{"id":75875,"date":"2026-01-09T16:47:54","date_gmt":"2026-01-09T15:47:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/?p=75875"},"modified":"2026-01-09T16:49:06","modified_gmt":"2026-01-09T15:49:06","slug":"aeham-ahmad-il-pianista-di-yarmouk-nel-cielo-bombardato-della-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/pace-e-diritti-umani\/aeham-ahmad-il-pianista-di-yarmouk-nel-cielo-bombardato-della-siria\/","title":{"rendered":"Aeham Ahmad: il pianista di Yarmouk nel cielo bombardato della Siria"},"content":{"rendered":"<p><em>Tra le macerie della Siria, l\u2019arte si fa resistenza. Scopri la storia di Aeham Ahmad, il &#8220;pianista di Yarmouk&#8221;, che ha sfidato l\u2019orrore della guerra con la bellezza invincibile delle sue note musicali.<\/em><\/p>\n<p>Un pianoforte tra le macerie della guerra. La bellezza germogliata nell\u2019orrore. <strong>La musica contro la violenza estrema delle bombe. <\/strong>L\u2019arte, che \u00e8 sempre strumento del dialogo e dell\u2019incontro, dove incombe il suo contrario. Dunque, dove ce n\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno. La pace cercata, pregata, implorata con un gesto disarmato, potente, apparentemente piccolo ma incancellabile. Le note e il canto, ovvero il bianco della pace, contro il nero di ogni conflitto.<\/p>\n<figure id=\"attachment_75897\" aria-describedby=\"caption-attachment-75897\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-75897\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Mahmoud-Sulaiman-Unsplash-1024x683.jpg\" alt=\"Mahmoud Sulaiman - Unsplash\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Mahmoud-Sulaiman-Unsplash-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Mahmoud-Sulaiman-Unsplash-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Mahmoud-Sulaiman-Unsplash-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Mahmoud-Sulaiman-Unsplash-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Mahmoud-Sulaiman-Unsplash-2048x1365.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-75897\" class=\"wp-caption-text\">Mahmoud Sulaiman &#8211; Unsplash<\/figcaption><\/figure>\n<h2>La musica come resistenza tra le macerie della Siria<\/h2>\n<p>C\u2019\u00e8 tutto questo nei tasti pigiati da <strong>Aeham Ahmad<\/strong>, che ha portato il suo pianoforte tra i sassi, la polvere, le rovine, la povert\u00e0, la fame e il dolore del campo profughi di <strong>Yarmouk<\/strong>, in <strong>Siria<\/strong>. <strong>L&#8217;ha suonato durante la guerra civile, tra i palazzi sventrati, le pietre accumulate nelle strade.<\/strong><\/p>\n<p>Lo ha fatto per i bambini, per proteggerli dalla tragedia, distrarli dall\u2019atrocit\u00e0. Poi per se stesso, per rimanere umano, e per chi non riusciva pi\u00f9 a vedere un filo di luce.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/comunicazione-e-media\/giornalismo-di-pace-cose-perche-e-cruciale-in-guerra-e-come-ferma-lodio-informativo\/\">Pu\u00f2 un\u2019immagine scalfire, affrontare, combattere il mostro della guerra?<\/a> Se \u00e8 capace di attraversare il mondo e di commuoverlo, di incunearsi nell\u2019anima e di restare addosso, di far emergere la distanza abissale tra se stessa e il luogo in cui avviene, allora quell\u2019immagine \u00e8 strumento efficace della pace. Seme di resistenza, umanit\u00e0 e speranza.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 immagine pi\u00f9 forte del suo opposto<\/strong>. Risposta immortale dell\u2019essere umano alla piaga antica, profonda, che attanaglia la sua condizione. \u00c8 Davide contro Golia, e sappiamo come and\u00f2.<\/p>\n<p><strong>Aeham Ahmad, di etnia palestinese, \u00e8 nato e cresciuto nel campo profughi di Yarmouk<\/strong>, quartiere di Damasco, fino a che \u00e8 dovuto fuggire, dopo che quel pianoforte, il 17 aprile del 2015, \u00e8 stato bruciato <strong>dall\u2019ISIS<\/strong>. Brutalmente, perch\u00e9 ritenuto pericoloso, nemico. Perch\u00e9 considerato arma da annientare, anche per quel giro del mondo compiuto grazie a internet.<\/p>\n<p>\u00abAnd\u00f2 tutto velocissimo\u00bb, ricorda Aeham nel libro <em>Il pianista di Yarmouk<\/em>, con cui racconta, in prima persona, la sua storia: \u00abIl predicatore entr\u00f2 dentro la rimessa vicino al checkpoint e riusc\u00ec con due bottiglie di plastica piene di un liquido marroncino. Io iniziai a indietreggiare, ad allontanarmi dal blocco. Il predicatore rovesci\u00f2 le bottiglie sul nostro carretto\u00bb.<\/p>\n<h2>Il viaggio del profugo: dalla rotta balcanica all&#8217;Europa<\/h2>\n<p>Il pianoforte di Aeham prese fuoco, e la sua stessa vita, a Yarmouk, non era pi\u00f9 sicura. La sua storia, da allora (e il libro la racconta bene) divenne quella di <strong>un migrante in fuga dalla guerra<\/strong>, di un profugo sulla rotta balcanica, nella speranza di raggiungere l\u2019Europa. Divenne vita sospesa come tante (troppe) altre. Vite invisibili e in pericolo, fino all\u2019arrivo (per nulla scontato) nel vecchio continente.<\/p>\n<p><strong>La vita di Aeham Ahmad \u00e8 stata salvata nuovamente dalla musica<\/strong>, dopo che, come tante altre, era stata costretta a un cammino forzato, duro, rischioso, verso le luci di una ricchezza spesso indifferente. Fredda, diffidente, quando non ostile e respingente.<\/p>\n<p>La vicenda di Aeham Ahmad si \u00e8 trasformata in un viaggio dalla <strong>Siria<\/strong> alla <strong>Germania<\/strong>, dove ha ricominciato a suonare dopo essere passato per la <strong>Turchia<\/strong> e la <strong>Grecia<\/strong>. Per i boschi e per il mare, per il freddo, la solitudine e la paura. Persino per la <strong>prigionia<\/strong> e il <strong>naufragio<\/strong>. Per la separazione dolorosa, per fortuna non definitiva, da sua moglie e dai suoi figli.<\/p>\n<p>Nel libro c\u2019\u00e8 anche questo: non solo il pianoforte tra le macerie. Non solo la forza di immagini che hanno fatto il giro del mondo, toccando il cuore di milioni di persone e sintetizzando la sofferenza della Siria, <strong>ma anche l\u2019invincibile desiderio umano di reagire al demone della guerra.<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_75896\" aria-describedby=\"caption-attachment-75896\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-75896\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Akshar-Dave-Unsplash-1024x768.jpg\" alt=\"Akshar Dave - Unsplash\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Akshar-Dave-Unsplash-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Akshar-Dave-Unsplash-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Akshar-Dave-Unsplash-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Akshar-Dave-Unsplash-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Akshar-Dave-Unsplash-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-75896\" class=\"wp-caption-text\">Akshar Dave &#8211; Unsplash<\/figcaption><\/figure>\n<h2>&#8220;Il pianista di Yarmouk&#8221;: un libro tra memoria e speranza<\/h2>\n<p>Dentro <strong><em>Il pianista di Yarmouk<\/em><\/strong> c\u2019\u00e8 la storia di Aeham Ahmad precedente alla guerra: <strong>la bellezza profumata di un paese ancora in pace, il suo negozio di strumenti musicali a Yarmouk, le rivolte nei paesi arabi all\u2019inizio degli anni dieci, poi la guerra, con le sue ingiustizie pi\u00f9 atroci, a partire dall\u2019uccisione di Zenaib<\/strong>, una bambina colpita da un cecchino mentre per strada ascoltava, e accompagnava, la musica di Ahmed al pianoforte.<\/p>\n<p>Ne parla abbondantemente, con grande dolore, il protagonista del libro, tra il racconto delle rotte battute da moltitudini di disperati in fuga e quello della nuova vita in Germania, nell\u2019Europa dove esegue concerti. Tra la solitudine prima di abbracciare i propri cari e la nostalgia di casa, in una vita, comunque, da rifugiato.<\/p>\n<p>\u00abCerti giorni mi faccio prendere dalla malinconia. E dalla rabbia. Altri per\u00f2 mi sento felice\u00bb, scrive Aeham alla fine del libro. \u00abA volte ho l\u2019impressione che le giornate buie stiano diventando meno. E poi ci sono giorni cos\u00ec luminosi che mi sento libero da ogni senso di colpa<strong>. Quando un concerto riesce particolarmente bene, quando penso di aver raggiunto qualcosa, di aver davvero reso il mondo un po\u2019 migliore\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Sono parole di speranza, alla fine di una storia resa unica da un gesto straordinario, divenuto <a href=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/comunicazione-e-media\/il-cinema-smonta-pregiudizi-medfilm-festival-come-strumento-di-trasformazione\/\">immagine iconica, simbolica, in tanti posti del mondo<\/a>. Un\u2019immagine di pace, di bellezza, di risposta. Un\u2019immagine importante, anche se, conclude Aeham Ahmad, \u00able immagini non raccontano mai l\u2019inizio delle storie. E su quello che accade dopo tacciono\u00bb. Per questo esistono i libri, specialmente quelli belli come <em>Il pianista di Yarmouk<\/em>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_75874\" aria-describedby=\"caption-attachment-75874\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-75874\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Aeham-Ahmad-1024x749.jpeg\" alt=\"Aeham Ahmad - The pianist of Yarmouk\" width=\"1024\" height=\"749\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-75874\" class=\"wp-caption-text\">Aeham Ahmad &#8211; The pianist of Yarmouk<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le macerie della Siria, l\u2019arte si fa resistenza. 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