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Dopo Charlie Hebdo, per Francia e occidente è tempo di attuare una “laicità positiva”

 
24 Gennaio 2015   |   , ,
 

Vale la pena domandarsi se la tragedia avvenuta al Charlie Hebdo e nei giorni seguenti non sia il risultato di uno “shock delle civilizzazioni” o, nel caso presente, lo shock fra due culture, una religiosa e rigida, l’altra “post-religiosa”, altrettanto intollerante, che considera le religioni come la “reliquia” di una “età religiosa”, secondo le categorie positiviste ereditate dai “Lumi” e precisate da Auguste Comte.

Malgrado la sorpresa della manifestazione gigantesca dell’11 gennaio, malgrado la libertà di espressione assoluta che essa dichiara di voler difendere, la Francia sembra ormai chiamata a rivedere il suo modello di laicità, come pure ad adattarsi a una significativa mutazione demografica: la componente musulmana della sua popolazione si situa ormai introno al 10%.

La Francia – che aveva già perduto la sua qualità di “figlia primogenita della Chiesa”, è ormai una società multireligiosa e lo Stato francese è obbligato a gestire questa diversità in modo diverso da quanto abbia fatto in passato. In questa nuova società francese, pare certo che l’insulto contro la religione non avrà più lo stesso spazio come bella società nichilista post ’68.

E’ ormai necessaria una norma nel campo del discorso religioso, proprio come è stato per la Shoah. Come è stato penalizzato il “negazionismo”, così dovrebbe essere penalizzato anche la blasfemia, a patto di definirla in modo esatto e di distinguerla dall’esercizio della ragione critica.

La Francia cattolica

La Francia cattolica non può che rallegrarsi. Essa ha subito umiliazioni su umiliazioni da parte degli eredi di Voltaire, anche se comincia a reagire, come testimonia il movimento la Manif pour tous.

E’ la cultura della moderazione e della mediazione “alla libanese” che deve imporsi come modello, ne senso della “laicità positiva” di cui ha parlato Nicholas Sarkozy. Tale cultura si sta imponendo in molti Paesi del mondo ormai religiosamente eterogenei.

E a proposito del modello libanese, Samir Frangié, ex parlamentare e saggista, rileva che il Libano è il solo Paese dove i termini “patto di convivialità” sono iscritti nella costituzione; il solo Paese al mondo, anche, in cui musulmani e cristiani, come pure i sunniti e gli sciiti, esercitano insieme il potere, proprio mentre altrove si moltiplicano i massacri.

Secondo Frangié, l’immenso raduno dell’11 gennaio potrebbe portare frutti diversi da una semplice accentuazione libertaria senza speranza. Per lui, la manifestazione  – che egli avvicina a quella tenutasi in Libano il 14 marzo 2005 – “farà uscire i francesi dal loro individualismo esacerbato, da questa rottura della relazione con l’altro”, che ha finito per segnare la loro società.

Per Frangié, “la lezione di fondo non è ‘nessuno deve toccare la mia libertà’, ma ‘ alla violenza, opponiamo la cultura della convivenza’. La lezione sta nel superamento di una società dove “l’ognun per sé viene sostituito dal desiderio di vivere insieme”.

Occidente, il ritorno del religioso

Per inciso, Frangié critica la cultura della violenza di cui è saturo ogni ambiente sociale in occidente. “Io gioco a sudoko – dice. E sono di continuo interrotto da pubblicità che propongono giochi on-line. Tutti sono dei giochi di massacri. Non stupisce allora che nel deserto siriano si sia trovato qualcuno che a tutti questi giovani super-tecnologici abbia detto che essi possono trasformare la violenza virtuale in violenza reale!”.

“in più, rileva, si è stupiti dal fatto che i jihadisti provenienti dal Belgio sono numerosi allo stesso modo -o superiori -a quelli che provengono dall’Arabia saudita! Ciò mostra, in qualche modo, il fallimento del sistema di integrazione dei musulmani in occidente”.

Frangié si stupisce anche “dell’incoerenza evidente nell’incapacità a costituire un’alleanza planetaria contro lo Stato islamico, che conta qualche migliaio di combattenti, mentre il regime siriano continua i suoi massacri”.

Su questo fremito spirituale, questo ritorno al religioso che in Francia si tenta di nascondere, non vi è miglior testimone di Michel Houellebecq, uno scrittore fuori del comune che con il suo ultimo romanzo « Sottomissione », dipinge l’arrivo in Francia di un presidente musulmano entro il 2020. « Oggi la laicité è morta – dice in una recente intervista accordata a Le Figaro magazine -. Sempre più persone non sopportano di vivere senza Dio. L’ateismo è ormai difficile da mantenere… Vi è un suicidio più generale… soprattutto spirituale, e se questo discorso dice qualcosa al moi narratore, è perchè esso evoca un’impossibilità reale a vivere senza Dio ».

La voce di Houellebecq, che dice di soffrire per non aver trovato Dio, è senz’altro premonitrice. La Francia e l’occidente sono a un punto di svolta nella loro storia.

Fonte: AsiaNews.it


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