{"id":74059,"date":"2024-10-25T06:00:46","date_gmt":"2024-10-25T04:00:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/ascoltiamo-linfanzia-intervista-a-riccardo-bosi\/"},"modified":"2025-11-26T16:23:26","modified_gmt":"2025-11-26T15:23:26","slug":"ascoltiamo-linfanzia-intervista-a-riccardo-bosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/ascoltiamo-linfanzia-intervista-a-riccardo-bosi\/","title":{"rendered":"Ascoltiamo l\u2019infanzia: intervista a Riccardo Bosi"},"content":{"rendered":"<p><em>Riccardo Bosi \u00e8 un pediatra esperto ed appassionato, ma \u00e8 anche uno scrittore, un narratore della bellezza e della complessit\u00e0 del vivere. L\u2019abbiamo incontrato e siamo partiti dalla genesi del suo ultimo lavoro.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 da poco uscito un suo libro dal titolo \u201cLe mille e una infanzia, bambini, culture, migrazioni\u201d, edito da Carocci. Un testo sui bambini, sulla loro importanza e delicatezza, ma anche su molto altro.<\/p>\n<p>&#8220;Un pediatra ha l\u2019opportunit\u00e0 di prendersi cura di migliaia bambini per anni, e magari (come per me) di diventare il dottore di quelli vulnerabili e migranti&#8221;, dice Bosi. Cos\u00ec, avverte la necessit\u00e0 di \u201cdare voce a quei bambini e alle loro storie\u201d. La sua dedica \u00e8 chiara: \u201cA tutte le bambine e i bambini sbarcati troppo presto dal magico bastimento dell\u2019infanzia: che la memoria di certe pagine dei loro diari di bordo \u2013 violate, strappate o semplicemente cadute nell\u2019oblio \u2013 siano capaci di tenere sempre desta la nostra coscienza civile\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_53931\" aria-describedby=\"caption-attachment-53931\" style=\"width: 1363px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-53931\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_20210711_111950.jpg\" alt=\"Dr. Riccardo Bosi - Ruanda\" width=\"1363\" height=\"1200\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-53931\" class=\"wp-caption-text\">Dr. Riccardo Bosi &#8211; Ruanda<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Ma si parla anche di noi adulti, nel libro\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Ad un certo punto ci dimentichiamo di che cosa sia l\u2019infanzia, tempo universale e molteplice, talvolta duro ma decisivo e trasformativo. Fatto di una trama sottile. \u201cDella materia di cui son fatti i sogni\u201d \u2013 come scrive Shakespeare nella Tempesta. Questo libro nasce anche per ricordarci quanto quei primi anni di vita siano fondamentali per la nostra vita adulta.<\/p>\n<p><strong>E l<\/strong><strong>a grande responsabilit\u00e0 degli adulti nei confronti del pianeta infanzia.<\/strong><\/p>\n<p>La parola pianeta apre la metafora della Terra, da tutelare con la stessa attenzione. Davanti al drammatico abisso scavato tra l\u2019essere umano e la natura (ne Parla il Papa nella Laudato s\u00ec), la sopravvivenza del pianeta dipender\u00e0 dalla posizione che, come adulti saremo capaci di assumerci, dalla decisione di essere custodi dell\u2019infanzia, con politiche concrete e lungimiranti.<\/p>\n<p><strong>Che approccio ha il tuo lavoro, al tema infanzia?<\/strong><\/p>\n<p>Esiste un immenso corpus scientifico sull\u2019et\u00e0 evolutiva, ma ho pensato che una novit\u00e0 potesse stare nell\u2019individuare alcuni \u201csguardi\u201d con cui osservare l\u2019infanzia.<\/p>\n<p><strong>Per esempio?<\/strong><\/p>\n<p>Pensare ai bambini come a un popolo in viaggio verso le terre della vita adulta; come creativi e geniali, non \u201cmancanti\u201d di qualcosa. Non piccoli da imbottire di insegnamenti e norme, ma da valorizzare e rispettare nella loro unicit\u00e0. Bambini non solo oggetto di preziose attenzioni, coccole, ma soggetti, persone \u201cgi\u00e0\u201d intere, che ci chiedono rispetto e reclamano diritti spesso calpestati.<\/p>\n<p><strong>Vale per tutti\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Non solo per i Paesi pi\u00f9 poveri, pensiamo ai (milioni di) bambini-soldato o al lavoro minorile, ma anche per il nostro occidente, le nostre citt\u00e0 ormai invivibili, inquinate e non pi\u00f9 a misura di bambino.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il tuo modo di ascoltare i bambini che incontri? Quanto \u00e8 importante l&#8217;ascolto nel tuo lavoro?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019universit\u00e0 ci insegnano molto, e magari diventiamo anche bravi medici. Ma in quanto all\u2019ascolto, a un approccio empatico e al sapersi calare nei panni di un genitore in ansia, abbiamo ancora molto da imparare.<\/p>\n<p><strong>Invece \u00e8 importante!<\/strong><\/p>\n<p>Mettersi in profondo ascolto di un genitore straniero o migrante pu\u00f2 essere decisivo proprio per fare bene il nostro lavoro. Una comunicazione allineata aggiunge uno strumento alle nostre valigette.<\/p>\n<p><strong>Un doppio ascolto\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Oltre, ovviamente, a quello dei bambini: peraltro un diritto previsto dalla Convenzione sui diritti dell\u2019infanzia dell\u2019ONU del 1989, che dice di rendere partecipe un bambino di ogni procedura medica.<\/p>\n<p><strong>Come lo hai imparato?<\/strong><\/p>\n<p>Non senza fatica, nei miei primi anni di lavoro con pazienti oncologici. Ho imparato che le parole contano, ma ancora di pi\u00f9 gli sguardi, i silenzi. Parlare con i bambini e gli adulti, cambia la prospettiva.<\/p>\n<p><strong>Il titolo tocca il tema della favola.<\/strong><\/p>\n<p>Le fiabe sono \u201cil respiro dei bambini\u201d, la loro atmosfera. Da bambini vogliamo capire tutto, ci poniamo domande profonde e scomode: \u201cDove si va dopo che si muore?\u201d Magari imbarazzanti: \u201cPerch\u00e9 quel signore dalla grande pancia \u00e8 incinto\u201d?<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 lo facciamo?<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 siamo alla ricerca di senso. La funzione della fiaba \u00e8 creare i primi elementi di quella saggezza che ha bisogno di molto tempo. Le fiabe sanno dispensare perle di sapienza e di senso in modo graduale e adeguato all\u2019et\u00e0. Intercettando il pensiero magico dei bambini, spiegano verit\u00e0 profonde e magari dolorose con parole semplici e senza spaventarli.<\/p>\n<p><strong>Col filtro del \u201cC\u2019era una volta\u2026\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Lavorando in modalit\u00e0 atemporale, tengono a debita distanza la realt\u00e0. \u00c8 come se prendessero per mano il bambino senza impedire che il linguaggio simbolico tocchi tutti gli elementi della sua personalit\u00e0. Fiabe e gioco sono tra i punti cardinali dell\u2019infanzia.<\/p>\n<p><strong>Nella fiaba irrompe per\u00f2 la vita reale: nel libro inserisci storie chiare e precise, anche se con nomi di fantasia. Come si relazionano con la parte pi\u00f9 teorica?<\/strong><\/p>\n<p>Partire \u201cdal caso particolare\u201d pu\u00f2 aiutare il lettore a capire l\u2019importanza della parte teorica. Le storie ci aiutano a ricordare quanto \u201cl\u2019osservazione\u201d rispettosa e non invadente nei primi anni di vita, e poi \u201cl\u2019ascolto\u201d dei bambini negli anni successivi (quando sanno raccontarsi), siano gli strumenti migliori per capire un bambino.<\/p>\n<p><strong>Sono tutte storie vere. <\/strong><\/p>\n<p>Rigorosamente. Raccontate dai genitori, raccolte in ambulatorio, vissute drammaticamente in un corridoio umanitario. Alcune buffe e spiazzanti, altre, veri \u201cdocumenti\u201d. Penso al contesto migratorio: con colleghi di varie discipline siamo stati testimoni di vicende, ferite e traumi che un giorno saranno forse sui libri di storia. Oggi quelle vite sono corpi feriti, hanno disturbi post-traumatici da stress, esiti di violenza assistita o tortura.<\/p>\n<p><strong>Le storie \u201craccolte sul campo\u201d rafforzano la teoria<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel testo, di per s\u00e9 scientifico, ho inserito passaggi narrativi e storie dure, leggere, uniche, per ricordare e \u201cdare voce ai bambini\u201d. \u00abTutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi se ne ricordano\u00bb, come scrisse Antoine de Saint-Exup\u00e9ry nella dedica del suo Il piccolo principe.<\/p>\n<p><strong>Torniamo al rapporto adulti bambini\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Se questo libro servisse a rinfrescarci la memoria al riguardo, avrebbe gi\u00e0 svolto il suo compito. Inoltre, le storie erano necessarie per una fedelt\u00e0 alle radici lontane di questo libro, nato dallo scambio di storie pediatriche con l\u2019amica attrice Stefania Bogo, che ne sceneggi\u00f2 una trasposizione scenica come esperimento di teatro civile: \u201cL\u2019isola dei bambini\u201d.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019introduzione leggiamo che questo libro ci d\u00e0 la possibilit\u00e0 di immergerci nelle storie di vita e di crescita dei \u201cfigli degli altri\u201d, nati ai margini della societ\u00e0 o dall\u2019altra parte del mediterraneo. Chi sono davvero questi figli?<\/strong><\/p>\n<p>Sono quelli che abitano le nostre citt\u00e0, grazie al crossover culturale generato dal fenomeno migratorio. Bambini di mondi lontani s\u2019incrociano nelle scuole, nei parchi, nelle nostre pediatrie. Alcuni sono arrivati in modo drammatico sui barconi, altri sono nati qua: le seconde generazioni. \u00c8 un processo di <em>m\u00e9tissage<\/em> in cui entrano in gioco radici identitarie e memorie delle origini, trasmissione di conoscenze e stili educativi.<\/p>\n<p><strong>Parli anche del nostro tempo e del nostro mondo, inevitabilmente<\/strong>\u2026<\/p>\n<p>La costruzione di una societ\u00e0 multiculturale \u00e8 un processo fragile, senza una \u201cpresa in cura\u201d diventa conflittuale, faticoso, violento. L\u2019esperienza sul campo di un pediatra che lavora con i bambini migranti dice che ripartire dai bambini e permettere loro di crescere insieme \u2013 anche quelli venuti da un altrove &#8211; sarebbe il modo migliore per evitare conflitti e affrontare il futuro.<\/p>\n<p><strong>Fondamentale\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Ogni migrazione introduce una brusca rottura tra due universi, ma nel contempo apre alle infinite differenze nelle modalit\u00e0 di prendersi cura dei bambini: il mondo ci arriva direttamente in casa, una grande ricchezza a portata di mano, eppure stentiamo a riconoscerla.<\/p>\n<p><strong>Mi \u00e8 piaciuta molto la definizione di bambini come viaggiatori\u2026.<\/strong><\/p>\n<p>Il viaggio \u00e8 la metafora centrale, l\u2019immagine guida del libro. I bambini compiono realmente il pi\u00f9 complesso e molteplice dei viaggi: di scoperta di s\u00e9 e del mondo, di esplorazione delle proprie potenzialit\u00e0 motorie e sensoriali, di formazione del carattere e della personalit\u00e0. Cambiano, crescono, si evolvono. Perch\u00e9 ci ostiniamo a pensarli come una categoria, e talvolta quasi opposta a quella degli adulti?<\/p>\n<p><strong>Vero!<\/strong><\/p>\n<p>Quei viaggiatori esistono ancora: siamo noi. La sequenza degli stadi di sviluppo forma la biografia di un unico protagonista. Ormai ci \u00e8 sempre pi\u00f9 chiaro che ci\u00f2 che accade al bambino oggi, avr\u00e0 ripercussioni sulla sua vita adulta domani.<\/p>\n<p><strong>Nel libro parli di diversi metodi osservativi. Uno lo definisci &#8220;elogio dell&#8217;imperfezione bambina&#8221;. Mi spieghi meglio?<\/strong><\/p>\n<p>Fin da neonati abbiamo competenze incredibili. I bambini hanno una memoria prensile, sono scienziati perch\u00e9 perseguono il metodo di una <em>problem solving<\/em> sperimentale, ostinato e testardo. Rischiano, osano il nuovo come gli scienziati.<\/p>\n<p><strong>Eppure, non lo vediamo?<\/strong><\/p>\n<p>Non lo valorizziamo. \u00abSanno cantare, pedalare e ballare. Sono grandi artisti e scienziati, raffinati filosofi che s\u2019interrogano sul senso profondo della vita\u2026\u00bb. Scrive Anna Granata, professoressa di Pedagogia interculturale all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano-Bicocca, in un suo libro: \u201cDa piccolo ero un genio\u201d che conclude con questa affermazione: \u201cpoi qualcosa \u00e8 cambiato. Un potente e impercettibile filtro selettivo entra in gioco con le prime esperienze in famiglia, a scuola, nello spazio pubblico. L\u2019idea che ci siano forme di intelligenza da coltivare e altre no, inibisce molte qualit\u00e0 espressive e immaginative\u201d. La creativit\u00e0 e l\u2019unicit\u00e0 dei bambini vanno rispettate.<\/p>\n<p><strong>In che misura il tuo libro pu\u00f2 essere politico?<\/strong><\/p>\n<p>Chiunque lavora con i bambini fa politica; la pi\u00f9 alta e lungimirante, ma anche quella meno comoda e gratificante, perch\u00e9 magari dar\u00e0 i suoi frutti dopo decenni, ma preziosa perch\u00e9 riguarda la polis del futuro, composta e governata dai bambini di oggi.<\/p>\n<p><strong>Partire dai pi\u00f9 fragili\u2026<\/strong><\/p>\n<p>La tenuta di un ponte si calcola sul pilastro pi\u00f9 debole; basta che ne crolli uno per far crollare tutto il ponte. Progettare una convivenza su persone vulnerabili, con disabilit\u00e0, anziani o bambini, vuol dire mettere in sicurezza l\u2019intera tenuta della societ\u00e0. Il libro \u00e8 permeato da questa idea di \u201crimettere i bambini al centro delle nostre comunit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><div class=\"cookieconsent-optout-marketing\">\n                        <a href=\"javascript:Cookiebot.renew()\" style=\"background: url(https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/plugins\/yt-placeholder-cookiebot\/assets\/placeholder.jpg) no-repeat center center \/ cover; aspect-ratio: 1 \/ 0.48; width: 100%; display: block; margin: 20px 0; position: relative; background-size: cover; background-position: center;\">\n                            <span style=\"position: absolute; bottom: 20px; width: 100%; padding: 0 5%; text-align: center; box-sizing: border-box;\">Per visualizzare questo video \u00e8 necessario abilitare tutti i Cookie<\/span>\n                        <\/a>\n                   <\/div><iframe loading=\"lazy\" title=\"Intervista Dr Riccardo Bosi | United World Project\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/iZMGBAOAPrY\" width=\"1136\" height=\"639\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riccardo Bosi \u00e8 un pediatra esperto ed appassionato, ma \u00e8 anche uno scrittore, un narratore della bellezza e della complessit\u00e0 del vivere. 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