{"id":74151,"date":"2025-01-10T08:00:34","date_gmt":"2025-01-10T07:00:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/ritrovare-la-liberta-team-libertad-assiste-i-richiedenti-asilo-allaeroporto-internazionale-di-atlanta\/"},"modified":"2025-11-26T16:24:19","modified_gmt":"2025-11-26T15:24:19","slug":"ritrovare-la-liberta-team-libertad-assiste-i-richiedenti-asilo-allaeroporto-internazionale-di-atlanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/ritrovare-la-liberta-team-libertad-assiste-i-richiedenti-asilo-allaeroporto-internazionale-di-atlanta\/","title":{"rendered":"Ritrovare la libert\u00e0: Team Libertad assiste i richiedenti asilo all\u2019aeroporto internazionale di Atlanta"},"content":{"rendered":"<h5><strong>Di Fer Mucchiut per Living City Magazine, edizione di gennaio-febbraio 2025<\/strong><\/h5>\n<p><em>Nonostante il trauma subito, i rifugiati e i migranti trovano conforto nel sostegno di Team Libertad, un&#8217;organizzazione di volontari che fornisce loro strumenti e risorse per ricongiungersi con i propri cari e ricostruire le proprie vite. <\/em><\/p>\n<p>\u201cTu non mi capisci\u201d. Lasciano il segno le parole e il tono di voce di questo giovane egiziano, che mi guarda dritto negli occhi.\u00a0 Parla un inglese stentato, ma abbastanza chiaro da farsi capire. In qualche modo, per\u00f2, sa che anche in un inglese migliore non riuscirebbe a esprimere fino in fondo ci\u00f2 che sta vivendo. E ha ragione. Non credo di poter capire.<\/p>\n<p>\u00c8 uno dei ventinove uomini appena arrivati all\u2019aeroporto di Atlanta, scortati dagli agenti del Centro di detenzione Stewart (SDC), un carcere privato di media sicurezza a Lumpkin, in Georgia. Io sono qui da volontaria con l\u2019associazione che assiste questi viaggiatori e li aiuta a raggiungere la loro destinazione.<\/p>\n<p>Questi \u201crilasci\u201d avvengono quotidianamente, cambia solo il numero di persone.<\/p>\n<p>Uomini e donne da ogni parte del mondo attraversano il confine tra Messico e Stati Uniti nella speranza di una vita migliore. Alcuni non hanno idea del viaggio che li attende o di ci\u00f2 che troveranno una volta arrivati; altri sono pi\u00f9 consapevoli dei rischi che dovranno affrontare, ma decidono di partire comunque.<\/p>\n<p>Molti arrivano gi\u00e0 con l\u2019intenzione di richiedere asilo e portano con s\u00e9 le prove di persecuzioni e violenze. Altri, dopo essere stati detenuti per mesi e magari anche tagliati fuori dall\u2019accesso alle informazioni e da ogni comunicazione con i loro cari, finiscono per presentare domanda di asilo senza capirne completamente le condizioni e le conseguenze. Semplicemente, accettano l\u2019unica soluzione che viene loro offerta, anche se, una volta rilasciati, si rendono conto di cosa significhi: non hanno pi\u00f9 i loro passaporti, e per rimanere \u201clegalmente\u201d negli Stati Uniti hanno bisogno di molto denaro e di qualcuno che li rappresenti legalmente.<\/p>\n<p>E adesso? Nell\u2019attesa che la loro richiesta venga esaminata, questi uomini hanno finalmente ricevuto la liberazione condizionale. Possono contattare familiari e amici, se ne hanno. Ripetono ci\u00f2 che \u00e8 stato detto loro al centro di detenzione: \u201cHo bisogno di un biglietto per partire domani dall\u2019aeroporto di Atlanta.\u201d<\/p>\n<p>I pi\u00f9 fortunati tra loro conoscono qualcuno che compra loro subito il biglietto. Altri hanno amici e parenti che desiderano disperatamente rivederli, ma che hanno bisogno di alcuni giorni per racimolare la somma necessaria.\u00a0 Altri ancora provano a contattare chiunque conoscano negli Stati Uniti, anche cercando disperatamente vecchi amici su Facebook. Ma o \u00e8 passato troppo tempo dall\u2019ultima volta e non ricevono risposta, oppure i loro amici non possono aiutarli.<\/p>\n<p>Poco importa. Gli agenti dell\u2019SDC lasciano tutti all\u2019aeroporto, sia chi ha il biglietto, sia chi non ce l\u2019ha. <em>Team Libertad<\/em>, l\u2019organizzazione di volontariato di cui faccio parte, \u00e8 stata fondata nel 2022 per far fronte alla carenza di risorse e di assistenza disponibili per questi richiedenti asilo, una volta liberati e abbandonati qui.<\/p>\n<p>Anche se questi rilasci quotidiani sono annunciati con meno di ventiquattr\u2019ore di preavviso, lo staff e i volontari di <em>Team Libertad<\/em> trovano sempre il modo di essere presenti sul posto. I volontari portano con s\u00e9 dei cartoncini in diverse lingue che spiegano chi sono, pronti ad aiutare ogni persona a risolvere le proprie difficolt\u00e0, ad arrivare alla propria destinazione o a trovare un alloggio temporaneo.<\/p>\n<p>Il mio giovane amico egiziano scende dal furgone con aria emozionata, chiedendo \u201cSono libero?\u201d ancor prima che io possa iniziare il discorso di benvenuto. Sorrido. \u201cS\u00ec, amico mio, sei libero!\u201d Batte le mani e ride, dando il cinque a tutti. Mi dice che il suo cellulare \u00e8 rotto. Lo rassicuro: possiamo prestare loro dei telefoni.<\/p>\n<p>Distribuiamo pizze, acqua, caricabatterie per i cellulari, kit per l\u2019igiene personale, zaini e lacci per le scarpe (perch\u00e9 il centro di detenzione ha preso i loro).<\/p>\n<p>Tutti i volontari iniziano ad assistere qualcuno. Io aiuto un uomo della Mauritania, ma abbiamo difficolt\u00e0 a comunicare. Google Translate non riconosce il suo francese e nessun altro sembra parlare la sua lingua. Telefono a un amico, sperando possa assistermi nella traduzione. Con il suo aiuto riusciamo a capirci un po\u2019 meglio, ma mi rendo conto che non c\u2019\u00e8 solo una barriera linguistica: c\u2019\u00e8 una barriera di fiducia.<\/p>\n<p>Ci raccontano delle urla che hanno dovuto subire nei centri di detenzione, della poca luce naturale e aria fresca a cui avevano accesso e della mancanza di dignit\u00e0 con cui sono stati trattati. Capisco la diffidenza del mio nuovo amico, e inizio a sentire una certa frustrazione per non essere in grado di aiutarlo come vorrei.<\/p>\n<p>Mi accorgo che un uomo del Salvador ha l\u2019aria smarrita, mentre tutti gli altri sono intenti a telefonare ad amici e parenti. Vado a parlargli, e mi dice che non pu\u00f2 contattare la sua famiglia perch\u00e9 ha dimenticato la password del suo telefono. \u00c8 una situazione che ho gi\u00e0 visto: dopo cos\u00ec tanti mesi senza poter usare il cellulare, \u00e8 facile dimenticarsene. Gli suggerisco di provare con una sua password abituale. Mi guarda confuso: \u201cSono stato l\u00ec dentro per ventuno mesi, sempre al chiuso, con tutte quelle grida&#8230; In questo momento non ricordo pi\u00f9 nulla.\u201d<\/p>\n<p>Nel frattempo, il mio giovane amico egiziano \u00e8 rimasto seduto accanto a noi, aspettando di parlarmi. Ha gi\u00e0 un biglietto per il Tennessee, dove lo aspetta un amico, e il suo volo parte tra poche ore. \u00c8 tutto pronto, ma lui sembra preoccupato.<\/p>\n<p>Anche se non ho ancora finito con il mio amico della Mauritania, mi giro verso di lui, di nuovo pronta ad ascoltare. \u201cIl mio telefono non funziona. Guarda. Rotto. Non ho un telefono, non ho soldi. Ho bisogno di un telefono\u201d, mi dice. Cerco di spiegargli che non abbiamo cellulari nuovi da regalare, ma lui insiste. Provo a parlare lentamente, a ripetere, ma lui mi interrompe, con uno scatto di frustrazione: \u201cTu non mi capisci! Non parlo con la mia famiglia tanto tempo, non parlo, quattro mesi! Ho bisogno di un telefono! Loro gridavano, mi trattavano&#8230; da schifo. Sono stanco, sono molto stanco.\u201d Aveva appena provato a chiamare la famiglia dal telefono in prestito, ma non aveva ricevuto risposta. Adesso stava per partire, e la persona che lo aspettava in Tennessee gli aveva gi\u00e0 detto che, a parte quelli per il biglietto, non avrebbe potuto dargli altri soldi.<\/p>\n<p>Ci siamo scambiati uno sguardo con gli occhi pieni di lacrime. \u201cHai ragione\u201d, ho detto. \u201cNon capisco quello che hai vissuto, e mi dispiace. Mi dispiace per tutto quello che hai dovuto affrontare in questi mesi\u201d. Ci siamo guardati in silenzio per un attimo. Poi lui ha sorriso, ha annuito e si \u00e8 asciugato le lacrime. L\u2019ho fatto anch\u2019io. Ci siamo scambiati una lunga stretta di mano e con lo sguardo ho provato a dirgli: \u201cGrazie per avermi aiutato a capirti un po\u2019 di pi\u00f9.\u201d<\/p>\n<p>Mentre alcuni volontari si avviano con un gruppo verso i controlli di sicurezza, arriva una chiamata al telefono che diamo in prestito. Rispondo e riconosco il nome: la telefonata \u00e8 per il mio amico egiziano! Lo raggiungo di corsa. Lui scoppia a ridere e a piangere, inizia a parlare e a gesticolare. L\u2019angoscia \u00e8 passata e la sua gioia \u00e8 incontenibile. Anch\u2019io mi metto a ridere e a piangere, e spiego ai volontari l\u2019importanza di quella chiamata, in modo che possano permettergli di restare al telefono fino al gate, dove dovr\u00e0 restituire il cellulare in prestito. Ancora con il sorriso sulle labbra, ci saluta entusiasta dalle scale mobili. La sua disperazione mi ha permesso di uscire dal mio pragmatismo su ci\u00f2 che si pu\u00f2 o non si pu\u00f2 fare, e di provare invece semplicemente a capirlo, anche se non potevo risolvere il suo problema. Gli sono grata per questo.<\/p>\n<p>Non so se \u00e8 riuscito ad arrivare in Tennessee e non so cosa gli sia accaduto dopo, ma la sua frustrazione e la sua gioia continuano ad accompagnarmi. Di certo non ho potuto fare abbastanza per lui, ma almeno ci siamo guardati negli occhi e abbiamo lasciato che quello sguardo ci cambiasse entrambi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_54893\" aria-describedby=\"caption-attachment-54893\" style=\"width: 1800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-54893\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Foto-di-Matthew-Turner_Pexels.jpg\" alt=\"Foto di Matthew Turner_Pexels\" width=\"1800\" height=\"1200\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-54893\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Matthew Turner_Pexels<\/figcaption><\/figure>\n<h6><em>Fer Mucchiut \u00e8 consacrata, fa parte dell\u2019Opera di Maria e vive in un Focolare ad Atlanta. Lavora nella Pastorale giovanile di una parrocchia cattolica, e tramite questa realt\u00e0 collabora con una rete di organizzazioni locali che offrono assistenza ai migranti. Team Libertad \u00e8 uno dei progetti promossi da Inspiritus, organizzazione non profit che fornisce servizi per i rifugiati e i richiedenti asilo in Georgia, Tennessee e Alabama.<\/em><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante il trauma subito, i rifugiati e i migranti trovano conforto nel sostegno di Team Libertad, un&#8217;organizzazione di volontari che fornisce loro strumenti e risorse per ricongiungersi con i propri cari e ricostruire le proprie vite.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":68838,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"class_list":["post-74151","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Ritrovare la libert\u00e0: Team Libertad assiste i richiedenti asilo all\u2019aeroporto internazionale di Atlanta - 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