{"id":74478,"date":"2025-08-15T12:50:00","date_gmt":"2025-08-15T10:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/economy-work\/la-comunicazione-e-relazione-intervista-al-giornalista-e-scrittore-michele-zanzucchi\/"},"modified":"2025-11-26T16:27:02","modified_gmt":"2025-11-26T15:27:02","slug":"la-comunicazione-e-relazione-intervista-al-giornalista-e-scrittore-michele-zanzucchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/la-comunicazione-e-relazione-intervista-al-giornalista-e-scrittore-michele-zanzucchi\/","title":{"rendered":"\u201cLa comunicazione \u00e8 relazione\u201d &#8211; Intervista al giornalista e scrittore Michele Zanzucchi"},"content":{"rendered":"<p><em>Intervista sulla comunicazione a Michele Zanzucchi, giornalista e scrittore, <\/em><em>gi\u00e0 direttore di Citt\u00e0 Nuova, docente di comunicazione all\u2019Istituto Universitario Sophia e alla Gregoriana, autore di pi\u00f9 di settanta volumi.<\/em><\/p>\n<p>Per continuare <a href=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/watch\/tv2000-ascolta-e-racconta-senza-far-rumore-cercando-di-far-luce-intervista-a-gennaro-ferrara\/\">il nostro viaggio nel tema dei media e della comunicazione,<\/a> abbiamo incontrato il giornalista<strong>, scrittore di pi\u00f9 di 70 libri e docente di scienze della comunicazione Michele Zanzucchi, per anni direttore di Citt\u00e0 Nuova<\/strong>. Siamo partiti da una riflessione sul nostro tempo delicato, con una situazione geopolitica molto tesa, una societ\u00e0 molto mediatizzata e una tecnologia molto sofisticata. Dunque, la prima domanda \u00e8 stata questa:<\/p>\n<h3>Che ruolo ha, in questo complesso contesto, la comunicazione? E che funzione pu\u00f2 svolgere per la costruzione del bene pubblico?<\/h3>\n<p>Credo che la comunicazione \u2013nelle sue due accezioni: comunicazione e informazione\u2013 abbia un ruolo di crescente importanza, talvolta di decisiva presenza. Un aggettivo sussurrato sui social o su un magazine web pu\u00f2 fare il giro del mondo in un battibaleno, scatenare improvvisi mal di pancia nei politici di turno, aprire voragini polarizzate, per cui il mondo si divide in buoni e cattivi. Ma pu\u00f2 anche ricucire ferite inveterate, dare un senso alle cose, aprire soluzioni inattese a problemi complessi. La comunicazione interpersonale, esaltata dai social, e l\u2019informazione mediatica possono essere fattori di costruzione del bene comune o al contrario fattori di distruzione del vivere in societ\u00e0. Dipende da tanti elementi, perch\u00e9 viviamo in una societ\u00e0 complessa che richiede risposte complesse. <strong>Ma sottolineerei il ruolo dell\u2019informatore, che sia professionista o \u201csmanettatore\u201d sui social: la persona che comunica e che informa pu\u00f2 determinare quanto la news pu\u00f2 portare al bene o al male. La responsabilit\u00e0 \u00e8, almeno in parte, sua.<\/strong><\/p>\n<h3>A proposito di tecnologia, viviamo una situazione ormai contraddittoria: da una parte abbiamo telecamere e microfoni ovunque, per cui, rispetto al passato, abbiamo una capacit\u00e0 decisamente superiore di raccogliere documenti in ogni angolo del mondo. Dall\u2019altra parte, per\u00f2, questa sorta di democrazia della comunicazione, porta a una capacit\u00e0 di manipolazione pericolosa delle informazioni, anche attraverso quella che potremmo definire democrazia della tecnologia. Quanto \u00e8 difficile orientarsi in questo terreno\u00a0insidioso?<\/h3>\n<p>Non \u00e8 facile, e il singolo giornalista, il singolo informatore da solo pu\u00f2 poco per contrastare i condizionamenti pesanti di cui \u00e8 oggetto. L\u2019eccesso di documentazione, il <em>data flood<\/em>, l\u2019inondazione di dati, deve essere gestito con attenzione: non per niente aumentano i professionisti della gestione dei dati. In epoca di intelligenza artificiale, di stratosferiche potenze di calcolo dei computer, di un\u2019informazione che sembra sfuggire di mano agli stessi professionisti, la soluzione \u00e8 sempre e solo una: lavorare in gruppo, federando le competenze, usando la propria capacit\u00e0 unica e irripetibile di informare mettendosi a disposizione della comunit\u00e0 che informa. Da parte degli utenti credo sia fondamentale avere fiducia in qualche giornalista, in qualche media particolare, perch\u00e9 da soli \u00e8 difficile orientarsi. <strong>Ma bisogna anche stare attenti e diversificare le proprie fonti di informazione, per non cadere vittima dell\u2019inganno dell\u2019informatore unico<\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_59083\" aria-describedby=\"caption-attachment-59083\" style=\"width: 1600px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-59083\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Michele-Zanzucchi-_-Intevista.jpeg\" alt=\"Michele Zanzucchi _ Intevista\" width=\"1600\" height=\"1200\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-59083\" class=\"wp-caption-text\">Michele Zanzucchi _ Intevista<\/figcaption><\/figure>\n<h3>Oggi che l\u2019intera comunicazione sta cambiando, di cosa \u00e8 garante il giornalista? In cosa si differenzia da altri\u00a0comunicatori?<\/h3>\n<p>Il giornalista \u00e8 colui che trasforma un fatto in una notizia. Il suo potere sta nel dare notiziabilit\u00e0 a quel che accade. Nel far questo sceglie quello che deve essere notorio e quello che invece rimarr\u00e0 nel dimenticatoio. In questo discernimento di vitale importanza per l\u2019informazione, il giornalista deve mettere in atto tutte quelle verifiche delle fonti che possano dare equilibrio e veridicit\u00e0 alla propria notizia; ma non basta, deve trovare conferme anche nel corpo redazionale con il quale interagisce. Il giornalista vero ha imparato gli strumenti della verifica, della redazione e della diffusione della notizia, cosa che un cittadino qualunque non pu\u00f2 avere<strong>. Il <em>citizen journalism<\/em>, che ha una sua importanza, e che sta sfidando i giornalisti veri, non potr\u00e0 mai sostituire pienamente il giornalista, soprattutto nelle tre funzioni che dicevo: verifica, redazione e diffusione. <\/strong>I <em>citizen journalist<\/em> sono piuttosto delle fonti, da verificare, piuttosto che dei giornalisti veri.<\/p>\n<h3>Per il giornalista, i punti di partenza sono sempre la realt\u00e0 e la ricerca della verit\u00e0. Ma in che misura, egli ha anche il compito, partendo da questi due principi, di lavorare per un mondo migliore? Per costruire valori come la pace e la fratellanza tra i popoli?<\/h3>\n<p>Il giornalista, che lo voglia o no, che lo faccia intenzionalmente o meno, \u00e8 comunque un <em>opinion maker<\/em>, un creatore di opinione pubblica. \u00c8 vero, si insegnava nella scuola anglosassone di giornalismo, che la persona del giornalista deve sempre scomparire nella notizia. Per lungo tempo, numerosi organi di stampa anglosassoni \u2013 <em>The Economist<\/em> lo fa ancora, almeno parzialmente \u2013 hanno omesso il nome stesso del giornalista che ha redatto la notizia o l\u2019articolo, per garantirne l\u2019obiettivit\u00e0. Ormai, si \u00e8 convinti invece che il giornalista giochi un ruolo nella notizia, se non altro per la scelta del linguaggio, o per l\u2019omissione di questa o quella fonte. <strong>Credo che il patrimonio umano detenuto da un giornalista debba entrare nella sua scrittura, ma senza nasconderlo.<\/strong> Se un giornalista \u00e8 cristiano, deve dirlo, la sua \u201cintenzione\u201d, come diceva Kapu\u015bci\u0144ski, emerger\u00e0 comunque e sar\u00e0 obiettiva. Di tutto questo scrivo a lungo in un libro appena uscito, <em>Manuale di giornalismo dialogico<\/em> (Citt\u00e0 Nuova, Roma, 2025).<\/p>\n<h3>La nostra \u00e8 anche la societ\u00e0 delle immagini. Questo strumento della comunicazione sembra aver superato quello della parola. Che originalit\u00e0 mantiene la parola scritta? Quale potere continua ad avere rispetto all\u2019immagine? Quale unicit\u00e0, la seconda, non potr\u00e0\u00a0mai\u00a0toglierle?<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/watch\/guerra-e-morte-natura-e-vita-la-fotografia-del-grande-sebastiao-salgado\/\">L\u2019immagine \u00e8 essa stessa parola. Cio\u00e8, esprime qualcosa.<\/a> Mai dimenticarlo. <strong>Ma molto spesso l\u2019immagine pu\u00f2 imbrogliare, e pu\u00f2 farlo pi\u00f9 della parola scritta, perch\u00e9 agisce sul nostro cervello, non solo sulla parte razionale ma anche su quella emotiva.<\/strong> Spesso guardiamo due minuti alla tiv\u00f9 un servizio qualsiasi e pensiamo di sapere tutto, perch\u00e9 l\u2019immagine \u00e8 evidente molto pi\u00f9 della parola, perch\u00e9 usi facolt\u00e0 umane che la lettura non mette in moto. Ma l\u2019inganno \u00e8 dietro l\u2019angolo, e il <em>deep fake<\/em> di questi tempi, le immagini create dall\u2019IA rischiano di portarci in un mondo in cui il falso \u00e8 norma. <strong>La scrittura pu\u00f2 dare una visione molto pi\u00f9 ampia delle immagini su un evento.<\/strong> La parola ha il pregio di portarti a entrare a fondo in una notizia, a sviscerarne i significati, molto pi\u00f9 dell\u2019immagine.<\/p>\n<h3>Nel tuo lavoro sei stato inviato in Kurdistan, hai vissuto a lungo in Libano, hai viaggiato in diversi paesi dell\u2019Asia centrale. Quanto \u00e8 importante per il giornalista e pi\u00f9 in generale per il comunicatore, andare sul posto, diventare egli stesso strumento fisico della comunicazione, in un tempo dove, appunto, la tecnologia ci consente di \u201cviaggiare\u201d rimanendo fermi a casa nostra?<\/h3>\n<p>Sono un reporter vecchio stampo, ho visitato tre quarti degli Stati oggi riconosciuti dall\u2019Onu, ho scritto decine di libri di reportage. Il giornalista, secondo me, se ne ha la possibilit\u00e0 \u2013 perch\u00e9 nel sistema giornalistico sempre pi\u00f9 gente rimane davanti a un computer a lavorare, come si dice, al <em>desk<\/em> \u2013, deve vedere, deve andare sul posto di un evento, perch\u00e9 i cinque sensi messi in moto -guidati dall\u2019intelligenza- permettono di capire meglio, di cogliere dettagli che spiegano il tutto, di \u201csentire\u201d i testimoni, di cogliere sempre nuovi elementi di comprensione. <strong>Viaggiare, vedere, costatare, verificare, capire. Il giornalismo che resta davanti a un computer non \u00e8 mai pienamente giornalismo.<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_59078\" aria-describedby=\"caption-attachment-59078\" style=\"width: 1600px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-59078\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Michele-Zanzucchi.jpeg\" alt=\"Michele Zanzucchi\" width=\"1600\" height=\"1063\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-59078\" class=\"wp-caption-text\">Michele Zanzucchi<\/figcaption><\/figure>\n<h3>Il tuo lavoro non \u00e8 solo quello del giornalista ma anche dello scrittore. Come sta il libro, che funzione ha in un tempo dove internet ci obbliga a consumare velocemente le informazioni? Che forza mantiene il &#8220;tempo lungo&#8221;\u00a0del\u00a0libro?&#8221;<\/h3>\n<p>Il passaggio dal giornalismo alla scrittura di libri \u00e8 naturale se uno vuole capire le cose. Richiede tempo, e quindi non tutti possono permetterselo. Ma \u00e8 un\u2019esperienza che per il giornalista \u00e8 come una realizzazione delle sue aspirazioni, se non altro perch\u00e9 ha pi\u00f9 spazio per spiegarsi. Il libro apparentemente \u00e8 in crisi, soprattutto nella sua forma cartacea, ma rester\u00e0 un faro per il giornalismo. E chi vuole capire veramente le cose, dovrebbe mettersi a leggere. <strong>Il libro permette di immedesimarsi, pi\u00f9 degli articoli, in chi scrive, usare i suoi occhi, il suo tatto, i suoi sensi e la sua intelligenza -dello scrittore- per comprendere un brandello di realt\u00e0.<\/strong> Certo, il giornalista che scrive un libro si ritrova a veder moltiplicata anche la sua responsabilit\u00e0 etica.<\/p>\n<h3>In che misura la comunicazione \u00e8 parte dello scambio, dell\u2019incontro con l\u2019altro? Quanto \u00e8 grande, invece, il pericolo che diventi serva del contrario? Della chiusura, della\u00a0divisione?<\/h3>\n<p><strong>La comunicazione \u00e8 la relazione<\/strong>. Persino Dio \u00e8 Dio perch\u00e9 si comunica, dona s\u00e9 stesso a ognuno di noi. Certo, la comunicazione pu\u00f2 essere buona o cattiva, costruttiva o distruttiva. Noi umani siamo tali perch\u00e9 comunichiamo. Lo diceva anche Chiara Lubich in uno dei suoi quattro fondamenti della comunicazione. Gli altri tre, e con questo concludo, erano corollari di questa intuizione fondamentale<strong>: il comunicatore ha da \u201cfarsi uno\u201d col lettore, con l\u2019interlocutore, con la stessa scrittura e le stesse fonti; e poi non deve mai scendere al compromesso di considerare il medium pi\u00f9 importante della persona<\/strong>; infine, quarto elemento di una comunicazione per l\u2019unit\u00e0, la comunicazione ha da essere positiva, costruttiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista sulla comunicazione a Michele Zanzucchi, giornalista e scrittore, gi\u00e0 direttore di Citt\u00e0 Nuova, docente di comunicazione all\u2019Istituto Universitario Sophia e alla Gregoriana, autore di una quarantina di volumi.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":69098,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"class_list":["post-74478","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.6 - 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