{"id":74119,"date":"2024-12-09T11:34:07","date_gmt":"2024-12-09T10:34:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/migrare-e-umano-riflessioni-sul-film-napoli-new-york\/"},"modified":"2025-11-26T16:24:02","modified_gmt":"2025-11-26T15:24:02","slug":"migrare-e-umano-riflessioni-sul-film-napoli-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/migrare-e-umano-riflessioni-sul-film-napoli-new-york\/","title":{"rendered":"Migrare \u00e8 umano: riflessioni sul film \u201cNapoli New York\u201d"},"content":{"rendered":"<p><em>Una riflessione sul tema dei migranti attraverso il film \u201cNapoli New York\u201d, ambientato nell\u2019immediato dopoguerra, ma capace di parlare al presente.<\/em><\/p>\n<p>Un film sulla memoria della grande emigrazione italiana in America, valido, dunque, per lavorare sull\u2019empatia, sul mettersi nei panni di chi, oggi, viaggia verso di noi nella speranza di una vita degna.<\/p>\n<p>Migrare \u00e8 umano. Ce lo ricorda la Storia e ce lo rammenta il cinema: quando le condizioni per una vita degna sono negate, la vita stessa si sposta altrove.\u00a0Anche l\u2019Italia, Paese ora al sicuro nel cuore dell\u2019Europa &#8211; ma tanto vicino all\u2019Africa da avvertire ogni giorno il suo grido &#8211; \u00e8 stata terra di grandi emigrazioni.<\/p>\n<p>In questi giorni, a riavvolgere il nastro ci pensa un buon film dal titolo Napoli New York, di Gabriele Salvatores. Parla di una citt\u00e0 ferita dalle bombe e dalla miseria. Di bambini senza famiglia che cercano qualcosa da mangiare durante la giornata.<\/p>\n<figure id=\"attachment_54497\" aria-describedby=\"caption-attachment-54497\" style=\"width: 1500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-54497\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Foto-Napoli-New-York-9-low.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"844\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-54497\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/www.01distribution.it\/areapress\/film\/napoli-new-york\">http:\/\/www.01distribution.it\/areapress\/film\/napoli-new-york\u00a0<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p>Questa citt\u00e0 \u00e8 Napoli, bellissima e dolente, devastata dagli ordigni della Seconda guerra mondiale. Qui, Celestina e Carmine, senza nessuno che si prenda cura di loro, vagano per i vicoli poverissimi della citt\u00e0, esposti ai pericoli pi\u00f9 grandi.<\/p>\n<p>La guerra \u00e8 appena finita e la prima, di 9 anni, gi\u00e0 orfana dei genitori, ha perso sua zia tra le macerie e ha visto sua sorella partire per l\u2019America, dopo aver venduto tutto. Per amore di un uomo e nella speranza di un futuro.<\/p>\n<p>Insieme al secondo, che di anni ne ha dodici, rocambolescamente si ritrovano in un viaggio per mare verso l\u2019America. Sono accolti, accompagnati, sostenuti, da altri italiani con umili vesti e valigie avvolte con lo spago: emigranti, volti come i loro, sospesi tra paura e speranza, privi di passato e incerti sul futuro. Tutti diretti verso quel \u201cnuovo mondo\u201d che era anche il titolo di un altro potente film sugli italiani emigrati in America, diretto da Emanuele Crialese, in quel caso all\u2019inizio del Novecento. Dalla Sicilia.<\/p>\n<p>Celestina e Carmine atterrano in una New York piena di connazionali emigrati: la \u201cLittle Italy\u201d poco distante dallo spazio divenuto casa per altri trapiantati, sradicati dalla storia: gli afroamericani incrociati da Celestina nei suoi giorni pi\u00f9 difficili, rimasta momentaneamente sola tra il caos indifferente, quando non ostile, della \u201cgrande mela\u201d.<\/p>\n<p>Una citt\u00e0 capace di \u00abnon servire agli italiani\u00bb, incastonata in un mondo in cui, al pari di oggi, le parole povero e straniero possono essere sinonimi. \u00abNon sei straniero, sei povero: se sei ricco non sei straniero da nessuna parte\u00bb, ascoltiamo in questo film tratto da un vecchio soggetto (mai realizzato) di Federico Fellini e Tullio Pinelli.<\/p>\n<p>Un film con la grande storia al centro. Marmorea e indiscutibile, statuaria maestra, forse scomoda, ma inequivocabile e possente, con la sua capacit\u00e0 di silenziare le considerazioni miopi ed egoiste sul fenomeno migratorio. Di dare il via a riflessioni pi\u00f9 compiute, complete, magnanime e umane su questo doloroso e gigantesco tema.\u00a0Quella Storia capace di alimentare l\u2019empatia verso chi oggi, come noi ieri, cerca pace, pane e dignit\u00e0. Dove pu\u00f2.<\/p>\n<p>Ci sono la fame e la guerra in Napoli New York. Quei mali che l\u2019essere umano, tre quarti di secolo dopo, non ha ancora estirpato, eliminato dal suo vocabolario. C\u2019\u00e8, in questa tenera commedia drammatica, l\u2019umana fuga da questo folle e doppio male, sintetizzato da una frase di Celestina a bordo del transatlantico, quando l&#8217;accusano di viaggiare illegalmente: \u00abAnche morire di fame \u00e8 illegale\u00bb, risponde riassumendo il perch\u00e9 del viaggio scomodo, obbligato, mesto, toccato a una quantit\u00e0 infinita di esseri umani nei secoli.<\/p>\n<p>Una massa di diverse lingue, culture e colori delle pelli, il cui comun denominatore \u00e8 stato quasi sempre la povert\u00e0. Qual \u00e8, in assenza di un antidoto risolutivo, viene da chiedersi vedendo questo film, il farmaco almeno lenitivo per la fame, la guerra e le migrazioni forzate? \u00c8 lo sguardo attento sull\u2019altro, la capacit\u00e0 di dire, guardando la vulnerabilit\u00e0 di Carmine e Celestina: \u00abHanno vissuto la guerra, saranno affamati\u00bb. \u00c8 quella capacit\u00e0 di prendersi cura di loro incarnata dal personaggio interpretato da Pier Francesco Favino, che anzich\u00e9 giudicare freddamente il loro viaggiare senza biglietto, li va a cercare dentro New York per costruirgli un futuro.<\/p>\n<p>Una didascalia, alla fine di Napoli New York, <strong>ricorda i \u00ab19 milioni di italiani\u00bb emigrati negli Stati Uniti in meno di due secoli<\/strong>. Sono parole che <strong>rinfrescano la memoria e ci consentono di metterci pi\u00f9 facilmente nei panni dell\u2019altro, quando bussa alle nostre porte per chiedere aiuto<\/strong>.<\/p>\n<p><div class=\"cookieconsent-optout-marketing\">\n                        <a href=\"javascript:Cookiebot.renew()\" style=\"background: url(https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/plugins\/yt-placeholder-cookiebot\/assets\/placeholder.jpg) no-repeat center center \/ cover; aspect-ratio: 1 \/ 0.48; width: 100%; display: block; margin: 20px 0; position: relative; background-size: cover; background-position: center;\">\n                            <span style=\"position: absolute; bottom: 20px; width: 100%; padding: 0 5%; text-align: center; box-sizing: border-box;\">Per visualizzare questo video \u00e8 necessario abilitare tutti i Cookie<\/span>\n                        <\/a>\n                   <\/div><iframe loading=\"lazy\" title=\"NAPOLI - NEW YORK (2024) Trailer | Pierfrancesco Favino, Gabriele Salvatores\" src=\"https:\/\/www.youtube-nocookie.com\/embed\/66DaOcXiJQU\" width=\"1142\" height=\"642\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><span data-mce-type=\"bookmark\" style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" class=\"mce_SELRES_start\">\ufeff<\/span><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione sul tema dei migranti attraverso il film \u201cNapoli New York\u201d, ambientato nell\u2019immediato dopoguerra, ma capace di parlare al presente. 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