{"id":77050,"date":"2026-03-26T17:34:19","date_gmt":"2026-03-26T16:34:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/?p=77050"},"modified":"2026-03-26T22:17:21","modified_gmt":"2026-03-26T21:17:21","slug":"la-scuola-come-laboratorio-di-pace-anna-granata-e-il-dna-democratico-delleducazione-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/it\/economia-e-lavoro\/la-scuola-come-laboratorio-di-pace-anna-granata-e-il-dna-democratico-delleducazione-italiana\/","title":{"rendered":"La scuola come laboratorio di pace: Anna Granata e il DNA democratico dell&#8217;educazione italiana"},"content":{"rendered":"<p><em>Anna Granata, pedagogista dell&#8217;Universit\u00e0 di Milano-Bicocca, ci ricorda in questa intervista che educare alla pace non \u00e8 un&#8217;utopia astratta: \u00e8 una pratica quotidiana che si compie ogni giorno nelle classi italiane, tra bambini di storie, lingue e origini diverse.<\/em><\/p>\n<p>Anna Granata \u00e8 docente di Pedagogia presso il dipartimento di Scienze umane per la formazione \u201cR. Massa\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca. Si occupa di diversit\u00e0 culturale, sociale e di genere come risorse educative. Di equit\u00e0 e creativit\u00e0 in educazione. Ha scritto diversi libri su questi argomenti, e la ringraziamo di aver accolto il nostro invito per un dialogo, nel mese che <a href=\"http:\/\/www.unitedworldproject.org\/\">United World Project<\/a> dedica all\u2019educazione.<\/p>\n<p>Anna Granata ci offre numerosi spunti per riflettere, con le sue risposte davvero interessanti. Siamo partiti da una domanda sulla tragica attualit\u00e0: la guerra, che trova il suo salvifico contrario nella pace.<\/p>\n<h2>Anna, che valore pu\u00f2 avere la scuola per costruire la pace?<\/h2>\n<p>Come in passato, oggi pi\u00f9 che mai, la scuola pu\u00f2 rappresentare l\u2019alternativa alla societ\u00e0. Che non significa essere in contrapposizione, ma fungere da laboratorio per costruire una cultura diversa rispetto a quella dominante. La scuola, intesa come istituzione culturale, in questo tempo di conflitti e frammentazioni sempre pi\u00f9 gravi, pu\u00f2 educare all\u2019incontro con l\u2019altro, al rispetto, alla convivenza pacifica. In modo non astratto.<\/p>\n<h2>Entrando nel pratico?<\/h2>\n<p>Con lo strumento della classe scolastica: luogo concreto dove vivere l\u2019esperienza democratica. La scuola italiana \u00e8 nata sulle macerie della Seconda guerra mondiale, per volere di padri e madri costituenti che l\u2019hanno pensata come luogo con cui ricostruire moralmente il Paese. L\u2019articolo 34 della Costituzione dice: \u201cla scuola \u00e8 aperta a tutti\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-76920\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Anna-Granata--1024x683.jpeg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Anna-Granata--1024x683.jpeg 1024w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Anna-Granata--300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Anna-Granata--768x512.jpeg 768w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Anna-Granata-.jpeg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<h2>Un grande concetto in poche parole.<\/h2>\n<p>Nel contesto scuola, bambini e ragazzi con storie, condizioni e origini diverse, imparano a convivere. Sperimentano che \u00e8 possibile farlo. In questo momento storico fatichiamo a immaginare l\u2019alternativa rappresentata dalla pace, ma nella scuola, magari in maniera imperfetta, frammentata, la convivenza tra diversi \u00e8 una realt\u00e0 concreta che si sperimenta nel quotidiano. In un modo che \u2013 quando funziona \u2013 \u00e8 il miracolo della convivenza, \u00e8 la cosa pi\u00f9 bella del mondo. Ha il carattere dell\u2019utopia, ma trova concretezza in quell\u2019organo fondamentale della democrazia che \u00e8 appunto la scuola di tutti.<\/p>\n<h2>Non mi sembra affatto poco.<\/h2>\n<p>La scuola italiana, dal punto di vista normativo, \u00e8 forse la pi\u00f9 inclusiva al mondo: condividono lo stesso spazio bambini con disabilit\u00e0 e no; bambini autoctoni e altri che arrivano da lontano, non parlano la lingua e magari non sono mai andati a scuola. Bambini di condizioni socioeconomiche molto diverse. Uno a fianco all\u2019altro, in classe, imparano che \u00e8 possibile diventare ci\u00f2 che si vuole, indipendentemente dalle condizioni di partenza. Il Dna della nostra scuola democratica \u00e8 l\u2019educazione alla pace anche se, purtroppo, vediamo scimmiottare modelli di altri contesti (non \u00e8 mai facile mutuare un modello) dove elementi centrali sono la competizione e la valutazione. Questo ci allontana dal progetto visionario della scuola democratica pensata dalla Costituzione.<\/p>\n<h2>Lo UWP mette al centro la pace ma anche l\u2019unit\u00e0, la fratellanza, il dialogo, l\u2019incontro. Quanto \u00e8 importante educare a questi valori piuttosto che alla supremazia, all\u2019autoaffermazione e alla competizione?<\/h2>\n<p>Questi valori rappresentano l\u2019educazione stessa<strong>: <\/strong>dal verbo latino educere, tirare fuori, estrarre da ognuno la sua personalit\u00e0, le aspirazioni. Accompagnarlo in questo percorso, per dare vita a comunit\u00e0 di diversi che possono vivere insieme.<\/p>\n<h2>Oltre alla scuola, ci sono altri agenti che educano. Loris Malaguzzi diceva che il terzo educatore \u00e8 l\u2019ambiente e che \u201cIl bambino ha cento lingue ma gliene rubano 99\u201d. Cosa intendeva dire?<\/h2>\n<p>Malaguzzi ha contribuito a ribaltare l\u2019idea di infanzia, che letteralmente significa non saper parlare. I bambini in realt\u00e0 hanno cento linguaggi ed \u00e8 scopo dell\u2019educazione valorizzarli. Il suo metodo Reggio Children \u00e8 una delle avanguardie educative italiane note nel mondo. I bambini apprendono a essere cittadini, in relazione tra loro e grazie al rapporto con l\u2019ambiente che \u00e8 appunto il terzo maestro. Da qui sono nati i servizi per l\u2019infanzia improntati al bello.<\/p>\n<h2>Come si mette in pratica il bello?<\/h2>\n<p>Con luoghi in cui la dimensione artistica \u00e8 centrale, e dove il terzo maestro, come appunto lo chiama Malaguzzi, sia curato e allestito in modo da suscitare nei bambini molto piccoli il desiderio di bellezza. In questi servizi educativi esiste, un atelier, un laboratorio dei burattini, un orto. Tutto educa al vivere insieme.<\/p>\n<h2>Fantastico!<\/h2>\n<p>Dove i bambini possano esprimersi e contribuire alla cultura, anche attraverso la pittura e il teatro. Persino con l\u2019orto. Sono linguaggi di cui il bambino ha bisogno perch\u00e9 nell\u2019idea di Malaguzzi, il bambino non ha bisogno di poco, ma di tantissimo: ha domande immense, un desiderio enorme di esplorare, conoscere, creare. Malaguzzi denuncia quella scuola \u2013 principalmente dell\u2019obbligo \u2013 che riduce i linguaggi del bambino, anzich\u00e9 riconoscerli e valorizzarli.<\/p>\n<h2>Lo esprime anche in una poesia, giusto?<\/h2>\n<p>\u201cIl cento c\u2019\u00e8\u201d, dove appunto dice che \u00abil bambino ha cento lingue ma gliene rubano 99\u00bb.<\/p>\n<h2>Cosa vuol dire?<\/h2>\n<p>Che abbiamo creato una scuola nella quale predominano alcuni linguaggi ritenuti \u201csaperi forti\u201d. La lingua, la matematica, le scienze. Escludendone altri che nutrono le passioni di bambine e bambini all\u2019infinito.<\/p>\n<h2>Una visione ampia ed alta dell\u2019educazione\u2026<\/h2>\n<p>Una grande idea di educazione e dell\u2019infanzia stessa. Non come veniva considerato il bambino nell\u2019Ottocento: adulto a met\u00e0, ma persona tutta intera con tantissime esigenze, anche culturali, da coltivare.<\/p>\n<h2>Potremmo collegare questi concetti a un tuo libro dal titolo: \u201cDa piccolo ero un genio\u201d. Di cosa ci parla e cosa ci insegna?<\/h2>\n<p>Il sottotitolo \u00e8 \u201cSette capacit\u00e0 da non perdere diventando adulti\u201d. Nel solco di quella pedagogia che riconosce, citando Gardner, le mille intelligenze del bambino e dell\u2019essere umano, rifletto su una serie di capacit\u00e0 estremamente sviluppate nell\u2019infanzia: curiosit\u00e0, immaginazione, intuizione, desiderio di scoperta, ecc. I bambini sono tutti piccoli filosofi, scienziati o teologici, con un desiderio di imparare fortissimo. Tutto questo \u00e8 molto sviluppato nel bambino, ma crescendo si affievolisce. Ho fatto quindi mia la concezione di Malaguzzi nel dire che non si tratta di un decadimento naturale di queste capacit\u00e0, ma di un filtro messo in atto dalla societ\u00e0 e dalla scuola che porta i bambini e le bambine a distaccarsi da alcune di queste capacit\u00e0.<\/p>\n<figure id=\"attachment_76923\" aria-describedby=\"caption-attachment-76923\" style=\"width: 671px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-76923\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Libro-Anna-Granata-671x1024.jpeg\" alt=\"Da picolo ero un genio - Anna Granata\" width=\"671\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Libro-Anna-Granata-671x1024.jpeg 671w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Libro-Anna-Granata-197x300.jpeg 197w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Libro-Anna-Granata-768x1172.jpeg 768w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Libro-Anna-Granata.jpeg 839w\" sizes=\"auto, (max-width: 671px) 100vw, 671px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-76923\" class=\"wp-caption-text\">Da picolo ero un genio &#8211; Anna Granata<\/figcaption><\/figure>\n<h2>Esprimi questo nel libro?<\/h2>\n<p>Esprimo il fatto che abbiamo bisogno di queste capacit\u00e0 per tutta la vita. A partire dall\u2019immaginazione, che ci aiuta a gestire la nostra esistenza. Serve per aprirsi al cambiamento, per riorganizzare il nostro tempo, ripensare professioni che non ci rendono felici. L\u2019immaginazione, capacit\u00e0 umana per eccellenza, non pu\u00f2 essere mortificata.<\/p>\n<h2>Va tutelata, sostenuta\u2026<\/h2>\n<p>Maria Montessori definiva il bambino come \u00abpadre dell\u2019uomo\u00bb. Ecco l\u2019importanza di rivederlo nella sua grandezza, di tornare alle dimensioni umane che talvolta la societ\u00e0 rischia di inibire.<\/p>\n<h2>A proposito, quanto, figure come Maria Montessori o Gianni Rodari, sono ancora imprescindibili nell\u2019educazione dei pi\u00f9 piccoli?<\/h2>\n<p>La tradizione educativa italiana, riconosciuta nel mondo come grande avanguardia, ci rende orgogliosi. Ci\u00f2 che accomuna i nomi citati, \u00e8 il tenere insieme una dimensione etica ed estetica. Senza scomporle, dividerle. Di Rodari conosciamo le filastrocche per bambini, ma l\u00ec dentro ci sono contenuti altissimi, a partire dalla poesia in cui ci ricorda che non bisogna mai fare \u00abn\u00e9 di giorno n\u00e9 di notte,\u00a0n\u00e9 per mare n\u00e9 per terra:\u00a0per esempio, LA GUERRA\u00bb. Dentro quella giocosit\u00e0 c\u2019\u00e8 una riflessione profonda su come crescere persone libere, c\u2019\u00e8 un inno alla libert\u00e0. Rodari diceva che la creativit\u00e0 dovrebbe essere un diritto di tutti. Non perch\u00e9 tutti dobbiamo diventare artisti, ma per non essere pi\u00f9 schiavi.<\/p>\n<h2>Altra frase meravigliosa\u2026<\/h2>\n<p>Che contiene un contenuto educativo molto forte: dentro questi metodi creativi che rendono il bambino protagonista, soggetto attivo nella cultura, che lo aiutano (Montessori) a fare da solo piuttosto che dipendere dall\u2019adulto, c\u2019\u00e8 l\u2019educazione alla democrazia, all\u2019autonomia, alla libert\u00e0. C\u2019\u00e8 un messaggio profetico.<\/p>\n<h2>L\u2019et\u00e0 evolutiva non finisce mai, e quindi nemmeno l\u2019educazione. Quanto \u00e8 importante, per l\u2019adulto, rimanere in contatto col s\u00e9 bambino, per educare s\u00e9 stesso e i pi\u00f9 piccoli con cui interagisce?<\/h2>\n<p>Il s\u00e9 bambino \u00e8 sempre in noi e possiamo chiedergli di offrirci quelle capacit\u00e0 che abbiamo perso nei percorsi scolastici, lavorativi, che la societ\u00e0 ci ha indotto a trascurare. C\u2019\u00e8 per\u00f2 anche un altro aspetto.<\/p>\n<h2>Quale?<\/h2>\n<p>Quello dei bambini di oggi. \u00c8 un tema delicato per il nostro Paese, dove l\u2019infanzia \u00e8 sempre meno presente, a livello numerico, e sempre meno visibile.<\/p>\n<h2>In che senso?<\/h2>\n<p>Nel senso che i bambini si trovano spesso in contesti a loro dedicati: la casa, la scuola, il centro sportivo. Sono come scatole dell\u2019infanzia, poco visibili ai nostri occhi e tutto questo ha un costo sociale. Ci priva di qualcosa. Mi piace citare un bellissimo libro dal titolo Il tempo dei padri, di Sarah Blaffer Hrdy, che riflette sul potere trasformativo dei neonati.<\/p>\n<h2>Sui genitori?<\/h2>\n<p>Sulla maschilit\u00e0 in particolare: prendersi cura dei neonati aiuta i padri a tirare fuori emozioni come la tenerezza, che hanno un impatto sul loro sistema ormonale e questo si traduce in premura, empatia, riconoscimento dell\u2019altro<strong>. <\/strong>Tutte qualit\u00e0 che sembriamo un po\u2019 aver smarrito. Questa riflessione mi piace perch\u00e9 \u2013 anche a livello neuroscientifico \u2013 ci racconta quanto il rapporto tra le generazioni, e degli adulti con l\u2019infanzia, \u00e8 un tratto vitale delle nostre societ\u00e0 e comunit\u00e0. Se invece tende a interrompersi o diradarsi, gli adulti perdono qualcosa, a partire dalle nostre qualit\u00e0 pi\u00f9 umane e profonde. Nel riconnettere le generazioni c\u2019\u00e8 un potenziale enorme per il nostro vivere comunitario.<\/p>\n<h2>Tornando alla scuola, c\u2019\u00e8 un tuo bellissimo progetto dal nome \u201ccinque minuti per cambiare la scuola\u201d. In cosa consiste?<\/h2>\n<p>L\u2019ho coordinato col mio gruppo di ricerca all\u2019Universit\u00e0 Milano-Bicocca, in cui lavoro. L\u2019obiettivo \u00e8 dare visibilit\u00e0 a quella scuola sana, creativa e democratica, attenta ai bisogni dei bambini e dei ragazzi. In Italia c\u2019\u00e8, ma nessuno la racconta. Noi proviamo a farlo perch\u00e9 crediamo nel potere innovativo e trasformativo della scuola.<\/p>\n<figure id=\"attachment_76924\" aria-describedby=\"caption-attachment-76924\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-76924\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Portada-Vitaly-Gariev-Unsplash-1024x576.jpg\" alt=\"Vitaly Gariev - Unsplash\" width=\"1024\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Portada-Vitaly-Gariev-Unsplash-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Portada-Vitaly-Gariev-Unsplash-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Portada-Vitaly-Gariev-Unsplash-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Portada-Vitaly-Gariev-Unsplash-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Portada-Vitaly-Gariev-Unsplash-2048x1152.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-76924\" class=\"wp-caption-text\">Vitaly Gariev &#8211; Unsplash<\/figcaption><\/figure>\n<h2>Il positivo a cui si offre poco spazio\u2026<\/h2>\n<p>La foresta che cresce al posto dell\u2019albero che cade. Siamo abituati a raccontare spesso il malfunzionamento del sistema scolastico italiano, che non pu\u00f2 essere negato, ma ci sono scuole che, anche attraverso la normativa dell\u2019autonomia scolastica, mettono all\u2019opera soluzioni creative per rendere pi\u00f9 positiva e stimolante l\u2019esperienza scolastica. Durante tutto lo scorso anno abbiamo avviato una call &#8211; sempre aperta &#8211; di idee creative per cambiare la scuola. I cinque minuti indicano il tempo sufficiente per raccontarle visto il loro impatto forte e la loro semplicit\u00e0. Noi abbiamo accompagnato gli ideatori nel passaggio dall\u2019idea al suo racconto. Ormai, da circa un anno e mezzo, raccontiamo queste idee attraverso la <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/5minuti_scuola\/\">nostra pagina Instagram @5minuti_scuola<\/a><\/p>\n<h2>Cosa ci insegnano queste storie?<\/h2>\n<p>Ci ricordano che i grandi cambiamenti nella scuola sono sempre partiti dal basso<strong>, <\/strong>dalle sperimentazioni, da qualcuno che ha provato a vedere se si pu\u00f2 fare diversamente scuola. Ancora oggi \u00e8 cos\u00ec, ci sono scuole che propongono esperienze poi copiate da altri. Il nostro motto \u00e8, parafrasando Bruno Munari: \u201cVietato non copiare\u201d. Perch\u00e9 pi\u00f9 queste idee vengono copiate, pi\u00f9 si riesce a cambiare la scuola dal basso.<\/p>\n<h2>Oggi, educare, in molti paesi, significa tenere in considerazione lingue, culture e religioni diverse. Pi\u00f9 ostacolo o risorsa, per educare i bambini?<\/h2>\n<p>Uso la parola sfida. La diversit\u00e0 nella scuola \u00e8 senza dubbio una sfida. Lo \u00e8 stato in passato quando qualcuno ha pensato di mescolare ragazze e ragazzi, di inserire gli alunni con disabilit\u00e0 con i normodotati, quando sembrava folle farlo. La diversit\u00e0 fa paura, \u00e8 sfidante, e non pu\u00f2 essere gestita normalizzandola. Non pu\u00f2 essere neutralizzata. Ogni tanto, nelle nostre scuole si neutralizza la diversit\u00e0 non ponendole attenzione.<\/p>\n<h2>Questo cosa comporta?<\/h2>\n<p>Rischia di rimarcare le disuguaglianze, pi\u00f9 che favorire la convivenza. La diversit\u00e0 \u00e8 stata la scelta della nostra scuola aperta a tutti: \u00e8 la dimensione a nostra disposizione per educare alla cittadinanza. Un\u2019opportunit\u00e0 straordinaria, perch\u00e9 la convivenza tra diversi nella scuola diventa possibilit\u00e0 di vivere insieme pacificamente. La direzione di separare gli alunni, di creare percorsi di serie a e b (purtroppo anche a livello ministeriale \u00e8 un po\u2019 quella) va contro la nostra scuola e rischia di farle perdere identit\u00e0 e valore.<\/p>\n<h2>Di cosa c\u2019\u00e8 bisogno invece?<\/h2>\n<p>Quello che posso dire, da docente che forma i futuri insegnanti, \u00e8 che per gestire la diversit\u00e0 bisogna sviluppare competenze legate all\u2019accoglienza dei nuovi arrivati, alla comunicazione con chi parla lingue differenti, alla gestione di gruppi eterogenei che apprendono in maniera diversa. \u00c8 un terreno di sfida, ma nel quale possiamo esprimere tutto il potenziale di un\u2019educazione che impatti veramente sulla societ\u00e0. Non si nega la difficolt\u00e0, ma \u00e8 talmente grande l\u2019impatto che questo tipo di esperienza pu\u00f2 avere, che vale la pena imparare a gestirla.<\/p>\n<h2><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-76922 size-full\" style=\"font-size: 16px;\" src=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Libro-Anna-Granata-.jpeg\" alt=\"Pedagogia delle diversit\u00e0 - Anna Granata\" width=\"536\" height=\"757\" srcset=\"https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Libro-Anna-Granata-.jpeg 536w, https:\/\/www.unitedworldproject.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Libro-Anna-Granata--212x300.jpeg 212w\" sizes=\"auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/h2>\n<p>Pedagogia delle diversit\u00e0 &#8211; Anna Granata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anna Granata, pedagogista dell&#8217;Universit\u00e0 di Milano-Bicocca, ci ricorda in questa intervista che educare alla pace non \u00e8 un&#8217;utopia astratta: \u00e8 una pratica quotidiana che si compie ogni giorno nelle classi italiane, tra bambini di storie, lingue e origini diverse.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":77029,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[20],"tags":[],"class_list":["post-77050","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-economia-e-lavoro"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.6 - 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