-26T15:16:35","slug":"emergenza-ucraina-un-anno-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/emergenza-ucraina-un-anno-di-guerra\/","title":{"rendered":"Emergenza Ucraina &#8211; Un anno di guerra"},"content":{"rendered":"<p><em>Mira Milavec, focolarina e operatrice di Caritas Spes Ucraina, con cui collabora il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari, dallo scoppio della guerra coordina gli aiuti umanitari nel Paese; a un anno dall\u2019inizio della guerra l\u2019abbiamo intervistata.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-42324\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Mira-Caritas.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"620\" \/><\/p>\n<p><strong>Mira, puoi farci un bilancio di questo primo anno di guerra, come state, com&#8217;\u00e8 la situazione l\u00ec?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un anno, ma sembra una eternit\u00e0. La gente in Ucraina da un lato ha tanta speranza. \u201cviviamo per la vittoria, che arriver\u00e0 presto\u201d sono soliti dire. Dall&#8217;altra parte, vedo le persone stanche di questa situazione.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ovest, dove sono, non c\u2019\u00e8 pericolo di vita come nell&#8217;est: non ci sono le sirene, ma le persone hanno i loro parenti al fronte. Quando parlo con loro mi accorgo che \u00e8 una situazione abbastanza difficile psicologicamente. Hai tuo marito l\u00e0 e non ti immagini la vita senza di lui. Dobbiamo pensare alle conseguenze e a come sostenere questa gente che ha sofferto tanto.<\/p>\n<p><strong>Le tue impressioni rispetto a questo anno?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Un grande dolore perch\u00e9 non vedo che ci sia qualche speranza che questa pace veramente arriver\u00e0, che questa guerra finisca. L\u2019impressione \u00e8 che siamo sempre in pericolo e non c&#8217;\u00e8 un posto sicuro. Ma dobbiamo in qualche modo vivere una vita normale, per quanto possibile. Quello che ti d\u00e0 speranza \u00e8 veramente la preghiera. \u00c8 sentire questa vicinanza di Dio. La mia esperienza \u00e8 che chi ha la fede in qualche modo ce la fa. In passato ho sentito racconti di guerre, abbiamo offerto aiuti in varie circostanze, ma adesso vivo la guerra in prima persona e non avevo idea di cosa significasse.<\/p>\n<p><strong>Gli sfollati interni continuano ad arrivare nei vostri centri?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Si continuano, non in massa come all&#8217;inizio, ma 2 mesi fa \u00e8 stata evacuata la citt\u00e0 di Herson e tanta gente \u00e8 arrivata nei nostri centri da l\u00ec e dalla regione di Bachmut.<\/p>\n<p><strong>E l&#8217;aiuto della Caritas Spes come \u00e8 cambiato, che tipo di sostegno adesso \u00e8 richiesto?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Secondo le indicazioni dell\u2019Organizzazione internazionale all&#8217;inizio abbiamo distribuito beni di sopravvivenza. Attualmente il maggior impegno \u00e8 diretto a garantire la dignit\u00e0 alle persone: forniamo un cash di aiuto mensile per acquistare quello di cui hanno pi\u00f9 bisogno; diamo un sostegno socio-psicologico. Non si tratta dello stesso sostegno che si pu\u00f2 ricevere in una condizione normale. \u00c8 una guerra e servono specialisti. E poi c&#8217;\u00e8 ancora freddo, e durer\u00e0 anche a marzo.<\/p>\n<p>Quindi aiutiamo tante persone che vivono senza elettricit\u00e0, specialmente di Charkiv, Cherson, Nikolaev. Forniamo stufe in legno, generatori, batterie, per sopravvivere, tanti vivono in case distrutte. Il freddo entra anche per quello.<\/p>\n<p><strong>I bambini, in tutto questo, come li sostenete?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Come Caritas Spes abbiamo delle case per bambini orfani. Alcuni sono stati evacuati all&#8217;inizio della guerra, ed ora sono tornati. Il programma per loro va avanti, per fortuna non sono nei posti pericolosi. E poi ci sono le famiglie che vivono coi bambini nei rifugi perch\u00e9 loro non vogliono lasciare la citt\u00e0. Abitano nelle cantine una trentina di persone in condizioni difficilissime. Diamo loro aiuti umanitari e anche un sostegno psicologico, inoltre questi bambini possono venire nei nostri centri il sabato dove facciamo dei workshop con i nostri animatori. Grazie a donazioni abbiamo comprato loro dei tablet per seguire la scuola online perch\u00e9 non ci sono le scuole dove possono partecipare in presenza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-42329\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mercogliano-ok.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"620\" \/><\/p>\n<p><strong>Con quale spirito riuscite voi operatori ad affrontare ancora questa situazione?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>I nostri collaboratori che sono in diverse citt\u00e0 dell\u2019Ucraina ancora dopo un anno non hanno tempo di riposare. Nonostante i bombardamenti lavorano dalla mattina alla sera. Si sente la stanchezza, i centri sono sempre pi\u00f9 affollati ma ci sono tante persone che collaborano, tanti volontari che entrano in contatto diretto con la sofferenza della gente che hanno perso i loro cari, la casa, tutta la loro vita. Cerchiamo di accogliere i dolori delle persone, le loro storie e poterne parlare d\u00e0 tanta forza di andare avanti.<\/p>\n<p><strong>Dove trovate la forza e la speranza di andare avanti? <\/strong><\/p>\n<p>Vi dico un&#8217;esperienza di una nostra vicina il cui marito \u00e8 in guerra. Si amano tanto e non posso immaginare cosa succederebbe se questo marito morisse. E vedo quanta sofferenza, quanto dolore. Spesso ci incontriamo con lei per ascoltarla, non servono tante parole e io mi chiedo, ma dove riceve quella forza? Non so cosa avrei fatto al suo posto. E vedo quanto lei \u00e8 in donazione per quel marito, ma non solo per lui, anche per quelli che sono intorno a lei. E se prima, per esempio, vedevo quanto per lei fosse importante viaggiare, adesso l\u2019unica cosa che conta davvero \u00e8 stare insieme con lui. Non ho mai visto prima quanto si sono attivati gli ucraini per aiutare il prossimo. Ognuno ha qualcuno al fronte e aiuta quelli che hanno pi\u00f9 bisogno. In tanti credono nella vittoria. E questo d\u00e0 forza, e poi c&#8217;\u00e8 anche la preghiera, il rapporto con Dio.<\/p>\n<p><strong>Da parte nostra cosa possiamo continuare a fare?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto vi devo ringraziare, perch\u00e9 senza questi aiuti che si raccolgono e si mandano, non potremmo sostenere queste persone. E poi come dicevo prima, la preghiera. Ecco questo sostegno \u00e8 molto importante, d\u00e0 forza alle persone perch\u00e9 resistano, perch\u00e9 vadano avanti. E poi terza cosa, vedo tanta violenza e odio in questo anno. Insegniamo alle nuove generazioni a vivere in pace, abbandonare questo odio, questa violenza. Ecco questo si pu\u00f2 fare l\u00ec dove siamo, in Ucraina, ma anche fuori. Che queste guerre non succedano pi\u00f9.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-42319\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Caritas-Spes-Kharkiv-delivery-the-humanitarian-aid-15.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" \/><\/p>\n<p><strong>Il supporto alle attivit\u00e0 di Caritas Spes<\/strong><\/p>\n<p>Dall\u2019inizio della guerra grazie ai fondi raccolti nell\u2019ambito dell\u2019azione svolta dal Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari, AFN e AMU \u00e8 stata fornita assistenza, con <strong>alimenti e beni di prima necessit\u00e0,<\/strong> alla popolazione in fuga, attraverso le azioni coordinate di Caritas Spes. In una fase successiva \u00e8 stata sostenuta l\u2019attivit\u00e0 di Caritas-Spes di <strong>assistenza diretta alla popolazione di sfollati interni nei centri di\u00a0Yablonitsa<\/strong>\u00a0nei Carpazi, nella regione di Ivano-Frankivsk e\u00a0<strong>Bryukhovychi<\/strong>\u00a0nei pressi di Leopoli. Contemporaneamente, con la\u00a0Diocesi di Kamianets-Podilskyj si \u00e8 avviata la ristrutturazione di un\u00a0<strong>centro polifunzionale a misura di bambino<\/strong>\u00a0da adibire ad accoglienza diurna, supporto educativo e psicologico a\u00a0bambini e madri, attraverso diverse attivit\u00e0 ricreative. Nei primi mesi del 2023 si \u00e8 aperta una fase nuova, passando a fornire <strong>assistenza sanitaria e supporto psicologico<\/strong> <strong>nella regione di Kyiv<\/strong> ai residenti e agli sfollati dalle regioni limitrofe, a cui si garantiscono visite mediche, esami diagnostici in tre ambulatori fissi e in una clinica mobile che girer\u00e0 nella regione. Gli aiuti di prima assistenza cominciati nella fase iniziale dell\u2019intervento proseguono.<\/p>\n<p><strong>Accoglienza persone ucraine in Italia<\/strong><\/p>\n<p>Oltre al programma di accoglienza per mamme profughe dall\u2019Ucraina e i loro bambini a Cosenza (SF 11 2022), grazie ai fondi raccolti dal Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari, la Cooperativa Intra e l\u2019istituto comprensivo \u201cGuido D\u2019Orso\u201d hanno avviato un\u2019importante iniziativa di mediazione linguistico-culturale per bambini in fuga dalla devastante guerra che da pi\u00f9 di un anno imperversa sul territorio Ucraino. Le azioni stanno tutt\u2019ora procedendo con ottimi risultati e prevedono nel tempo di garantire lo stesso livello di apprendimento per tutti i bambini, facilitare l\u2019integrazione scolastica e sociale. Dall\u2019avvio del progetto si \u00e8 potuta vedere una crescita umana dei bambini e miglioramenti della comprensione della lingua italiana, che ha permesso loro di accrescere la propria autostima, adattarsi, integrarsi e sviluppare capacit\u00e0 di relazionarsi con gli altri bambini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mira Milavec, focolarina e operatrice di Caritas Spes Ucraina, con cui collabora il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari, dallo scoppio della guerra coordina gli aiuti umanitari nel Paese; a un anno dall\u2019inizio della guerra l\u2019abbiamo intervistata. 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