{"id":73940,"date":"2024-07-01T09:42:14","date_gmt":"2024-07-01T07:42:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/ma-e-questa-la-vita-il-mio-genfest-50-anni-fa\/"},"modified":"2025-11-26T16:22:30","modified_gmt":"2025-11-26T15:22:30","slug":"ma-e-questa-la-vita-il-mio-genfest-50-anni-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/ma-e-questa-la-vita-il-mio-genfest-50-anni-fa\/","title":{"rendered":"\u201cMa \u00e8 questa la vita\u201d: il mio Genfest, 50 anni fa!"},"content":{"rendered":"<p><em>Valerio Gentile, che ha vissuto i primi Genfest, racconta\u2026<\/em><\/p>\n<p>Immaginatevi un gruppo di giovani, che girano mezzo Nord Italia, tra la fine degli anni Sessanta e inizio anni Settanta, che sono armati di chitarra, anche loro portano i capelli lunghi come segno di protesta e qualche jeans a zampa d\u2019elefante. Che siano in un teatro a Torino o al Conservatorio a Milano, alla Fiera di Genova o a Bologna, cantano e parlano di una rivoluzione; loro sanno di non essere soli. Tanti giovani come loro, in Italia e nel mondo, sono portatori di un messaggio che \u00e8 una sorta di sfida alla societ\u00e0 costituita, che prelude a un cambiamento rispetto a quello che sta succedendo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_52670\" aria-describedby=\"caption-attachment-52670\" style=\"width: 1280px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-52670\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Valerio-Gentile.jpg\" alt=\"Valerio Gentile\" width=\"1280\" height=\"720\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-52670\" class=\"wp-caption-text\">Valerio Gentile<\/figcaption><\/figure>\n<p>Calma per\u00f2, non \u00e8 come pensate. Questa \u00e8 un\u2019altra rivoluzione che coinvolge migliaia di giovani e che in quegli anni porta alla nascita dei Genfest.<\/p>\n<p>Facciamo un passo indietro con Valerio Gentile, che all\u2019inizio degli anni \u201970 \u00e8 un ventenne di Torino che studia Lingue e Letterature straniere all\u2019universit\u00e0 e lavora nell\u2019attivit\u00e0 di famiglia nel campo delle attrezzature sportive. Sta scrivendo una tesi su Woody Guthrie, cantautore americano della rivolta e della dignit\u00e0 dei pi\u00f9 deboli, un personaggio interessante, idolo di Bob Dylan e poi, anni dopo, di Bruce Springsteen, degli U2 ecc. \u201cGiusto per dire che il clima era quello\u201d &#8211; dice Valerio &#8211; \u201ceravamo come tutti, immersi nelle sfide pi\u00f9 attuali, e respiravamo, anche culturalmente, tutte le suggestioni del tempo, figlie del\u201968, ma noi avevamo un\u2019altra rivoluzione\u201d.<\/p>\n<p>Valerio, infatti, aveva conosciuto l\u2019ideale dell\u2019unit\u00e0 proposto da Chiara Lubich e l\u2019aveva fatto suo. \u201cEra inevitabile anche per noi, i primi \u2018giovani per un mondo unito\u2019 potremmo dire, parlare di rivoluzione &#8211; perch\u00e9 di questo si trattava &#8211; ma era fatta di amore per chi ci passava accanto, per Dio, che ti portava veramente ad avere un ribaltamento del pensiero e dell\u2019azione, mettendo al centro l\u2019altro\u201d.<\/p>\n<p>Valerio racconta cos\u00ec l\u2019origine, in quel particolare contesto, dei Genfest che lui ha vissuto in prima persona: \u201cChiara Lubich in quel periodo ci seguiva passo, passo. E in effetti aveva lanciato proprio in quegli anni le \u2018giornate dei giovani\u2019 che, si tenevano nei luoghi di aggregazione tipici di noi giovani.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019idea di Chiara era anche una risposta al fermento del \u201968, certamente\u201d &#8211; continua Valerio \u2013 Le contestazioni giovanili erano caratterizzate dalle assemblee a scuola, in universit\u00e0, tanto che di un incontro cos\u00ec come oggi \u00e8 il Genfest si cominciava a parlare gi\u00e0 tra di noi. C\u2019era tutto un fermento dei oceanici raduni musicali, come quello di Woodstock <em>o <\/em>dell\u2019Isola di Wight\u2026 E anche noi eravamo su quell\u2019onda \u2026 \u00a0con i nostri poveri mezzi, s\u2019intende. Oltretutto, anche gi\u00e0 per organizzare piccoli \u2018eventi\u2019, occorreva fare delle pazzie\u201d. Valerio racconta di vari viaggi tra Piemonte, Lombardia, Liguria e Emilia\u2026 spesso con ritorno in nottata: incontrare un gruppo di giovani, preparare un altro appuntamento, accordarsi con tutta la squadra sui prossimi passi da compiere. Pensate che non c\u2019erano internet, whatsapp o tanto meno zoom, si faceva tutto per lettera o con un telefono fisso da casa, senza nessuna privacy rispetto alle famiglie che non sempre capivano\u2026 E poi lunghi spostamenti e sacrifici per vederci in presenza\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Certo, erano gli anni \u201970, in Italia erano anche gli \u201canni di piombo\u201d, caratterizzati purtroppo da attentati terroristici che hanno provocato diversi morti e feriti. \u201cAlla Fiera del Mare di Genova, prima della Giornata dei Giovani organizzata da noi, c\u2019era stato un allarme per un reale pericolo bomba. Stavamo attenti, sapevamo a cosa andavamo incontro, ma c\u2019era fiducia, e avevamo la sensazione di stare \u201csul pezzo\u201d. \u00a0Ecco, i grandi raduni nacquero anche in risposta a tutto questo, e noi andavamo avanti perch\u00e9 ci eravamo impegnati a mettere prima le persone e non le cose che facevamo, e questo ci dava credibilit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari, era nata da pochi anni e l\u00e0 si cominciava a parlare di un grande \u2018Festival\u2019 proprio a Loppiano. \u201cForse era gi\u00e0 un primo maggio, quel 1971, quando il raduno prese la forma di un meeting di complessi musicali. Poi fu la volta del 1972.\u00a0 Anche io, come tanti giovani del tempo, facevo parte di un complesso musicale che voleva testimoniare l\u2019unit\u00e0 con la musica, e anche noi andammo a partecipare con due canzoni\u201d. \u00a0Quel festival fu una grande testimonianza a prova che i \u201cgen\u201d, cio\u00e8 i giovani dei Focolari, non erano diversi dagli altri giovani, avevano le stesse aspirazioni di cambiamento, di radicalit\u00e0 di una vita piena\u201d.<\/p>\n<p>\u201cQuel 1972 fu una grandissima emozione: si percepiva gi\u00e0 che era il seme di qualcosa di pi\u00f9 grande: ma si pu\u00f2 dire che \u00e8 nel 1973 che nasce il primo Genfest\u201d. Dal raduno del 1971 infatti, l\u2019esperienza diventa, anno dopo anno, un albero pi\u00f9 grande fino a coinvolgere, gi\u00e0 dalla preparazione, giovani di altre parti d\u2019Italia e anche d\u2019Europa \u201ccon le stesse modalit\u00e0 di viaggi e telefoni fissi di cui sopra, e un\u2019Italia non ancora con tante autostrade\u201d.<\/p>\n<p>In uno dei vari viaggi organizzativi a Loppiano, succede poi che a Valerio i viene chiesto di preparare il momento di inizio della manifestazione, dal titolo \u201cUomo -mondo al di l\u00e0 di ogni barriera\u201d. \u00a0Passare dai palchi dei teatri o conservatori al grande palco del primo Genfest \u00e8 quasi cosa naturale: \u201cCerto, eravamo coscienti che tutto lo sforzo significava costruire un mondo nuovo dove i valori in cui credevamo erano messi alla portata di tutti. E questo significava un lavoro molto intenso per scegliere le esperienze, le canzoni i volantini di invito. Poi c\u2019erano anche i momenti di confronto di pensieri, di idee&#8230; A volte era anche difficile, ma il senso di aggregazione e di essere un corpo solo ci dava una motivazione infinita. Non vivevamo in una bolla d\u2019aria, ma l\u2019entusiasmo era concreto\u201d.<\/p>\n<p>Un ricordo particolare di Valerio \u00e8 il Genfest 1974 dove oramai si cominciava a creare gi\u00e0 una tradizione e i numeri dei partecipanti in pochi anni \u00e8 aumentato tantissimo. \u201cIl giorno prima, erano gi\u00e0 previsti piogge continue con forti temporali. Era stato praticamente impossibile fermare i pullman con i tantissimi giovani che stavano arrivando a Loppiano da tutta Europa per un raduno previsto all\u2019aperto. Che fare? Durante la notte, in tantissimi di noi, abbiamo lavorato per dare una sistemata a grandi capannoni per l\u2019allevamento dei polli. Da qui l\u2019allestimento di saloni di fortuna e bruciando bastoncini di profumato incenso indiano. Il giorno dell\u2019evento abbiamo portato avanti un programma \u201ca rotazione\u201d in diversi luoghi, da un palco all\u2019altro, in modo che tutti vivessero le stesse canzoni ed esperienze, ma in momenti diversi.<\/p>\n<p>Il Genfest 1974 anticipava, in un certo senso, i tempi\u2026 \u00a0Fu, infatti, l\u2019anticipo di quello che sarebbe accaduto negli anni successivi con i vari Genfest locali: raduni pi\u00f9 piccoli, sparsi nel mondo, sulla stessa immagine di quello pi\u00f9 grande, proprio come succeder\u00e0 tra pochi giorni ad Aparecida e in altre parti del mondo.<\/p>\n<p>\u201cIl resto \u00e8 storia e nel \u201975 il Genfest si sposta a Roma, al PalaEur.\u00a0 Ormai il Gen Fest, da alcuni anni \u00e8 un evento lanciato anche in altre parti del mondo. Ma la cifra \u00e8 sempre quella, dove come ci ha insegnato Chiara Lubich\u2026, pensa, anche un sorriso non fatto per amore, \u00e8 amore. Cio\u00e8 davamo un valore estremo all\u2019amare l\u2019altro anche nell\u2019assurdo, a volte, senza nemmeno dire una parola, niente. Prima c\u2019era questa testimonianza, e i Genfest sono nati anche su questo, o almeno io li ho vissuti cos\u00ec.<\/p>\n<p>Un fatto particolare? Con mia sorpresa, nella preparazione del GenFest\u201975, Chiara mi chiese di scrivere il tema di apertura che avrei poi detto agli oltre 20.000 giovani presenti al PalaEur di Roma. Mi indicava solo una linea di base: \u201cdevi dire Mostrare che nel mondo, che sta andando male anche per colpa dei giovani, c\u2019\u00e8 una speranza\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u00c8 stato un momento molto importante della mia vita, dove ho capito che Dio aveva bisogno di me, perch\u00e9 Dio ha un progetto \u201cche tutti siano uno\u201d: un sogno, una pazzia. E il Genfest me l\u2019ha messo nelle vene portandomi a vivere una rivoluzione che richiede di amare tutti, 24 ore su 24\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCosa dire ai giovani che oggi si apprestano a vivere un Genfest? Oggi c\u2019\u00e8 stata una grandissima evoluzione in tutto, ma io auguro a ciascuno quello che \u00e8 successo a me.<\/p>\n<p>\u201cChe tutti siano uno!\u201d, Ma \u00e8 questa la vita! Questa \u00e8 la vita! Auguro a ogni giovane di scoprire e riscoprire la forza, la bellezza e l\u2019urgenza di tutto questo\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_52625\" aria-describedby=\"caption-attachment-52625\" style=\"width: 1631px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-52625\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Genfest_1973-08.jpg\" alt=\"\" width=\"1631\" height=\"1107\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-52625\" class=\"wp-caption-text\">Genfest 1973 &#8211; Foto Archivio Loppiano<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Valerio Gentile, che ha vissuto i primi Genfest, racconta\u2026 Immaginatevi un gruppo di giovani, che girano mezzo Nord Italia, tra la fine degli anni Sessanta e inizio anni Settanta, che sono armati di chitarra, anche loro portano i capelli lunghi come segno di protesta e qualche jeans a zampa d\u2019elefante. 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