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Kenya: un torneo di calcio come ponte per la fraternità

 
23 Ottobre 2017   |   , ,
 

Lo scorso agosto, a Marsabit, nel nord del Kenya, si è tenuta la quinta edizione del torneo di calcio “Sports for Peace”, un’iniziativa volta a favorire la pace e l’armonia tra le comunità di pastori della contea.Il torneo ha l’obiettivo di mettere insieme comunità che da tempo sono coinvolte in guerre fra etnie. 

Nato in una comunità di allevatori in cui le guerre fra etnie e le razzie di bestiame sono all’ordine del giorno da molti anni, e avendo visto morire molti dei suoi conoscenti mentre combattevano per la propria comunità, Johnstone Ndumba si è chiesto a lungo cosa fosse in suo potere fare per la costruzione di una pace duratura fra la sua gente. Così, ha pensato ai giovani e allo sport, e ha scelto di usare questo canale per parlare di pace. Pace che, a suo parere, potrà favorire l’unità e la coesione fra le comunità presenti nella regione.

Marsabit è una regione nel nord del Kenya che ospita numerose comunità tribali: i Borana, i Burji, i Gabra, i Samburu, i Rendille e i Leyai. Da anni queste comunità sono coinvolte in guerre fra etnie che hanno causato numerosi morti. A causa dei conflitti tribali, la regione è rimasta indietro nel processo di sviluppo, e molti bambini non riescono ad andare a scuola con regolarità, poiché le guerre interferiscono con il ritmo della vita quotidiana. Diverse istituzioni e organizzazioni non governative sono da tempo coinvolte in progetti di peace-building ma, allo stato attuale, non si è ancora giunti alla piena stabilità.

Da oltre dieci anni è attiva sul territorio regionale l’organizzazione non governativa HAP FORUM, guidata da Elizabeth Kanini, stretta collaboratrice della diocesi cattolica di Marsabit. Essa opera per la promozione di una pace duratura, e ha favorito l’incontro fra i capi delle diverse comunità, permettendo loro di dialogare e cercare nuove strade per costruire la pace. Johnstone si è reso conto che i giovani, che costituiscono la fetta più importante della popolazione locale, non avevano un luogo dove poter condividere le loro proposte per l’edificazione della pace. Così, ha deciso di lanciare, insieme ad Elizabeth, il torneo “Sports for Peace”.

La prima edizione del torneo di calcio, che ha riunito squadre di diverse comunità, si è svolta a Marsabit nel 2013. Il torneo, della durata di dieci giorni, ha visto le diverse squadre affrontarsi dalle eliminatorie alla finale.

La gara, per i giovani di Marsabit, è prima di tutto un’opportunità per riunirsi e mettere in mostra i propri talenti. Ma si tratta anche di un evento che permette di costruire ponti fra le diverse comunità e che, con il tempo, ha favorito la nascita di rapporti di amicizia fra i giovani delle varie comunità, che sono così riusciti a superare le barriere che si frapponevano fra loro e che ostacolavano la pace. Adesso si frequentano anche a casa e a scuola. Dopo la prima edizione, il torneo è diventato un appuntamento annuale.

Alla fine di ogni manifestazione, tutti i calciatori si riuniscono per mangiare insieme e festeggiare la squadra che si è distinta, ma ciò che davvero conta è che ciascuno è vincitore. Di recente gli organizzatori hanno ricevuto dai sostenitori alcuni trofei, e hanno deciso di usarli per incoraggiare ogni equipe ad allenarsi con impegno per ottenere il miglior risultato del torneo.

Se i conflitti fra etnie avevano avuto un impatto fortemente negativo sui processi di sviluppo e le attività scolastiche, è invece emerso che la promozione di iniziative sportive nella regione ha favorito lo sviluppo e la coesione fra le comunità. È chiaro che, se si potessero impiegare maggiori risorse nell’organizzazione di eventi ed attività che coinvolgono i giovani, ciò contribuirebbe notevolmente al raggiungimento della pace. Un mondo più unito e una società più pacifica sono nelle mani dei giovani.

Il torneo di calcio è solo una piccola manifestazione, ma è comunque un cruciale passo avanti sulla strada verso la costruzione di una pace duratura.


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