{"id":73486,"date":"2023-06-09T17:36:36","date_gmt":"2023-06-09T15:36:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/camerun-condividere-con-gli-sfollati\/"},"modified":"2025-11-26T16:17:34","modified_gmt":"2025-11-26T15:17:34","slug":"camerun-condividere-con-gli-sfollati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/camerun-condividere-con-gli-sfollati\/","title":{"rendered":"Camerun: condividere con gli sfollati"},"content":{"rendered":"<h5>Di Nkemajen Regina Mangoh<\/h5>\n<p><a href=\"https:\/\/www.internal-displacement.org\/countries\/cameroon\">Secondo i dati dell\u2019Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC)<\/a>, il Camerun \u00e8 il secondo paese dell\u2019Africa centrale per numero di sfollati interni dopo la Repubblica Democratica del Congo. Alla fine del 2022, gli sfollati interni a causa dei conflitti e delle violenze erano 987.000. Circa il 60% degli sfollamenti forzati \u00e8 avvenuto nelle regioni nord-occidentale e sud-occidentale, dove, alla fine del 2016, le proteste scaturite dal dissenso della minoranza anglofona del paese sono degenerate in scontri tra l\u2019esercito camerunese e gruppi armati non statali. Quella del Camerun \u00e8 spesso definita una delle crisi pi\u00f9 trascurate al mondo.<\/p>\n<p>La maggior parte di queste persone ha perso la propria fonte di reddito e la propria casa e ha cercato rifugio in altre parti del paese. Famiglie di pi\u00f9 di dieci persone vivono stipate in bilocali e conducono un\u2019esistenza precaria, senza una fonte di reddito fissa per sostenersi. Alcuni non riescono a provvedere ai propri bisogni essenziali: nutrimento, cure sanitarie e condizioni igieniche di base.<\/p>\n<p>Dopo la Settimana Mondo Unito, i giovani del Movimento dei Focolari di Buea (Camerun sud-occidentale) hanno deciso di organizzare una raccolta di beni e di fondi per aiutare gli sfollati interni stabilitisi a Buea e i poveri della loro comunit\u00e0. Hanno poi distribuito i beni raccolti ad alcune famiglie che erano state loro segnalate.<\/p>\n<p>La prima persona a cui hanno fatto visita \u00e8 un uomo che ha perso un braccio durante la fuga. Convivere con questa disabilit\u00e0 \u00e8 per lui una grande sfida, perch\u00e9 le sue abitudini sono cambiate drasticamente. \u201cGli abbiamo fatto coraggio, abbiamo intonato dei bei canti, abbiamo pregato per lui e gli abbiamo dato una busta di cibo. Ci ha detto che la nostra visita gli ha donato speranza, gioia e fiducia. Ha sentito l\u2019amore di Dio attraverso di noi\u201d, dice Regina, giovane attivista presente alla visita. Poi, sono andati a trovare un padre di famiglia malato da tempo. Racconta Benabel: \u201cNon riesce a muoversi se non con l\u2019aiuto di qualcuno. Appena arrivati, ci siamo presentati e gli abbiamo spiegato il motivo della nostra visita. Abbiamo pregato per la sua guarigione, abbiamo cantato e abbiamo dato anche a lui una busta di cibo. La sua gioia e la sua gratitudine erano incontenibili! Ci ha incoraggiato a non smettere mai di amare, perch\u00e9 \u2018niente \u00e8 troppo piccolo per essere donato o condiviso con chi \u00e8 nel bisogno.\u2019 Poi ha chiesto a Dio di continuare a benedirci\u201d.<\/p>\n<p>Carine, un\u2019altra delle partecipanti, continua: \u201cLa visita seguente \u00e8 stata una lezione per tutti noi\u201d. Siamo andati a trovare un padre anziano costretto a letto da tanti anni. Ci ha accompagnati la figlia, che si prende cura di lui. L\u2019aria nella stanza era pesante e viziata ed \u00e8 stato difficile entrare. Ma l\u2019amore supera tutto! Abbiamo cantato per lui e abbiamo concluso la visita con una preghiera. Alla fine il viso gli si \u00e8 illuminato in un bellissimo sorriso! Ci ha ringraziati e ci ha detto che parler\u00e0 di noi a Dio quando morir\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Ultima fermata, il centro di emodialisi dell\u2019ospedale regionale di Buea. L\u00ec, dopo aver pregato e fatto coraggio ai pazienti, i giovani hanno donato una somma di denaro alle persone in dialisi.<\/p>\n<p>\u201cLe loro storie sono piene di sofferenza, ma i loro sorrisi sono un segno della speranza che rinasce.\u00a0 Quest\u2019esperienza mi ha incoraggiata e mi ha insegnato tanto. Mi sono resa conto che non occorre avere molto per aiutare gli altri, e che quel poco che posso offrire pu\u00f2 cambiare la vita di qualcuno. \u00c8 stato bellissimo e non vedo l\u2019ora di partecipare ad altre attivit\u00e0 come questa!\u201d, dice Nadia, un\u2019altra delle attiviste.<\/p>\n<p>Aggiunge Marita: \u201cDopo quest\u2019esperienza, sono davvero convinta che nessun dono sia troppo piccolo se fatto con amore&#8230; Non c\u2019\u00e8 bisogno d\u2019altro: \u00e8 l\u2019amore che muove il mondo. Sperimentiamolo!\u201d<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-44012\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Foto_cameroon.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"620\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Nkemajen Regina Mangoh Secondo i dati dell\u2019Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC), il Camerun \u00e8 il secondo paese dell\u2019Africa centrale per numero di sfollati interni dopo la Repubblica Democratica del Congo. Alla fine del 2022, gli sfollati interni a causa dei conflitti e delle violenze erano 987.000. 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