{"id":73835,"date":"2024-04-05T16:01:24","date_gmt":"2024-04-05T14:01:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/lezioni-dalla-nazionale-argentina\/"},"modified":"2024-04-05T16:01:24","modified_gmt":"2024-04-05T14:01:24","slug":"lezioni-dalla-nazionale-argentina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/lezioni-dalla-nazionale-argentina\/","title":{"rendered":"Lezioni dalla nazionale argentina"},"content":{"rendered":"<h5><em>Di Santiago Durante (<\/em><a href=\"https:\/\/revistaciudadnueva.online\/ensenanzas-y-aprendizajes-de-la-seleccion\/\">Ciudad Nueva &#8211; Argentina<\/a><em>)<\/em><\/h5>\n<p><em>La nazionale Albiceleste ha conquistato il titolo di campione del mondo per la terza volta nella storia, con un allenatore alla sua prima esperienza e con Lionel Messi, che si \u00e8 confermato non solo come leader assoluto, ma anche come punto di riferimento per le nuove generazioni.<\/em><\/p>\n<p>Non ero d\u2019accordo con la nomina di Lionel Scaloni a commissario tecnico dell&#8217;Argentina, quattro anni fa. Mi sembra importante iniziare queste righe con onest\u00e0 verso me stesso e verso chi legge. Avendo seguito la nazionale da vicino per quasi dieci anni ed essendo stato testimone della qualit\u00e0 del lavoro di uomini come Marcelo Bielsa, Jos\u00e9 Pekerman, Hugo Tocalli e molti dei loro collaboratori, la scelta di un allenatore giovane e senza esperienza mi sembrava pi\u00f9 un azzardo che un progetto a lungo termine.<\/p>\n<p>Chiedo scusa per questa autoreferenzialit\u00e0, ma \u00e8 giusto partire da queste riflessioni, condivise all\u2019epoca da molti argentini, quando ancora ci lamentavamo del fatto che il miglior giocatore al mondo non riuscisse a esprimere tutto il proprio potenziale in un Mondiale. Queste perplessit\u00e0 nei confronti della nuova guida della nazionale, forse, erano compensate dalla speranza sempre viva che il calcio, prima o poi, sarebbe stato giusto nei confronti di Lionel Messi.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 stato proprio l&#8217;aspetto sereno e fiducioso del capitano, spesso fortemente criticato, a destare l&#8217;attenzione generale durante le qualificazioni, permettendo di mettere da parte i giudizi affrettati.<\/p>\n<p>Il mio punto di vista ha continuato a cambiare ascoltando alcuni giovani colleghi, che nella sincerit\u00e0 delle pause pranzo quotidiane esprimevano il loro \u201caffetto\u201d per la <em>Scaloneta <\/em>(il soprannome adottato dalla squadra con riferimento al suo allenatore). I dubbi iniziali sulle capacit\u00e0 del commissario tecnico (che continuo a ritenere validi, perch\u00e9 nessuno lo conosceva) hanno piano piano lasciato il posto a un&#8217;altra domanda: perch\u00e9 no?<\/p>\n<p>Il fervore e l\u2019immedesimazione soprattutto delle nuove generazioni hanno messo in discussione una vecchia concezione di questo sport che suscita tanta passione in tutto il mondo. Io, che ero cresciuto tra vecchie dicotomie calcistiche \u2013 la pi\u00f9 significativa delle quali, in Argentina, \u00e8 quella tra la scuola di Menotti e quella di Bilardo, allenatori che hanno portato la nazionale a conquistare il titolo mondiale rispettivamente nel 1978 e nel 1986 \u2013 mi sono reso conto che i miei giovani interlocutori andavano oltre questi ragionamenti. Ognuno, naturalmente, aveva i propri gusti e le proprie preferenze, ma le loro argomentazioni superavano i vecchi modi di sentire, giocare e divertirsi con il calcio. Cos\u00ec, anche il classico \u201csi \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u201d (in riferimento alle caratteristiche che storicamente dovevano avere gli allenatori della nazionale) ha perso significato in fretta.<\/p>\n<p>Ancor prima di vincere l\u2019inafferrabile Copa Am\u00e9rica nel 2021, l&#8217;atmosfera era gi\u00e0 di conquista. Quella squadra composta dall&#8217;allenatore \u201calle prime armi\u201d aveva gi\u00e0 creato una simbiosi con il pubblico come non se ne vedevano dai tempi di Biesla, prima della frustrazione dei Mondiali del 2002. E, via via che la <em>Scaloneta<\/em> si faceva strada nella competizione in Qatar, l\u2019hashtag <em>#ElijoCreer <\/em>(\u201cScelgo di crederci\u201d), poi divenuto virale, aveva sempre meno a che fare con le vecchie superstizioni e diventava sempre pi\u00f9 credibile.<\/p>\n<p>Poche ore dopo l&#8217;aggiunta della terza stella allo scudo, la gente si \u00e8 riversata per le strade come mai prima per festeggiare l\u2019immensa gioia della vittoria. Un avvenimento di cui capiremo l\u2019importanza solo con il passare del tempo.<\/p>\n<p>Tuttavia, ci sono altri trionfi che meritano di essere evidenziati. Scaloni ha fatto s\u00ec che la sua nazionale non potesse essere assimilata alla \u201cscuola\u201d di Menotti, Bilardo, Bielsa, Pekerman, Sabella o di nessun altro ex allenatore. Ci ha fatto uscire dagli schemi datati, sia per la versatilit\u00e0 dimostrata dalla squadra nell\u2019affrontare le partite, sia per il suo vincolo \u201cemotivo\u201d con ciascuno dei cognomi appena citati. Possiamo dire, infatti, che il giovane commissario tecnico ha qualcosa di ognuno: \u00e8 stato scelto e sostenuto per l\u2019incarico dall\u2019allenatore campione nel 1978 e attuale direttore delle Selezioni Nazionali dell\u2019AFA (la Federcalcio argentina); deve riconoscenza alla squadra in cui ha debuttato professionalmente, l\u2019Estudiantes, di cui il C.T. campione nel 1986 \u00e8 un eroe; \u00e8 nato nella \u201cculla calcistica\u201d del Newell\u2019s Old Boys, indissociabile dall\u2019allenatore di Rosario che suscita amore e odio sin dai tempi dell\u2019eliminazione al primo turno ai Mondiali di Corea e Giappone 2002; \u00e8 grato al compianto allenatore vicecampione del mondo in Brasile 2014 per i valori trasmessi alla nazionale; e ha imparato a conoscere (come i suoi colleghi dello staff tecnico) lo spirito della nazionale diventando campione del mondo Under 20 sotto la guida dell&#8217;allenatore di maggior successo delle nazionali giovanili nonch\u00e9 commissario tecnico della nazionale senior ai Mondiali di Germania 2006.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 riuscito nell\u2019impresa in cui speravano non solo gli argentini, ma anche gran parte del mondo: vedere Messi felice in nazionale. Il fuoriclasse di Rosario si \u00e8 goduto tutta la Coppa del Mondo. Lo ha detto, lo ha dimostrato e ha trasmesso il suo entusiasmo ai compagni di squadra. Uno stato d\u2019animo diventato forza motrice per le performance personali e collettive e che ha contagiato un intero paese.<\/p>\n<p>Sicuramente non siamo ancora in grado di misurare l\u2019impatto suscitato da questa nazionale, grazie a Messi, Scaloni e compagni. Ma la perseveranza, l\u2019umilt\u00e0, il lavoro di squadra e il saper ricominciare, reinventarsi e riprovare dopo ogni caduta stanno certamente gi\u00e0 permeando le nuove generazioni. Giovani che capiscono il valore della storia e delle figure che hanno reso grande il calcio argentino, primo fra tutti Diego Armando Maradona. Ma che, allo stesso tempo, guardano avanti. Perch\u00e9 hanno visto con i loro occhi che pu\u00f2 esserci un altro modo di fare le cose. La <em>Scaloneta<\/em> li ha segnati per sempre e hanno adottato Lionel Andr\u00e9s Messi come nuova stella polare del calcio per l\u2019eternit\u00e0. In parecchi stanno iniziando a seguire il loro esempio, e mi auguro che questo processo sia una lezione da applicare nei pi\u00f9 vari ambiti della nostra vita personale, sociale e politica. Perch\u00e9 no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Santiago Durante (Ciudad Nueva &#8211; Argentina) La nazionale Albiceleste ha conquistato il titolo di campione del mondo per la terza volta nella storia, con un allenatore alla sua prima esperienza e con Lionel Messi, che si \u00e8 confermato non solo come leader assoluto, ma anche come punto di riferimento per le nuove generazioni. 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